mercoledì 17 febbraio 2021

COVID-19: L’AZIENDA PUÒ OBBLIGARE I LAVORATORI A VACCINARSI?

Può il datore di lavoro impugnare la legge sulla sicurezza del lavoro (D.Lgs. 81/80) per imporre al lavoratore l’obbligo vaccinale?

La mia risposta è che non può imporglielo e nello stesso tempo deve imporglielo.

Siamo in presenza di un vero e proprio cortocircuito giurisprudenziale: non può imporglielo in base al diritto internazionale; deve imporglielo in base al dettato del D.Lgs. 81/80, che pone in carico al datore di lavoro l’obbligo giuridico d’impedire che chi entra in contatto con l'ambiente lavorativo contragga il Covid.

A questo punto quale dei due diritti prevale? Quello internazionale o quello nazionale?

Sul piano del diritto internazionale, l’obbligo vaccinale confligge con: gli artt. 1 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea;  l’art. 8, comma 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, che sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare; gli artt. 5, 6 e 9 della Convenzione sui diritti umani e la biomedicina, di cui il primo (art. 5) sancisce come regola generale la necessità del consenso libero e informato dell’interessato ai trattamenti sanitari; l’art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che di fatto tutela anch’esso il diritto alla libertà personale, anche in materia sanitaria. Confligge, ancora, con la sentenza di Norimberga e la dichiarazione di Ginevra del 1948, che dispongono il “principio di autodeterminazione al trattamento sanitario”.

Sul piano del nostro ordinamento giuridico, il “principio di autodeterminazione al trattamento sanitario” non è così assoluto; incontra dei limiti. Se da una parte l’art. 32 della Costituzione afferma il diritto del singolo di rifiutare le terapie (il vaccino, nella fattispecie) – “… nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge” –, dall’altra fa intendere che, quando è in gioco un interesse superiore (la tutela della salute pubblica, nella fattispecie), sono consentiti i trattamenti sanitari obbligatori.

Il D.Lgs. 81/2008 – Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro – si pone in questo solco.

In quali casi è prioritario il diritto all’autodeterminazione individuale in campo di trattamenti sanitari, e in quali casi lo Stato deve intervenire senza il consenso o malgrado il dissenso del malato/cittadino, è materia delicata che riflette il grado di civiltà e di maturità democratica di una nazione.

L’arte di definire, infatti, con precisione la “sottile linea rossa” che delimita la libertà individuale dall’interesse collettivo è degli uomini saggi, non certo di quelli asserviti a questo o quell’interesse in particolare. La tensione tra diritti individuali e diritti collettivi va, infatti, valutata di volta in volta in base alle circostanze e richiede la partecipazione di cittadini costituzionalmente attivi. È di fondamentale importanza il modo in cui il nodo del conflitto tra diritti individuali e diritti collettivi viene sciolto, perché da esso dipende la tradizione liberale e il destino democratico di una nazione.

Sul piano etico e giuridico, personalmente ritengo sia legittimo attenuare i diritti fondamentali della singola persona in favore del diritto supremo alla salute collettiva (ubi major, minor cessat – dove v’è una ragione superiore, quella minore cade).

Così il singolo che rifiuta un trattamento sanitario, che va a vantaggio della collettività, non può opporvisi se la sua opposizione scaturisce da ragioni meramente ideologiche o religiose, non supportate da evidenze scientifiche.

Fatto intendere che la tutela della salute pubblica è suprema, possiamo sbarazzarci della prima domanda, ossia se può il datore di lavoro impugnare la legge sulla sicurezza del lavoro (D.Lgs. 81/80) per imporre al lavoratore l’obbligo vaccinale, e porci la vera domanda:

SIAMO VERAMENTE IN PRESENZA DI UNA PANDEMIA DI PROPORZIONI BIBLICHE TALI DA GIUSTIFICARE MEZZI COSÌ COERCITIVI DELLA LIBERA VOLONTÀ DEL SINGOLO? O, PIUTTOSTO, QUESTA PANDEMIA È IL PRODOTTO DI UNA “MANIPOLAZIONE DI MASSA” OTTENUTA ATTRAVERSO IL CONTROLLO ASSOLUTO DEI MASS MEDIA E SOCIAL NETWORK DA PARTE DI UN’ÉLITE DI SUPER RICCHI CHE, GRAZIE ALL’ASSERVIMENTO MENTALE DEGLI INDIVIDUI, MODIFICANDO E DISTORCENDO LA PERCEZIONE DELLA REALTÀ, INTENDONO REALIZZARE UN PROGETTO POLITICO DI SOCIETÀ A LORO PIÙ CONGENIALE, MA ASSAI DISASTROSO PER IL RESTO DELL’UMANITÀ?

Se così fosse, opporsi con tutte le proprie forze alla realizzazione di un tale insano progetto è un dovere non un’opzione, a cominciare dall’obbligo vaccinale.

Gli indizi sinora emersi – nonostante la censura – depongono per la seconda ipotesi.

Non sappiamo, infatti, niente sull’origine di questo virus (di origine animale o prodotto in laboratorio?); ombre e dubbi aleggiano sul laboratorio cinese di Wuhan creato insieme alla Francia, dove si studiavano guarda caso i coronavirus derivati da pipistrelli; ci sono fondati sospetti di insider trading sulla pandemia: le azioni Amazon sono cresciute a seguito dei lockdown imposti e hanno arricchito il suo capo Jeff Bezos di 200 miliardi di dollari, che non è il solo ad averne avuto vantaggio, con lui Bill Gates, Mark Zuckerberg, Warren Buffett ed Elon Musk, che hanno visto la loro ricchezza combinata aumentare del 40%, sino a raggiungere più di 1 trilione di dollari; il segreto conciliabolo tra i rappresentanti di alcune università tedesche, l’istituto Robert Koch e alcuni rappresentanti della politica per gonfiare i dati statistici sulla pericolosità del virus e giustificare i lockdown; il ricorso a terapie geniche spacciate per vaccini, che fanno ammalare lo stesso, dopodiché dottori e giornalisti fanno il coro con la litania che “è andata meglio perché eri vaccinato”; ecc. ecc. ecc.

Insomma, come direbbe Shakespeare, “c'è del marcio in Danimarca”.

E mentre gli scienziati di regime continuano a terrorizzarci su questa pandemia, proponendoci come unica soluzione vaccini dall’editing genetico preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, trascurano il fatto acclarato che la Covid nell’80% dei casi è perfettamente controllabile con l’idrossiclorochina, il cortisone, l’eparina e, seguendo l’esempio dell’America, con la profilassi che utilizza gli anticorpi dei guariti, la cosiddetta cura del plasma che può fungere da vaccino temporaneo in condizioni di assoluta sicurezza. 

Dunque, se esistono validi presidi terapeutici, perché mai imporre il vaccino?

 

 

Nessun commento:

Posta un commento