sabato 1 ottobre 2016

LA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE DI RENZI

Per comprendere le ragioni della riforma costituzionale – ma sarebbe più esatto parlare di controriforma, perché di fatto, se dovesse passare, segnerebbe la fine di quello scampolo di democrazia che ci resta – occorre riportare le lancette del tempo al 2013, quando Napolitano non era ancora presidente e la J.P. Morgan, una società leader nei servizi finanziari globali e che fa parte del club dei veri padroni del “nuovo ordine mondiale”, indicò – in nome del capitalismo vincente – i quattro difetti della nostra Costituzione nata dall'immane tragedia del nazifascismo in Europa, col fine di impedire che un simile scenario storico dovesse ripetersi. 

I quattro difetti evidenziati dalla J.P. Morgan erano: 1) una debolezza degli esecutivi nei confronti dei Parlamenti; 2) un’eccessiva capacità di decisione delle Regioni nei confronti dello Stato; 3) la tutela costituzionale del diritto del lavoro; 4) la libertà di protestare contro le scelte non gradite del potere.

Guarda caso la controriforma costituzionale di Renzi e le leggi emanate sul jobs act rispondono puntualmente a tutte e quattro le necessità individuate da J.P. Morgan.

Perché le grandi Corporation la vogliono? La vogliono perché la presenza di elementi di “socialismo” nella nostra Costituzione, quali il diritto all'istruzione, a un lavoro dignitoso, all'assistenza sanitaria, rappresentano un intralcio alla loro smania di potere: il “sì” spianerebbe loro la strada; il “no” farebbe resistenza all'egemonia culturale del grande capitalismo vincente. La vogliono perché tutte quelle Costituzioni che parlano di rispetto della dignità umana e di inviolabilità della persona umana, confliggono insanabilmente con lo sfruttamento sempre più evidente e feroce di una parte di umanità (gli oppressori) contro la restante parte (gli oppressi). 

Di questa controriforma non ne ha bisogno il Popolo (gli oppressi) e non la vuole Renzi – in cuor suo – perché sa che non sposterà di un millimetro la situazione di crisi in cui il nostro Paese e gli altri dell’area euro sono stati precipitati dalla rapacità e dall'avidità delle grandi Corporation che controllano di fatto il mondo, tanto è vero che sono scesi in campo i grandi giornali che li rappresentano: il Financial Times ed il Wall Street Journal. I quali dicono che il No al referendum sarebbe una catastrofe come il Brexit inglese. E, come se non bastasse, dalla parte del SI è schierato lo stesso ambasciatore americano in Italia, che ha detto che se vincesse il NO, gli investimenti prenderanno un’altra strada - la paura resta l'arma più efficace per indurre il Popolo a fare quello che non gli conviene. 

Dicevo, non la vuole Renzi perché sa – in qualche recondita piega della sua anima non ancora del tutto venduta a Mefistofele – che questa riforma è una boiata pazzesca e che di fatto cancella quell'ultimo scampolo di democrazia che ancora resta. Ma da bravo garzone-piazzista vuole guadagnarsi la benevolenza dei nuovi padroni, nello stesso modo in cui gli impiegati di banca Etruria, su ordine dei vertici, rifilavano agli ignari risparmiatori le obbligazioni spazzatura per dimostrare quanto fossero bravi e sperare così di far carriera.

Vediamo in sintesi le ragioni portate da Renzi alla sua controriforma.

Con la sua controriforma ci sarà un risparmio di 500 milioni di euro l’anno (nell’aprile 2014, Renzi parlava di 1 miliardo).

