domenica 1 novembre 2020

È O NON È LA SALUTE PREVALENTE RISPETTO AGLI ALTRI PRINCÌPI COSTITUZIONALI?

La giornalista Naomi Klein, autrice del famoso saggio “Shock economy”, fa notare come le emergenze, quando si vuole cancellare un intero tessuto sociale per crearne un altro, rappresentano un’occasione favorevole per accelerare il conseguimento di obiettivi che altrimenti troverebbero molti ostacoli nei meccanismi istituzionali democratici e parlamentari.

Suppongo non ci siano dubbi sul fatto che dallo scorso 31 gennaio l'Italia stia vivendo in un continuo stato di emergenza rischio sanitario Coronavirus. Un’anomalia istituzionale che si trascina ormai da mesi e che prende a pretesto l’alto numero dei contagiati.

Ora, se dobbiamo prendere atto che c'è un rischio sanitario del Coronavirus, è altrettanto evidente che, proprio per le modalità con cui il governo sta facendo fronte alla pandemia, c'è anche un rischio democratico. 

Ora, se la forma democratica è essenziale perché vengano rispettati e garantiti i diritti fondamentali e inviolabili dell’uomo, cosa ci garantisce che una volta terminato lo stato di emergenza sanitario si ritorni allo status ante quo, ossia al ripristino delle libertà fondamentali dell’uomo come singolo e come soggetto sociale?

Dunque, al di là delle ragioni più o meno valide a giustificazione dei vari provvedimenti restrittivi e impositivi, il timore che i diritti delle persone vengano portati via ha una sua fondata ragione. 

Peraltro, se si considerano le tante “controriforme sociali” fatte per contenere il debito pubblico e adempiere ai desiderata di Bruxelles, alcune persone hanno buoni motivi d’essere sospettose e di non credere a tutto ciò che loro viene detto da chi ci governa. 

Romano Prodi, per esempio, ci aveva promesso che con l’euro avremmo lavorato un giorno di meno e guadagnato come se avessimo lavorato un giorno di più. La promessa è stata tradita: ci troviamo tutti – escluso i ricchi – in un mare di merda.

Non è quindi del tutto campato in aria sospettare che dietro alla lotta contro il Coronavirus possa nascondersi un preciso disegno orchestrato a livello internazionale dalla triade FMI – OMS – WEF, e posto in atto dai capi di governo, loro luogotenenti, per traghettarci verso una forma di fascismo peggiore di tutti quelli conosciuti sinora.  

A pensarlo non sono soltanto quelli che vengono sbrigativamente tacciati di complottismo e negazionismo. Lo pensa pure Mons. Carlo Maria Viganò, Arcivescovo Titolare di Ulpiana (Kosovo), il quale in una lettera indirizzata a Trump scrive: 

«in quest’ora […] le sorti del mondo intero sono minacciate da una cospirazione globale, nel silenzio delle autorità civili e religiose […] Un piano globale, denominato Great Reset, è in via di realizzazione. Ne è artefice un’élite che vuole sottomettere l’umanità intera, imponendo misure coercitive con cui limitare drasticamente le libertà delle persone e dei popoli».

L’autorevolezza e l’esperienza del Mons. Carlo Maria Viganò impongono una seria riflessione su quel che stiamo vivendo. E se quello che ci stanno preparando fosse questo non possiamo e non dovremmo assistere inermi a questo trapasso.

Quando l'accentramento dei poteri (al presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono attribuiti pieni poteri) porta all'esautoramento del parlamento, il confine tra la democrazia e la dittatura si fa molto labile. 

E se un regime democratico può anche essere compatibile, per brevi periodi, con forme di potere accentrato, quando, invece, il mantenimento perdura può determinarsi una trasformazione dell'ordinamento istituzionale irreversibile.

È la legge hegeliana della quantità che diventa qualità: un terremoto di magnitudo 4 non cambia lo scenario, ma quando è di magnitudo 7 la distruzione è tanto elevata da modificare irreversibilmente lo scenario intorno a noi.

Corriamo il rischio che, con l'obiettivo paventato di contenere il cosiddetto allarme sanitario, si facciano saltare definitivamente la struttura dell'ordinamento costituzionale e delle procedure democratiche. 

