martedì 27 ottobre 2020

I PARADOSSI CONTRO CUI LA LOGICA SI SCONTRA

Prima che l’epidemia da Coronavirus sars-Cov2 facesse il suo esordio qui, in Italia, ero affatto convinto che personaggi come Mario Tozzi e Andrea Scanzi, noti al grande pubblico televisivo, fossero persone intelligenti ed argute, capaci di ragionare sempre con distacco e misura. Ma la loro partigianeria all’esegesi scientifica sostenuta dal Governo e dal suo CTS mi ha mostrato tutta la spocchia e l’arroganza di cui sono intrisi, fino ad apparirmi addirittura “stomachevoli” o per bieco asservimento e piaggeria al potere o per quell’intransigente adesione ad una verità – ritenuta tale a prescindere dall’evidenza – elevata a verità superiore, per cui ogni altra che sia in disaccordo con questa è bollata come antiscientifica e pericolosa disinformazione per la comunità.

Se fossero meno presuntuosi e tronfi, riconoscerebbero che intorno a questa epidemia l’unica cosa certa è che “non vi sono certezze”. L’incertezza è notevole: nessuno sa con certezza se i lockdown servano oppure no; nessuno può dire con certezza che l’uso delle mascherine obbligatorie servano a contenere i contagi. Ma Scanzi e Tozzi ritengono che quello che il Governo sta facendo è giusto, tacciando tutti coloro che osano nutrire dubbi sulle particolari misure restrittive imposte al popolo quali decerebrati incoscienti, che col loro irresponsabile comportamento mettono a rischio la comunità intera.

È possibile che la loro sensibilità e cultura non faccia loro intravedere che i sedicenti esperti fanno solo congetture, ammantate pure di scientismo, che spesso si rivelano anche erronee. Accade così che circostanze minime sono percepite come disastrose, mentre circostanze gravi sono ignorate. Ad esempio, è percepito come disastroso passeggiare all’aperto senza mascherina facciale, andare a ristorante, cinema o teatro, assodato che su 350 mila soggetti monitorati solo 1 è risultato positivo; mentre si ignora tranquillamente che i mezzi pubblici spesso sono sovraffollati al mattino. La ressa è tale che non è consentito mantenere alcuna distanza di sicurezza. Il distanziamento vale ovunque, ma non sui mezzi pubblici? Il virus cessa la sua ostilità quando le persone sono stipate sugli autobus o sui mezzi della metropolitana?

È di fronte a questi paradossi che la logica si frantuma e la fiducia nelle istituzioni vacilla paurosamente: il governo impone l’obbligo delle mascherine all’aperto in tutta Italia, spiega militari e polizia per le strade per vigilare contro gli assembramenti, ma sugli autobus i passeggeri continuano a viaggiare ammassati, soprattutto nelle ore di punta.

Il lettore potrà valutare da solo se siamo al sicuro o in mano a dei ciarlatani. 

sabato 24 ottobre 2020

LA MINACCIA VIENE DALLA STOLTEZZA DI CHI CI GOVERNA, NON DAL VIRUS

 La speranza di vita in Italia – dato relativo all’anno 2019 – è di 81 anni per gli uomini e 85,3 per le donne. I dati dell’ISS (Istituto Superiore della Sanità), una fonte credo non tacciabile di complottismo o negazionismo, relativamente ai decessi per o con Covid-19, ci dicono che l’età media dei soggetti è di 82 anni, in salita rispetto a quelli dello scorso marzo. Di questi il 73% presentava altre patologie – il dato dello scorso marzo era del 62%. I soggetti di età sotto i 50 anni rappresentano l’1,1% di tutti i decessi; tutti con importanti patologie concomitanti.

Secondo il professore dell'Università di Padova, il virologo Giorgio Palù, la letalità del coronavirus è bassa, può uccidere certo chi è già gravemente ammalato o presenta un sistema immunitario compromesso, vuoi per l’avanzata età vuoi per malattie immunologiche, ma non è la peste.

Persino l’OMS si è vista costretta a rivedere il tasso di letalità a seguito del modo piuttosto bizzarro di conteggiare i morti Covid-19: autopsie negate cosicché pazienti con altre patologie sono stati sbrigativamente classificati come morti da Covid-19; in tanti casi i protocolli terapeutici sbagliati sono stati la causa dei decessi.

