lunedì 22 febbraio 2021

PERCHÉ I VACCINI SONO TANTO CONTROVERSI?

Non c’è dubbio che, nella storia della medicina, i vaccini siano stati uno degli strumenti più importanti della sanità pubblica per debellare epidemie come quella del vaiolo e della poliomielite. La terribile minaccia del vaiolo può dirsi eradicata su scala planetaria.

Di fronte alla spaventosa diffusione di nuove malattie come Zika, SARS ed Ebola, è nei vaccini che gli scienziati ripongono grandi speranze.

Quindi, se i vaccini hanno dimostrato essere uno strumento efficace nel debellare le malattie infettive, perché mai un numero crescente di persone mette in discussione la pratica vaccinale? La prima risposta che mi viene in mente è che i produttori di vaccini del settore pubblico sono quasi del tutto scomparsi, e l’industria farmaceutica privata ha assunto una posizione di monopolio.

E allora la domanda è: possiamo fidarci delle multinazionali che dominano sempre più lo sviluppo e la produzione di vaccini? E se la moltiplicazione delle pratiche vaccinali fosse più dettata dal profitto piuttosto che dal benessere e dalla salute dei cittadini?

Credo siano domande lecite, quando il conflitto di interesse è così evidente: salute e mercato sono due categorie completamente antitetiche che non dovrebbero mai incrociarsi tra loro.

Dovrebbe essere un fatto ormai evidente che le economie basate sul libero mercato non sono garanzia di una società equa: perché mai si obbligano le persone di qualunque ceto a vaccinarsi, ma parimenti non si offre agli indigenti un servizio sanitario degno di una società civile?

Quello cui assistiamo è un depotenziamento del servizio sanitario pubblico a tutto vantaggio di quello privato, tradendo di fatto l’art. 32 della Costituzione, permettendo a chi ha disponibilità economiche di curarsi e negando a chi è povero di non accedere alle terapie di cui ha bisogno.

In Italia, 4 milioni di nostri connazionali non si curano come dovrebbero per motivi economici.

Per rendere credibile l’affabilità del governo italiano, nel tutelare la salute pubblica, sarebbe auspicabile la stessa sollecitudine messa nel contrasto della Covid-19 a tutte le altre patologie non meno serie e più mortali.

Potrebbe essere questa la ragione per la quale molte persone – tra le quali io – non hanno tanta fiducia nell’apparato industriale che produce e fornisce i vaccini e nelle istituzioni politiche e governative che s’incaricano poi di renderli obbligatori.

Propongo di restituire alle istituzioni pubbliche il compito di produrre e fornire vaccini, per ripristinare la fiducia nel loro uso.  

Sarebbe interessante allora vedere se il numero dei vaccini obbligatori in età pediatrica resterebbe lo stesso, e se l'introduzione di vaccini ottenuti mediante ingegneria genetica, per la prima volta, avrebbe seguito lo stesso iter d’urgenza, considerato che esistono protocolli terapeutici tali da rendere del tutto trattabile la malattia.

giovedì 18 febbraio 2021

LE FORME GRAVI DI COVID SAREBBERO LEGATE AI GENI EREDITATI DAI NEANDERTHAL

Davanti alla pandemia Covid-19 uno degli interrogativi riguarda l’estrema variabilità dell’infezione da virus SARS-CoV-2: tanto aggressiva verso alcuni, tanto blanda nei confronti di altri. Difatti l’infezione da SARS-CoV-2 è del tutto banale nella stragrande maggioranza dei casi (95%), ma in una percentuale variabile tra l’1 e il 4% presenta invece alta criticità da imporre la ventilazione meccanica invasiva o, nei casi molto più gravi, l’ossigenazione extracorporea a membrana.

Quale spiegazione può esserci per spiegare il motivo per il quale la risposta al virus non è la stessa per tutti? Perché nell’81% dei casi i soggetti che hanno contratto il virus non sviluppano sintomi e non si ammalano?

