martedì 2 marzo 2021

SIETE ANCORA CONVINTI CHE I VACCINI SERVANO A SALVARVI DALLA COVID?

Nel 1976 i ricercatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) pubblicarono i risultati di una ricerca effettuata su quattro donne immunizzate alla gonadotropina corionica umana utilizzando la tossina tetanica, prodotta dal bacillo del tetano.

La gonadotropina corionica (HCG) è un ormone che riveste un ruolo importante nel mantenimento della gravidanza, e viene prodotto dall’embrione all'inizio della seconda settimana di sviluppo. Inattivare tale ormone significa di fatto impedire che la gravidanza prosegua.

Quando ci vacciniamo contro il tetano, il tossoide (tossina tetanica inattivata) viene introdotto nel nostro organismo per stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici diretti a neutralizzare gli effetti dannosi della tossina tetanica.

Coniugando il tossoide con la gonadotropina corionica, si possono produrre anticorpi non solo diretti contro la tossina tetanica ma anche contro la stessa gonadotropina corionica, vista dal sistema immunitario come un vero e proprio antigene.

I ricercatori dell’Oms erano dunque riusciti ad ottenere una risposta anticorpale al vaccino beta-ormonale umano gonadotropina tetano toxoide (Pr-beta-HCG-TT); i soggetti – in età riproduttiva e di comprovata fertilità – avevano tutti risposto producendo anticorpi anti-HCG; gli anticorpi erano in grado di neutralizzare l'attività biologica di HCG.

Quindi il vaccino così prodotto fu testato – a metà degli anni ’90 – in molte zone arretrate dell’Africa, in Nicaragua, in Messico e nelle Filippine, promuovendolo come campagna vaccinale contro il tetano, che in questi Paesi è particolarmente diffuso tra le puerpere e i neonati, perché il cordone ombelicale viene tagliato con strumenti spesso non sterili.

Nell’ottobre 2014, due agenzie dell'Onu – Unicef e Oms – lanciarono in Kenya una nuova massiccia campagna di vaccinazioni contro il tetano. Ma questa volta i medici cattolici kenioti fiutarono qualcosa di strano nella modalità di somministrazione del vaccino: tempistica, numero delle dosi, destinatari dell’iniziativa (solo donne in età fertile); mancato coinvolgimento di un gran numero di volontari e di gran parte del personale medico e paramedico locale, al contrario di quanto normalmente succede quando si effettuano vaccinazioni su vasta scala; il fatto che Oms e Unicef non avessero presentato, come di consueto, la campagna vaccinale alle associazioni e agli istituti medici e sanitari kenioti con mesi di anticipo.

Bene, le modalità piuttosto insolite della campagna vaccinale insospettìrono l’Associazione dei medici cattolici del Kenya, che decise questa volta d’inviare sei campioni di vaccino, provenienti da tutto il Kenya, ai laboratori del Sud Africa, per evitare che il governo keniano in combutta con l'Oms e l’Unicef potesse alterarne i risultati.

I laboratori del Sud Africa accertarono la presenza di antigene HCG in tutti e sei i campioni inviati: il vaccino anti-tetano era in realtà un potente contraccettivo finalizzato a sterilizzare le donne a loro insaputa.

Dopo i risultati di laboratorio, la Commissione sulla Salute in Kenya della Chiesa Cattolica formulò, in un comunicato stampa del 13 ottobre 2014, le prime accuse all’Oms e all’Unicef. Quindi, il 4 novembre dello stesso anno, l’associazione cattolica per le cure ai bambini e madri MaterCare International pubblicarono un simile comunicato d’accusa, firmato dal fondatore e direttore esecutivo dell’associazione R. L. Walley, in cui si legge:

«LE ANALISI CONDOTTE SULLE DOSI DEL VACCINO ANTI-TETANO HANNO CONFERMATO I NOSTRI PEGGIORI TIMORI. LA CAMPAGNA PROMOSSA DALL’OMS E UNICEF NON HA L’OBIETTIVO DI SRADICARE IL TETANO INFANTILE MA QUELLO DI ATTUARE UNA STERILIZZAZIONE DI MASSA USANDO ANTIGENI ANTI FERTILITÀ. ANCHE LA METODOLOGIA APPLICATA DI CINQUE RICHIAMI È ALLARMANTE. LA SOLA OCCASIONE IN CUI IL VACCINO ANTI TETANO È STATO SOMMINISTRATO CON CINQUE RICHIAMI È QUANDO VIENE UTILIZZATO PER REGOLARE LA FERTILITÀ».

