mercoledì 30 dicembre 2020

A QUESTO PUNTO, SOLO UN DIO POTRÀ SALVARCI!

La mia tesi è molto semplice: poiché tutte le precedenti rivoluzioni industriali sono state sempre caratterizzate da profonde trasformazioni della struttura sociale preesistente, così il passaggio dalla terza alla quarta rivoluzione industriale – successiva all'avvento di internet e correlata all'intuizione che qualsiasi dispositivo può essere programmato per interagire o essere parte di sistemi, anche complessi, raggiungibili da remoto – dovrà essere contrassegnato da nuove interazioni sociali più compatibili con le innovazioni introdotte dalle nuove tecnologie (intelligenza artificiale, robotica, Internet delle Cose, stampa 3D, ingegneria genetica, computer quantistici e altre tecnologie).

Senza la paura indotta dalla pandemia, esagerandone di proposito i dati, drammatizzandone il pericolo e facendone la fonte di legittimazione del proprio potere repressivo e punitivo, la transizione dalla terza alla quarta rivoluzione industriale – a livello planetario – sarebbe stata molto più lenta, e a rischio di non concretizzarsi compiutamente per il sorgere di una massa critica che avrebbe preso, nel frattempo, coscienza del danno ad essa derivante (aumento delle disuguaglianze, perdita massiccia di posti di lavoro, povertà, smantellamento dello stato sociale).

La Covid-19 sta spianando, a un ritmo vorticoso mai visto prima, la strada ai cambiamenti imposti dal nuovo assetto economico e sociale. 

Mentre la maggior parte delle persone pensa che il distanziamento fisico e l’isolamento domestico di miliardi di persone in contemporanea siano il rimedio per contrastare la diffusione del terribile morbo, non si accorge dell’esperimento sociale su scala globale teso a guidarla – come una mandria di vacche – non a verdi pascoli ma al loro più congeniale destino, il macello.

I governanti al potere, mentre si fingono paladini della salute pubblica, con il concorso di giornali ed emittenze televisive, il cui obiettivo è mantenere e diffondere la paura, s’incaricano di guidare il consenso popolare. 

Una vera e propria “macchina della paura” subliminale col fine di far accettare alle masse l’inaccettabile.

Da questo nuovo totalitarismo, solo la Provvidenza potrà salvarci.

domenica 27 dicembre 2020

FASCISTA È CHI IL FASCISTA FA

Il problema dei fascisti, da sempre, non è tanto quello d’essere fascisti: ci sono tanti modi diversi di pensare, di amare, di odiare, di parlare, di pregare o non pregare Dio. Insomma, esistono tanti modi diversi di vivere e stare insieme agli altri.

Per una parte di umanità, i tanti assetti possibile di vivere non costituiscono un problema, se non confliggono con la personale libertà e non limitano il diritto di ciascuno di avere diritti. Questa parte di umanità è consapevole che nessuno può dirsi depositario di verità assolute, e che la coesistenza pacifica tra gli uomini è il massimo bene, che può realizzarsi a condizione che nessuno rechi danno all’altro.

Il problema dei fascisti è invece l’opposto: essi ritengono che esistano forme universalmente valide di pensiero, di comportamento, di forme politiche. Per chi si pone al di fuori di quel cerchio di credenze e di passioni, che fanno apparire le cose che devono essere pensate e fatte come necessarie, viene di fatto ostracizzato perché rappresenta un pericolo per l’intera comunità.

Così per i fascisti chi non indossa la mascherina, anche all’aperto, è “messo all’indice” perché considerato responsabile, con il suo comportamento sconsiderato, di arrecare danno alla salute di tutti gli altri. E se cerchi di spiegare loro, con tanto di prove scientifiche, che non esiste alcuna relazione tra l’uso delle mascherine e la diffusione del contagio, sei tacciato di “negazionismo”. E con tale epiteto consegnato al silenzio senza ulteriore appello.

E come se già non bastassero la mascherina, la reclusione in casa, il coprifuoco, i lockdown, il dover giustificare ogni spostamento con l’autocertificazione, siamo ora al vaccino.

