giovedì 14 luglio 2016

IL PARADOSSO TUTTO ITALIANO

Sebbene la quantificazione esatta del costo del TAV sia incerta e non determinabile con precisione, nel 2014 la quota dell’Italia pari al 57,9% del totale era stimata in 12 miliardi di euro, è comunque un’opera il cui costo è altissimo.

Alla domanda se valga davvero la pena di spendere tanti miliardi di euro per la nuova linea ferroviaria Torino-Lione è difficile dare una risposta secca e definitiva: per i fautori del sì, il TAV serve a sanare un’anomalia del sistema di trasporto delle merci fra Italia e Francia rispetto agli altri contesti transalpini; per i fautori del no, le tendenze reali degli ultimi decenni mostrano una riduzione significativa del traffico merci da non giustificare un’opera dai costi faraonici.

Volendo pertanto sgombrare il tavolo dalle ragioni del sì e da quelle del no, resta la questione delle priorità.

Il disastro ferroviario in Puglia, due treni accartocciati in uno scontro frontale nelle campagne della Murgia, con un bilancio di 27 morti e oltre 50 feriti, mette in evidenza il quadro drammatico della viabilità ferroviaria dell’Italia, dove il 60% della rete ferroviaria è a binario unico e in caso di errore, umano o tecnico, lo scontro è quasi inevitabile.


L’incidente in Puglia, dove il 90% della rete ferroviaria è a binario unico e il sistema di controllo è affidato ancora al fallace blocco telefonico, ovvero allo scambio di messaggi fra i due capistazione della medesima tratta, fa emergere il paradosso tutto italiano di una classe governativa schizofrenica che pensa in grande e trascura colpevolmente il necessario.

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