Due studi pubblicati sulla rivista Science, considerata una delle più prestigiose riviste in campo scientifico, insieme a Nature, riconducono questa variabilità a fattori genetici e immunologici. Quindi il team di ricercatori del “Karolinska Institutet”  e dell’“Istituto Max Planck di antropologia evolutiva”, ha individuato una sequenza di DNA, che comprende sei geni localizzati sul cromosoma 3, responsabile delle anomalie nel funzionamento dell'interferone di tipo I, una molecola chiave nella regolazione del sistema immunitario. 

Questo segmento di DNA, ereditato dai Neanderthal e presente in percentuale variabile nel genoma degli euroasiatici, potrebbe spiegare la maggior gravità della malattia Covid-19 in certi soggetti (5% dei casi).

La specie Homo sapiens, quando circa 60 mila anni fa iniziò la diaspora dall’Africa in Eurasia, si è incrociata ad occidente con i Neanderthal e ad oriente con i Denisova, già presenti nel continente euroasiatico. Le ibridazioni tra essere umani arcaici e moderni hanno lasciato tracce nel nostro genoma. 

Si stima che nel genoma delle popolazioni eurasiatiche siano presenti segmenti di DNA derivato dai Neanderthal in misura variabile dall’1 al 4%, che sono invece assenti o rari nel genoma della maggior parte degli individui dell'Africa sub-sahariana. 

Questo spiegherebbe il perché dei pochi casi e pochi morti in Africa correlati all’epidemia di Covid-19.

La variante genetica ereditata dai Neanderthal potrebbe essere, dunque, il motivo per il quale alcune persone presentano una probabilità tre volte maggiore rispetto alle altre di aver bisogno di ventilazione artificiale, se sono infettate dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2.

Ora, se numerose osservazioni epidemiologiche suggeriscono l’esistenza di differenze individuali nella suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2 e alla progressione clinica del COVID-19, perché mai invece di ricorrere a tamponi dalla scarsa affidabilità, non si decide di testare la recettività individuale al virus?

Poiché la percentuale dei soggetti a rischio è senz’altro più bassa rispetto al resto della popolazione, basterebbe individuare tra coloro che presentano sintomi iniziali della malattia quelli più a rischio, e somministrare loro, fin da subito, interferone per ridurre l'impatto del virus, senza bisogno di ricorrere all’uso di vaccini a mRNA, i cui potenziali danni sulla salute non sono sufficientemente conosciuti e studiati.


mercoledì 17 febbraio 2021

COVID-19: L’AZIENDA PUÒ OBBLIGARE I LAVORATORI A VACCINARSI?

Può il datore di lavoro impugnare la legge sulla sicurezza del lavoro (D.Lgs. 81/80) per imporre al lavoratore l’obbligo vaccinale?

La mia risposta è che non può imporglielo e nello stesso tempo deve imporglielo.

Siamo in presenza di un vero e proprio cortocircuito giurisprudenziale: non può imporglielo in base al diritto internazionale; deve imporglielo in base al dettato del D.Lgs. 81/80, che pone in carico al datore di lavoro l’obbligo giuridico d’impedire che chi entra in contatto con l'ambiente lavorativo contragga il Covid.

A questo punto quale dei due diritti prevale? Quello internazionale o quello nazionale?

Sul piano del diritto internazionale, l’obbligo vaccinale confligge con: gli artt. 1 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea;  l’art. 8, comma 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, che sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare; gli artt. 5, 6 e 9 della Convenzione sui diritti umani e la biomedicina, di cui il primo (art. 5) sancisce come regola generale la necessità del consenso libero e informato dell’interessato ai trattamenti sanitari; l’art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che di fatto tutela anch’esso il diritto alla libertà personale, anche in materia sanitaria. Confligge, ancora, con la sentenza di Norimberga e la dichiarazione di Ginevra del 1948, che dispongono il “principio di autodeterminazione al trattamento sanitario”.

Sul piano del nostro ordinamento giuridico, il “principio di autodeterminazione al trattamento sanitario” non è così assoluto; incontra dei limiti. Se da una parte l’art. 32 della Costituzione afferma il diritto del singolo di rifiutare le terapie (il vaccino, nella fattispecie) – “… nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge” –, dall’altra fa intendere che, quando è in gioco un interesse superiore (la tutela della salute pubblica, nella fattispecie), sono consentiti i trattamenti sanitari obbligatori.

