Come dicevo, quando il gioco a chi le spara più grosse sarà
terminato, si tornerà alla normalità. E temi – momentaneamente accantonati –
come debito pubblico, tagli alla spesa sociale, pareggio dei conti,
aggiustamenti finanziari, torneranno alla ribalta. Questi temi dovrebbero essere
più realisticamente nell’agenda politica dei partiti che si candidano con nonchalance
alla guida del Paese.
Perché presto – molto presto – lo Stato italiano, con la
fine del Quantitative Easing, sarà costretto a pagare interessi maggiori agli
investitori, perché acquistino parte del nostro grande debito pubblico, sottraendo
così risorse agli investimenti e alle politiche sociali.
Come affrontare il Capo Horn del “ce lo chiede l’Europa” e
del “ce lo chiedono i mercati” dovrebbe essere l’argomento cardine sul quale i
partiti dovrebbero confrontarsi per riscuotere il voto degli elettori. Le effimere
e false promesse elettorali non potranno essere mai mantenute senza l’imprimatur
della Commissione Europea. Per la quale se servono per tener buono il popolo e acchiappare
i gonzi, i creduloni, facciano pure; promettere il gelato per poi dare l’olio
di ricino funziona sempre, in qualsiasi regime. Nessun vitello si lascerebbe
trasportare se sapesse che alla fine della corsa c’è il macello e non un pascolo
verde!
Le procedure democratiche che dovrebbero garantire la
partecipazione attiva dei cittadini ai processi decisionali del governo, di
fatto esautorano il loro ruolo una volta conclusa la tornata elettorale. E così,
la democrazia che dovrebbe essere la rivincita delle masse, da sempre escluse
dall’esercizio del potere, diventa solo lo strumento per legittimare il potere
e porlo, senza soluzione di continuità, al servizio di una élite politica ed
economica: quella che, attraverso metamorfosi e camuffamenti, è passata indenne
attraverso secoli di storia.
Siamo così di fronte non ad una democrazia, ma ad una
campagna di marketing: allo stesso modo in cui si sfornano merci il cui
successo dipende non tanto dalla loro effettiva qualità, quanto dalle strategie
di marketing dei pubblicitari, così i singoli leader, e i partiti che fungono
da loro macchine elettorali, si dotano di un insieme di princìpi e di programmi
per catturare inizialmente l'attenzione di un certo target di elettori e
successivamente il loro consenso. Se poi i consumatori scopriranno che le
caratteristiche di quei beni, di quelle merci, non corrispondono a quanto
presentato negli spot pubblicitari, poco male: l’importante è che la gran massa
di gente ci creda e continui a crederci, nonostante la puntuale dimostrazione
del contrario. D'altronde l’arte della manipolazione di massa è una “scienza”
di sconcertante raffinatezza, che non si limita ad esercitare solo una mera
suggestione: essa riesce efficacemente a influenzare comportamenti e modi di
essere. Lo sanno molto bene quelle aziende produttrici di beni di consumo, che
spendono una quota molto significativa del loro fatturato in pubblicità (che
verrà poi ripagato dal consumatore!). Ma il fatto ancora più sconcertante è che
l’omologazione del modo di pensare, di sentire, di interi gruppi umani non richiede
neppure l’uso della coercizione fisica.
Quando le tante “casalinghe di Voghera” – che assistono in
religioso silenzio al salotto televisivo della Barbara d’Urso – credono alle
tante bufale raccontate da questo o quell’ospite politico, il loro voto non
solo neutralizzerà quello più consapevole di quell’esiguo 15% di persone
informate in questo Paese, ma consentirà ai tanti cialtroni e ciarlatani della
politica di assurgere a posizioni apicali del potere. È la democrazia, bellezza!
Ogni “testa” vale un voto! Cosicché più dei tanti smaccati talk show politici
che affollano la rete televisiva, quello della Barbara d’Urso è il più politico
di tutti, perché sotto la superficie dell'innocuo intrattenimento televisivo, veicola
idee, suggestioni e contenuti nei cervelli dei suoi fruitori.
Berlusconi, Salvini, Renzi, ecc., ottengono più visibilità e
consenso frequentando il programmo televisivo della Barbara d’Urso che non
quello di Corrado Formigli, “Piazza Pulita”. Hanno capito che il salotto di
Barbara D'Urso porta più voti di quanti non ne porti una noiosa tribuna
elettorale d’altri tempi, quando c’erano ancora giornalisti “giornalisti” e non
giornalisti “impiegati”, che osavano porre pure domande, sulle quali i politici o non erano preparati o trovavano imbarazzanti. Cosa c’è di più bello che vincere
facile?! Grazie alle tecniche della pubblicità commerciale e grazie al fatto
che nessun intervistatore li metterà mai in difficoltà su questione scomode, è
possibile persuadere un più vasto pubblico di (non)cittadini-elettori, più
sensibile ai messaggi subliminali del marketing che ad argomentazioni
razionali. È raro vedere politici come Berlusconi, Renzi, Salvini, Boschi, ecc.
in trasmissioni televisive dove il presentatore o il giornalista fa domande
vere. L’ex premier Renzi, per esempio, era noto per chiedere di essere solo lui
a parlare nelle trasmissioni e per avere la pretesa di scegliersi anche gli
intervistatori.
In modo analogo a quanto avviene nel mondo economico, in cui
la produzione delle merci per l’imprenditore è del tutto incidentale rispetto
al fine della realizzazione del profitto, così per certi politici persuadere e
convincere, con argomentazioni logiche e razionali, della bontà del proprio
programma è del tutto secondario rispetto al fine principale di raccattare
quanti più voti possibili. È con i voti che si governa, non con la forza delle
proprie argomentazioni! E se per raggiungere questo scopo bisogna gabbare i
cittadini elettori, si gabbino pure: “il fine giustifica i mezzi”!
Se è questo lo stato delle cose, allora il popolo non decide
un bel niente! E il suo destino continuerà ad essere deciso per lui da politici
infingardi, che a parole si dichiarano dalla parte del popolo, ma in realtà
sono al servizio di chi comanda davvero dietro le quinte: capitalismo
industriale e finanziario, che continua a ridere di noi popolo.
Se non fossimo
tanto beoti, non potremmo tollerare oltre di farci trascinare in quella condizione
che chi lavora è schiavo, mentre chi sfrutta è libero!