Non possiamo non accorgerci che dalla caduta del “Muro di
Berlino” il diritto è stato ed è tuttora utilizzato per amministrare,
sanzionare e soprattutto giustificare la conquista e il saccheggio
occidentale nei riguardi delle popolazioni deboli. Il regime di legalità, così
come è andato costituendosi, appare sempre più un progetto di dominazione del
più forte nei confronti del più debole, in nome del quale, tramite
diverse strategie culturali, si giustificano guerre, invasioni altrimenti non
giustificabili.
L’aspetto più deleterio è che in questo modo davanti agli
occhi delle popolazioni occidentali, quello che è un chiaro progetto di
dominazione viene mascherato dalla retorica della legalità, persuadendoli
altresì della benevolenza dei predoni contro la barbarie del fondamentalismo
islamico.
Senza alcun pudore si è raccontato e si continua a
raccontare che l’invasione dell’Iraq, dell’Afghanistan e quello che ne è
seguito sono state azioni tese ad esportare la democrazia e la legalità, mentre
in realtà si è soltanto esportato il regime imposto dalle multinazionali a
difesa dei propri interessi in quei territori, legittimando in questo modo la
legge del più forte come nella celebre favola di Fedro del lupo e dell'agnello
che si abbeverano allo stesso torrente.
Dopo aver reso gli uomini vuoti, impagliati dal lerciume
consumistico, si è piegato il regime di legalità alla logica del pensiero
secondo il quale è giusto proteggere una distribuzione diseguale della
ricchezza piuttosto che decidere di redistribuirle in maniera più equa. Con
abili tecniche giuridiche ci hanno convinto che la “predazione” che sta alla
base delle enormi ricchezze sono il frutto del lavoro dell’uomo e non della sua
rapina.
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