domenica 10 dicembre 2017

SIAMO GLI UOMINI VUOTI / SIAMO GLI UOMINI IMPAGLIATI

La decisione di Trump di spostare l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, e il riconoscimento di quest’ultima come capitale di Israele scatena l'ira araba, il guanto di sfida alla Corea del Nord rende sempre più palpabile il pericolo di una nuova guerra mondiale. 

L'escalation della tensione, innescata da Trump, rischia di provocare il classico caso della goccia che fa traboccare il vaso.

Ma noi, aiutati dal sistema mediatico, ci preoccupiamo dei preparativi natalizi, che - ci suggeriscono - devono essere avviati per tempo per non rischiare di ritrovarsi a dover fare tutto all’ultimo momento e soprattutto di restare insoddisfatti dal risultato finale.

Abbiamo smesso di partecipare al processo politico in maniera concreta, ma siamo diventati consumatori attivi e partecipativi. E se come “consumatori” boicottassimo il marketing natalizio? 

Forse solo allora la politica sarebbe costretta a tenere il passo con le richieste di uno sviluppo socioeconomico misurato con il benessere di tutti e non di pochi; con la qualità della vita e non con la quantità di cose possedute.

Quello che non siamo in grado di ottenere come cittadini elettori, l’otterremo forse orientando i nostri consumi nella direzione che tanto più i governi attuano politiche di equità, tanto più i consumatori sono disposti a consumare. Insomma, potremmo fare da consumatori quello che da cittadini elettori non possiamo fare.

La mia è una chiara provocazione, tesa solo a dimostrare che non è vero che siamo affatto impotenti di fronte al potere che perpetra diseguaglianze e iniquità. La verità è che la maggioranza degli uomini non ama affatto la libertà. Se fossimo capaci di atti autentici di libertà, operando scelte consapevoli, solo allora daremmo un senso a un mondo che non ha alcun senso. 

Solo ribellandosi, l’esistenza può acquistare un significato; solo comportandosi attraverso scelte consapevoli l’uomo fa aumentare il valore e la dignità della sua persona.

Peccato però che il nostro sistema mediatico, per intenderci quello dei paesi occidentali a “democrazia avanzata”, sia costruito, istruito e gestito proprio per evitare che gli uomini si ribellino. 

E noi più che uomini siamo diventati “uomini impagliati” manipolati e facilmente manipolabili; più simili a polli in una fabbrica di polli, che mangiano senza sosta solo per l’ingrasso e la macellazione.

Se solo fossimo capaci di pensiero: vero, autentico. Troveremmo tutti insieme la forza di scacciare il macellaio a forza di cornate, realizzando finalmente un mondo più a misura d’uomo. Scacceremmo coloro che le crisi le creano: i tecnocrati che agiscono solo nell’interesse di una superclass (l’élite dell’élite), capi di governo, ministri, segretari e sottosegretari che ai diktat dei tecnocrati si piegano per fare carriera, politici che, pur potendo e dovendo intervenire in modo pragmatico per arrestare il perpetuarsi di ignominiose ingiustizie, non fanno altro che parlare e parlare.

Politici sempre più simili a imbonitori che all’uomo politico dotato di passione, senso di responsabilità, lungimiranza. Più adatti a vendere pentole in una trasmissione di telemarketing che ad assumere responsabilità di comando. Politici televenditori che cercano di attirare, con la telegenia e le frasi ad effetto, un pubblico ignaro per ottenerne il consenso. Simili a strilloni, che all’ingresso di baracche da fiera allettano la gente ad entrare, annunciando e promettendo prebende per tutti: innalzamento delle pensioni, abbassamento delle tasse, reddito d’inclusione, pensioni per i giovani ancor prima che comincino a lavorare, reintegro dell’articolo 18, eccetera, eccetera. E chi più ne ha, più ne metta.

Peccato che proprio quelli che danno ad intendere queste cose, siano poi le stesse persone che ci hanno fin qui condotti, i quali di occasioni per tradurre le loro promesse in fatti concreti ne hanno avute più d’una. 

Dimenticato il passato, ci allettano – per non dire ci imbrogliano ancora una volta – con false promesse e poi, una volta ottenuto il loro scopo, ci tradiscono impudicamente.

Per loro la parola vergogna è aliena; ha ceduto il passo alla spudoratezza, all’insolenza, alla sfacciataggine che rasenta l’indecenza e l’arroganza: «Con la faccia tosta si va a cavallo e in carrozza». 

Eh già, perché la civiltà dell’immagine, dell’apparenza, ha divorato la vergogna, defraudandoci così anche degli ultimi scampoli di onestà, stima, onore.

Se un tempo il senso della vergogna impediva agli uomini di compiere atti disdicevoli, perché la comunità li ostracizzava, invogliandoli altresì ad apparire forti e valorosi agli occhi degli altri per la conquista della stima collettiva. Oggi, vivere nel culto della bellezza, della bontà, della generosità e nella piena difesa del proprio onore è obsoleto.

Un tempo, per non vergognarsi di sé era necessario essere leali. E la lealtà imponeva di mantenere le promesse fatte anche quando tenervi fede era difficile; la lealtà ancora imponeva di obbedire ai valori di correttezza e sincerità nei riguardi degli altri. Si era leali nella misura in cui il grado di coerenza tra gli ideali professati e il comportamento tenuto era costante come le stelle fisse nel firmamento.

Oggi invece prevale l’etica dei maiali: nessuna virtù. Faccio solo quel che mi conviene e mi piace. Il resto del mondo può andare a farsi benedire.


Nessun conflitto interiore di fronte al bene e al male, al giusto e all’ingiusto, al vero e al falso. Nessun riscatto, nessuna riscossa dall’intorpidimento morale che ci lascia del tutto indifferenti di fronte agli orrori mostrati quotidianamente dal sistema mediatico.

“È questo il modo in cui finisce il mondo / Non già con uno schianto ma con un lamento”.

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