Quello che accade in Siria è l’esempio chiaro, evidente
della distruttività umana, ovvero la propensione innata che hanno alcuni uomini
a distruggere tutto ciò che appartiene alla vita al solo scopo di conseguire e
conservare il controllo assoluto sugli altri, ovvero il potere.
V’è in costoro una tale passione di distruggere altrettanto
potente quanto la passione di amare. Faremmo meglio ad identificare le
caratteristiche dei primi – fin dai primi anni di vita – ad evitare lutti e
dolori a quella parte di umanità che chiede soltanto di vivere e di amare.
Credo che nessuna buona o cattiva educazione possa servire
per evitare che quella parte di umanità – poca per fortuna, ma assai dannosa –
possa guarire dal loro comportamento distruttivo e sadico, che deriva da un
istinto innato, programmato filogeneticamente, e che prima o poi deve
scaricarsi nelle liti personali, nel crimine, nelle guerre. Pur essendo
minoranza, la loro forza, il loro potere sono la risultante della docilità e del
conformismo, della passività e dell'ottusa obbedienza di quella moltitudine di “brave
persone” che, troppo occupate a consolidare le loro opportunità di vita, si
adeguano senza indignarsi, senza reagire.
La foto del piccolo Omran, salvato dalla macerie di Aleppo,
dove si combatte una guerra ininterrotta dal 2012, riporta alla memoria quella
del piccolo Aylan, affogato mentre con la famiglia tentava di passare dalla
Turchia in Europa. Davanti a quella foto, per un attimo sembrò che il mondo
volesse cambiar pagine, che improvvisamente l’opinione pubblica avesse
ridestato quelle tendenze umanitarie sopite e dimenticate dalla cattiva
coscienza.
Ma dopo questa catarsi collettiva, quando i riflettori dei media si
spengono, l’attenzione pubblica svanisce e tutto torna come prima senza
lasciare alcuna traccia, nel totale disimpegno generale e nella più completa
indifferenza per la vita umana, in attesa del prossimo evento clamoroso.
La febbrile volontà di potenza e di morte dei malvagi non
sarebbe in alcun modo possibile senza la nostra passiva obbedienza.
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