Non c’è dubbio che, nella storia della medicina, i vaccini siano stati uno degli strumenti più importanti della sanità pubblica per debellare epidemie come quella del vaiolo e della poliomielite. La terribile minaccia del vaiolo può dirsi eradicata su scala planetaria.
Di fronte alla spaventosa diffusione di nuove malattie come
Zika, SARS ed Ebola, è nei vaccini che gli scienziati ripongono grandi
speranze.
Quindi, se i vaccini hanno dimostrato essere uno strumento
efficace nel debellare le malattie infettive, perché mai un numero crescente di
persone mette in discussione la pratica vaccinale? La prima risposta che mi
viene in mente è che i produttori di vaccini del settore pubblico sono quasi del
tutto scomparsi, e l’industria farmaceutica privata ha assunto una posizione di
monopolio.
E allora la domanda è: possiamo fidarci delle multinazionali
che dominano sempre più lo sviluppo e la produzione di vaccini? E se la
moltiplicazione delle pratiche vaccinali fosse più dettata dal profitto
piuttosto che dal benessere e dalla salute dei cittadini?
Credo siano domande lecite, quando il conflitto di interesse
è così evidente: salute e mercato sono due categorie completamente antitetiche che
non dovrebbero mai incrociarsi tra loro.
Dovrebbe essere un fatto ormai evidente che le economie
basate sul libero mercato non sono garanzia di una società equa: perché mai si
obbligano le persone di qualunque ceto a vaccinarsi, ma parimenti non si offre
agli indigenti un servizio sanitario degno di una società civile?
Quello cui assistiamo è un depotenziamento del servizio
sanitario pubblico a tutto vantaggio di quello privato, tradendo di fatto l’art.
32 della Costituzione, permettendo a chi ha disponibilità economiche di curarsi
e negando a chi è povero di non accedere alle terapie di cui ha bisogno.
In Italia, 4 milioni di nostri connazionali non si curano
come dovrebbero per motivi economici.
Per rendere credibile l’affabilità del governo italiano, nel
tutelare la salute pubblica, sarebbe auspicabile la stessa sollecitudine messa
nel contrasto della Covid-19 a tutte le altre patologie non meno serie e più mortali.
Potrebbe essere questa la ragione per la quale molte persone
– tra le quali io – non hanno tanta fiducia nell’apparato industriale che
produce e fornisce i vaccini e nelle istituzioni politiche e governative che s’incaricano
poi di renderli obbligatori.
Propongo di restituire alle istituzioni pubbliche il compito
di produrre e fornire vaccini, per ripristinare la fiducia nel loro uso.
Sarebbe interessante allora vedere se il numero dei vaccini
obbligatori in età pediatrica resterebbe lo stesso, e se l'introduzione di
vaccini ottenuti mediante ingegneria genetica, per la prima volta, avrebbe
seguito lo stesso iter d’urgenza, considerato che esistono protocolli
terapeutici tali da rendere del tutto trattabile la malattia.
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