L’esperienza e la tradizione giuridica, dalla caduta dei
regimi nazifascisti a prima dell’epidemia da Covid-19, ci ha formati e
informati al Principio di Ragionevolezza delle leggi, secondo il quale le
disposizioni normative contenute in atti aventi valore di legge devono essere
congruenti e adeguati al fine che il legislatore intende perseguire.
Il fine, lo sappiamo tutti, è la tutela della salute
pubblica che si può raggiungere impedendo assembramenti che possono creare le
condizioni di diffusione del contagio.
Ma quando queste condizioni sono
soddisfatte, consentendo l’accesso controllato delle persone ai supermercati,
oramai unici luoghi dove può ancora esservi il rischio di contagio, perché non
lasciare al singolo la possibilità di scegliere tempi e luoghi dove recarsi secondo
un criterio di autodeterminazione? Se non faccio alcunché possa essere di
nocumento alla salute degli altri, perché devo essere comunque soggetto ad un
potere arbitrario che m’impone una reclusione senza se senza me? È come mettere
agli arresti domiciliari un qualsiasi individuo solo perché può essere
potenzialmente in grado di commettere un furto.
Abbiamo sdoganato la “guerra preventiva”, ora vogliamo anche
rendere accettabile all’opinione pubblica la detenzione preventiva. Come
succede nella logica della guerra preventiva, vogliamo forse creare, per
soddisfare le esigenze di ordine pubblico, un algoritmo in grado di decidere,
sulla base di certi parametri, chi debba essere arrestato prima ancora che il
reato sia commesso, solo perché la probabilità che lo commetta è alta?
Sono passi pericolosissimi in una democrazia, che possono
traghettarci dalla legittimazione costituzionale a quella del sovrano, in cui gli
uomini del potere possono, secondo il proprio capriccio, esercitare un
effettivo dominio su tutti gli altri, senza dover per questo giustificare la
ragione dei propri atti.
Per esempio, allo stato attuale delle cose, con
provvedimenti che limitano pesantemente molteplici diritti garantiti dalla
Costituzione, chi ci protegge dall’arbitrio o dall’abuso di potere delle forze
dell’ordine?
Chi ti ferma può accampare qualunque motivo per soddisfare il suo
capriccio: rispedirti a casa, comminarti la sanzione, farti passare un
brutto quarto d’ora.
Può inoltre l’emergenza sanitaria giustificare l’ingerenza
massiva nella vita privata di ciascuno di noi, facendo persino ricorso a
tecnologie digitali in grado di tracciare ogni movimento ed ogni contatto tra
le persone?
Si possono pure accogliere limiti al diritto alla libertà di
movimento (art. 16 della Costituzione), finalizzati al contenimento della diffusione
del virus, ma tali limiti dovrebbe essere almeno improntati ad un criterio generale di
congruità e ragionevolezza.
Ed io faccio fatica a trovare un criterio di congruità
e ragionevolezza nell’impedire l’accesso ai parchi e ai giardini, quando chi vi
si reca mantiene la debita distanza di sicurezza dagli altri.