L’emergenza migranti a Ventimiglia non accenna ad attenuarsi.
Uomini, donne e bambini, ammassati come deportati nei lager nazisti, sono sistemati
in container e in altri tipi di alloggi del tutto inadeguati a un soggiorno
prolungato, esposti a temperature estreme. Vivono in condizioni igieniche
carenti e di estrema precarietà: mancano il cibo, biancheria, lenzuola, vestiti.
Le operazioni per la loro identificazione possono durare giorni, mesi e
talvolta anni. Forse perché dietro questi
disperati, che dalle coste africane, ma non solo, partono in cerca di condizioni
di vita più accettabili, trovando troppo spesso la morte (diecimila morti in 10
anni), c’è un vorticoso giro d’affari.
Il business per chi gestisce i centri di
accoglienza (coop, onlus, aziende e faccendieri del sociale) e per chi viene
pagato per il loro trasporto, uno sparuto gruppo di proprietari di bus e
minibus, è molto redditizio.
In un tale sistema disumano e disumanizzante ciascuno di noi
si sentirebbe autorizzato ad un’azione di rottura col sistema delle regole, ad
un atto di ribellione, quale atto estremo di affermazione del proprio essere, del
proprio diritto ad esistere contro una società che ha fatto del denaro l’unico
regolatore di tutti i valori simbolici. Se hai denaro puoi andare dove vuoi,
sei libero! Ma se sei uno straccione, non sei libero e devi sottostare alla
violenza che la politica e la nostra cultura chiama “regole”!
Se questa è la cultura delle regole come non riconoscersi
allora in quel gruppo di 300 migranti che venerdì 5 agosto, hanno forzato il
blocco delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di raggiungere la Francia.
Alcuni
si sono gettati in acqua per superare il confine a nuoto, altri si sono recati di
corsa verso la frontiera e le spiagge affollate di turisti. I lacrimogeni e le
cariche della polizia italiana e francese hanno avuto la meglio su quegli
straccioni: li hanno fermati, consentendo così ai turisti di godersi in santa pace
le loro meritate vacanze.
Gli ideali della Rivoluzione francese non saranno mai
pienamente compiuti se alle tre parole Liberté, Egalité, Fraternité non si
aggiungerà la parola Comunismo.
So che questo farà rabbrividire coloro che sono
inclini a considerare tout court il comunismo, insieme al fascismo e al nazismo,
uno dei totalitarismo del Novecento.
Costoro nel condannare il comunismo quale
totalitarismo, non vedono il totalitarismo perfetto che ha prodotto il
Capitalismo, determinando al pari degli altri totalitarismi, ma in modo più
subdolo, il cortocircuito della “politica normale”, che anziché rappresentare le
istanze della società generale, ne subisce la sua stringente logica.
Il comunismo non può essere in alcun modo paragonato al
fascismo e al nazismo. Perché, se in questi prevale l’idea di una razza umana
che ha più diritto delle altre a realizzare se stessa, anche attraverso l’eliminazione
delle altre. E in questo il capitalismo è assai vicino all’idea fascista e
nazista dell’uomo. Il comunismo ha sempre avuto la pretesa, l’ambizione, l’utopia
che risolvendo le necessità materiali dell’uomo, questi avrebbe realizzato
pienamente sé stesso.
Il comunismo pertanto va certamente superato, ma non annullato.
Si rischia altrimenti di gettar via il bambino con l’acqua sporca. Sostenere
che sia stato come il nazismo significa non comprenderne la specificità e
significa soprattutto mettere sullo stesso piano destra e sinistra.
Destra e sinistra non sono la stessa cosa.
Va riconosciuta
al fondo una differenza teorica fra il pensiero di Destra e quello di Sinistra.
Se parliamo per esempio di lavoro, possiamo farci un’idea della differenza
sostanziale che esiste fra pensiero di Destra e pensiero di Sinistra.
Lo “statuto
dei lavoratori” del 1970 fu una riforma di sinistra: mirava alla tutela e alla
dignità dei lavoratori nella relazione con il padronato, in quanto prima e
soprattutto uomini; il jobs act è una riforma di destra, benché fatta da un
partito tradizionalmente di sinistra.
Comprendere la differenza significa che
non basta dirsi di Sinistra per essere di sinistra e che forse il comunismo che
abbiamo conosciuto non è mai stato in verità Sinistra.
Il Comunismo è l’idea che senza una più equa distribuzione dei
beni per la soddisfazione dei bisogni e soprattutto la realizzazione di
un’identità completa fra esseri umani, sul piano del rispetto e della dignità,
non soltanto violenza e terrorismo saranno all’ordine del giorno, ma le basi
stesse sulle quali abbiamo fondate le nostre società – uguaglianza e
riconoscimento dei diritti umani – sono destinate a crollare sotto il peso dell’ipocrisia:
amiamo definirci una civiltà civicamente e culturalmente superiore a qualunque
altra, ma possiamo tranquillamente fare jogging sulla spiaggia mentre i corpi dei
migranti spiaggiati come pesci morti, corpi pietosamente coperti da lenzuola di
carta, alcuni con accanto il fagotto di stracci che non hanno lasciato neppure
nell'ultimo istante, fanno mostra di sé stessi.
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