Meditate gente, meditate!

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

"Se questo è un uomo", poesia di Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz.


domenica 28 febbraio 2021

THE NEVERENDING STORY

Se non ricordo male, lo scorso gennaio uno studio condotto da quattro eminenti scienziati dell’università di Stanford, confrontando i dati provenienti da differenti paesi in ordine ai lockdown e alle altre misure restrittive, è giunto alla conclusione che la chiusura di attività commerciali, uffici e negozi, come pure le disposizioni settoriali delle tre aree (gialla, arancione, rossa), non producono “alcun effetto benefico evidente” in termini di contrasto e contenimento alla diffusione del sars-Cov2.

La ricerca comparativa, basata su un modello matematico e pubblicata sull’European Journal of Clinical Investigation, ha – al contrario – evidenziato che in tutti quei Paesi dove è stato imposto il lockdown, nonché la reclusione della popolazione nelle proprie abitazioni non ha prodotto gli effetti sperati nel limitare la pandemia. Il tasso di letalità è significativamente più basso in Svezia e Corea del Sud, che hanno fatto scelte meno rigorose.

Cito testualmente dall’European Journal of Clinical Investigation:

«In the framework of this analysis, there is no evidence that more restrictive nonpharmaceutical interventions (“lockdowns”) contributed substantially to bending the curve of new cases in England, France, Germany, Iran, Italy, the Netherlands, Spain, or the United States in early 2020. By comparing the effectiveness of NPIs on case growth rates in countries that implemented more restrictive measures with those that implemented less restrictive measures, the evidence points away from indicating that mrNPIs provided additional meaningful benefit above and beyond lrNPIs».

«Nel quadro di questa analisi, non vi è alcuna prova che le misure restrittive ("lockdowns") abbiano contribuito in modo sostanziale a ridurre la curva dei nuovi casi in Inghilterra, Francia, Germania, Iran, Italia, Paesi Bassi, Spagna o Stati Uniti dall'inizio del 2020. Confrontando l'efficacia delle misure restrittive (NPIs – Nonpharmaceutical Interventions for controlling the spread of COVID‐19) sui tassi di crescita dei casi nei paesi che hanno attuato misure più restrittive con quelli che hanno attuato misure meno restrittive, le prove non indicano che le NPIs abbiano fornito un vantaggio significativo supplementare».

Bene, se questo possiamo considerarlo un dato scientifico, in quanto si basa sulla raccolta di dati empirici e non su opinioni, perché s’insiste con la pletora di divieti imposti per affrontare l’emergenza pandemica? È in arrivo, infatti, il primoDpcm del governo Draghi, che conferma le principali regole del decreto dell’ex presidente Conte, in vigore fino al 5 marzo.

Di quali arcani dati, che non è dato sapere, dispone il Comitato Tecnico Scientifico per continuare a giustificare le misure restrittive, di cui non si vede la fine?

Credo sia necessaria una presa di consapevolezza generale: le attuali politiche di blocco stanno producendo effetti devastanti sulla salute pubblica e sui comportamenti sociali.

A questo punto dovrebbe essere chiaro anche a chi non dispone di un quoziente intellettivo particolarmente spiccato: QUESTA È MOLTO DI PIÙ DI UNA PANDEMIA!

giovedì 25 febbraio 2021

COMPLOTTO O FANTASCIENZA?

La Terra, così come noi la conosciamo, ha i giorni contati: il pianeta sta cambiando rapidamente e il modello consumistico cui ci hanno abituati non è ulteriormente sostenibile. Il cambiamento climatico è un fatto inequivocabile, tangibile, sotto gli occhi di tutti. Dalle osservazioni risulta un aumento della temperatura media globale dell'aria e degli oceani, un diffuso scioglimento delle nevi e dei ghiacci e un aumento del livello medio globale dei mari che mette a rischio le città costiere.

Poiché è assai probabile che tale cambiamento sia la conseguenza delle emissioni di gas ad effetto serra prodotti dalle attività umane, s’impone un radicale cambio di rotta: i dati scientifici a disposizione dicono che restano pochi anni per ridurre le emissioni di carbonio, prima che le conseguenze diventino irreversibili.

