giovedì 28 luglio 2016

TERRORISMO, ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA

Dinanzi alla lunga scia di sangue lasciata dal terrorismo, alcuni dicono: basta con la moderazione, basta con le anime belle che predicano lo stupido buonismo, la finta integrazione e il dialogo codardo con l'Islam. L’Islam è “pericoloso”, non è una religione come le altre e non va trattato come le altre religioni. Nel nome dell’Islam loro sgozzano i nostri preti, profanano le nostre chiese, fanno strage nelle nostre città, massacrano i nostri amici, sparano ai nostri figli.

È ora di dire basta! Basta subire e porgere l’altra guancia, occorrono le maniere forti!

Siamo in guerra! Ripetono in coro i nostri governanti. 

Sì, ma contro chi? Ma, è ovvio, contro il terrorismo islamico. Una guerra che potremo vincere solo se sapremo essere determinati e spietati quanto loro.

Mi viene da pensare che il terrorismo sia una “manna dal cielo” per i nostri governanti: dalle pagine dei giornali e dalle testate giornalistiche televisive sono scomparse – come per magia – le notizie sui tassi di disoccupazione giovanile, quelle sui lavoratori poveri, ovvero quelli che, pur occupati, percepiscono un reddito troppo basso per garantire a sé e alla propria famiglia una vita dignitosa.

Sono scomparsi pure incredibilmente i dati sulla povertà assoluta in Italia, che nel 2015 non solo non è diminuita, ma è aumentata, coinvolgendo quasi 400 mila persone in più rispetto al 2014 e raggiungendo 4 milioni e 598 mila persone, pari al 7,6 per cento della popolazione.

Si sono spente anche le luci sul servizio sanitario pubblico, uno dei pochi fiori all'occhiello del sistema di welfare italiano, che non riesce più a garantire il fondamentale diritto alla salute.

Flavio Briatore, nel prendere le difese di Paolo Bonolis, finito nel tritacarne del web per una foto che lo vedeva in viaggio con la famiglia su un aereo privato, ha dichiarato che bisogna lasciare l'Italia: troppa invidia sociale!

Io vorrei tanto che persone come lui avessero abbastanza intelletto per capire che non è questione di “invidia” ma di giusta e sana “indignazione” di fronte alle ingiustizie.

Ad esempio, se a lui prude il prepuzio può ricoverarsi dieci minuti dopo nella più confortevole clinica svizzera, solo per palpare il culo all’infermiera; se al lavoratore a jobs act è stata diagnosticata invece un’epatite C, dovrà rassegnarsi a morire perché il costo dell’intera terapia va tra i 40 ed i 60 mila euro.


Questo è intollerabile! 

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