lunedì 18 luglio 2016

CRIMINI E MISFATTI DI ERDOGAN

Nel corso della notte del 15 luglio, una parte delle forze armate turche ha messo in atto un colpo di Stato per destituire il presidente Erdogan, democraticamente eletto. Il tentativo di rovesciamento del potere, che ha portato alla morte di 290 persone, al ferimento di altre 1440, all’arresto di 2893 golpisti e alla rimozione di 2745 giudici, è stato però sventato in poche ore.

Che cosa si nasconde dietro a un «golpe» durato appena quattro ore?

Quello cui abbiamo assistito in diretta sembra essere stato più uno scherzo, una tragica commedia, piuttosto che un golpe. Una cosa è certa, al di là delle valutazioni etiche, Erdogan è ora più forte di prima. In nome dell’emergenza e della sicurezza potrà ora fare piazza pulita di tutti i suoi oppositori, impadronendosi così di tutte le leve di comando.

Tutto ciò significa che in nome della democrazia e con la messa fuori gioco, con qualsiasi mezzo, di ogni forma non solo di opposizione, ma anche di dissenso, Erdogan diverrà in breve il “satrapo” di un governo rigido e centralizzato, con tutto il potere accentrato nelle sue mani e in quelle dei suoi familiari.

Ma chi è veramente Erdogan?

Sebbene sia stato eletto, il 10 agosto 2014,  con il 52% dei voti, Erdogan non brilla certo per “democraticità”. La vocazione a infierire su chi gli si oppone ha dato prova di se stessa contro i magistrati che hanno osato indagare sui traffici di famiglia di Erdogan. 

In particolare, il figlio del presidente, Bilal Erdogan è stato accusato dai parlamentari del partito socialista turco, all’opposizione, di smerciare petrolio acquistato dallo Stato Islamico, attraverso la Bmz Limited, compagnia marittima di import export di sua proprietà. 

Per non parlare delle incarcerazioni di giornalisti condannati a lunghe pene detentive. La Turchia detiene, infatti, il record mondiale di cronisti in galera: sono ben 76 quelli dietro le sbarre,  più che in Cina, Iran ed Eritrea, da sempre considerati stati molto repressivi verso la libertà di stampa.  

Che dire poi della misteriosa morte della giornalista britannica Jacky Sutton, trovata impiccata nella toilette dell’aeroporto di Istanbul?  

Secondo le fonti ufficiali turche, la giornalista si sarebbe uccisa per lo stress e la disperazione per aver perso la coincidenza che doveva portarla a Erbil, in Kurdistan, e per non essere riuscita a comprare un nuovo biglietto aereo. Ma molti colleghi e amici hanno messo in dubbio tale versione: non si può credere che un'inviata di guerra, con pluridecennale esperienza nella gestione di situazioni traumatiche, si tolga la vita per aver perso un volo.

L’ipotesi più convincente sembra essere invece che la giornalista sia stata fatta fuori dal governo di Erdogan per le indagini che stava conducendo sui possibili legami tra governo e Isis. 

Se poi riflettiamo sul fatto che il tentativo di golpe è stato motivato in parte dal forte malessere dell’esercito turco per la gestione, poco incisiva e lineare da parte di Erdogan, della guerra contro l’Isis in Siria, l’ipotesi diventa una quasi certezza.

Non dimentichiamo infine l’arroganza e l’irresponsabilità con cui Erdogan ha ordinato di colpire con un missile un aereo russo, nel tentativo, per fortuna non riuscito, di far schierare tutto l’Occidente al suo fianco contro la Russia, col rischio di trascinare il mondo in una terza guerra mondiale.

Questo è Erdogan. 

Un uomo affetto da delirio di onnipotenza, manie di grandezza, spregiudicato, paranoico forse sino al punto di suscitare un tentativo di golpe, che gli fornisse infine la giustificazione per fare tabula rasa dei suoi nemici.

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