lunedì 6 giugno 2016

IL PENSIERO DI PIERO CALAMANDREI

La decadenza delle istituzioni, dei partiti e della politica ci fa avvertire più forte la mancanza di uomini come Calamandrei.  E, se fosse vivo, considererebbe quelli che stiamo vivendo giorni oscuri e ci spronerebbe a una battaglia civile, soprattutto combattendo l’indifferenza. E già perché è l’indifferenza il vero male oscuro che sta divorando l’umanità e le società civili. 

Come dice Elie Wiesel, premio Nobel per la pace 1986, sono molte le atrocità nel mondo e moltissimi  i pericoli, ma l’indifferenza è il male peggiore.

Calamandrei ci avrebbe indicato i valori ispirati dalla Costituzione come assolutamente necessari perché questo nostro Paese possa definirsi civile e soprattutto perché non venga mai meno la speranza in un futuro migliore, nel quale ogni cittadino possa sentirsi veramente degno di questo nome.

Se siamo alla deriva non è per colpa di una Costituzione che ha fatto il suo tempo, ma per colpa di una classe politica ladrona alla dirigenza.

Una cosa è certa. Passeranno i Berlusconi, i Matteo Renzi sepolti dalla Storia, ma non passerà mai il pensiero forte di uomini come Calamandrei. 

Quando tutto sarà distrutto, annientato sarà dal pensiero forte di uomini come Calamandrei che bisognerà ripartire per ricreare un tessuto sociale: è la solidarietà e il rispetto dell’uomo in quanto uomo la linfa, il sangue di cui è fatto l’organismo di una società sana.

Il pensiero di Calamandrei si può dire sia tutto condensato in quel suo discorso del 1955 rivolto ai giovani. 

Ecco la voce di Calamandrei, con tutta la sua forza:  

«È compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” corrisponderà alla realtà […]

«Quando l’art. 3 vi dice: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani […].

«Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani […].

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione».


Per quel poco che lo conosco, dubito che avrebbe salutato con favore la riforma costituzionale targata Renzi-Boschi.

Nessun commento:

Posta un commento