Mike Ryan, uno dei massimi esperti dell’OMS, lo scorso 10 ottobre ha dichiarato – notizia taciuta dalla maggior parte dei mass media mainstream – che “le migliori stime attuali ci dicono che circa il 10% della popolazione mondiale potrebbe essere stata infettata da questo virus”. Il che vuol dire che il tasso di letalità dal 3%, come inizialmente indicato, crolla allo 0,14% - nel 2019 il tasso di letalità dell’influenza stagionale in Italia è stato dello 0,11%.

Sempre secondo il virologo Palù, il 95% dei contagiati è asintomatico. E se dovessimo parlare di pandemia, dovremmo parlare di pandemia da tamponi PCR che, pur non avendo alcuna affidabilità scientifica, contribuiscono solo a montare il panico generalizzato, atteso che positivo asintomatico non significa necessariamente contagioso.

Infatti, secondo il virologo Giulio Tarro, assistente di Albert Sabin, l’ideatore del vaccino antipoliomielite, “Le persone sane asintomatiche non possono essere considerate contagiose … L'asintomatico non contagia perché ha una bassa carica virale”. Peraltro, con riferimento all’affidabilità dei tamponi come mezzo diagnostico, il loro uso è inattendibile in quanto, proprio rifacendosi al suo scopritore il Premio Nobel professore Mullis, il test RT-PCR, eseguito utilizzando tamponi nasofaringei o altri campioni del tratto respiratorio superiore, “misura un acido nucleico che potrebbe essere anche inattivo”.

Ora le autorità pubbliche – di fronte a tante e numerose tesi esposte da altrettanto validi scienziati – anziché approfondire le tesi contrapposte degli scienziati intorno allo stesso tema, attraverso un confronto dialogico utile a stabilire da quale parte stia la verità, preferisce chiudere tutto e tutti, imponendo le mascherine all’aperto, anche se siamo soli. 

Anziché usare i muscoli dell’intelligenza e della ragione, preferisce quelli della censura e della repressione.

giovedì 22 ottobre 2020

VOGLIONO FARCI AMMALARE TUTTI

Il terrorismo mediatico sulla COVID-19 sta riscaldando i motori, e presto sarà nuovamente a pieno regime. E se i contagi aumenteranno (e aumenteranno, perché stiamo parlando di contagi e non di malati) si procederà presto ad un nuovo lockdown. In alcune regioni è già stato imposto il “coprifuoco”.

In questo quadro dominato da una vera e propria propaganda di regime, non ci vorrà molto a mostrare ospedali gremiti e terapie intensive intasate: basterà ricoverare tutti quelli che hanno una qualche linea di febbre e un po’ di tosse, e avviare in terapia intensiva tutti quelli affetti da grave enfisema polmonare, neoplasia polmonare allo stadio terminale, gravi cardiopatici, ecc.

Così tutti quei soggetti prossimi ormai alla fine e che risultano anche positivi al tampone, in caso di decesso potranno, senza il rischio di smentita, essere annoverati tra i morti da Covid-19. 

I malati di cancro e i portatori di malattie cardiovascolari si vedranno, invece, procrastinare esami diagnostici vitali sine die, ma le loro morti non faranno testo.

Ora, indipendentemente dalla pericolosità del virus, resta il fatto che non solo il buonsenso, ma la stessa scienza medica epidemiologica – non quella rappresentata dai piazzisti in televisione, che un giorno affermano una cosa e, a seconda della convenienza, il giorno dopo la smentiscono – ci dice che le misure prese non solo non servono a contrastare la diffusione del virus, ma sono anche controproducenti e costituiscono una seria minaccia per la nostra salute.

Premesso che nessun responsabile capo di governo alimenterebbe il panico in circostanze simili, anche quando ve ne fossero motivi, se non per altri scopi, è sconcertante vedere come si diano, invece, tanto da fare per alimentare una narrazione allarmistica che non è sostenuta da alcuna evidenza clinica: molte persone che hanno contratto il virus, sono poi guarite. È un dato, infatti, condiviso dalla maggior parte della comunità scientifica, ovviamente non di regime, che l’attuale pandemia è senz’altro meno pericolosa dell’influenza asiatica, che comparve nel 1957, e in meno di un anno si diffuse in tutto il mondo; non è più pericolosa della influenza di Hong Kong, che comparve nel 1968 e che, anche questa, si diffuse in tutto il mondo con un modello molto simile a quello dell'influenza asiatica.