Il D.Lgs. 81/2008 – Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro – si pone in questo solco.

In quali casi è prioritario il diritto all’autodeterminazione individuale in campo di trattamenti sanitari, e in quali casi lo Stato deve intervenire senza il consenso o malgrado il dissenso del malato/cittadino, è materia delicata che riflette il grado di civiltà e di maturità democratica di una nazione.

L’arte di definire, infatti, con precisione la “sottile linea rossa” che delimita la libertà individuale dall’interesse collettivo è degli uomini saggi, non certo di quelli asserviti a questo o quell’interesse in particolare. La tensione tra diritti individuali e diritti collettivi va, infatti, valutata di volta in volta in base alle circostanze e richiede la partecipazione di cittadini costituzionalmente attivi. È di fondamentale importanza il modo in cui il nodo del conflitto tra diritti individuali e diritti collettivi viene sciolto, perché da esso dipende la tradizione liberale e il destino democratico di una nazione.

Sul piano etico e giuridico, personalmente ritengo sia legittimo attenuare i diritti fondamentali della singola persona in favore del diritto supremo alla salute collettiva (ubi major, minor cessat – dove v’è una ragione superiore, quella minore cade).

Così il singolo che rifiuta un trattamento sanitario, che va a vantaggio della collettività, non può opporvisi se la sua opposizione scaturisce da ragioni meramente ideologiche o religiose, non supportate da evidenze scientifiche.

Fatto intendere che la tutela della salute pubblica è suprema, possiamo sbarazzarci della prima domanda, ossia se può il datore di lavoro impugnare la legge sulla sicurezza del lavoro (D.Lgs. 81/80) per imporre al lavoratore l’obbligo vaccinale, e porci la vera domanda:

SIAMO VERAMENTE IN PRESENZA DI UNA PANDEMIA DI PROPORZIONI BIBLICHE TALI DA GIUSTIFICARE MEZZI COSÌ COERCITIVI DELLA LIBERA VOLONTÀ DEL SINGOLO? O, PIUTTOSTO, QUESTA PANDEMIA È IL PRODOTTO DI UNA “MANIPOLAZIONE DI MASSA” OTTENUTA ATTRAVERSO IL CONTROLLO ASSOLUTO DEI MASS MEDIA E SOCIAL NETWORK DA PARTE DI UN’ÉLITE DI SUPER RICCHI CHE, GRAZIE ALL’ASSERVIMENTO MENTALE DEGLI INDIVIDUI, MODIFICANDO E DISTORCENDO LA PERCEZIONE DELLA REALTÀ, INTENDONO REALIZZARE UN PROGETTO POLITICO DI SOCIETÀ A LORO PIÙ CONGENIALE, MA ASSAI DISASTROSO PER IL RESTO DELL’UMANITÀ?

Se così fosse, opporsi con tutte le proprie forze alla realizzazione di un tale insano progetto è un dovere non un’opzione, a cominciare dall’obbligo vaccinale.

Gli indizi sinora emersi – nonostante la censura – depongono per la seconda ipotesi.

Non sappiamo, infatti, niente sull’origine di questo virus (di origine animale o prodotto in laboratorio?); ombre e dubbi aleggiano sul laboratorio cinese di Wuhan creato insieme alla Francia, dove si studiavano guarda caso i coronavirus derivati da pipistrelli; ci sono fondati sospetti di insider trading sulla pandemia: le azioni Amazon sono cresciute a seguito dei lockdown imposti e hanno arricchito il suo capo Jeff Bezos di 200 miliardi di dollari, che non è il solo ad averne avuto vantaggio, con lui Bill Gates, Mark Zuckerberg, Warren Buffett ed Elon Musk, che hanno visto la loro ricchezza combinata aumentare del 40%, sino a raggiungere più di 1 trilione di dollari; il segreto conciliabolo tra i rappresentanti di alcune università tedesche, l’istituto Robert Koch e alcuni rappresentanti della politica per gonfiare i dati statistici sulla pericolosità del virus e giustificare i lockdown; il ricorso a terapie geniche spacciate per vaccini, che fanno ammalare lo stesso, dopodiché dottori e giornalisti fanno il coro con la litania che “è andata meglio perché eri vaccinato”; ecc. ecc. ecc.