Con l'emergenza sanitaria si è infatti giustificato l'intensificarsi dei controlli delle forze di polizia e l'impedimento delle varie forme di aggregazione sociale, da sempre importanti per far nascere il dissenso contro un potere autoritario.

Temo che il ricorso ai militari per i controlli in strada non si farà attendere. Come? È semplice: basterà qualche tafferuglio in questa o quella manifestazione di piazza, magari ottenuto infiltrando agenti provocatori. Si lascia che alcuni manifestanti – dotati di poco cervello e grandi muscoli – devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Quindi col consenso popolare – che chiede sicurezza e non libertà – si farà intervenire l’esercito a tutela dell’ordine pubblico, e il gioco è fatto!

Poiché ogni emergenza legittima il ricorso a provvedimenti straordinari, non sarà difficile – dopo l’obbligo delle mascherine (di dubbia efficacia) – imporre anche che ogni cittadino scarichi sul proprio cellulare l’app Immuni, raccontandoci pure che non è sorveglianza di massa, ma solo un modo per tracciare la diffusione dell’epidemia.

Così, attraverso la combinazione della minaccia Coronavirus e del controllo digitalizzato delle persone, diventeremo tutti detenuti controllati dal Grande Fratello, il cui occhio sarà capace di osservare tutto e tutti. E poiché ciascuno di noi non saprà mai se in un dato momento è controllato o no, si comporterà come se lo fosse sempre. 

Per rendere poi concreto il "distanziamento sociale" si ricorrerà allo smart working, che consentirà d'essere finalmente tutti distanziati per evitare la diffusione del contagio, e dunque disaggregati. 

Quindi racchiusi nelle nostre quattro mura (non dovremo neppure recarci nei negozi per fare i nostri acquisti, ci penserà Amazon a recapitarci tutto quel che ci serve) serviremo all'unico scopo di produrre energia per il grande Matrix, che così potrà espandere il suo controllo senza più ostacoli.

E se il fine della volontà autoritaria dei vari governi del mondo fosse proprio questo: quello di realizzare questo scenario? Ovvero  accelerare la transizione dalla terza alla quarta rivoluzione industriale, che si basa guarda caso proprio sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e l’internet delle cose, possibile grazie alla connettività superveloce del 5G.

È chiaro che si tratta di una volontà non dichiarata. Chi lo dichiarerebbe mai così apertamente? Ma, una cosa è certa, i provvedimenti messi in campo, per far fronte ad un'epidemia che non è più pericolosa delle tante che l'hanno preceduta, sembrano andare proprio in questa direzione. 

Una semplice coincidenza? Forse!

Del resto questo governo e, in concerto con il nostro, anche gli altri governi del modo, se da un lato affermano la prevalenza del diritto alla salute sopra ogni altro diritto e promettono risorse senza limiti di bilancio contro il Covid-19, dall'altro non si capisce perché abbiano sospeso le prestazioni essenziali che riguardano altre patologie. 

Allora la salute è o non è prevalente rispetto agli altri princìpi costituzionali? Esistono forse malattie di serie A e malattie di serie B o C o D?

Qualcosa proprio non torna!

martedì 27 ottobre 2020

I PARADOSSI CONTRO CUI LA LOGICA SI SCONTRA

Prima che l’epidemia da Coronavirus sars-Cov2 facesse il suo esordio qui, in Italia, ero affatto convinto che personaggi come Mario Tozzi e Andrea Scanzi, noti al grande pubblico televisivo, fossero persone intelligenti ed argute, capaci di ragionare sempre con distacco e misura. Ma la loro partigianeria all’esegesi scientifica sostenuta dal Governo e dal suo CTS mi ha mostrato tutta la spocchia e l’arroganza di cui sono intrisi, fino ad apparirmi addirittura “stomachevoli” o per bieco asservimento e piaggeria al potere o per quell’intransigente adesione ad una verità – ritenuta tale a prescindere dall’evidenza – elevata a verità superiore, per cui ogni altra che sia in disaccordo con questa è bollata come antiscientifica e pericolosa disinformazione per la comunità.

