Una cosa dovrebbe apparire assai evidente a tutti: gli
esperti virologi sembrano dare pareri discordanti riguardo a COVID-19 e alle
misure precauzionali da prendere.
In estrema sintesi.
Secondo alcuni, il
sars-Cov2 non è affatto un virus così temibile come vogliono farci credere; c’è
stato e c’è un uso strumentale di questo virus per altri inconfessabili fini;
il lockdown è non solo una risposta sbagliata, ma del tutto sproporzionata al
contrasto e alla diffusione del virus.
Secondo altri, ed è la versione presa a
riferimento non solo dal nostro governo ma anche da altri capi di stato
interessati dalla pandemia, ci troviamo di fronte ad un virus temibile che può
innescare una serie di processi che possono purtroppo condurre al decesso o
comunque a complicazioni gravi una larga fetta della popolazione; pertanto, le misure
restrittive per fronteggiare le conseguenze dell'epidemia da COVID-19 sono non
soltanto necessarie ma anche imperative: linea dura per chi viola le norme
anti Covid, controlli serrati e tolleranza zero.
Di fronte ad una tale situazione di disaccordo tra scienziati
a chi dare retta, e con quale grado di confidenza? Chi dobbiamo ascoltare?
Quelli che ci dicono che nella maggioranza dei casi la Covid-19 non è più grave
di un’influenza stagionale, o quelli che ci descrivono la malattia con scenari
da "gironi danteschi", tralasciando e trascurando colpevolmente i dati, quasi che
fino a ieri la gente non moriva, non finiva nei centri di terapia intensive e, con l’avvento del nuovo coronavirus, improvvisamente si finisce in terapia intensiva
e/o si muore?
Quando gli esperti non vanno d’accordo, si dovrebbe ancorché
agitare lo spauracchio delle immagini shock – delle bare sui camion militari
portate via da Bergamo, del paziente ritrovato morto nel bagno dell'ospedale del
Cardarelli a Napoli (non per Covid ma per infarto), degli ospedali affollati,
dei centri di terapia intensivi saturi, con medici costretti a decidere secondo
speranza di vita e limiti di età, ecc., tanto efficaci per manipolare dall’alto il pensiero e il comportamento delle masse – ricorrere invece ad un
confronto critico e pacato tra coloro che propongono e dimostrano una
determinata tesi e coloro che la impugnano con argomenti contrari.
Personalmente non conosco altri criteri per vagliare il disaccordo
tra esperti su una determinata questione, e contribuire così ad una conoscenza più
ampia e più vicina alla verità di tante prese di posizioni assunte in modo
rigido e intransigente, soprattutto dalla schiera degli allarmisti.
Partendo dal fatto che tutte le previsioni fatte dagli
allarmisti, che in un primo momento hanno negato la pericolosità del virus, per
poi convertirsi – non si sa perché – all’ortodossia della catastrofe,
trasformando il Paese intero in un “lazzaretto manzoniano”, si sono rivelate fallaci, mentre al contrario, le tesi di coloro che impropriamente vengono
ascritti alla schiera dei “negazionisti” si sono rivelate esatte nei fatti, ci si sarebbe dovuto attendere dal Governo un comportamento più dialogico e meno intransigente.
Quando tutti imputavano al paziente uno di Codogno l’ingresso del sars-Cov2 in
Italia, il “negazionista ed eretico” dottor Pasquale Bacco, in tempi non
sospetti, aveva già svelato che il nuovo virus era presente sul nostro territorio
già da fine settembre o inizio ottobre 2019.
Pur avendo l’equipe del professor Bacco elaborato sul
Coronavirus una serie di conclusioni, su base scientifica e sperimentale, che
si sono rivelate coerenti con i fatti, pure non sono riuscite a superare il
muro dell’informazione mainstream, solo perché in contrapposizione con le tesi
dei molti scienziati televisivi che hanno monopolizzato il dibattito, senza
peraltro portare alcuno studio scientifico a supporto delle loro tesi.
In altre parole, come si può ragionevolmente credere a sedicenti
esperti che non si confrontano con coloro che non la pensano come loro, che non
portano alcun valido argomento scientifico a sostegno delle loro tesi, che si
sono rivelate, col senno di poi, errate e che peraltro appoggiano e giustificano ogni forma di
censura presa nei confronti di quanti osano sostenere una tesi alternativa all’ortodossia
governativa.
Date queste condizioni è ancora ragionevole manifestare fiducia verso
questi sedicenti esperti?
La questione non è di poco conto: in ballo ci sono le
garanzie democratiche e costituzionali, le misure restrittive sono state
adottate sulle dichiarazioni di tali esperti, che si autoproclamano “uber alles”
i depositari della verità.
Si pensi – per citare un fatto tra i tanti – al lockdown
delle autopsie voluto dal ministro della Salute. Con le autopsie si sarebbe
scoperto fin da subito che in molti casi la cura era errata: i medici si sono
concentrati sulle polmoniti interstiziali, trascurando che la formazione di
trombi a livello vasale è la complicanza letale in una buona percentuale di
coloro che si ammalano gravemente di COVID-19.
Se si fossero utilizzati gli antinfiammatori,
gli immunosoppressori, l’eparina e tutti i farmaci che diminuiscono la
coagulazione del sangue, il numero dei decessi sarebbe stato – secondo il
dottor Bacco – molto al di sotto di quello registrato nei mesi di marzo e
aprile.
Impedire che le autopsie fossero effettuate sui morti a causa del virus
– sempre secondo il dottor Bacco – configura una vera e propria “strage di Stato”,
che ha indotto la Consumatori Associati, il giudice Angelo Giorgianni, il virologo
di fama internazionale Giulio Tarro, a promuovere una class action da parte dei
parenti delle vittime per Covid contro lo Stato.
Se la censura – non solo sui mainstream dell’informazione,
ma anche su piattaforme come YouTube, Facebook e altre, che hanno rimosso ogni
documento contrario al pensiero unico dominante intorno alla narrazione del
nuovo virus – non avesse spiegato tutta la sua potenza di fuoco, molte controversie
sarebbero state superate dalla prova dei fatti, e il pubblico anziché essere
fatto oggetto di tecniche di condizionamento mentale, secondo precise
disposizioni decise forse da quanti hanno tutto l’interesse a sospendere garanzie democratiche
e costituzionali in vista di un nuovo ordine mondiale, sarebbe pervenuto spontaneamente
alla verità in modo oggettivo.
Chi di spada ferisce, di spada perisce!
Quali conseguenze comporterà
nella gente comune questo stato di cose, quando scoprirà d’essere stata
ingannata proprio da quelle istituzioni in cui aveva riposto fiducia? Come
fidarsi in futuro di quello che diranno gli scienziati?
Ci troveremo tutti inevitabilmente immersi
in uno scetticismo cognitivo, dal quale ci vorranno anni per uscirne.
Il Governo ha enormi responsabilità: sul piano politico,
sociale, economico, ma soprattutto sul piano etico.
Dal punto di vista etico, la
questione era molto semplice: quando ci si trova di fronte ad una situazione di
disaccordo su questioni scientifiche, indipendentemente dalle credenze che si
possono avere riguardo alla materia del contendere, non si sposa
apoditticamente una tesi, censurando l’altra senza appello. Si ascoltano entrambe le tesi e sulla prova oggettiva dei fatti si prendono decisioni. Tanto più quando le
decisioni che vengono prese calano sulla carne viva di tutti.