Sebbene la quantificazione esatta del costo del TAV sia incerta
e non determinabile con precisione, nel 2014 la quota dell’Italia pari al 57,9%
del totale era stimata in 12 miliardi di euro, è comunque un’opera il cui costo
è altissimo.
Alla domanda se valga davvero la pena di spendere tanti miliardi
di euro per la nuova linea ferroviaria Torino-Lione è difficile dare una
risposta secca e definitiva: per i fautori del sì, il TAV serve a sanare
un’anomalia del sistema di trasporto delle merci fra Italia e Francia rispetto
agli altri contesti transalpini; per i fautori del no, le tendenze reali degli
ultimi decenni mostrano una riduzione significativa del traffico merci da non
giustificare un’opera dai costi faraonici.
Volendo pertanto sgombrare il tavolo dalle ragioni del sì e
da quelle del no, resta la questione delle priorità.
Il disastro ferroviario in Puglia, due treni accartocciati
in uno scontro frontale nelle campagne della Murgia, con un bilancio di 27
morti e oltre 50 feriti, mette in evidenza il quadro drammatico della viabilità
ferroviaria dell’Italia, dove il 60% della rete ferroviaria è a binario unico e
in caso di errore, umano o tecnico, lo scontro è quasi inevitabile.
L’incidente in Puglia, dove il 90% della rete ferroviaria è
a binario unico e il sistema di controllo è affidato ancora al fallace blocco
telefonico, ovvero allo scambio di messaggi fra i due capistazione della medesima
tratta, fa emergere il paradosso tutto italiano di una classe governativa
schizofrenica che pensa in grande e trascura colpevolmente il necessario.
Nessun commento:
Posta un commento