Se fossero meno presuntuosi e tronfi, riconoscerebbero che intorno a questa epidemia l’unica cosa certa è che “non vi sono certezze”. L’incertezza è notevole: nessuno sa con certezza se i lockdown servano oppure no; nessuno può dire con certezza che l’uso delle mascherine obbligatorie servano a contenere i contagi. Ma Scanzi e Tozzi ritengono che quello che il Governo sta facendo è giusto, tacciando tutti coloro che osano nutrire dubbi sulle particolari misure restrittive imposte al popolo quali decerebrati incoscienti, che col loro irresponsabile comportamento mettono a rischio la comunità intera.

È possibile che la loro sensibilità e cultura non faccia loro intravedere che i sedicenti esperti fanno solo congetture, ammantate pure di scientismo, che spesso si rivelano anche erronee. Accade così che circostanze minime sono percepite come disastrose, mentre circostanze gravi sono ignorate. Ad esempio, è percepito come disastroso passeggiare all’aperto senza mascherina facciale, andare a ristorante, cinema o teatro, assodato che su 350 mila soggetti monitorati solo 1 è risultato positivo; mentre si ignora tranquillamente che i mezzi pubblici spesso sono sovraffollati al mattino. La ressa è tale che non è consentito mantenere alcuna distanza di sicurezza. Il distanziamento vale ovunque, ma non sui mezzi pubblici? Il virus cessa la sua ostilità quando le persone sono stipate sugli autobus o sui mezzi della metropolitana?

È di fronte a questi paradossi che la logica si frantuma e la fiducia nelle istituzioni vacilla paurosamente: il governo impone l’obbligo delle mascherine all’aperto in tutta Italia, spiega militari e polizia per le strade per vigilare contro gli assembramenti, ma sugli autobus i passeggeri continuano a viaggiare ammassati, soprattutto nelle ore di punta.

Il lettore potrà valutare da solo se siamo al sicuro o in mano a dei ciarlatani. 

sabato 24 ottobre 2020

LA MINACCIA VIENE DALLA STOLTEZZA DI CHI CI GOVERNA, NON DAL VIRUS

 La speranza di vita in Italia – dato relativo all’anno 2019 – è di 81 anni per gli uomini e 85,3 per le donne. I dati dell’ISS (Istituto Superiore della Sanità), una fonte credo non tacciabile di complottismo o negazionismo, relativamente ai decessi per o con Covid-19, ci dicono che l’età media dei soggetti è di 82 anni, in salita rispetto a quelli dello scorso marzo. Di questi il 73% presentava altre patologie – il dato dello scorso marzo era del 62%. I soggetti di età sotto i 50 anni rappresentano l’1,1% di tutti i decessi; tutti con importanti patologie concomitanti.

Secondo il professore dell'Università di Padova, il virologo Giorgio Palù, la letalità del coronavirus è bassa, può uccidere certo chi è già gravemente ammalato o presenta un sistema immunitario compromesso, vuoi per l’avanzata età vuoi per malattie immunologiche, ma non è la peste.

Persino l’OMS si è vista costretta a rivedere il tasso di letalità a seguito del modo piuttosto bizzarro di conteggiare i morti Covid-19: autopsie negate cosicché pazienti con altre patologie sono stati sbrigativamente classificati come morti da Covid-19; in tanti casi i protocolli terapeutici sbagliati sono stati la causa dei decessi.

Mike Ryan, uno dei massimi esperti dell’OMS, lo scorso 10 ottobre ha dichiarato – notizia taciuta dalla maggior parte dei mass media mainstream – che “le migliori stime attuali ci dicono che circa il 10% della popolazione mondiale potrebbe essere stata infettata da questo virus”. Il che vuol dire che il tasso di letalità dal 3%, come inizialmente indicato, crolla allo 0,14% - nel 2019 il tasso di letalità dell’influenza stagionale in Italia è stato dello 0,11%.

Sempre secondo il virologo Palù, il 95% dei contagiati è asintomatico. E se dovessimo parlare di pandemia, dovremmo parlare di pandemia da tamponi PCR che, pur non avendo alcuna affidabilità scientifica, contribuiscono solo a montare il panico generalizzato, atteso che positivo asintomatico non significa necessariamente contagioso.