Ecco cosa dice Enrico Mentana, autorevole giornalista e conduttore televisivo di dichiarata fede antifascista:

“Leggo da una bella inchiesta di Repubblica che una porzione molto ampia del personale delle Rsa non vorrebbe vaccinarsi. Ecco, quando sarà finita la roboante campagna per l'arrivo del vaccino in Italia chiediamoci come mai, dopo settimane di annunci che mettevano ospiti e lavoratori delle case anziani in cima alla lista insieme a tutto il personale medico sanitario, possa sussistere nel silenzio ufficiale una sacca così ampia di dissenso. Che può essere contrastata solo con l'obbligo vaccinale per le categorie più esposte, senza eccezione. L'obiezione di incoscienza dei No Vax dentro le Rsa non è accettabile mentre si corre una sfida a cronometro contro la morte”.

All’ampia sacca di dissenso bisognerà rispondere con l’obbligo vaccinale! Ossia: se i No Vax non capiranno con le buone, si passi pure alle vie di fatto, con l’imposizione.

Durante gli anni dello squadrismo fascista, l’olio di ricino era impiegato contro dissidenti e oppositori politici che venivano obbligati con la forza ad ingerirne una bottiglia da 75 ml. E per impedire al “sovversivo” di sfilare i pantaloni durante gli attacchi evacuativi, li si legavano all’addome e alle caviglie per costringerli, al termine del trattamento, a tornare a casa immersi nella propria merda.

Chiedo a Mentana: se così stanno le cose dove sta la differenza tra la cura dell’olio di ricino di fascistica memoria e l’obbligo vaccinale? Obbligare qualcuno a fare qualcosa che la propria ragione gli dice essere cosa inutile, quando non dannosa, è di fatto esporlo ad una condizione di grave umiliazione.

Se Mentana vorrà spiegarci, con cognizione di causa, perché mai un vaccino di nuova concezione, che richiederebbe almeno 8 – 10 anni di sperimentazione, debba essere imposto ad una larga fascia di popolazione senza adottare alcun principio di precauzione, saremo ben lieti di pendere dalle sue labbra.

Nessun immunologo – salvo quelli a libro paga delle aziende farmaceutiche – può con certezza affermare che un vaccino genetico sia esente da rischi anche gravi nel medio o lungo periodo. Ma davvero possiamo credere che inserire dell’mRna estraneo in cellule di muscolo di un organismo umano sia esente da rischi?

Enrico Mentana è la chiara dimostrazione che si può pure postulare la fede antifascista senza per questo non esserlo. Ecco il problema essenziale del fascismo di oggi: il metodo fascista ha il potere della trasmutazione alchemica; trasforma in fascista anche quelli che fino a ieri erano convinti democratici. Non importa che uno si dichiari fascista o meno: fascista è chi il fascista fa, come direbbe Forrest Gump. Chiunque lo faccia proprio, è fascista.

giovedì 17 dicembre 2020

DOBBIAMO DAVVERO AVER FIDUCIA?

I mass media mainstream e gli esperti di regime ci dicono “in coro” che la paura degli italiani nei confronti del nuovo vaccino contro il Covid è del tutto ingiustificata. "L’Rna dei vaccini non entra in contatto con il Dna e si autodistrugge, come in Mission Impossible" – rassicurano i genetisti. E poi è un’autentica bufala che questo vaccino ci renda OGM!

Poiché ce lo dicono proprio quelli che censurano ogni voce fuori dal coro, per proteggerci dalle insidie delle fake news, dobbiamo fidarci.

Essi sono gli unici e autentici depositari della verità. Ma la lista delle fake news attribuibili ai cosiddetti depositari della verità incontrovertibile è assai più lunga e dannosa delle tante bufale presenti su internet.

Queste sono come le bugie dalle gambe corte di collodiana memoria: sono stupide e, in quanto tali, hanno vita breve, non si reggono in piedi. Quelle più sofisticate dei mass media mainstream invece non le scopri mai: occorre certosina pazienza, capacità investigativa, intelligenza, professionalità e tanto tanto coraggio, considerati i tempi. Mino Pecorelli, giornalista d’inchiesta, ce lo confermerebbe se non fosse stato assassinato da un sicario la sera del 20 marzo 1979. 