Non risulta in nessuna documentazione dell’epoca che i capi di governo del mondo – tanto meno la stessa OMS – avessero ritenuto opportuno adottare particolare misure per arginare la diffusione dell’epidemia.

Poiché è un fatto che le pandemie nella storia si sono sempre verificate ad intervalli di tempo imprevedibili, e continueranno a succedersi come gli tsunami, i terremoti, le alluvioni, le inondazioni ed altre naturali calamità, dobbiamo concludere che dovremo rassegnarci a vivere perennemente in un continuo stato di allerta?

In passato, in situazioni del genere le autorità pubbliche hanno sempre invitato le popolazioni alla calma e alla solidarietà, che si sono da sempre rivelati i migliori rimedi per superare le avversità. Perché ora, al contrario, si invita la gente a tener sempre desto l’allarme e a non fidarsi l’uno dell’altro?

Non credo che questo stato di cose, peraltro ingiustificato e sproporzionato rispetto alla realtà dei fatti, faccia bene al nostro sistema immunitario.

Perché se non è dimostrato scientificamente che i lockdown e le mascherine abbiano una qualche efficacia nel contenere la diffusione di un qualsiasi virus, è invece ampiamente dimostrato che le persone sottoposte a situazioni di stress sociale cronico sono soggette a disequilibri del sistema immunitario che li rendono più vulnerabili alle infezioni e alle malattie autoimmuni.

Qual è dunque il vero fine di questi capi di governo, che continuano in modo “criminale” a soffiare sul fuoco, farci ammalare tutti per decreto?


lunedì 19 ottobre 2020

LA SOCIETÀ IN CUI VOGLIONO FARCI VIVERE

Ammettiamo per ipotesi che il nuovo virus sia davvero pericoloso come la verità ufficiale – quella per intenderci di questo regime dispotico e paternalista – dichiara essere. Proviamo per un momento ad immaginare lo scenario sociale che ci si parerebbe davanti se dovessimo accettare in nome della salute pubblica tutte le restrizioni imposteci dal governo per contenere un’emergenza virale, che sembra destinata a non esaurirsi nel breve periodo.

Quando il numero di contagiati aumenterà esponenzialmente, il governo invocherà ulteriori misure restrittive per controllare l’epidemia. I mass media, secondo un copione oramai collaudato, mostreranno ai telespettatori le immagini di ospedali gremiti di malati e delle centinaia di persone che muoiono ogni giorno. Si parlerà di nuovo di respiratori che vengono rimossi dai pazienti anziani per aiutare i giovani, che hanno una speranza di vita maggiore.

Dinanzi al tam tam mediatico, le persone di scarse conoscenze scientifiche, ma più prone al dispotismo paterno del governo si scaglieranno con rabbia contro tutti coloro che oseranno dissentire dal pensiero unico dominante. 

Chiunque non indossi una mascherina – sia pure all’aperto e a distanza dagli altri – sarà fatto oggetto di linciaggio, quale responsabile del diffondersi dell’epidemia.

Esaurite le mascherine come arma per fronteggiare il virus, allo stesso modo in cui ci hanno imposto le mascherine, ci imporranno la sorveglianza digitale. 

Chi non scaricherà l’app Immuni e non lo lascerà praticamente sempre attivo sul proprio device verrà tacciato come negazionista incosciente, che col suo comportamento mette a rischio l’intera comunità.

Non sarà necessario – più di tanto sguinzagliare i poliziotti – ci penseranno solerti cittadini, a suon di pugni e calci, a far capire ai facinorosi negazionisti l’opportunità di allinearsi al pensiero unico dominante.

Cosi, tra stato di polizia e isteria della sopravvivenza, ciascuno di noi vivrà la propria vita all’insegna del sospetto. Con la paura costante dell’altro, quale possibile untore o aggressore.

La salvaguardia individuale sarà a tal punto prevalente da degenerare in vere e proprie forme psicotiche. Gli atteggiamenti egocentrici ed egoistici saranno a tal punto amplificati da annullare i già fragili vincoli di solidarietà fra esseri umani.

Nessun abbraccio, nessuna stretta di mano, nessun bacio.

Lo smart working – quale soluzione per garantire un efficace distanziamento “sociale” – prevarrà sulle altre forme di lavoro.

