sabato 27 agosto 2016

REDDITO MINIMO PER ASSICURARE LA RIPRESA

Capisco che parlare di “reddito di base” o “reddito minimo” possa apparire come una provocazione, ma credo che allo stato delle cose sia lo strumento migliore per arginare la povertà crescente. La concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi e l’automazione dei processi produttivi rendono sempre più necessario prendere in considerazione l’idea di una redistribuzione della ricchezza a sostegno dei più poveri e di chi è rimasto fuori dal circuito lavorativo.

I ricchi in Italia dovrebbero essere tassati in maniera più significativa per consentire da una parte a drenare risorse economiche per l’adozione di un reddito minimo e dall’altra a ridurre la distorsione per cui la ricchezza dipende sempre di più dal patrimonio accumulato in passato e sempre meno dal reddito. 

Negli ultimi anni, secondo Bankitalia, la distribuzione della ricchezza tra le classi di età si è invertita: a differenza di quanto accaduto in passato i giovani sono più poveri degli anziani perché non riescono ad accumulare risparmio con il solo reddito da lavoro. 

Il reddito da lavoro è incomparabilmente più basso di quello derivante da capitale; il ruolo dei redditi da capitale è doppio rispetto a quelli da lavoro.

Lo squilibrio nella ricchezza imporrebbe che il grosso del carico fiscale gravi sul 20% più ricco della popolazione. Sempre secondo Bankitalia, il 20% più ricco della popolazione italiana detiene il 61,6% della ricchezza totale; l’altro 20%, appena al di sotto, detiene il 20,9%. Ne consegue che il restante 60% deve accontentarsi del 17,4% della ricchezza nazionale. In questo 60% si colloca poi il 20% più povero, cui è riservato appena lo 0,4% della ricchezza nazionale.

Adottando un reddito minimo, esentando dal pagamento delle imposte i redditi fino a 28.000 euro, applicando un'aliquota del 20% sui redditi compresi tra 28.001 euro e 55.000 euro, la propensione al consumo sarebbe massima e la ripresa del Pil assicurata. Costringere il 20% più ricco e il sottostante 20% a pagare quasi tutto per garantire il restante gettito fiscale, non avrebbe alcuna o nessuna variazione sul Pil, giacché costoro, anche in presenza di una forte tassazione, assai difficilmente sarebbero messi nella condizione di modificare il loro tenore di vita e di dover conseguentemente ridurre i consumi.


È chiaro che se non si elimineranno queste distorsione con una politica fiscale di redistribuzione del reddito, il problema è destinato ad aggravarsi e con esso non solo il Pil ma anche il livello di benessere individuale della società.

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