Falso! il Senato, con la sua controriforma, non viene abolito ma resta in piedi ed è composto dai consiglieri regionali e sindaci che, pur non essendo stati eletti a questo incarico dal popolo, godranno al pari degli altri parlamentari dell’immunità. Considerato che, dal bilancio di previsione 2016, il Senato ha un costo di 540 milioni l’anno, di cui solo 79,5 milioni lordi finiscono nelle tasche degli attuali 315 senatori, ne consegue che la minore spesa derivante dalla riduzione dei senatori è stimabile in circa 49 milioni di euro, mentre la soppressione del CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) produrrebbe un risparmio di 8,7 milioni di euro l’anno. Dunque, se la matematica non è un’opinione, il risparmio effettivo derivante dalla sua controriforma non è di 500 milioni di euro l’anno, ma di soli 58 milioni di euro l’anno. Se davvero si intendevano ridurre i “costi della politica”, bastava ridurre il numero complessivo dei parlamentari e dei loro maxi stipendi ed emolumenti, considerato che hanno assunto dimensioni la cui legittimazione è oggettivamente difficile da darsi e che sono più pagati dei loro colleghi tedeschi, francesi, inglesi, spagnoli, americani. Peraltro, a fronte di un rendimento decisamente scadente.

Con la sua controriforma finalmente l’Italia cesserà di essere l’unico paese europeo in cui il Parlamento è composto da due camere eguali, con gli stessi poteri e praticamente la stessa composizione.

Falso! Nelle più avanzate e popolose democrazie del mondo (Stati Uniti, Francia, Canada, Australia, ecc.) qualsiasi legge per diventare tale deve essere approvata da entrambe le Camere, in quanto si ritiene che il sistema bicamerale serva per migliorare la qualità della legislazione e porre rimedio all'errore di una delle due Camere. Insomma, due piloti alla guida di un aereo garantiscono meglio i passeggeri a bordo.

Con la sua controriforma finalmente i cittadini che hanno atteso per anni riforme e risposte concrete, avranno risposte più tempestive.

Falso! L’iter legislativo riguardante le leggi ad personam e a favore di Berlusconi hanno avuto iter fulminei. La Legge Cirami del 2002, riguardante il legittimo sospetto e il cui unico scopo era quello di impedire il regolare svolgimento dei processi a carico di Silvio Berlusconi, passò in 119 giorni; il “lodo Schifani” del 2003, emanato allo scopo non dichiarato di sollevare l'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dalle accuse imputategli nel processo SME e dichiarato poi illegittimo dalla Corte Costituzionale con sentenza 24/2004, passò in 69 giorni; il “lodo Alfano” del 2008, emanato in concomitanza della conclusione del  processo a Milano sulla corruzione in atti giudiziari dell'avvocato inglese David Mills (condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione) e che vedeva come coimputato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, passò addirittura in 25 giorni. Infine, per approvare la riforma Fornero, che il Paese non voleva, il Parlamento ha impiegato solo 19 giorni; per approvare la legge Boccadutri, riguardante il finanziamento pubblico ai partiti, il Parlamento ha impiegato poco più di un mese. Quindi tempi rapidi per il Jobs Act e per tutte quelle leggi che servono all'establishment, ma non al Popolo. Peraltro, a dispetto della rapidità e della semplificazione, l’articolo 10 – secondo comma – della nuova legge costituzionale, sebbene disponga che leggi siano approvate dalla Camera dei deputati, di fatto introduce molteplici varianti che richiedono l’approvazione sia del Senato sia della Camera, tra queste: le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali; quelle che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane. Quindi su altre materie il Senato potrà proporre modifiche, con tempistiche differenziate a seconda dei temi, con il rischio di generare conflitti di competenze tra le due Camere, in un intrico di rimpalli tra la Camera e il Senato. Altro che semplificazione e tempestività!

Con la controriforma costituzionale finalmente ci sarà più democrazia.
Falso! La controriforma costituzionale unitamente all’Italicum consegna di fatto il nostro Paese ad un’oligarchia di potere. La miscela riforma del Senato e riforma della legge elettorale, di cui è corollario, è tossica per la dialettica democratica e trasformerà il leader del partito che vincerà le prossime elezioni in arbitro indiscusso del sistema, che potrà avocare a sé il potere esecutivo, quello legislativo e quello giudiziario. E quindi meglio rispondere ai diktat della élite economica e finanziaria.


Renzi gioca con le parole per truffare i cittadini. Si vuole il superamento del bicameralismo perfetto? Bene, ma a condizione di mantenere la Camera su base squisitamente proporzionale, dimodoché i parlamentari eletti rispondano agli elettori e non al Capobastone di turno: la separazione dei poteri è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto, altrimenti v’è solo la tirannia.

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