A San Severo soggetti incappucciati hanno aperto i bocchettoni
dei silos pieni di vino, provocando la fuoriuscita di 25mila ettolitri di vino
sparsi nelle campagne circostanti. Il danno si aggirerebbe intorno al milione
di euro. E, secondo l'assessore all'Agricoltura Felice Carrabba, questo atto minerà
l’economia non solo della stessa cooperativa sociale ma dell’intera comunità
sanseverese.
Dinanzi ad un tale turpe gesto la rabbia ci porterebbe ad
invocare la forza e la determinazione di un uomo solo al comando, investito di
pieni poteri per porre fine al dilagare di tanta gratuita violenza.
Se da una parte sono convinto che di fronte a tali nefandi
episodi la risposta dello stato deve essere rapida ed efficace, assicurando i
colpevoli ai rigori della legge senza alcuna clemenza; dall’altra sono pure
dell’avviso che la repressione da sola non basta.
Sono parimenti convinto che non esista un uomo investito di
tanto potere che non debordi poi – proprio per effetto di tanto potere – verso
la follia, salvo che un nuovo Gesù non venga a salvarci, scendendo di nuovo fra
noi. Ma visto che fine gli abbiamo fatto fare, ne dubito voglia riprovarci.
Più che un uomo solo al comando, c’è bisogno della famiglia,
della scuola, per imparare ad essere cittadini, buoni cittadini. La famiglia e
la scuola sono fondamentali per dare alle generazioni future una società
pacificata. Una paideia secondo il modello di Platone – filosofo greco del IV
secolo a.c. – che impegna tutto l’uomo, in un processo continuo, per realizzare
pienamente sé stesso come soggetto autonomo, consapevole di sé e in armonia col
mondo.
Sembra una banalità, ma non è così: senza un uomo nuovo, che
aspiri ad un ideale di perfezione morale, culturale e di civiltà, non esiste
possibilità alcuna di uscire dalla barbarie in cui stiamo cadendo. Se non
correremo ai ripari, quando la barbarie avrà infettato la maggior parte di noi (esseri
umani), nulla ci salverà dalla violenza, che dilagherà per le strade proprio come
il vino uscito dai silos.
Quando si fa danno solo per il piacere di far danno, siamo
di fronte ad un fenomeno grave: l’abiezione dell’essere umano, un totale stato
di bassezza morale che non conosce più confini al dolore che può infliggere ad
altri uomini. Nel nome di un dio barbaro si libera dalla voragine interiore del
proprio essere tutta la violenza di cui si è capaci.
Perché la violenza ci appartiene. È in noi! Abita nelle
profonde viscere di ciascuno di noi, non foss’altro perché è dalla brutalità
della natura che scaturisce. Non è forse vero che veniamo dallo stato di
natura? E che cos’è lo stato di natura se non carne e sangue di cui la vita si
nutre per generare altra vita?
Ora, se questa brutalità naturale da cui proveniamo, che è
inscritta in noi, non è educata al culto del bello, del sacro, del santo, ecco
che basta un niente per farla esplodere dal fondo sub umano in cui riposa come fuoco
sotto la cenere.
Adolescenti che uccidono i genitori, ragazzi che per
divertimento azionano la leva di emergenza del bus e pestano a sangue l’autista
per averli rimproverati, il mobbing tra le persone all’unico fine di infliggere
gratuita sofferenza a chi ne è fatto oggetto; ragazzi che cospargono di benzina
un clochard solo per il gusto sadico di vederlo morire tra atroci sofferenze.
Non mi dilungo oltre perché la cronaca è piena di fatti del genere. Sono tutti segnali
di un disagio sociale che non è contenibile con il solo strumento repressivo. E,
in questa prospettiva di violenza senza nessuno scopo, senza alcuna ascendenza ideologica
o teologica, dovremmo sul serio porci la domanda donde deriva tutto questo.
Io credo ci sia una risposta. E questa risposta è il
nichilismo che infetta le nostre anime, e soprattutto quelle dei giovani.
Ma che cosa significa nichilismo? Significa che ci muoviamo
in un mondo senza sapere il perché lavoriamo, ci sposiamo, mettiamo al mondo figli, ci
separiamo, divorziamo, formiamo altre coppie. Non afferiamo più il senso delle
cose in sé: perché obbedire a leggi che non sentiamo appartenerci? Manca la
risposta ai tanti perché della nostra esistenza che si consuma senza senso.
Mancano i valori per i quali un tempo l’esistenza si caricava di senso. E il
tragico non sta nel non avere più quei valori, quanto nel fatto che i valori
scaduti non sono stati soppiantati da nuovi. La rivoluzione francese, per
esempio, abbatté i valori della monarchia e fondò quelli della libertà, uguaglianza,
fratellanza.
Nietzsche nella formula “Dio è morto” condensa l’essenza del
nichilismo e la decadenza del nostro mondo occidentale. E cosa vuol dire che “Dio
è morto”? Vuol dire che il suo posto è stato occupato dal denaro, quale generatore
simbolico di ogni valore. E quando il denaro è il motore di ogni valore, quale
valenza assegnare poi a valori come l’onestà, l’amicizia, la lealtà, il
coraggio, la fede, la passione, che non generano alcun utile sul piano pratico?
Martin Heidegger negli anni cinquanta lo aveva intravisto il
nichilismo: «Non serve a niente metterlo alla porta, perché ovunque, già da
tempo e in modo invisibile, esso si aggira per la casa. Ciò che occorre è
accorgersi di quest’ospite e guardarlo bene in faccia».
Insomma, se la famiglia e la scuola hanno da sempre
rappresentato la fucina in cui si forgiano i nuovi valori, quale stima potrà
mai riscuotere dal figlio quel padre che, pur lavorando come uno schiavo, non
guadagna abbastanza per assicurare alla propria famiglia un’esistenza decorosa,
quando bancarottieri, spacciatori e criminali di ogni risma pascono
allegramente dei frutti dei loro traffici illeciti? Quale rispetto potrà mai esigere
un insegnante quando le sue formule del sapere non servono affatto ai giovani per
dischiudere le porte del merito?
E dunque: che cosa resta ai giovani se vogliono sopravvivere
in questo orribile nulla dell’utile, se non prendere atto che le cose stanno
così, e seguire l’esempio dei personaggi della serie televisiva “Gomorra”, in
cui violenza e cinismo sono i veri tratti distintivi di un uomo, un vero uomo?
Possiamo tentare di eludere in modi diversi questi fatti, riducendoli
a episodi di ordinaria criminalità, incidenti di percorso lungo la via maestra
della civilizzazione. In realtà questo stato di cose prepara un mondo di orrore
e disumanità; e non prenderne atto è il segno di una cecità pericolosa e
suicida.