Infatti, secondo il virologo Giulio Tarro, assistente di Albert Sabin, l’ideatore del vaccino antipoliomielite, “Le persone sane asintomatiche non possono essere considerate contagiose … L'asintomatico non contagia perché ha una bassa carica virale”. Peraltro, con riferimento all’affidabilità dei tamponi come mezzo diagnostico, il loro uso è inattendibile in quanto, proprio rifacendosi al suo scopritore il Premio Nobel professore Mullis, il test RT-PCR, eseguito utilizzando tamponi nasofaringei o altri campioni del tratto respiratorio superiore, “misura un acido nucleico che potrebbe essere anche inattivo”.

Ora le autorità pubbliche – di fronte a tante e numerose tesi esposte da altrettanto validi scienziati – anziché approfondire le tesi contrapposte degli scienziati intorno allo stesso tema, attraverso un confronto dialogico utile a stabilire da quale parte stia la verità, preferisce chiudere tutto e tutti, imponendo le mascherine all’aperto, anche se siamo soli. 

Anziché usare i muscoli dell’intelligenza e della ragione, preferisce quelli della censura e della repressione.

giovedì 22 ottobre 2020

VOGLIONO FARCI AMMALARE TUTTI

Il terrorismo mediatico sulla COVID-19 sta riscaldando i motori, e presto sarà nuovamente a pieno regime. E se i contagi aumenteranno (e aumenteranno, perché stiamo parlando di contagi e non di malati) si procederà presto ad un nuovo lockdown. In alcune regioni è già stato imposto il “coprifuoco”.

In questo quadro dominato da una vera e propria propaganda di regime, non ci vorrà molto a mostrare ospedali gremiti e terapie intensive intasate: basterà ricoverare tutti quelli che hanno una qualche linea di febbre e un po’ di tosse, e avviare in terapia intensiva tutti quelli affetti da grave enfisema polmonare, neoplasia polmonare allo stadio terminale, gravi cardiopatici, ecc.

Così tutti quei soggetti prossimi ormai alla fine e che risultano anche positivi al tampone, in caso di decesso potranno, senza il rischio di smentita, essere annoverati tra i morti da Covid-19. 

I malati di cancro e i portatori di malattie cardiovascolari si vedranno, invece, procrastinare esami diagnostici vitali sine die, ma le loro morti non faranno testo.

Ora, indipendentemente dalla pericolosità del virus, resta il fatto che non solo il buonsenso, ma la stessa scienza medica epidemiologica – non quella rappresentata dai piazzisti in televisione, che un giorno affermano una cosa e, a seconda della convenienza, il giorno dopo la smentiscono – ci dice che le misure prese non solo non servono a contrastare la diffusione del virus, ma sono anche controproducenti e costituiscono una seria minaccia per la nostra salute.

Premesso che nessun responsabile capo di governo alimenterebbe il panico in circostanze simili, anche quando ve ne fossero motivi, se non per altri scopi, è sconcertante vedere come si diano, invece, tanto da fare per alimentare una narrazione allarmistica che non è sostenuta da alcuna evidenza clinica: molte persone che hanno contratto il virus, sono poi guarite. È un dato, infatti, condiviso dalla maggior parte della comunità scientifica, ovviamente non di regime, che l’attuale pandemia è senz’altro meno pericolosa dell’influenza asiatica, che comparve nel 1957, e in meno di un anno si diffuse in tutto il mondo; non è più pericolosa della influenza di Hong Kong, che comparve nel 1968 e che, anche questa, si diffuse in tutto il mondo con un modello molto simile a quello dell'influenza asiatica.

Non risulta in nessuna documentazione dell’epoca che i capi di governo del mondo – tanto meno la stessa OMS – avessero ritenuto opportuno adottare particolare misure per arginare la diffusione dell’epidemia.

Poiché è un fatto che le pandemie nella storia si sono sempre verificate ad intervalli di tempo imprevedibili, e continueranno a succedersi come gli tsunami, i terremoti, le alluvioni, le inondazioni ed altre naturali calamità, dobbiamo concludere che dovremo rassegnarci a vivere perennemente in un continuo stato di allerta?