Così, ciascuno, rattrappito nella propria squallida e grigia solitudine, non potrà far altro che frequentare quotidianamente la propria sofferenza psichica, ma dirsi finalmente al sicuro dal virus.

Nel frattempo il governo introdurrà un nuovo sistema di controllo sociale che consentirà di monitorare il comportamento dei suoi bravi cittadini. 

Coloro che si comporteranno bene, in linea con le direttive del governo, acquisiranno punti che accresceranno la loro valutazione sociale; coloro (i più ribelli, i meno obbedienti) che, invece, non si allineeranno alle direttive governative perderanno punti e, quando scenderanno sotto una certa soglia, saranno semplicemente condannati all'esclusione, alla morte sociale.

Quale delle due opzioni preferite: il rischio di ammalarvi ma vivere in una società libera che garantisce il diritto di avere diritti o, al contrario, vivere in una gabbia ma sicuri di non morire di Covid? 

Già, perché se possiamo forse evitare  di non morire di Covid, non è detto che non si muoia per infinite tante altre cause!

RIPETETE UNA BUGIA CENTO, MILLE, UN MILIONE DI VOLTE E DIVENTERÀ UNA VERITÀ (Goebbels)

Quando esorto a “spegnere la televisione” non intendo dire che tutti coloro che la guardano siano “coglioni” (anche se ce ne sono tanti) che si lasciano influenzare e plasmare dalla comunicazione dell’ormai pensiero unico dominante diffuso dai mass media mainstream.

Un fatto decisamente inquietante è constatare, come mai era avvenuto prima (se si esclude il periodo fascista), il perfetto unisono dei mass media mainstream nel divulgare l’unica verità ammessa, ossia quella di regime. Mai come prima si assiste ad una forma di demonizzazione e di svalutazione di quanti osano affermare una verità diversa da quella “ufficiale”.

La tattica è sempre la stessa: quando non si possono addurre validi contro argomenti alle tesi di quanti sostengono una verità alternativa a quella di regime, si sposta il piano del confronto dalla logica e dalla scienza a quello del discredito e della ridicolizzazione.  

Così, tutti coloro che la pensano diversamente dai sedicenti dotti luminari di regime sono perciò stesso, e nessun’altra ragione, considerati negazionisti, terrapiattisti, incoscienti, insensibili, e così via. Senza che poi tali  dotti luminari si prendono il disturbo e la briga di dimostrare dove sta la fallacia dei ragionamenti delle tesi avverse.

Siamo tornati alle tenebre dell'oscurantismo medievale, quando chi osava dire che non era la Terra al centro dell’universo era bollato come eretico?

Ecco: quando esorto a spegnere la televisione – ovvero quelle trasmissioni che mistificano di fatto la realtà con ossessiva ripetitività – il messaggio non è che tutti coloro che la guardano sono perciò stesso dei coglioni. Il messaggio è: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci”.

I latini dicevano “gutta cavat lapidem”, ossia "la goccia perfora la pietra". Così una menzogna ripetuta ossessivamente infinite volte può finire per diventar vera anche per i più dotati di senso critico. 

È solo questione di tempo.

domenica 18 ottobre 2020

SPEGNETE LA TELEVISIONE, SE VOLETE SALVARE QUEL CHE RESTA DEL VOSTRO CERVELLO!

Spegnete la televisione. E, in particolare, disertate il programma televisivo di Barbara D’Urso, esempio paradigmatico, di sconcertante raffinatezza, di come si possano manipolare, influenzare comportamenti e modi di essere di milioni di individui senza nemmeno dover fare uso della coercizione fisica.

Il potere – quello vero – è sempre nascosto. I Giuseppe Conte, le Barbare D’Urso sono solo i rappresentanti di questo potere occulto, abili e utili piazzisti che, facendo leva soprattutto sull’ignoranza della gente, sono capaci di convincere milioni di individui che la merda è buona quanto la nutella.

Il potere dal suo “rifugio segreto”, praticamente inattaccabile, può così serenamente contemplare la stupidità della massa che, attraverso l’alternarsi dei vari rappresentanti “eletti dal popolo” e personaggi televisivi graditi alla gran parte del pubblico, come un gregge di pecore si dirige là dove vuole il pastore.