Quando si mettono le mani sui fili dell’alta tensione, si rischia di restare fulminati.

I terrapiattisti sono un classico esempio di bufale dalle gambe corte: chi può mai credere oggi – con tutte le evidenze scientifiche – che il pianeta Terra sia piatto? Solo i tonti che abboccano all’amo dei finti tonti, che escogitano sempre qualche diavoleria per attirare l’attenzione e fare soldi con internet. 

Quale danno possono mai fare queste bufale o fake news? Un mentalmente ottuso che si farà convincere non rappresenterà mai una minaccia seria per la collettività.

I mass media, quelli in mano ai potenti, che – per indurre in errore l’opinione pubblica e giustificare una qualche carneficina in qualche parte del mondo – ci mostrano un falso costruito ad arte, fanno invece danni incalcolabili all’umanità, proprio in termini di vite umane distrutte.

Chi non ricorda l’intervento militare internazionale in Libia del 2011? La tesi ufficiale fu: per tutelare l'incolumità della popolazione civile. Dunque un intervento umanitario!

Televisioni, radio, giornali diffusero video e notizie di fosse comuni improvvisate sulle spiagge del paese, in cui migliaia di cadaveri di uomini donne e bambini venivano sommariamente ammassati per essere seppelliti. 

Si scoprì poi – dopo che la frittata era già stata fatta (l’attacco aereo) – che le coordinate geografiche del luogo dove secondo i mass media mainstream erano state allestite le fosse comuni, in realtà si riferivano ad un cimitero già in funzione sette mesi prima, ossia dall’agosto 2010.

Questo è un tipico esempio di disinformazione. 

Bombarda ventiquattrore su ventiquattro, in ogni luogo pubblico o privato, la gente con una notizia, un fatto che s’accampa su tutti gli altri. E presto o tardi questo martellamento otterrà l’effetto atteso: fabbricare il consenso di massa, con il quale giustificare poi qualsiasi ignominia.

Puoi infiammare d’odio il bianco contro il nero, chi indossa la mascherina contro chi non l’indossa, chi è a favore del vaccino contro chi non lo è, ecc. ecc. 

Insomma, mettere uomo contro uomo, perché facciano quello che proprio a loro non conviene fare.

È a questa (dis)informazione che dobbiamo dare la nostra fiducia?

sabato 28 novembre 2020

LOCKDOWN E ISOLAMENTO SONO PEGGIORI DEL SARS-COV2

 

Sono ormai 10 mesi che stiamo convivendo con il sars-Cov2, che se fosse davvero quel virus temibile come vogliono farci credere, da febbraio ad ora, molta parte della popolazione italiana dovrebbe mancare all’appello, con buona pace dell’INPS che potrebbe finalmente garantire l’equilibrio dei conti.

Ma tutto questo non è accaduto!

Quello che invece sta accadendo è che le decisioni sempre più drastiche prese dal governo e dalle regioni, con ordinanze che stanno portando il Paese alla paralisi economica e sociale, stanno portando interi strati della popolazione alla miseria. E se le cose non andavano meglio prima della pandemia, quando le persone a rischio povertà superavano già i 17 milioni, vale a dire il 28,4% della popolazione, ora rischiano di esplodere in maniera assai più drammatica.

Quando la quota dei soggetti in situazione di forte deprivazione materiale dovesse toccare livelli insostenibili, quale sarà la mossa di governo e regioni? Schierare l’esercito nelle strade per contenere la turba di poveri che assalterà i supermercati?

Una situazione questa che dovrebbe già allarmare quanti si ostinano a imporre lockdown dall’efficacia assai discutibile sul piano della diffusione del virus: quello che è successo in Svezia lo dimostra in maniera esemplare. Gli svedesi non hanno imposto alcun lockdown e hanno un tasso di mortalità più basso del nostro.

E fin qui il solo aspetto economico.

Quali saranno i danni a livello psicosociale è ancora presto per dirlo. Ma già molti sociologi e psicologi ci parlano di un aumento esponenziale di gente ridotta all’esasperazione, al nervosismo, alla depressione per essere costretti a stare chiusi in casa dalle restrizioni.

