Non v’è alcun dubbio che l’attuale crisi, che investe tutti
i popoli, ancor prima che economica, finanziaria e politica, è culturale,
antropologica e spirituale.
Il neoliberismo, contrariamente a quanto vogliono farci
credere, non è soltanto una teoria economica: esso permea ogni aspetto della
nostra vita sociale. Mauro Scardovelli, uomo dalla mente eclettica (giurista,
psicoterapeuta, musicoterapeuta, fondatore di Aleph), nel corso della
conferenza “Costituzione, Non violenza, Ripudio della guerra”, tenutasi a Firenze
lo scorso 16 dicembre al Circolo Arci Andreoni, lo ha detto chiaramente: il
neoliberismo incarna un tipo pensiero, relazione, cultura e antropologia, che
distrugge democrazia, diritti umani e ambiente.
Se da una parte la crisi economico-finanziaria ha dimostrato,
al di là di ogni ragionevole dubbio, il fallimento del modello neoliberista,
dall’altra le decisioni politiche non sembrano averne preso atto, e continuano
a propinare terapie in linea con l’agenda liberista. È questo un paradosso che
i capi di stato delle nazioni più sviluppate, democraticamente eletti,
dovrebbero spiegarci.
Il trionfo del capitalismo è diventato talmente oneroso e
insostenibile per la maggior parte dell’umanità che non si capisce come mai,
nessun leader di stato lo abbia ancora dichiarato e approntato i rimedi per uscire
dalla transizione liberista. Al contrario, si insiste nella direzione sbagliata,
nonostante i rimedi sin qui adottati si sono rivelati puntualmente peggiori del
male: i mutamenti climatici sono sotto i nostri occhi, la crescente
disuguaglianza nella distribuzione delle ricchezze, legata all’incremento della
povertà, aumento della disoccupazione, ritorno allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo,
eccetera, eccetera.
A dispetto di questo scenario apocalittico, il neoliberismo,
strabordando gli originari argini economici, continua il suo massacro sociale,
con la nostra complicità. È infatti diventato così diffuso nella mente di tutti
noi che è finito per diventare una teoria del tutto: pervasivo e immanente come
una religione.
È chiaro come la luce del sole che per ritrovare una dimensione
più umana del lavoro e delle relazioni sociali occorrerebbe liberarci dal
neoliberismo. Ma gemiti e lamenti sono sepolti dalla tracotanza del sistema
mediatico, che con l’approssimarsi del Natale ci invita a consumare
festosamente.
Abbiamo bisogno di un nuovo tipo di pensiero, che
sostituisca quello attualmente dominante. Questo tipo di pensiero avrebbe
dovuto elaborarlo la sinistra storica, che però nel tentativo di conciliare la
destra e la sinistra ha finito per smarrire il suo compito, e con esso sé stessa,
contribuendo all’ascesa del neoliberismo e della nuova destra.
Così per ovviare a questo “horror vacui” persone come Mauro Scardovelli
e Paolo Maddalena (ex giudice ed ex vicepresidente della Corte costituzionale)
tengono conferenze in tutta Italia per spiegare come la nostra Costituzione e
la nostra Democrazia siano state tradite per servire gli interessi di banche e multinazionali.
E che istituzioni come il Fondo monetario internazionale, Commissione europea e
Bce (la troika) ancorché essere al servizio degli interessi di stati e nazioni,
lo sono a quelle dodici grandissime banche private, quali Rotschild, Goldman
Sachs e JPMorgan … con le quali sono collegate 600 mila banche che eseguono
immediatamente su impulso di computer quello che comandano.
La ricetta per uscire dall’attuale crisi planetaria è tanto
semplice quanto difficile, proprio come la vita di talune persone che pur
avendo ogni cosa per goderne, mettono altrettanto ardore per renderla
complicata e infelice.
Se non si pone l’economia al servizio dell’Uomo, e non
viceversa; se non si riscopre un nuovo umanesimo politico, che ponga al centro
dell’agire politico le qualità dell’Essere e non quelle dell’Avere. Le nostre
società per quanto tecnologicamente avanzate collasseranno, come collassarono
altre civiltà che sembravano intramontabili. Se qualità dell’essere come la benevolenza,
l’empatia, la compassione, l’umiltà, la generosità, l’onestà, la lealtà … non
saranno il fine politico, nessun progetto, basato sia pure sull’efficienza
tecnologica, servirà a mantenere uniti gli uomini all’interno di una società.
Lo spettro seducente dell’inganno perpetrato dalla società
dei consumi non basterà ad un certo punto a impedire la catastrofe del “bellum
omnium contra omnes”, ovvero della guerra di tutti contro tutti. Sono le qualità dell’Essere, le sole capaci di
dare senso alla vita e all’esistenza, che salveranno l’Uomo dall’abominio in
cui siamo precipitati. Non le qualità dell’Avere: il possesso individuale di beni
materiali rende ciascuno “homo homini lupus”. E nessuna società può reggersi se
nell’altro vediamo un sopraffattore. Non possiamo alzarci la mattina con il
pensiero: chi sbraneremo oggi per sopravvivere?
Il progresso tecnologico e scientifico oggi è tale da
affrancare completamente l’uomo dallo sfruttamento e dalla miseria, eppure le
istituzioni di potere perpetuano – senza giustificazione alcuna – ingiustizia e
diseguaglianze, matrici della violenza che legittimano poi l’altra violenza.
Quella non meno terroristica degli stati che possono così motivare le ingenti
spese militari, a detrimento di quelle per la salute e il benessere dei propri
cittadini. Diceva Pertini, quello che rimane di gran lunga il miglior
presidente della Repubblica che l’Italia abbia avuto: “Svuotate gli arsenali;
riempite i granai”! Ed ebbe il coraggio di dirlo quando, in piena corsa agli
armamenti fra i blocchi contrapposti occidentale e sovietico, non era proprio politically
correct.
Dice una storiella – di cui non ricordo l’autore – che l’uomo
non trova Dio, perché lo cerca nel posto sbagliato. Esso è più semplicemente
dentro di noi, nella nostra mente, nel nostro cuore. Così pensiamo che sia impossibile
rendere questo nostro pianeta un luogo di pace e di serenità. E questa impossibilità
non deriva tanto dall’impossibilità del fatto in sé, quanto dalla nostra mente
che incapace di pensare liberamente si rende schiava e facilmente manipolabile
dagli oppressori.
Ecco perché le rivoluzioni armate non hanno mai cambiato
definitivamente lo stato delle cose. La prima rivoluzione da farsi è liberare la
mente degli uomini dalle pastoie di quanti per vincolarlo ad uno stato di
schiavitù riescono a fargli credere che la Terra è piatta o che sta ferma e
tutto le gira intorno. Eppure questo fu! E fino al Rinascimento nessuno osò
contestare queste verità. Almeno fino a quando lo spirito libero di alcuni
uomini, libero dagli inquinanti del potere costituito, non osò metterla in
discussione, rivelando che un’altra era la realtà.
Così oggi fintantoché la maggioranza degli uomini non si
renderà conto che l’unica difesa per opporsi al dominio degli oppressori è
liberare la propria mente, ci saranno sempre sfruttati e sfruttatori. Senza la consapevolezza
e senza la volontà di credere che un altro mondo è possibile, solo che lo si voglia,
lo scempio del nostro e di molti altri Paesi continuerà ad offrirsi alla nostra
vista cieca e alle nostre orecchie sorde.
Un grazie di cuore a persone come Mauro Scardovelli che con
impegno e abnegazione dedicano la loro vita a illuminare le nostre coscienze
intorpidite.
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