L’avvocato Paolo Busco, esperto di diritto del mare, dalle
pagine del “Corriere della Sera” ci dice che la condotta italiana nel caso Sea
Watch è lecita: “Quando una nave è in acque internazionali vale la
giurisdizione dello Stato di cui batte bandiera”. Quindi dell’Olanda.
Personalmente, non capisco le disquisizioni legali quando in
ballo c’è la vita in carne ed ossa di quanti, per salvarsi, sono costretti a lasciare
la propria terra per cominciare il lungo pellegrinaggio dell’emigrato. Il dovere
di solidarietà dovrebbe venir prima dei cavilli della legge. Argomenti molto
sottili e ingegnosi che spesso mascherano un cinismo e una disumanità che sgomentano.
Il discorso può essere esemplificato in questi termini: se
in quelle condizioni ci trovassimo noi o un nostro figlio, vorremmo ancora che il
rispetto della legge prevalesse sulle ragioni umanitarie di solidarietà? E non
dovrebbe essere la legge prima di tutto fondata e radicata sulle ragioni dell’uomo
per essere legittima? Una legge che è contro l’uomo e non per l’uomo deve
essere per ciò stessa accettata?
Il processo di Norimberga e quello di Eichmann ci dicono di
no: gli imputati furono condannati all’impiccagione con la colpa di aver
obbedito a leggi disumane.
L’obbedienza ad ogni costo a leggi che discriminano, offendono,
umiliano, torturano, massacrano gli uomini non DEVONO essere rispettate. Eppure queste
cose accadono ogni giorno nella totale indifferenza di tante brave persone, che
pur proclamandosi di sinistra e professando sentimenti di solidarietà restano
sordi al “grido di dolore” che da ogni parte del mondo si leva.
Troppo occupati a programmare le prossime vacanze, l’acquisto
della macchina, della lavatrice, o in quale scuola iscrivere il proprio
ragazzo/a, non hanno tempo per sentire a livello viscerale questa umanità
palpitate e sofferente che fugge dalla fame, dalla miseria, dalla guerra o
dalla persecuzione politica su precarie imbarcazioni.
Uomini e donne coraggiosi e disperati, pronti a tutto, pur
di darsi una possibilità, pur di trovare un angolo di pace in cui rifugiarsi
per coltivare il seme coraggioso e folle della speranza.
Contro questa umanità noi volgiamo lo sguardo dall’altra
parte per non vedere, lasciando che siano trattati come rifiuti da smaltire
prontamente per non turbare troppo la nostra avida ricerca di piacere
individuale.
Sarebbe più pietoso e rapido sterminarli tutti, che avviarli
nelle discariche umane.
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