Insomma, come direbbe Shakespeare, “c'è del marcio in Danimarca”.

E mentre gli scienziati di regime continuano a terrorizzarci su questa pandemia, proponendoci come unica soluzione vaccini dall’editing genetico preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, trascurano il fatto acclarato che la Covid nell’80% dei casi è perfettamente controllabile con l’idrossiclorochina, il cortisone, l’eparina e, seguendo l’esempio dell’America, con la profilassi che utilizza gli anticorpi dei guariti, la cosiddetta cura del plasma che può fungere da vaccino temporaneo in condizioni di assoluta sicurezza. 

Dunque, se esistono validi presidi terapeutici, perché mai imporre il vaccino?

 

 

venerdì 22 gennaio 2021

GIORNALISTI “GIORNALISTI” E GIORNALISTI “IMPIEGATI”

Nel film “Fortapasc” il regista Marco Risi racconta la storia del giornalista Giancarlo Siani, ucciso sotto casa a soli 26 anni, nel 1985, da dieci colpi di pistola. 

Giancarlo Siani lavorava per il quotidiano “Il Mattino”. Fu ammazzato dalla camorra a causa delle sue inchieste, che mettevano in luce i perversi rapporti tra politica e camorra negli appalti per la ricostruzione post-terremoto dell’Irpinia del 1980. 

Il film analizza gli ultimi quattro mesi della sua vita.

Quando il giovane giornalista, che lavora nella redazione locale de “Il Mattino” a Torre Annunziata, comincia ad occuparsi degli omicidi di camorra, il caporedattore Sasà, infastidito dai suoi articoli, gli fa presente che esistono due categorie di giornalisti: i giornalisti “giornalisti” e i giornalisti “impiegati” e «Questo non è un paese per i giornalisti “giornalisti”, ma per i giornalisti “impiegati”».

Bene, l’articolo che segnalo è un tipico esempio di informazione addomesticata, utile al potere ma poco utile al cittadino. 

Giornalisti “impiegati” che rinunciano all’importante ruolo civico di denuncia e di garanti della libertà e della democrazia, nell’interesse dei cittadini e del loro diritto ad essere informati.

Per Laura Cuppini, “Tutto va ben, Madama la Marchesa … va tutto ben, va tutto ben”:

Il vaccino Pfizer e i lotti con minor quantità di mRna «integro»


martedì 19 gennaio 2021

VACCINI: NON C’È PROVA CHE FUNZIONINO!

Il British Medical Journal, in un articolo a firma Peter Doshi, ritenuto una delle voci più influenti a livello mondiale per il New York Times, mette in dubbio l’efficacia dei vaccini contro la Covid-19 prodotti dalla Pfizer e Moderna.

Questa non sarebbe del 95% come dichiarato dalle due aziende farmaceutiche, ma si collocherebbe in un più modesto range compreso tra il 19 e il 29%. Dunque, molto al di sotto della soglia di efficacia del 50% per l'autorizzazione fissata dalle autorità di regolamentazione.

Peraltro, sempre secondo il British Medical Journal, non ci sono prove sperimentali sufficienti per affermare che funzionino davvero, e non si sa neppure se una persona vaccinata, oltre a non sviluppare i sintomi del Covid, possa o meno contagiare altre persone.

C’è poi un altro problema, e consiste nel reclutamento delle persone scelte per testare il vaccino: la maggior parte di essi erano adulti sani; erano del tutto assenti proprio i soggetti più a rischio.

Così se gli anziani fragili, che rappresentano i soggetti più a rischio e che si dice muoiano in numero sproporzionato a causa della Covid-19, non figurano tra i soggetti scelti per testare l’efficacia dei vaccini, come si può affermare che proprio questa categoria trarrà i maggiori vantaggi dalla loro somministrazione?