Quindi la paura e il terrore di essere contagiati stanno progressivamente trasformando gli uomini in topi.

Non pecore, non vacche, che almeno vivono in gruppo affidate alla custodia del pastore o del mandriano. Ma topi paurosi e schivi che vivono nelle tane delle loro abitazioni, incapaci di intravedere che solo dalla ribellione può esserci, sempreché ve ne sia, qualche possibilità di salvezza.

Costoro hanno a tal punto interiorizzato l’impotenza che, pur di fronte all’evidenza che le scelte messe in atto ad esempio dal governo italiano e dai presidenti di regioni – dall’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto a quello di non avere rapporti intimi con il proprio partner, dal divieto di assembramento a quello di restare chiusi in casa durante le ore di coprifuoco – sono non solo sproporzionate ma addirittura folli, non ci provano neppure a ribellarsi. Convinti, come sono, che a questo stato di cose non vi sia alternativa. La paura di ammalarsi è stata inculcata a tal punto nelle loro menti che, non solo aderiscono di buon grado a vere e proprie misure terroristiche e folli adottate dai loro governi, ma ne diventano addirittura i fanatici sostenitori. E se il governo domani dicesse loro che per scongiurare il morbo occorre andare in giro a quattro zampe, vedremmo il giorno successivo tanta gente carponi muoversi per le strade.

Anche le madri, che notoriamente sono protettive e tengono tanto ai loro bambini, hanno abbracciato la narrazione del Virus pericoloso – quando non c’è un caso in tutto il mondo di bambino deceduto per aver contratto la Covid-19 – da non voler neppure prendere in considerazione i più gravi danni per la salute dei loro figli derivanti dalla chiusure delle scuole, che perdono la possibilità di una continuità negli studi e che li può portare a non volerne sapere più; quelli derivanti da un isolamento che non potrà non provocare gravi danni psicologici sullo sviluppo cognitivo del bambino.

Molti di questi bambini cresceranno senza punti di riferimento, molti perderanno l’abitudine a stare con gli altri, altri potrebbero prendere brutte strade, come la delinquenza.

Se si mettessero sui due piatti della bilancia da una parte il numero dei morti e dall’altra la distruzione totale, economica, sociale e psicologica del Paese, non credo vi sarebbero dubbi nel pervenire all’ovvia conclusione che le misure messe in campo per arginare un virus, che nel più fosco degli scenari è cinque volte più grave di un’influenza, sono di gran lunga peggiori.


giovedì 26 novembre 2020

LA BOMBA CHE NON SCOPPIA

Che i tamponi siano inaffidabili, i negazionisti, i complottisti lo dicono da sempre. Gli esperti di regime – i realisti, quelli che non negano la realtà e basano la loro conoscenza sull’evidenza dei fatti – vengono invece di volta in volta sbugiardati dai fatti.


I lockdown non sono serviti a niente, se non a rendere questo Paese più povero; le mascherine non hanno affatto contribuito a fermare la diffusione dei contagi. Con l’uso coatto delle mascherine anche all’aperto avremmo dovuto constare una riduzione dei contagi, ma il grafico ci dice che questo non è avvenuto e – al contrario – si è assistito ad una ripresa dei casi.

Ci assicurano che i test RT-PCR sono affidabili a tal punto che sulla base di questi si sono perfino decise le zone gialle, quelle arancioni e quelle rosse; non già sul numero degli ammalati. Ci fanno credere che la scelta di ridurre la positività al tampone al rilevamento di uno solo dei tre geni che definirebbero il SARS-CoV-2 è sufficiente alla diagnosi di Covid-19: un gene su 30 miliardi dovrebbe essere in grado di individuare il virus; sarebbe come autorizzare la polizia ad arrestare tutte le persone coi capelli biondi, solo perché un testimone ha notato che i capelli dell’assassino sono biondi.

Se per l’identificazione della persona sospetta sulla scena del crimine bastasse un solo gene del suo DNA, le carceri strariperebbero di innocenti ingiustamente accusati. I tamponi che poi trovano il gene o i geni, che dovrebbero appartenere al virus, solo con un alto numero di cicli (>35) sono talmente inattendibili in termini di positività, che costringere le persone – risultate secondo questa metodica positive – alla quarantena obbligatoria configura o il reato di sequestro di persona o quello di ingiusta detenzione. 