In questo modo, quei pochi uomini che detengono il potere e tessono il futuro destino dell’umanità, hanno la straordinaria possibilità di fare quello che a nessun governo o potere visibile è dato compiere fino in fondo, ossia manipolare alla perfezione i sentimenti e la mentalità di massa senza neppure dare l’impressione di farlo.

venerdì 16 ottobre 2020

L’INFORMAZIONE CHE ALIMENTA LA DIVISIONE TRA LA GENTE RISPONDE SOLO A LOGICHE DI POTERE

Sulla narrazione Covid-19, l’opposizione sistematica a qualunque altro pensiero contrario a quello ufficiale è non solo sospetto ma anche inquietante. Pare che l’epidemia abbia stravolto in breve tempo i pilastri fondamentali sui quali le nostre società occidentali hanno dichiarato di fondarsi, e cioè sull’idea che la ragione prevalesse comunque sul pregiudizio e l’ignoranza.

Il fenomeno cui assistiamo oggi è, invece, la quasi totale scomparsa di comportamenti razionali, con i mass media mainstream che più che informare fanno “propaganda” al fine di alimentare odio e divisione fra la gente.

Il popolo è ormai diviso in due fazioni: i guelfi che sostengono la causa e la supremazia del governo Conte e ritengono che sì la Covid-19 è la peste del XXI secolo, e le misure restrittive di principi costituzionalmente garantiti siano non solo necessarie ma debbano anche essere imposte a tutti e soprattutto ai riottosi, accusati di negazionismo; dall’altra i ghibellini che, pur non negando l’esistenza del nuovo virus, vedono la sproporzione tra le misure messe in atto dall’esecutivo e la reale pericolosità di questo virus.

Ora mentre guelfi e ghibellini sono indaffarati a scannarsi tra loro per il primato della verità, la clausura generalizzata,  che sta bloccando tutto e tutti, sta producendo stagnazione dei traffici economici, crescita della disoccupazione, lacerazione del tessuto sociale per l’imposto distanziamento sociale, che se è dubbio che ci salvi dal contagio è certo che aumenterà la diffidenza nei confronti dell’altro, visto come il potenziale untore, aumento dei disturbi mentali in ogni fascia di età.

Tutto ciò, a prescindere dalla reale efficacia dei rimedi posti in essere, in nome della salute pubblica, dalla quale – a quanto pare – restano esclusi tutti quelli che continuano a morire di cancro, per fattori legati all’ambiente, di malattie cardiovascolari e respiratorie.

Restano altresì esclusi dalla tutela della salute pubblica tutti i lavoratori che continuano a lavorare in fabbriche insalubri e i cittadini che – in nome del progresso economico, che non si può arrestare – sono costretti ad inalare diuturnamente ogni tipo di veleno. 

Per esempio, nel massimo silenzio istituzionale, nei 550 Comuni della Regione Campania che costituiscono il famoso “Triangolo della Morte della Terra dei Fuochi” si continua a morire.

Secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, non meno di 2 milioni di cittadini risultano danneggiati dallo sversamento di rifiuti soprattutto industriali. E si parla di cancro che colpisce ogni fascia di età. 

I dati sulla mortalità dovrebbero suggerire interventi più stringenti sia in termini di prevenzione primaria (di natura individuale e ambientale) sia di gestione dell’intero percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale di patologie legate all’inquinamento. 

Ma se si blocca un Paese per l’allarme Covid-19, per un numero di decessi che rientra peraltro nella normalità dei morti per patologie polmonari e che interessa nella maggioranza dei casi soggetti con patologie pregresse o in atto, si è del tutto incapaci e impotenti nello scovare un 47% di attività manifatturiere che in Campania smaltiscono illecitamente i loro rifiuti; almeno 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti industriali ogni anno.

Forse che questi morti per cancro sono meno morti di quelli da e con Covid-19? Forse che i morti per l'incuria e l'incapacità delle istituzioni nel perseguire gli autori di tali misfatti meritano meno rispetti di quelli da e con Covid-19? O forse perché più semplicemente non sono utili alla strategia della paura. Quella che, scatenando la una vera e propria psicosi di massa, si rivela essere da sempre l'arma vincente in mano al potere per la manipolazione e il controllo sociale. 

Se la narrazione fatta dai mass media mainstream includesse anche quelle morti ignorate ma politicamente scomode, allora sarebbero anche degne di credibilità. Ma la prassi di tacere una cosa per enfatizzarne un’altra suggerisce che più che organi di informazione sono solo organi di propaganda al servizi di interessi dominanti e non certo del popolo.