Siamo dunque ad un colossale paradosso: proprio coloro che più di altre categorie di soggetti avrebbero bisogno di immunizzarsi, sono anche quelli più esposti agli effetti nocivi del vaccino. In Norvegia, infatti, sono stati segnalati 23 decessi a seguito del vaccino Pfizer-Biontech. Tutti i casi mortali hanno coinvolto persone di età superiore agli 80 anni e in condizioni di salute precarie.

E allora, se la somministrazione del vaccino è sconsigliato sulle persone anziane con gravi patologie (che sono proprio quelle che muoiono per aver contratto il virus), considerato che i soggetti sani, senza altre patologie, guariscono spontaneamente nel 99,99% dei casi, a cosa serve questo vaccino?

Non serve per farci tornare alla normalità, non serve per presumere benefici in termini di minori ricoveri ospedalieri e/o mortalità, non serve ai vecchi con gravi patologie in atto, non serve ai minori di 16 anni perché controindicato.

A chi serve? Senz’altro alle aziende farmaceutiche che lo producono.

Perché i mass media mainstream, che alimentano e moltiplicano il panico tra le persone, non hanno fatto parola dell’articolo apparso sul British Medical Journal, considerato una delle quattro riviste mediche più autorevoli nel campo della ricerca medica avanzata? 

Perché nonostante gli scarsi dati sull’efficacia dei vaccini, continuano a sostenere la necessità dei vaccini per garantire alti tassi di immunizzazione (la cosiddetta “immunità di gregge”)?

Stando all’evidenza dei fatti, si può ancora considerare un dovere sociale del singolo nei confronti della comunità assumere un vaccino la cui efficacia è dubbia e i cui rischi a medio e lungo termine sono del tutto ignoti?

sabato 16 gennaio 2021

AI TEMPI DEL COVID NEPPURE LA DIGNITÀ DELLA MORTE

Credo che la dignità sia l’attributo fondamentale della vita umana, perché da essa scaturisce ogni diritto dell’essere umano. Lo afferma la Dichiarazione di Vienna del 1993: “tutti i diritti umani derivano dalla dignità e dal valore inerente della persona umana […]; la persona umana è il soggetto centrale dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.

Privato della sua dignità, dell’uomo non resta che l’essere oggetto tra gli oggetti, cosa tra le cose.

Si può dare una definizione della dignità?

Credo che non la si possa definire, perché non si dà definizione del “sacro”. Il sacro abita la dimensione dell’ineffabile, dell’indicibile, dell’inesprimibile, dell’indescrivibile. È il luogo in cui le parole cedono al mistero della natura e alla sua contemplazione.

C'è per questo in ogni essere vivente qualcosa di sacro, che non è questo o quell’essere vivente in particolare, ma l’immenso mistero della vita, della natura, che racchiude in sé. Ne è il fondamento ontologico, l’essenza, come del frutto il suo sapore.

Gesù apostrofando i farisei dice loro: “Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l'oro o il tempio che rende sacro l'oro?”. Così è la nuda vita proclamata come sacra che la rende degna d’essere vissuta. E da questa sua dignità che discendono poi i diritti umani, che altro non sono che attori della dignità, in quanto la pongono in atto, la concretano nell’agire quotidiano, la rivelano plasticamente.

Fin quando la dignità è preservata in tale status di indefinibilità universale, ma non di indeterminatezza, l’uomo può reclamare il suo diritto all’esistenza, alla verità, all’autodeterminazione, alla libertà. Rinunciare a tutto questo, sia pure in nome di un illusorio desiderio di sicurezza indotto, è rinunciare alla propria dignità, alla propria sacralità e, infine, alla propria vita.

Alla dignità lacerata, alla dignità perduta non c’è rimedio, non c’è salvezza.