Ma non dicono di aver isolato il Virus? E, allora, perché non identificare l’intero genoma? Questo sì, ci direbbe in maniera incontrovertibile che il Virus c’è.

Quello che non mi è ancora chiaro è perché mai di fronte ad una tale abbondanza di dati scientifici, che in un’aula di tribunale sarebbero certo di soverchio, nessuno arresta il delirio di onnipotenza di Conte e dei suoi accoliti?

Intanto, mentre il Paese inabissa in una povertà senza precedenti, Conte si appresta a diramare l'ennesimo DPCM.


domenica 22 novembre 2020

QUANDO IL POTERE VUOLE SOGGIOGARE I CITTADINI, SI REGGE SULLA DIVISIONE E SULLA CENSURA

Una cosa dovrebbe apparire assai evidente a tutti: gli esperti virologi sembrano dare pareri discordanti riguardo a COVID-19 e alle misure precauzionali da prendere. 

In estrema sintesi. 

Secondo alcuni, il sars-Cov2 non è affatto un virus così temibile come vogliono farci credere; c’è stato e c’è un uso strumentale di questo virus per altri inconfessabili fini; il lockdown è non solo una risposta sbagliata, ma del tutto sproporzionata al contrasto e alla diffusione del virus. 

Secondo altri, ed è la versione presa a riferimento non solo dal nostro governo ma anche da altri capi di stato interessati dalla pandemia, ci troviamo di fronte ad un virus temibile che può innescare una serie di processi che possono purtroppo condurre al decesso o comunque a complicazioni gravi una larga fetta della popolazione; pertanto, le misure restrittive per fronteggiare le conseguenze dell'epidemia da COVID-19 sono non soltanto necessarie ma anche imperative: linea dura per chi viola le norme anti Covid, controlli serrati e tolleranza zero.

Di fronte ad una tale situazione di disaccordo tra scienziati a chi dare retta, e con quale grado di confidenza? Chi dobbiamo ascoltare? Quelli che ci dicono che nella maggioranza dei casi la Covid-19 non è più grave di un’influenza stagionale, o quelli che ci descrivono la malattia con scenari da "gironi danteschi", tralasciando e trascurando colpevolmente i dati, quasi che fino a ieri la gente non moriva, non finiva nei centri di terapia intensive e, con l’avvento del nuovo coronavirus, improvvisamente si finisce in terapia intensiva e/o si muore?

Quando gli esperti non vanno d’accordo, si dovrebbe ancorché agitare lo spauracchio delle immagini shock – delle bare sui camion militari portate via da Bergamo, del paziente ritrovato morto nel bagno dell'ospedale del Cardarelli a Napoli (non per Covid ma per infarto), degli ospedali affollati, dei centri di terapia intensivi saturi, con medici costretti a decidere secondo speranza di vita e limiti di età, ecc., tanto efficaci per manipolare dall’alto il pensiero e il comportamento delle masse – ricorrere invece ad un confronto critico e pacato tra coloro che propongono e dimostrano una determinata tesi e coloro che la impugnano con argomenti contrari.

Personalmente non conosco altri criteri per vagliare il disaccordo tra esperti su una determinata questione, e contribuire così ad una conoscenza più ampia e più vicina alla verità di tante prese di posizioni assunte in modo rigido e intransigente, soprattutto dalla schiera degli allarmisti.

Partendo dal fatto che tutte le previsioni fatte dagli allarmisti, che in un primo momento hanno negato la pericolosità del virus, per poi convertirsi – non si sa perché – all’ortodossia della catastrofe, trasformando il Paese intero in un “lazzaretto manzoniano”, si sono rivelate fallaci, mentre al contrario, le tesi di coloro che impropriamente vengono ascritti alla schiera dei “negazionisti” si sono rivelate esatte nei fatti, ci si sarebbe dovuto attendere dal Governo un comportamento più dialogico e meno intransigente.

