L’art. 32 della Costituzione recita:
«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e
interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per
disposizione di legge».
La Costituzione dunque declina la salute come un diritto che
ha una duplice natura: da una parte la libertà del singolo su scelte che
riguardano il proprio corpo, secondo la regola generale del divieto di
trattamenti sanitari obbligatori (contra voluntatem); dall’altra, l’interesse a
tutelare la salute altrui a non subire le conseguenze dei contagi.
La domanda che ci si deve porre è pertanto: la situazione
epidemiologica in atto e la minaccia che ne promana per la salute individuale e
collettiva è veramente tale da giustificare l’imposizione obbligatoria del
vaccino o, piuttosto, siamo in presenza di una vera e propria invadenza dei
poteri pubblici nella sfera di determinazione del singolo individuo?
Non c’è dubbio che l’indefettibile interesse della
collettività prevalga su quello dell’individuo, secondo il principio che la
salvezza di molti giustifica pure il sacrificio di pochi. Ma poiché di scelta
tragica del diritto si tratta (sacrificio di pochi per la salvezza di molti), la
legge deve rispondere almeno ad un criterio di proporzionalità rispetto alla
condizione di pericolo esterno.
Allo stato dell’arte, cosa sappiamo della veloce diffusione
del virus SARS-CoV-2?
Dai dati epidemiologici emerge incontrovertibilmente che
l’infezione nell’81% dei casi è asintomatica o paucisintomatica (sintomi di
lieve entità), nel 14% di casi si manifesta con sintomi simili a quelli
dell'influenza (febbre, tosse, mal di gola, mal di testa, naso che cola,
debolezza, affaticamento e dolore muscolare), nel restante 5% si presenta in
maniera seria e grave (con polmonite, insufficienza respiratoria, sepsi e shock
settico, che possono portare anche alla morte).
Ad oggi, le caratteristiche dei 63.573 pazienti deceduti e
positivi a SARS-CoV-2 in Italia sono: nel 66,1% soggetti con tre o più
patologie gravi in atto; nel 18,4% soggetti con almeno due patologie gravi in
atto; nel 12,4% soggetti con una concomitante patologia grave in atto; solo nel
3,1% dei casi ci sono stati decessi francamente associati alla Covid-19.
L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è
di 80 anni, pressappoco nella fascia di età corrispondente all’aspettativa di
vita in Italia.
I pazienti deceduti positivi al SARS-CoV-2 di età inferiore
ai 50 anni rappresentano l’1,2% del totale; nella maggioranza dei casi
presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali,
psichiatriche, diabete, obesità).
Ad oggi, il tasso di mortalità della Covid-19 è dello 0,11%;
quello dell’influenza stagionale dello 0,10%.
Nella fascia di età compresa tra 0 e 39 anni, non si è
registrato alcun decesso da SARS-CoV-2 ; a causa dell’influenza stagionale
del 2018 11 bambini sotto i 14 anni sono morti.
In generale, l’influenza colpisce maggiormente le età
pediatriche più di quanto faccia la Covid-19.
Domando: è questa un’emergenza tale da imporre il via alla
vaccinazione di massa?
Nessun commento:
Posta un commento