Ora, immaginate di far parte di uno di quegli executive club denominati “Bilderberg” o “Gruppo dei Trenta” o “Aspen Institute” o “Commissione Trilaterale”, i cui membri sono personalità tanto potenti finanziariamente da controllare le scelte politiche ed economiche delle singole nazioni, quali decisioni prendereste per evitare d’essere travolti, insieme al resto dell’umanità, dal cambiamento climatico, con il conseguente significativo incremento di povertà, violenza, disordini sociali, migrazioni forzate e sconvolgimenti politici?

Credo che inventereste una “pandemia” che obbliga ciascun individuo a rinserrarsi in casa, per timore del contagio, dimodoché possa conoscere l’unica verità ammissibile: quella diffusa dai mass media, saldamente nelle loro mani. Attraverso la censura e la selezione delle informazioni sarà possibile far credere alla massa delle persone, ormai prive di relazioni, contatti umani e scambi culturali, qualunque cosa si voglia far credere loro.  

Quindi grazie alla capillare sorveglianza dei social network – come nel film “Minority Report” – si potranno neutralizzare sul nascere i potenziali dissidenti o quanti continuino a conservare i tratti salienti e caratteristici dell’essere umano, ossia la capacità di pensare.

Nel giro di qualche generazione, grazie al Grande Reset, che avrà trasformato irreversibilmente le società umane, e ad un nuovo virus, opportunamente creato in qualche laboratorio, si creerà un nuovo vaccino che, con la scusa di debellare la nuova pandemia, verrà inoculato a ¾ della popolazione mondiale col fine di raggiungere l’immunità di gregge.

Magari in quel vaccino ci sarà una sequenza di mRNA messaggero che codifica per la produzione di antigeni in grado di attivare anticorpi abortivi. 

Così, nel giro di qualche generazione, il grande sogno di Bill Gates di ridurre la popolazione mondiale si avvererà. Con il controllo della fertilità femminile, i big della Terra decideranno poi quanti uomini e donne far nascere per soddisfare i loro bisogni.

Così mentre il resto dell’umanità, ormai ridotta allo stato di schiavitù e costretta a vivere in tuguri, lavorerà per produrre beni destinati ai pochi fortunati facenti parte della super élite organizzata, loro potranno godersi, in ville costruite in luoghi paradisiaci, una Terra affrancata dalla imminente catastrofe ambientale.

Complotto? Fantascienza?

No, è tutto scritto e anticipato nel libro di Klaus Schwab, ingegnere ed economista tedesco, fondatore del World Economic Forum, “COVID-19 The Great RESET”, che prevede tra le altre cose la creazione di un organo sovranazionale che coordini a livello mondiale tutti i Paesi nello sforzo di evitare il “punto di non ritorno” climatico.

È tutto scritto e anticipato, altro che complotto! 

Com’era tutto scritto e anticipato nel Mein Kampf di Adolf Hilter, prima che il Partito nazionalsocialista diventasse realtà.

lunedì 22 febbraio 2021

PERCHÉ I VACCINI SONO TANTO CONTROVERSI?

Non c’è dubbio che, nella storia della medicina, i vaccini siano stati uno degli strumenti più importanti della sanità pubblica per debellare epidemie come quella del vaiolo e della poliomielite. La terribile minaccia del vaiolo può dirsi eradicata su scala planetaria.

Di fronte alla spaventosa diffusione di nuove malattie come Zika, SARS ed Ebola, è nei vaccini che gli scienziati ripongono grandi speranze.

Quindi, se i vaccini hanno dimostrato essere uno strumento efficace nel debellare le malattie infettive, perché mai un numero crescente di persone mette in discussione la pratica vaccinale? La prima risposta che mi viene in mente è che i produttori di vaccini del settore pubblico sono quasi del tutto scomparsi, e l’industria farmaceutica privata ha assunto una posizione di monopolio.

E allora la domanda è: possiamo fidarci delle multinazionali che dominano sempre più lo sviluppo e la produzione di vaccini? E se la moltiplicazione delle pratiche vaccinali fosse più dettata dal profitto piuttosto che dal benessere e dalla salute dei cittadini?

Credo siano domande lecite, quando il conflitto di interesse è così evidente: salute e mercato sono due categorie completamente antitetiche che non dovrebbero mai incrociarsi tra loro.

Dovrebbe essere un fatto ormai evidente che le economie basate sul libero mercato non sono garanzia di una società equa: perché mai si obbligano le persone di qualunque ceto a vaccinarsi, ma parimenti non si offre agli indigenti un servizio sanitario degno di una società civile?