In passato, in situazioni del genere le autorità pubbliche hanno sempre invitato le popolazioni alla calma e alla solidarietà, che si sono da sempre rivelati i migliori rimedi per superare le avversità. Perché ora, al contrario, si invita la gente a tener sempre desto l’allarme e a non fidarsi l’uno dell’altro?

Non credo che questo stato di cose, peraltro ingiustificato e sproporzionato rispetto alla realtà dei fatti, faccia bene al nostro sistema immunitario.

Perché se non è dimostrato scientificamente che i lockdown e le mascherine abbiano una qualche efficacia nel contenere la diffusione di un qualsiasi virus, è invece ampiamente dimostrato che le persone sottoposte a situazioni di stress sociale cronico sono soggette a disequilibri del sistema immunitario che li rendono più vulnerabili alle infezioni e alle malattie autoimmuni.

Qual è dunque il vero fine di questi capi di governo, che continuano in modo “criminale” a soffiare sul fuoco, farci ammalare tutti per decreto?


lunedì 19 ottobre 2020

LA SOCIETÀ IN CUI VOGLIONO FARCI VIVERE

Ammettiamo per ipotesi che il nuovo virus sia davvero pericoloso come la verità ufficiale – quella per intenderci di questo regime dispotico e paternalista – dichiara essere. Proviamo per un momento ad immaginare lo scenario sociale che ci si parerebbe davanti se dovessimo accettare in nome della salute pubblica tutte le restrizioni imposteci dal governo per contenere un’emergenza virale, che sembra destinata a non esaurirsi nel breve periodo.

Quando il numero di contagiati aumenterà esponenzialmente, il governo invocherà ulteriori misure restrittive per controllare l’epidemia. I mass media, secondo un copione oramai collaudato, mostreranno ai telespettatori le immagini di ospedali gremiti di malati e delle centinaia di persone che muoiono ogni giorno. Si parlerà di nuovo di respiratori che vengono rimossi dai pazienti anziani per aiutare i giovani, che hanno una speranza di vita maggiore.

Dinanzi al tam tam mediatico, le persone di scarse conoscenze scientifiche, ma più prone al dispotismo paterno del governo si scaglieranno con rabbia contro tutti coloro che oseranno dissentire dal pensiero unico dominante. 

Chiunque non indossi una mascherina – sia pure all’aperto e a distanza dagli altri – sarà fatto oggetto di linciaggio, quale responsabile del diffondersi dell’epidemia.

Esaurite le mascherine come arma per fronteggiare il virus, allo stesso modo in cui ci hanno imposto le mascherine, ci imporranno la sorveglianza digitale. 

Chi non scaricherà l’app Immuni e non lo lascerà praticamente sempre attivo sul proprio device verrà tacciato come negazionista incosciente, che col suo comportamento mette a rischio l’intera comunità.

Non sarà necessario – più di tanto sguinzagliare i poliziotti – ci penseranno solerti cittadini, a suon di pugni e calci, a far capire ai facinorosi negazionisti l’opportunità di allinearsi al pensiero unico dominante.

Cosi, tra stato di polizia e isteria della sopravvivenza, ciascuno di noi vivrà la propria vita all’insegna del sospetto. Con la paura costante dell’altro, quale possibile untore o aggressore.

La salvaguardia individuale sarà a tal punto prevalente da degenerare in vere e proprie forme psicotiche. Gli atteggiamenti egocentrici ed egoistici saranno a tal punto amplificati da annullare i già fragili vincoli di solidarietà fra esseri umani.

Nessun abbraccio, nessuna stretta di mano, nessun bacio.

Lo smart working – quale soluzione per garantire un efficace distanziamento “sociale” – prevarrà sulle altre forme di lavoro.

Così, ciascuno, rattrappito nella propria squallida e grigia solitudine, non potrà far altro che frequentare quotidianamente la propria sofferenza psichica, ma dirsi finalmente al sicuro dal virus.

Nel frattempo il governo introdurrà un nuovo sistema di controllo sociale che consentirà di monitorare il comportamento dei suoi bravi cittadini. 

