Sul fronte della spending review, non è riuscito a tagliare in maniera incisiva la spesa pubblica, preferendo piuttosto finanziare i tagli delle tasse con un aumento del deficit, ovvero più debito pubblico.
La tanto attesa riforma del Catasto e la revisione dei valori immobiliari, che avrebbe comportato un aumento della tassazione per parecchi fabbricati è stata rinviata sine die, forse per non scontentare una parte del suo elettorato.
La riforma del lavoro (il cosiddetto Jobs Act), terminati gli anni della decontribuzione, mostra tutta la sua fragilità: calano le assunzioni a tempo indeterminato, crescono i licenziamenti (+31%) e aumenta la disoccupazione a settembre, portandosi all'11,7% dall'11,4% di agosto.
Poletti alla Leopolda afferma che “nell'ultimo anno gli investimenti internazionali in Italia sono cresciuti moltissimo: siamo passati da 15 a 75 miliardi”. E “che una vittoria del no sarebbe un problema in termini di incertezza: e l'incertezza, la preoccupazione di non sapere che cosa accadrà, rappresenta uno dei peggiori veleni che possa colpire l'economia e la società”. Peccato però che l’economia del Paese non se ne sia accorta: il dato del 2015 sulle imprese fallite è in aumento del 55% rispetto a quello del 2009, e in controtendenza rispetto ai dati della maggioranza delle nazioni europee. In Germania il numero delle aziende fallite è diminuito del 22%, in Olanda del 30%, in Spagna del 4%.
Anche con il terremoto che ha colpito il centro Italia, Renzi e i suoi lacchè continuano a fare il gioco delle tre carte: la copertura per la ricostruzione delle zone terremotate c’è. L’ammontare totale per la ricostruzione delle zone del centro Italia colpite dal terremoto sarà di circa 3,5 miliardi per la ricostruzione degli edifici privati e di circa 1 miliardo per quelli pubblici. Ma quello che è scritto nero su bianco a pagina 58 della legge di stabilità alla voce “Misure per l’emergenza sismica” è una spesa di 200 milioni per il 2017, di 300 milioni per il 2018 e di 350 milioni per il 2019. Quindi 150 milioni annui per il periodo dal 2020 al 2047 attraverso il credito d’imposta, ovvero concedendo ai terremotati la deduzione dalle tasse delle spese affrontate.
Gesù moltiplicava i pani e i pesci, Renzi moltiplica i milioni che diventano miliardi.
Dinanzi a un tale buffone e racconta balle forse l’esito violento della manifestazione per il No al referendum organizzata a Firenze si sarebbe potuto evitare, se il questore avesse offerto alla parte più sana di questo Paese di urlare ai cialtroni della Leopolda una realtà diversa, fatta di giovani senza lavoro e senza futuro, di cittadini che hanno visto falcidiati i risparmi di una vita, di quanti sono “incazzati” di essere giorno dopo giorno “presi per il culo” da un demente!
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