Quello cui assistiamo è un depotenziamento del servizio sanitario pubblico a tutto vantaggio di quello privato, tradendo di fatto l’art. 32 della Costituzione, permettendo a chi ha disponibilità economiche di curarsi e negando a chi è povero di non accedere alle terapie di cui ha bisogno.

In Italia, 4 milioni di nostri connazionali non si curano come dovrebbero per motivi economici.

Per rendere credibile l’affabilità del governo italiano, nel tutelare la salute pubblica, sarebbe auspicabile la stessa sollecitudine messa nel contrasto della Covid-19 a tutte le altre patologie non meno serie e più mortali.

Potrebbe essere questa la ragione per la quale molte persone – tra le quali io – non hanno tanta fiducia nell’apparato industriale che produce e fornisce i vaccini e nelle istituzioni politiche e governative che s’incaricano poi di renderli obbligatori.

Propongo di restituire alle istituzioni pubbliche il compito di produrre e fornire vaccini, per ripristinare la fiducia nel loro uso.  

Sarebbe interessante allora vedere se il numero dei vaccini obbligatori in età pediatrica resterebbe lo stesso, e se l'introduzione di vaccini ottenuti mediante ingegneria genetica, per la prima volta, avrebbe seguito lo stesso iter d’urgenza, considerato che esistono protocolli terapeutici tali da rendere del tutto trattabile la malattia.

giovedì 18 febbraio 2021

LE FORME GRAVI DI COVID SAREBBERO LEGATE AI GENI EREDITATI DAI NEANDERTHAL

Davanti alla pandemia Covid-19 uno degli interrogativi riguarda l’estrema variabilità dell’infezione da virus SARS-CoV-2: tanto aggressiva verso alcuni, tanto blanda nei confronti di altri. Difatti l’infezione da SARS-CoV-2 è del tutto banale nella stragrande maggioranza dei casi (95%), ma in una percentuale variabile tra l’1 e il 4% presenta invece alta criticità da imporre la ventilazione meccanica invasiva o, nei casi molto più gravi, l’ossigenazione extracorporea a membrana.

Quale spiegazione può esserci per spiegare il motivo per il quale la risposta al virus non è la stessa per tutti? Perché nell’81% dei casi i soggetti che hanno contratto il virus non sviluppano sintomi e non si ammalano?

Due studi pubblicati sulla rivista Science, considerata una delle più prestigiose riviste in campo scientifico, insieme a Nature, riconducono questa variabilità a fattori genetici e immunologici. Quindi il team di ricercatori del “Karolinska Institutet”  e dell’“Istituto Max Planck di antropologia evolutiva”, ha individuato una sequenza di DNA, che comprende sei geni localizzati sul cromosoma 3, responsabile delle anomalie nel funzionamento dell'interferone di tipo I, una molecola chiave nella regolazione del sistema immunitario. 

Questo segmento di DNA, ereditato dai Neanderthal e presente in percentuale variabile nel genoma degli euroasiatici, potrebbe spiegare la maggior gravità della malattia Covid-19 in certi soggetti (5% dei casi).

La specie Homo sapiens, quando circa 60 mila anni fa iniziò la diaspora dall’Africa in Eurasia, si è incrociata ad occidente con i Neanderthal e ad oriente con i Denisova, già presenti nel continente euroasiatico. Le ibridazioni tra essere umani arcaici e moderni hanno lasciato tracce nel nostro genoma. 

Si stima che nel genoma delle popolazioni eurasiatiche siano presenti segmenti di DNA derivato dai Neanderthal in misura variabile dall’1 al 4%, che sono invece assenti o rari nel genoma della maggior parte degli individui dell'Africa sub-sahariana. 

Questo spiegherebbe il perché dei pochi casi e pochi morti in Africa correlati all’epidemia di Covid-19.

La variante genetica ereditata dai Neanderthal potrebbe essere, dunque, il motivo per il quale alcune persone presentano una probabilità tre volte maggiore rispetto alle altre di aver bisogno di ventilazione artificiale, se sono infettate dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2.

Ora, se numerose osservazioni epidemiologiche suggeriscono l’esistenza di differenze individuali nella suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2 e alla progressione clinica del COVID-19, perché mai invece di ricorrere a tamponi dalla scarsa affidabilità, non si decide di testare la recettività individuale al virus?

