venerdì 22 gennaio 2021

GIORNALISTI “GIORNALISTI” E GIORNALISTI “IMPIEGATI”

Nel film “Fortapasc” il regista Marco Risi racconta la storia del giornalista Giancarlo Siani, ucciso sotto casa a soli 26 anni, nel 1985, da dieci colpi di pistola. 

Giancarlo Siani lavorava per il quotidiano “Il Mattino”. Fu ammazzato dalla camorra a causa delle sue inchieste, che mettevano in luce i perversi rapporti tra politica e camorra negli appalti per la ricostruzione post-terremoto dell’Irpinia del 1980. 

Il film analizza gli ultimi quattro mesi della sua vita.

Quando il giovane giornalista, che lavora nella redazione locale de “Il Mattino” a Torre Annunziata, comincia ad occuparsi degli omicidi di camorra, il caporedattore Sasà, infastidito dai suoi articoli, gli fa presente che esistono due categorie di giornalisti: i giornalisti “giornalisti” e i giornalisti “impiegati” e «Questo non è un paese per i giornalisti “giornalisti”, ma per i giornalisti “impiegati”».

Bene, l’articolo che segnalo è un tipico esempio di informazione addomesticata, utile al potere ma poco utile al cittadino. 

Giornalisti “impiegati” che rinunciano all’importante ruolo civico di denuncia e di garanti della libertà e della democrazia, nell’interesse dei cittadini e del loro diritto ad essere informati.

Per Laura Cuppini, “Tutto va ben, Madama la Marchesa … va tutto ben, va tutto ben”:

Il vaccino Pfizer e i lotti con minor quantità di mRna «integro»


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