Quando tutti imputavano al paziente uno di Codogno l’ingresso del sars-Cov2 in Italia, il “negazionista ed eretico” dottor Pasquale Bacco, in tempi non sospetti, aveva già svelato che il nuovo virus era presente sul nostro territorio già da fine settembre o inizio ottobre 2019.

Pur avendo l’equipe del professor Bacco elaborato sul Coronavirus una serie di conclusioni, su base scientifica e sperimentale, che si sono rivelate coerenti con i fatti, pure non sono riuscite a superare il muro dell’informazione mainstream, solo perché in contrapposizione con le tesi dei molti scienziati televisivi che hanno monopolizzato il dibattito, senza peraltro portare alcuno studio scientifico a supporto delle loro tesi.

In altre parole, come si può ragionevolmente credere a sedicenti esperti che non si confrontano con coloro che non la pensano come loro, che non portano alcun valido argomento scientifico a sostegno delle loro tesi, che si sono rivelate, col senno di poi, errate e che peraltro appoggiano e giustificano ogni forma di censura presa nei confronti di quanti osano sostenere una tesi alternativa all’ortodossia governativa. 

Date queste condizioni è ancora ragionevole manifestare fiducia verso questi sedicenti esperti?

La questione non è di poco conto: in ballo ci sono le garanzie democratiche e costituzionali, le misure restrittive sono state adottate sulle dichiarazioni di tali esperti, che si autoproclamano “uber alles” i depositari della verità.

Si pensi – per citare un fatto tra i tanti – al lockdown delle autopsie voluto dal ministro della Salute. Con le autopsie si sarebbe scoperto fin da subito che in molti casi la cura era errata: i medici si sono concentrati sulle polmoniti interstiziali, trascurando che la formazione di trombi a livello vasale è la complicanza letale in una buona percentuale di coloro che si ammalano gravemente di COVID-19. 

Se si fossero utilizzati gli antinfiammatori, gli immunosoppressori, l’eparina e tutti i farmaci che diminuiscono la coagulazione del sangue, il numero dei decessi sarebbe stato – secondo il dottor Bacco – molto al di sotto di quello registrato nei mesi di marzo e aprile. 

Impedire che le autopsie fossero effettuate sui morti a causa del virus – sempre secondo il dottor Bacco – configura una vera e propria “strage di Stato”, che ha indotto la Consumatori Associati, il giudice Angelo Giorgianni, il virologo di fama internazionale Giulio Tarro, a promuovere una class action da parte dei parenti delle vittime per Covid contro lo Stato.

Se la censura – non solo sui mainstream dell’informazione, ma anche su piattaforme come YouTube, Facebook e altre, che hanno rimosso ogni documento contrario al pensiero unico dominante intorno alla narrazione del nuovo virus – non avesse spiegato tutta la sua potenza di fuoco, molte controversie sarebbero state superate dalla prova dei fatti, e il pubblico anziché essere fatto oggetto di tecniche di condizionamento mentale, secondo precise disposizioni decise forse da quanti hanno tutto l’interesse a sospendere garanzie democratiche e costituzionali in vista di un nuovo ordine mondiale, sarebbe pervenuto spontaneamente alla verità in modo oggettivo.

Chi di spada ferisce, di spada perisce! 

Quali conseguenze comporterà nella gente comune questo stato di cose, quando scoprirà d’essere stata ingannata proprio da quelle istituzioni in cui aveva riposto fiducia? Come fidarsi in futuro di quello che diranno gli scienziati? 

Ci troveremo tutti inevitabilmente immersi in uno scetticismo cognitivo, dal quale ci vorranno anni per uscirne.

Il Governo ha enormi responsabilità: sul piano politico, sociale, economico, ma soprattutto sul piano etico. 

Dal punto di vista etico, la questione era molto semplice: quando ci si trova di fronte ad una situazione di disaccordo su questioni scientifiche, indipendentemente dalle credenze che si possono avere riguardo alla materia del contendere, non si sposa apoditticamente una tesi, censurando l’altra senza appello. Si ascoltano entrambe le tesi e sulla prova oggettiva dei fatti si prendono decisioni. Tanto più quando le decisioni che vengono prese calano sulla carne viva di tutti.

sabato 14 novembre 2020

I VERI RESPONSABILI DELLA TIRANNIDE

Amleto, protagonista dell'omonima tragedia di W. Shakespeare, è esortato dallo spettro del padre, assassinato dal fratello, che ora ne usurpa il trono, a vendicare la sua morte. Amleto esita però a mettere in atto la vendetta, e il famoso monologo “essere o non essere” è l’espressione del dilemma che s’agita nella sua mente: è “più nobile soffrire i dardi e i colpi di una sorte oltraggiosa o armarsi contro un mare d'affanni e, opponendosi, por loro fine?”.