Poiché la percentuale dei soggetti a rischio è senz’altro più bassa rispetto al resto della popolazione, basterebbe individuare tra coloro che presentano sintomi iniziali della malattia quelli più a rischio, e somministrare loro, fin da subito, interferone per ridurre l'impatto del virus, senza bisogno di ricorrere all’uso di vaccini a mRNA, i cui potenziali danni sulla salute non sono sufficientemente conosciuti e studiati.


mercoledì 17 febbraio 2021

COVID-19: L’AZIENDA PUÒ OBBLIGARE I LAVORATORI A VACCINARSI?

Può il datore di lavoro impugnare la legge sulla sicurezza del lavoro (D.Lgs. 81/80) per imporre al lavoratore l’obbligo vaccinale?

La mia risposta è che non può imporglielo e nello stesso tempo deve imporglielo.

Siamo in presenza di un vero e proprio cortocircuito giurisprudenziale: non può imporglielo in base al diritto internazionale; deve imporglielo in base al dettato del D.Lgs. 81/80, che pone in carico al datore di lavoro l’obbligo giuridico d’impedire che chi entra in contatto con l'ambiente lavorativo contragga il Covid.

A questo punto quale dei due diritti prevale? Quello internazionale o quello nazionale?

Sul piano del diritto internazionale, l’obbligo vaccinale confligge con: gli artt. 1 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea;  l’art. 8, comma 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, che sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare; gli artt. 5, 6 e 9 della Convenzione sui diritti umani e la biomedicina, di cui il primo (art. 5) sancisce come regola generale la necessità del consenso libero e informato dell’interessato ai trattamenti sanitari; l’art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che di fatto tutela anch’esso il diritto alla libertà personale, anche in materia sanitaria. Confligge, ancora, con la sentenza di Norimberga e la dichiarazione di Ginevra del 1948, che dispongono il “principio di autodeterminazione al trattamento sanitario”.

Sul piano del nostro ordinamento giuridico, il “principio di autodeterminazione al trattamento sanitario” non è così assoluto; incontra dei limiti. Se da una parte l’art. 32 della Costituzione afferma il diritto del singolo di rifiutare le terapie (il vaccino, nella fattispecie) – “… nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge” –, dall’altra fa intendere che, quando è in gioco un interesse superiore (la tutela della salute pubblica, nella fattispecie), sono consentiti i trattamenti sanitari obbligatori.

Il D.Lgs. 81/2008 – Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro – si pone in questo solco.

In quali casi è prioritario il diritto all’autodeterminazione individuale in campo di trattamenti sanitari, e in quali casi lo Stato deve intervenire senza il consenso o malgrado il dissenso del malato/cittadino, è materia delicata che riflette il grado di civiltà e di maturità democratica di una nazione.

L’arte di definire, infatti, con precisione la “sottile linea rossa” che delimita la libertà individuale dall’interesse collettivo è degli uomini saggi, non certo di quelli asserviti a questo o quell’interesse in particolare. La tensione tra diritti individuali e diritti collettivi va, infatti, valutata di volta in volta in base alle circostanze e richiede la partecipazione di cittadini costituzionalmente attivi. È di fondamentale importanza il modo in cui il nodo del conflitto tra diritti individuali e diritti collettivi viene sciolto, perché da esso dipende la tradizione liberale e il destino democratico di una nazione.

Sul piano etico e giuridico, personalmente ritengo sia legittimo attenuare i diritti fondamentali della singola persona in favore del diritto supremo alla salute collettiva (ubi major, minor cessat – dove v’è una ragione superiore, quella minore cade).

Così il singolo che rifiuta un trattamento sanitario, che va a vantaggio della collettività, non può opporvisi se la sua opposizione scaturisce da ragioni meramente ideologiche o religiose, non supportate da evidenze scientifiche.

Fatto intendere che la tutela della salute pubblica è suprema, possiamo sbarazzarci della prima domanda, ossia se può il datore di lavoro impugnare la legge sulla sicurezza del lavoro (D.Lgs. 81/80) per imporre al lavoratore l’obbligo vaccinale, e porci la vera domanda:

SIAMO VERAMENTE IN PRESENZA DI UNA PANDEMIA DI PROPORZIONI BIBLICHE TALI DA GIUSTIFICARE MEZZI COSÌ COERCITIVI DELLA LIBERA VOLONTÀ DEL SINGOLO? O, PIUTTOSTO, QUESTA PANDEMIA È IL PRODOTTO DI UNA “MANIPOLAZIONE DI MASSA” OTTENUTA ATTRAVERSO IL CONTROLLO ASSOLUTO DEI MASS MEDIA E SOCIAL NETWORK DA PARTE DI UN’ÉLITE DI SUPER RICCHI CHE, GRAZIE ALL’ASSERVIMENTO MENTALE DEGLI INDIVIDUI, MODIFICANDO E DISTORCENDO LA PERCEZIONE DELLA REALTÀ, INTENDONO REALIZZARE UN PROGETTO POLITICO DI SOCIETÀ A LORO PIÙ CONGENIALE, MA ASSAI DISASTROSO PER IL RESTO DELL’UMANITÀ?

