domenica 28 gennaio 2018

QUANDO LA DEMOCRAZIA È RIDOTTA A FARSA

Come dicevo, quando il gioco a chi le spara più grosse sarà terminato, si tornerà alla normalità. E temi – momentaneamente accantonati – come debito pubblico, tagli alla spesa sociale, pareggio dei conti, aggiustamenti finanziari, torneranno alla ribalta. Questi temi dovrebbero essere più realisticamente nell’agenda politica dei partiti che si candidano con nonchalance alla guida del Paese.

Perché presto – molto presto – lo Stato italiano, con la fine del Quantitative Easing, sarà costretto a pagare interessi maggiori agli investitori, perché acquistino parte del nostro grande debito pubblico, sottraendo così risorse agli investimenti e alle politiche sociali.

Come affrontare il Capo Horn del “ce lo chiede l’Europa” e del “ce lo chiedono i mercati” dovrebbe essere l’argomento cardine sul quale i partiti dovrebbero confrontarsi per riscuotere il voto degli elettori. Le effimere e false promesse elettorali non potranno essere mai mantenute senza l’imprimatur della Commissione Europea. Per la quale se servono per tener buono il popolo e acchiappare i gonzi, i creduloni, facciano pure; promettere il gelato per poi dare l’olio di ricino funziona sempre, in qualsiasi regime. Nessun vitello si lascerebbe trasportare se sapesse che alla fine della corsa c’è il macello e non un pascolo verde!

Le procedure democratiche che dovrebbero garantire la partecipazione attiva dei cittadini ai processi decisionali del governo, di fatto esautorano il loro ruolo una volta conclusa la tornata elettorale. E così, la democrazia che dovrebbe essere la rivincita delle masse, da sempre escluse dall’esercizio del potere, diventa solo lo strumento per legittimare il potere e porlo, senza soluzione di continuità, al servizio di una élite politica ed economica: quella che, attraverso metamorfosi e camuffamenti, è passata indenne attraverso secoli di storia.

Siamo così di fronte non ad una democrazia, ma ad una campagna di marketing: allo stesso modo in cui si sfornano merci il cui successo dipende non tanto dalla loro effettiva qualità, quanto dalle strategie di marketing dei pubblicitari, così i singoli leader, e i partiti che fungono da loro macchine elettorali, si dotano di un insieme di princìpi e di programmi per catturare inizialmente l'attenzione di un certo target di elettori e successivamente il loro consenso. Se poi i consumatori scopriranno che le caratteristiche di quei beni, di quelle merci, non corrispondono a quanto presentato negli spot pubblicitari, poco male: l’importante è che la gran massa di gente ci creda e continui a crederci, nonostante la puntuale dimostrazione del contrario. D'altronde l’arte della manipolazione di massa è una “scienza” di sconcertante raffinatezza, che non si limita ad esercitare solo una mera suggestione: essa riesce efficacemente a influenzare comportamenti e modi di essere. Lo sanno molto bene quelle aziende produttrici di beni di consumo, che spendono una quota molto significativa del loro fatturato in pubblicità (che verrà poi ripagato dal consumatore!). Ma il fatto ancora più sconcertante è che l’omologazione del modo di pensare, di sentire, di interi gruppi umani non richiede neppure l’uso della coercizione fisica.

Quando le tante “casalinghe di Voghera” – che assistono in religioso silenzio al salotto televisivo della Barbara d’Urso – credono alle tante bufale raccontate da questo o quell’ospite politico, il loro voto non solo neutralizzerà quello più consapevole di quell’esiguo 15% di persone informate in questo Paese, ma consentirà ai tanti cialtroni e ciarlatani della politica di assurgere a posizioni apicali del potere. È la democrazia, bellezza! Ogni “testa” vale un voto! Cosicché più dei tanti smaccati talk show politici che affollano la rete televisiva, quello della Barbara d’Urso è il più politico di tutti, perché sotto la superficie dell'innocuo intrattenimento televisivo, veicola idee, suggestioni e contenuti nei cervelli dei suoi fruitori.

Berlusconi, Salvini, Renzi, ecc., ottengono più visibilità e consenso frequentando il programmo televisivo della Barbara d’Urso che non quello di Corrado Formigli, “Piazza Pulita”. Hanno capito che il salotto di Barbara D'Urso porta più voti di quanti non ne porti una noiosa tribuna elettorale d’altri tempi, quando c’erano ancora giornalisti “giornalisti” e non giornalisti “impiegati”, che osavano porre pure domande, sulle quali i politici o non erano preparati o trovavano imbarazzanti. Cosa c’è di più bello che vincere facile?! Grazie alle tecniche della pubblicità commerciale e grazie al fatto che nessun intervistatore li metterà mai in difficoltà su questione scomode, è possibile persuadere un più vasto pubblico di (non)cittadini-elettori, più sensibile ai messaggi subliminali del marketing che ad argomentazioni razionali. È raro vedere politici come Berlusconi, Renzi, Salvini, Boschi, ecc. in trasmissioni televisive dove il presentatore o il giornalista fa domande vere. L’ex premier Renzi, per esempio, era noto per chiedere di essere solo lui a parlare nelle trasmissioni e per avere la pretesa di scegliersi anche gli intervistatori.

In modo analogo a quanto avviene nel mondo economico, in cui la produzione delle merci per l’imprenditore è del tutto incidentale rispetto al fine della realizzazione del profitto, così per certi politici persuadere e convincere, con argomentazioni logiche e razionali, della bontà del proprio programma è del tutto secondario rispetto al fine principale di raccattare quanti più voti possibili. È con i voti che si governa, non con la forza delle proprie argomentazioni! E se per raggiungere questo scopo bisogna gabbare i cittadini elettori, si gabbino pure: “il fine giustifica i mezzi”!


Se è questo lo stato delle cose, allora il popolo non decide un bel niente! E il suo destino continuerà ad essere deciso per lui da politici infingardi, che a parole si dichiarano dalla parte del popolo, ma in realtà sono al servizio di chi comanda davvero dietro le quinte: capitalismo industriale e finanziario, che continua a ridere di noi popolo. 

Se non fossimo tanto beoti, non potremmo tollerare oltre di farci trascinare in quella condizione che chi lavora è schiavo, mentre chi sfrutta è libero!

2 commenti:

  1. tutto valido ma come si esce dal debito perche senza questo non ci sara un futuro saremo sempre schiavi di chi detiene il debito questa entita che via definita il mercato

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  2. tutto valido ma come si esce dal debito perche senza questo non ci sara un futuro saremo sempre schiavi di chi detiene il debito questa entita che via definita il mercato

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