Amleto si strugge: ormai conosce la verità, ma non sa decidersi se assecondare la richiesta del fantasma del re morto, suo padre, che esige la vendetta, ovvero sopportare stoicamente tutto il male e le avversità. È noto che il dubbio accompagnerà Amleto sino alla conclusione della tragedia.

Sarà infine la figura terribile di Ananke – l’antico decreto degli dèi, il Fato, il Destino, l’intollerabile necessità cui nessun uomo può sottrarsi – che col suo inesorabile accadere farà sì che ciò che sia fatto venga fatto.

L’esitazione di Amleto non deriva dalla mancanza di coraggio, ma dalla consapevolezza che il suo agire non cambierà l’essenza eterna delle cose: sempre l’uomo che aspira alla giustizia – quale strumento perché il doveroso rispetto a cui ogni uomo ha diritto per la sua stessa natura sia ristabilito – sarà costretto a patire “le frustate e gli scherni del tempo, il torto dell'oppressore, l'ingiuria dell'uomo superbo, gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge, l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo che il merito paziente riceve dagli indegni”.

Insomma, non basta la garanzia dell’istituzione umana della giustizia, se ciascun individuo, quale singolo elemento del popolo, non saprà riconoscere l’essenza della propria natura umana, traendo da essa il coraggio di opporsi a tutto ciò che offende la sua dignità, difendendola con le unghie e coi denti, foss’anche l’ultima battaglia della sua vita.

Perché mai il popolo, che in definitiva paga sempre per tutti gli errori dei suoi capi, non si ribella ai suoi aguzzini, ma ne accetta supinamente la subordinazione?

Una cosa è chiara come il giorno: fintantoché gli oppressi saranno – proprio loro – i volenterosi carnefici degli oppressori, la speranza di una società in cui la Giustizia possa essere lo strumento che ogni cittadino può brandire per veder affermata la sua dignità calpestata da un altro uomo, solo perché più potente, è destinata a restare solo un’utopia, un ideale irrealizzabile.

L'idea di uno Stato di diritto, che non soggiaccia all'arroganza di pochi uomini, una speranza vana. 

Una società fondata sui postulati della Costituzione repubblicana una favola raccontata ai bambini per tenerli buoni, ma che non significa nulla.

Gli oppressori hanno a tal punto impresso nelle menti degli oppressi – come un tatuaggio indelebile – un istinto all’obbedienza, per cui non c’è preoccupazione più ansiosa per l’oppresso che, deposto un tiranno, trovarne un altro cui affidare al più presto quella libertà di cui non sa cosa farsene.

È questa esigenza di genuflessione dell’oppresso all’oppressore che renderà sempre vana l’azione di quegli uomini che, pur giungendo a sacrificare la propria vita per restituire agli oppressi il dono della libertà, che gli oppressori avevano loro portato via, dovranno sempre ricominciare daccapo sotto le vesti di un Gesù, di uno Spartacus, di uno Steve Biko, di un Nelson Mandela, ecc. ecc.

Gli oppressi, alla libertà dell’uomo, preferiscono la libertà dello schiavo. 

La libertà dell’uomo è quella di non piegare il ginocchio dinanzi a nessun potere arbitrario o enorme di un altro uomo; la libertà dello schiavo è invece quella che il Padrone concede ai suoi servi. 

È questa libertà dello schiavo che poi rafforza i costumi servili con i quali abbiamo a che fare tutti i giorni: adulazione, simulazione, cinismo, disprezzo per gli spiriti liberi, venalità, corruzione.

In un mondo di servi – qual è il nostro – non potrà mai esserci libertà per l’uomo.

Sono i servi i veri responsabili della tirannide!