martedì 2 luglio 2019

CASO “SEA WATCH”: LECITA LA CONDOTTA ITALIANA?


L’avvocato Paolo Busco, esperto di diritto del mare, dalle pagine del “Corriere della Sera” ci dice che la condotta italiana nel caso Sea Watch è lecita: “Quando una nave è in acque internazionali vale la giurisdizione dello Stato di cui batte bandiera”. Quindi dell’Olanda.

Personalmente, non capisco le disquisizioni legali quando in ballo c’è la vita in carne ed ossa di quanti, per salvarsi, sono costretti a lasciare la propria terra per cominciare il lungo pellegrinaggio dell’emigrato. Il dovere di solidarietà dovrebbe venir prima dei cavilli della legge. Argomenti molto sottili e ingegnosi che spesso mascherano un cinismo e una disumanità che sgomentano.

Il discorso può essere esemplificato in questi termini: se in quelle condizioni ci trovassimo noi o un nostro figlio, vorremmo ancora che il rispetto della legge prevalesse sulle ragioni umanitarie di solidarietà? E non dovrebbe essere la legge prima di tutto fondata e radicata sulle ragioni dell’uomo per essere legittima? Una legge che è contro l’uomo e non per l’uomo deve essere per ciò stessa accettata?

Il processo di Norimberga e quello di Eichmann ci dicono di no: gli imputati furono condannati all’impiccagione con la colpa di aver obbedito a leggi disumane.

L’obbedienza ad ogni costo a leggi che discriminano, offendono, umiliano, torturano, massacrano gli uomini non DEVONO essere rispettate. Eppure queste cose accadono ogni giorno nella totale indifferenza di tante brave persone, che pur proclamandosi di sinistra e professando sentimenti di solidarietà restano sordi al “grido di dolore” che da ogni parte del mondo si leva.

Troppo occupati a programmare le prossime vacanze, l’acquisto della macchina, della lavatrice, o in quale scuola iscrivere il proprio ragazzo/a, non hanno tempo per sentire a livello viscerale questa umanità palpitate e sofferente che fugge dalla fame, dalla miseria, dalla guerra o dalla persecuzione politica su precarie imbarcazioni.

Uomini e donne coraggiosi e disperati, pronti a tutto, pur di darsi una possibilità, pur di trovare un angolo di pace in cui rifugiarsi per coltivare il seme coraggioso e folle della speranza.

Contro questa umanità noi volgiamo lo sguardo dall’altra parte per non vedere, lasciando che siano trattati come rifiuti da smaltire prontamente per non turbare troppo la nostra avida ricerca di piacere individuale.

Sarebbe più pietoso e rapido sterminarli tutti, che avviarli nelle discariche umane.

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