L’Alto Commissario delle Nazioni Unite ai Diritti Umani ha
denunciato il deterioramento delle condizioni di detenzione dei migranti in
Libia, giudicando scellerata e “disumana” la cooperazione dell’Unione Europea con
questo Paese per arrestare i migranti in mare.
Le immagini mostrate in Tv di uno dei campi di detenzione,
dove finiscono i migranti che non riescono a raggiungere l'Italia e l'Europa,
svelano tutto l’orrore inimmaginabile di cui solo l’essere umano è capace:
migranti picchiati e venduti all’asta come schiavi, altri torturati e abusati
sessualmente; accalcati e ammassati in spazi angusti, dove non c’è ventilazione
e la luce filtra da finestre molto piccole, uomini donne e bambini che vivono
tra i propri escrementi; partorienti che partoriscono da sole in condizioni di
sovraffollamento e di scarsa igiene.
Ciò che accade in quel luogo è trasponibile per ferocia e
orrore ai campi di concentramento nazisti, nei quali più che il trionfo dello
spirito umano se ne celebrò l’abiezione. Durante e dopo il processo di
Norimberga, anche su quella parte di popolo tedesco che non si era macchiata di
crimini gravò la condanna per “gli orrori del nazismo”. Una condanna
giustificata per non aver avuto occhi per vedere, orecchie per ascoltare, per
aver tollerato ingiustizie e malvagità inflitte ad altri esseri umani, e non
aver fatto nulla per impedirlo.
La colpa di quella parte di tedeschi segue la logica del
debito morale comunque da saldare. Essi furono moralmente colpevoli perché non
ebbero il coraggio di chiedere spiegazioni su quello che realmente succedeva
agli ebrei.
Ma se proviamo ad immaginare quel mondo, non è difficile
comprendere quanto fosse completamente diverso dal nostro; non si può
paragonare a quello di oggi.
La televisione non c’era; la stampa e la radio erano diretti
esclusivamente dal Ministero della Propaganda. Gli apparecchi radio a buon
mercato di quel tempo non consentivano di ascoltare trasmissioni estere; solo
con apparecchi più grandi e molto più costosi, ciò era possibile.
Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di
persone (il 20 % della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della
soglia della malnutrizione. Nel giro di pochi anni aveva riscatto la Germania
dall’umiliante Trattato di Versailles del 1919; fra il 1933 ed il 1939, con
l’avvio del programma di industrializzazione teso al riarmo, riassorbì la
disoccupazione e nessun tedesco pativa più il freddo e la fame. L’iperinflazione
del 1923, quando per acquistare un chilo di pane erano necessari 428 miliardi
di marchi, era un lontano ricordo.
Dinanzi a tali notevoli progressi economici, che avevano del
miracolistico, è facile comprendere come Hitler godesse non solo dell'ampio
consenso politico del popolo tedesco, ma anche la fiducia in
lui era immensa.
Se l’esistenza dei campi di concentramento era localmente
nota, non lo era alla maggior parte dei tedeschi, che consideravano i detenuti,
nella loro divisa di carcerati, solo colpevoli di gravi delitti. Il normale
cittadino berlinese ignorava che in quei campi vi fossero dissidenti del
regime, quindi prigionieri politici. Pertanto, il fatto che ad autentici
criminali lo Stato infliggesse pesanti pene era molto apprezzato dalla
popolazione, che poteva vantare così città più sicure. Si poteva infatti camminare
anche con il buio pesto per le strade di Berlino senza temere di essere
aggrediti.
Completamente ignoto era il fatto che esistessero campi di
sterminio come ad esempio Auschwitz, Dachau, Buchenwald, eccetera. Nessuno
aveva la minima idea dell’uccisione sistematica di ebrei nelle camere a gas.
Qualche notizia trapelava, giravano sì delle voci, ma il regime
si preoccupava subito di metterle a tacere raccontando che gli ebrei che
scomparivano da Berlino venivano sistemati in una particolare riserva nell’Est
(a Warthegau, il territorio polacco annesso al Reich) dove lavorando come
agricoltori si sarebbero potuti fare una nuova vita. Insomma, una forma di
genocidio incruento.
Poiché i campi di concentramento erano tenuti ermeticamente
chiusi al mondo esterno, è lecito credere che fosse ben difficile per la maggioranza
della popolazione tedesca conoscere le reali condizioni in cui i detenuti erano
costretti a vivere.
Ma oggi che la stampa, la televisione, la radio, il web ci
sbattono in faccia tutto l’orrore che diuturnamente si compie sotto i nostri
occhi (ormai assuefatti), quale scusa, quale attenuante potremo mai levare noi,
popolazioni occidentali cosiddette civili e democratiche, a discolpa della
nostra ignavia e indifferenza, quando qualcuno ce ne chiederà conto?
Se ci siamo liberati del nazismo come evento storico, non ci
siamo liberati da ciò che lo ha reso possibile: l’indifferenza dinanzi alla
sofferenza dell’uomo. Non ci si può dichiarare esseri umani ed essere complici
silenziosi della distruzione di altri esseri umani; non ci si può dichiarare esseri
umani e tollerare l’ingiustizia in qualunque luogo essa venga perpetrata; non
ci si può dichiarare esseri umani e accettare la discriminazione di migranti, carcerati,
nomadi, omosessuali; non ci si può dichiarare esseri umani e moltiplicare le ragioni
dell’intolleranza, del disprezzo, dell’odio.
Nell’ultima lettera al figlio, Nazim Hikmet (poeta e scrittore
turco) scrive: «Ama le nuvole, le macchine, i libri, ma prima di tutto ama
l'uomo. Senti la tristezza del ramo che secca, dell'astro che si spegne, dell'animale
ferito che rantola, ma prima di tutto senti la tristezza e il dolore dell'uomo».
Questi versi sono la mirabile sintesi di ciò che io intendo
per essere un “ESSERE UMANO”.
Di fronte a quelle immagini che arrivano dalla Libia non
posso non pensare alle riflessioni di Hannah Arendt sul male e la sua banalità. E, in particolare,
all’affermazione che il male peggiore compiuto dagli uomini non riguarda tanto
la sfera metafisica, ovvero quella che investe ciascun uomo che tollera
ingiustizie e malvagità per semplice vigliaccheria, quanto quella del banale.
Come Eichmann non riusciva a trovare in sé alcuna colpa, se non quella di aver
obbedito agli ordini e di aver ottimizzato l’eliminazione degli ebrei, così
ministri e capi di governo si compiacciono di aver ridotto gli arrivi di
migranti via mare dalle coste libiche, pagando il governo libico per il lavoro
sporco che il nostro non vuole fare. Cosa c’è, del resto, di più banale del
mettere la polvere sotto il tappeto per non vedere lo sporco?
Quanti vissero sulla propria pelle l’esperienza dell’orrore
consumatosi nei campi di concentramento nazisti, dissero: MAI PIÙ! Ci chiesero
di scolpire nella nostra mente l'inferno dei Lager; di non tollerare mai che l'umiliazione,
l'offesa, la degradazione dell'uomo, restassero senza una risposta, sepolte
dall’indifferenza e dall’ignavia.
È forse assai diverso da quello l’orrore che oggi si consuma
davanti ai nostri occhi e che urla alle nostre orecchie? 20 mila migranti, rinchiusi
nei centri in Libia, trattati come bestie e oggetti di compra-vendita.
E se ci fossimo noi o uno dei nostri figli?!
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