Dall’inizio della pandemia, ai tanti anziani isolati dai propri familiari, reclusi come detenuti negli ospedali, nelle Rsa, non resta neppure la dignità del morire. Perché ormai nella maggioranza dei casi negli ospedali si muore senza che nessuno dei parenti possa entrare in reparto per tenere la mano, accarezzare il volto della mamma, del babbo o di un fratello sfiniti dalla malattia e prossimi ad andarsene per sempre.

Poi il cadavere avvolto in un sacco viene restituito ai familiari per la sepoltura!

Quando una società tratta i più fragili, i più deboli, in questo modo, il sentimento dell’uomo fornito di dignità non può non sentirsi offeso.

 

lunedì 11 gennaio 2021

IL NUOVO RUOLO DI PAPA BERGOGLIO: SPONSOR DEL GOVERNO E DEL VACCINO

 A giudicare dalle recenti dichiarazioni di Papa Bergoglio – “La politica in questa fase non ha il diritto di rompere l’unità … È etico [fare il vaccino], io lo farò. [È] in gioco la salute, ma anche la vita tua e degli altri. Inspiegabile il negazionismo suicida” – non posso non osservare come la sua teologia narrativa si sia spostata dai tradizionali valori religiosi alla sponsorizzazione a tutto campo dell’attuale esecutivo e del vaccino anticovid-19.

Mai nella storia della Chiesa si è visto un tale supino assenso – senza neppure un gemito – a tutte le limitazioni imposte dal governo: lo scorso marzo, per ridurre le aggregazioni, si sono persino sospese le messe, i funerali, i matrimoni in forma privata. Il via libera alle cerimonie religiose è stato quindi concesso a condizioni particolarmente restrittive: distanziamento tra fedeli ed evitamento di ogni contatto fisico; vietato lo scambio del segno della pace, in sua vece un sorriso; acquasantiere vuote. Regole che valgono non solo per i fedeli, ma anche per i sacerdoti. Possibile la somministrazione della Comunione a condizione che il celebrante abbia preventivamente igienizzato le mani.

Stento a credere che questo sia lo stesso Papa che nel 2017 pronunciò queste parole: “Aprite i vostri cuori e abbracciate i lebbrosi del nostro tempo”, intendendo gli uomini e le donne che vivono per le strade, nei parchi o nelle stazioni, i disoccupati, i malati senza cure adeguate, le donne maltrattate, i migranti, ecc. ecc.

Quello che abbracciava i lebbrosi ci ammonisce oggi che la precauzione del distanziamento fisico è invece prevalente; se sulla strada incontriamo uno senza mascherina è bene tenersi il più lontano possibile dal potenziale untore. Vale la fede, ma più potente è la Scienza e la Tecnica.

Insomma, l’insegnamento di Gesù Cristo vale come favola da raccontare ai bambini, non certo buono da praticarne l’esempio. Dove andremmo a finire se lo mettessimo in pratica!

Ciò mi porta a rafforzare la conclusione cui sono pervenuto da tempo: il Cristianesimo è molto più vicino all’Anarchia di quanto lo sia al Potere istituzionalizzato. Gesù dinanzi al Sinedrio tace, il suo atteggiamento è di ferma opposizione alle autorità costituite, per cui non accetta né di discutere, né di discolparsi. Gesù prova ostilità nei confronti del potere; non vuole trattare con esso per aver salva la vita; non vuole scendere a patti con esso.

Il fatto che le grandi confessioni cristiane siano sopravvissute nei secoli non sta tanto nella magnificenza e nella gloria del Cristo, quanto nel fatto che queste sono state sempre in complicità con i poteri politici che si sono avvicendati nel corso dei secoli, intuendo con largo anticipo quando scendere dal carro dello sconfitto per salire su quello del nuovo vincitore.

Ecco perché hanno ribaltato il messaggio evangelico nel suo opposto, per renderlo gradito al potere e ammansire la massa degli umili ad accettare con rassegnazione la tracotanza e la superbia dei potenti.

Accanto a questa religiosità farisaica esiste però una religiosità sotterranea, molto più viva ed autentica: una sorta di chiesa invisibile che sostiene la verità della parola di Cristo dall'esterno e dall'interno delle stesse istituzioni religiose ufficiali, parallelamente al loro “tradimento”.