domenica 17 dicembre 2017

IL LAVORO MIGLIORE È STATO SEMPRE FATTO DALLE MINORANZE

Non v’è alcun dubbio che l’attuale crisi, che investe tutti i popoli, ancor prima che economica, finanziaria e politica, è culturale, antropologica e spirituale.

Il neoliberismo, contrariamente a quanto vogliono farci credere, non è soltanto una teoria economica: esso permea ogni aspetto della nostra vita sociale. Mauro Scardovelli, uomo dalla mente eclettica (giurista, psicoterapeuta, musicoterapeuta, fondatore di Aleph), nel corso della conferenza “Costituzione, Non violenza, Ripudio della guerra”, tenutasi a Firenze lo scorso 16 dicembre al Circolo Arci Andreoni, lo ha detto chiaramente: il neoliberismo incarna un tipo pensiero, relazione, cultura e antropologia, che distrugge democrazia, diritti umani e ambiente.

Se da una parte la crisi economico-finanziaria ha dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, il fallimento del modello neoliberista, dall’altra le decisioni politiche non sembrano averne preso atto, e continuano a propinare terapie in linea con l’agenda liberista. È questo un paradosso che i capi di stato delle nazioni più sviluppate, democraticamente eletti, dovrebbero spiegarci.

Il trionfo del capitalismo è diventato talmente oneroso e insostenibile per la maggior parte dell’umanità che non si capisce come mai, nessun leader di stato lo abbia ancora dichiarato e approntato i rimedi per uscire dalla transizione liberista. Al contrario, si insiste nella direzione sbagliata, nonostante i rimedi sin qui adottati si sono rivelati puntualmente peggiori del male: i mutamenti climatici sono sotto i nostri occhi, la crescente disuguaglianza nella distribuzione delle ricchezze, legata all’incremento della povertà, aumento della disoccupazione, ritorno allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, eccetera, eccetera.

A dispetto di questo scenario apocalittico, il neoliberismo, strabordando gli originari argini economici, continua il suo massacro sociale, con la nostra complicità. È infatti diventato così diffuso nella mente di tutti noi che è finito per diventare una teoria del tutto: pervasivo e immanente come una religione.

È chiaro come la luce del sole che per ritrovare una dimensione più umana del lavoro e delle relazioni sociali occorrerebbe liberarci dal neoliberismo. Ma gemiti e lamenti sono sepolti dalla tracotanza del sistema mediatico, che con l’approssimarsi del Natale ci invita a consumare festosamente.

Abbiamo bisogno di un nuovo tipo di pensiero, che sostituisca quello attualmente dominante. Questo tipo di pensiero avrebbe dovuto elaborarlo la sinistra storica, che però nel tentativo di conciliare la destra e la sinistra ha finito per smarrire il suo compito, e con esso sé stessa, contribuendo all’ascesa del neoliberismo e della nuova destra.

Così per ovviare a questo “horror vacui” persone come Mauro Scardovelli e Paolo Maddalena (ex giudice ed ex vicepresidente della Corte costituzionale) tengono conferenze in tutta Italia per spiegare come la nostra Costituzione e la nostra Democrazia siano state tradite per servire gli interessi di banche e multinazionali. E che istituzioni come il Fondo monetario internazionale, Commissione europea e Bce (la troika) ancorché essere al servizio degli interessi di stati e nazioni, lo sono a quelle dodici grandissime banche private, quali Rotschild, Goldman Sachs e JPMorgan … con le quali sono collegate 600 mila banche che eseguono immediatamente su impulso di computer quello che comandano.

La ricetta per uscire dall’attuale crisi planetaria è tanto semplice quanto difficile, proprio come la vita di talune persone che pur avendo ogni cosa per goderne, mettono altrettanto ardore per renderla complicata e infelice.

Se non si pone l’economia al servizio dell’Uomo, e non viceversa; se non si riscopre un nuovo umanesimo politico, che ponga al centro dell’agire politico le qualità dell’Essere e non quelle dell’Avere. Le nostre società per quanto tecnologicamente avanzate collasseranno, come collassarono altre civiltà che sembravano intramontabili. Se qualità dell’essere come la benevolenza, l’empatia, la compassione, l’umiltà, la generosità, l’onestà, la lealtà … non saranno il fine politico, nessun progetto, basato sia pure sull’efficienza tecnologica, servirà a mantenere uniti gli uomini all’interno di una società.

Lo spettro seducente dell’inganno perpetrato dalla società dei consumi non basterà ad un certo punto a impedire la catastrofe del “bellum omnium contra omnes”, ovvero della guerra di tutti contro tutti.  Sono le qualità dell’Essere, le sole capaci di dare senso alla vita e all’esistenza, che salveranno l’Uomo dall’abominio in cui siamo precipitati. Non le qualità dell’Avere: il possesso individuale di beni materiali rende ciascuno “homo homini lupus”. E nessuna società può reggersi se nell’altro vediamo un sopraffattore. Non possiamo alzarci la mattina con il pensiero: chi sbraneremo oggi per sopravvivere?

Il progresso tecnologico e scientifico oggi è tale da affrancare completamente l’uomo dallo sfruttamento e dalla miseria, eppure le istituzioni di potere perpetuano – senza giustificazione alcuna – ingiustizia e diseguaglianze, matrici della violenza che legittimano poi l’altra violenza. Quella non meno terroristica degli stati che possono così motivare le ingenti spese militari, a detrimento di quelle per la salute e il benessere dei propri cittadini. Diceva Pertini, quello che rimane di gran lunga il miglior presidente della Repubblica che l’Italia abbia avuto: “Svuotate gli arsenali; riempite i granai”! Ed ebbe il coraggio di dirlo quando, in piena corsa agli armamenti fra i blocchi contrapposti occidentale e sovietico, non era proprio politically correct.

Dice una storiella – di cui non ricordo l’autore – che l’uomo non trova Dio, perché lo cerca nel posto sbagliato. Esso è più semplicemente dentro di noi, nella nostra mente, nel nostro cuore. Così pensiamo che sia impossibile rendere questo nostro pianeta un luogo di pace e di serenità. E questa impossibilità non deriva tanto dall’impossibilità del fatto in sé, quanto dalla nostra mente che incapace di pensare liberamente si rende schiava e facilmente manipolabile dagli oppressori.

Ecco perché le rivoluzioni armate non hanno mai cambiato definitivamente lo stato delle cose. La prima rivoluzione da farsi è liberare la mente degli uomini dalle pastoie di quanti per vincolarlo ad uno stato di schiavitù riescono a fargli credere che la Terra è piatta o che sta ferma e tutto le gira intorno. Eppure questo fu! E fino al Rinascimento nessuno osò contestare queste verità. Almeno fino a quando lo spirito libero di alcuni uomini, libero dagli inquinanti del potere costituito, non osò metterla in discussione, rivelando che un’altra era la realtà.

Così oggi fintantoché la maggioranza degli uomini non si renderà conto che l’unica difesa per opporsi al dominio degli oppressori è liberare la propria mente, ci saranno sempre sfruttati e sfruttatori. Senza la consapevolezza e senza la volontà di credere che un altro mondo è possibile, solo che lo si voglia, lo scempio del nostro e di molti altri Paesi continuerà ad offrirsi alla nostra vista cieca e alle nostre orecchie sorde.


Un grazie di cuore a persone come Mauro Scardovelli che con impegno e abnegazione dedicano la loro vita a illuminare le nostre coscienze intorpidite.

Nessun commento:

Posta un commento