Se così fosse, opporsi con tutte le proprie forze alla realizzazione di un tale insano progetto è un dovere non un’opzione, a cominciare dall’obbligo vaccinale.

Gli indizi sinora emersi – nonostante la censura – depongono per la seconda ipotesi.

Non sappiamo, infatti, niente sull’origine di questo virus (di origine animale o prodotto in laboratorio?); ombre e dubbi aleggiano sul laboratorio cinese di Wuhan creato insieme alla Francia, dove si studiavano guarda caso i coronavirus derivati da pipistrelli; ci sono fondati sospetti di insider trading sulla pandemia: le azioni Amazon sono cresciute a seguito dei lockdown imposti e hanno arricchito il suo capo Jeff Bezos di 200 miliardi di dollari, che non è il solo ad averne avuto vantaggio, con lui Bill Gates, Mark Zuckerberg, Warren Buffett ed Elon Musk, che hanno visto la loro ricchezza combinata aumentare del 40%, sino a raggiungere più di 1 trilione di dollari; il segreto conciliabolo tra i rappresentanti di alcune università tedesche, l’istituto Robert Koch e alcuni rappresentanti della politica per gonfiare i dati statistici sulla pericolosità del virus e giustificare i lockdown; il ricorso a terapie geniche spacciate per vaccini, che fanno ammalare lo stesso, dopodiché dottori e giornalisti fanno il coro con la litania che “è andata meglio perché eri vaccinato”; ecc. ecc. ecc.

Insomma, come direbbe Shakespeare, “c'è del marcio in Danimarca”.

E mentre gli scienziati di regime continuano a terrorizzarci su questa pandemia, proponendoci come unica soluzione vaccini dall’editing genetico preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, trascurano il fatto acclarato che la Covid nell’80% dei casi è perfettamente controllabile con l’idrossiclorochina, il cortisone, l’eparina e, seguendo l’esempio dell’America, con la profilassi che utilizza gli anticorpi dei guariti, la cosiddetta cura del plasma che può fungere da vaccino temporaneo in condizioni di assoluta sicurezza. 

Dunque, se esistono validi presidi terapeutici, perché mai imporre il vaccino?

 

 

venerdì 22 gennaio 2021

GIORNALISTI “GIORNALISTI” E GIORNALISTI “IMPIEGATI”

Nel film “Fortapasc” il regista Marco Risi racconta la storia del giornalista Giancarlo Siani, ucciso sotto casa a soli 26 anni, nel 1985, da dieci colpi di pistola. 

Giancarlo Siani lavorava per il quotidiano “Il Mattino”. Fu ammazzato dalla camorra a causa delle sue inchieste, che mettevano in luce i perversi rapporti tra politica e camorra negli appalti per la ricostruzione post-terremoto dell’Irpinia del 1980. 

Il film analizza gli ultimi quattro mesi della sua vita.

Quando il giovane giornalista, che lavora nella redazione locale de “Il Mattino” a Torre Annunziata, comincia ad occuparsi degli omicidi di camorra, il caporedattore Sasà, infastidito dai suoi articoli, gli fa presente che esistono due categorie di giornalisti: i giornalisti “giornalisti” e i giornalisti “impiegati” e «Questo non è un paese per i giornalisti “giornalisti”, ma per i giornalisti “impiegati”».

Bene, l’articolo che segnalo è un tipico esempio di informazione addomesticata, utile al potere ma poco utile al cittadino. 

Giornalisti “impiegati” che rinunciano all’importante ruolo civico di denuncia e di garanti della libertà e della democrazia, nell’interesse dei cittadini e del loro diritto ad essere informati.

Per Laura Cuppini, “Tutto va ben, Madama la Marchesa … va tutto ben, va tutto ben”:

Il vaccino Pfizer e i lotti con minor quantità di mRna «integro»