Coloro che si comporteranno bene, in linea con le direttive del governo, acquisiranno punti che accresceranno la loro valutazione sociale; coloro (i più ribelli, i meno obbedienti) che, invece, non si allineeranno alle direttive governative perderanno punti e, quando scenderanno sotto una certa soglia, saranno semplicemente condannati all'esclusione, alla morte sociale.

Quale delle due opzioni preferite: il rischio di ammalarvi ma vivere in una società libera che garantisce il diritto di avere diritti o, al contrario, vivere in una gabbia ma sicuri di non morire di Covid? 

Già, perché se possiamo forse evitare  di non morire di Covid, non è detto che non si muoia per infinite tante altre cause!

RIPETETE UNA BUGIA CENTO, MILLE, UN MILIONE DI VOLTE E DIVENTERÀ UNA VERITÀ (Goebbels)

Quando esorto a “spegnere la televisione” non intendo dire che tutti coloro che la guardano siano “coglioni” (anche se ce ne sono tanti) che si lasciano influenzare e plasmare dalla comunicazione dell’ormai pensiero unico dominante diffuso dai mass media mainstream.

Un fatto decisamente inquietante è constatare, come mai era avvenuto prima (se si esclude il periodo fascista), il perfetto unisono dei mass media mainstream nel divulgare l’unica verità ammessa, ossia quella di regime. Mai come prima si assiste ad una forma di demonizzazione e di svalutazione di quanti osano affermare una verità diversa da quella “ufficiale”.

La tattica è sempre la stessa: quando non si possono addurre validi contro argomenti alle tesi di quanti sostengono una verità alternativa a quella di regime, si sposta il piano del confronto dalla logica e dalla scienza a quello del discredito e della ridicolizzazione.  

Così, tutti coloro che la pensano diversamente dai sedicenti dotti luminari di regime sono perciò stesso, e nessun’altra ragione, considerati negazionisti, terrapiattisti, incoscienti, insensibili, e così via. Senza che poi tali  dotti luminari si prendono il disturbo e la briga di dimostrare dove sta la fallacia dei ragionamenti delle tesi avverse.

Siamo tornati alle tenebre dell'oscurantismo medievale, quando chi osava dire che non era la Terra al centro dell’universo era bollato come eretico?

Ecco: quando esorto a spegnere la televisione – ovvero quelle trasmissioni che mistificano di fatto la realtà con ossessiva ripetitività – il messaggio non è che tutti coloro che la guardano sono perciò stesso dei coglioni. Il messaggio è: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci”.

I latini dicevano “gutta cavat lapidem”, ossia "la goccia perfora la pietra". Così una menzogna ripetuta ossessivamente infinite volte può finire per diventar vera anche per i più dotati di senso critico. 

È solo questione di tempo.

domenica 18 ottobre 2020

SPEGNETE LA TELEVISIONE, SE VOLETE SALVARE QUEL CHE RESTA DEL VOSTRO CERVELLO!

Spegnete la televisione. E, in particolare, disertate il programma televisivo di Barbara D’Urso, esempio paradigmatico, di sconcertante raffinatezza, di come si possano manipolare, influenzare comportamenti e modi di essere di milioni di individui senza nemmeno dover fare uso della coercizione fisica.

Il potere – quello vero – è sempre nascosto. I Giuseppe Conte, le Barbare D’Urso sono solo i rappresentanti di questo potere occulto, abili e utili piazzisti che, facendo leva soprattutto sull’ignoranza della gente, sono capaci di convincere milioni di individui che la merda è buona quanto la nutella.

Il potere dal suo “rifugio segreto”, praticamente inattaccabile, può così serenamente contemplare la stupidità della massa che, attraverso l’alternarsi dei vari rappresentanti “eletti dal popolo” e personaggi televisivi graditi alla gran parte del pubblico, come un gregge di pecore si dirige là dove vuole il pastore.

In questo modo, quei pochi uomini che detengono il potere e tessono il futuro destino dell’umanità, hanno la straordinaria possibilità di fare quello che a nessun governo o potere visibile è dato compiere fino in fondo, ossia manipolare alla perfezione i sentimenti e la mentalità di massa senza neppure dare l’impressione di farlo.