Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, ha
confermato che, in assenza di un piano alternativo, l’aumento dell’IVA e delle
accise, nel 2020 e nel 2021, ci sarà. Pertanto nello scenario tendenziale del
DEF 2019 è stato già inserito sia l’aumento dell’IVA sia quello delle accise.
Un aumento dell’IVA al 25% comporterà un aumento
generalizzato dei consumi e delle bollette. E secondo le associazioni dei
consumatori (Federconsumatori e Codacons) il costo annuo aggiuntivo in più per
una famiglia si aggirerà sui 1200 euro l’anno. Un bell’aumento di tasse!
E poi tra quelle più odiose: quello delle imposte indirette,
che penalizzano di più le classi meno abbienti, dato che tassano la popolazione
generale e sono equamente ripartite fra circa 60 milioni di italiani, indipendentemente
dall'età, dal lavoro svolto e dal reddito.
Alla faccia della progressività del
carico fiscale sancita dall’art. 53 della Costituzione!
Il provvedimento secondo il Ministro – Giovanni Tria – si rende
necessario per far fronte agli impegni che l’Italia ha con l’Unione Europea e
che prevedono, qualora non fossero reperiti i 25 miliardi necessari, l’aumento
delle aliquote Iva ordinaria.
Ma non aveva detto l’attuale governo che le risorse
finanziarie per mantenere le promesse elettorali c’erano?
Che fine ha fatto la revisione delle Tax Expenditures?
Quelle per intenderci che prevedono agevolazioni fiscali che riducono il prelievo
per alcuni contribuenti, e tra le quali v’è la cedolare secca sugli affitti,
che consente a un proprietario di case di pagare soltanto il 20% di aliquota
sulla rendita proveniente dagli affitti. Mentre un operaio con un reddito annuo
di 25 mila euro si vede tassare la sua retribuzione con un’aliquota del 27%, e
non può nemmeno portare in detrazione il costo dell’affitto. Le Tax Expenditures rappresentavano la voce
principale delle coperture del programma M5S, e dovevano portare nelle casse
dello stato circa 40 miliardi di euro.
Che fine ha fatto la riallocazione dei SAD? Oltre 16
miliardi di euro di sussidi, di cui il più oneroso è il differenziale di accisa
tra benzina e gasolio (molto più bassa per il gasolio), che lo Stato eroga
sotto forma di agevolazioni fiscali per attività che danneggiano l’ambiente.
Che fine ha fatto la tanto attesa Spending Review? Dalla
quale il M5S contava di incamerare 30 miliardi annui a regime.
E poi se ancora non bastassero potrei consigliare al
Ministro dell’Economia di andare a trovare altre risorse nel valore assoluto
dei redditi complessivi evasi in Italia che, secondo una ricerca
dell’università Cà Foscari di Venezia, si attesta tra 124,5 e 132,1 miliardi.
Se avesse poi qualche difficoltà a trovarli, gli suggerisco di andare a guardare
nei grandi serbatoi dell’evasione fiscale: società fiduciarie e di comodo. E
nel caso fossero ancora insufficienti, gli consiglio di leggere il rapporto
redatto dalla Ong Rand per il parlamento europeo, che stima il costo per i
contribuenti derivante dalla corruzione in 236,8 miliardi l’anno, circa il 13%
del prodotto interno lordo e pari a 3.903 euro per abitante.
Lo studio mette in
evidenza che con quello che viene sottratto alla comunità si potrebbero
risolvere le principali emergenze sociali. La perdita di ricchezza dovuta alla
corruzione è infatti pari a oltre una volta e mezza il budget nazionale per la
sanità pubblica; a 16 volte gli stanziamenti per combattere la disoccupazione;
a 12 volte i fondi per le forze di polizia e addirittura è di 337 volte più
grande della spesa per le abitazioni sociali.
Dovrebbero bastare per onorare gli impegni con Bruxelles e
per azzerare nell’arco di dieci anni il pesante macigno del nostro debito
pubblico.
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