Coloro che ci governano ci prendono per fessi e la loro
miopia appare sempre più preoccupante ed ingiustificata. Attingono denaro, nell'ombra, da gruppi
d’interesse, e poi si presentano come dalla parte della «gente comune». Continuano
a propinarci le loro ricette, nonostante i danni che queste procurano ai popoli,
sostenendo che non ci sono alternative.
Il paradosso più vistoso che oggi contrassegna le nostre società
occidentali è che sebbene la produzione di ricchezza abbia raggiunto livelli
senza precedenti, tanti continuano a condurre una vita di miseria e di
silenziosa disperazione, nutrendo la fallace speranza che domani sarà diverso e
le cose si aggiusteranno.
Ma se è nel presente che sono riposti i semi del futuro,
allora il futuro che ci attende è inquietante, lungi dall'essere un tempo e un luogo
di pace. Semmai sarà il tempo e il luogo in cui lo sfruttamento dell’uomo sull'uomo
e dell’uomo sull'ambiente si farà sempre più intensivo e feroce.
Quando poi l’esaurimento delle fonti che alimenta la nostra
civiltà industriale diverrà più evidente, popolazioni affamate – senza null'altro
da perdere che la propria vita – premeranno alle mura del potere per reclamare
il loro diritto di esistere, una grande massa di uomini spinti dal dolore,
spesso rifiutati o maltrattati irromperà nel “palazzo” devastando ogni cosa, si
approprierà degli oggetti simbolo del potere e della ricchezza e quanti cercheranno
di opporsi verranno scaraventati fuori dalle finestre.
Quando l’ira dei diseredati per lungo tempo oppressi esplode,
nessuno è capace di fermarla. Come una valanga, imprevedibile potente e letale,
sommerge senza pietà tutto quanto incontra sul suo cammino.
A questo futuro, con la nostra ignavia, consegniamo i nostri figli.
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