mercoledì 28 ottobre 2015

PERCHE' RENZI NON PUO' ESSERE DEFINITO UNO STATISTA

Renzi definisce “gufi” tutti coloro che scommettono o si augurano che l’azione del governo da lui presieduto non porti alcun beneficio al Paese. Io non credo che questo suo lessico e comportamento politico siano quelli di uno “statista”, che non basa il risultato della sua azione politica in termini di ottimismo o pessimismo. 

I fatti sono fatti e restano fatti, sia che si vogliano interpretare ottimisticamente sia che si vogliano interpretare pessimisticamente.  Dire che un bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto non ne stravolge la sostanza, la realtà. 

È un fatto che ciascuno di noi percepisca la realtà in modo diverso, a seconda del personale apparato sensoriale ed emozionale; fa parte dell’infinita diversità del genere umano. Un particolare quadro può piacere ad A e può non essere apprezzato da B, ma questo non vuol dire che l’opinione di A sia prevalente rispetto a quella di B e viceversa.

Qual è dunque il giudizio più vero? Quale percezione può permettersi di prevalere su un’altra? Chi può affermare lecitamente che l’opinione di A sia più vera di quella di B? Nessun uomo, dotato di spirito libero, può affermare che una verità sia più vera di un'altra; nel crogiuolo delle idee contrastanti va dialetticamente concependosi la verità storica, cui obtorto collo siamo tutti vincolati e verso la quale dobbiamo operare una scelta, o di adesione o di contrasto. 

Per esempio, al tempo del fascismo in Italia vi fu una gran parte di italiani che aderì e un’altra parte che, pur patendo le iniquità di un regime dittatoriale, fece invece la scelta opposta in nome della libertà e della democrazia. Potremmo dire che questi ultimi – al tempo del fascismo – erano ugualmente bollati dal regime come “gufi”, “disfattisti”, “pessimisti”, “antipatrioti”, ecc. ecc.

Non interessa qui stabilire chi fosse nel giusto e chi fosse invece nel torto. A me preme qui mettere in chiaro solo la circostanza che, in qualunque momento della storia, l’uomo deve “necessariamente” operare una scelta e uniformarsi ad essa, assumendone quindi ogni responsabilità davanti alla storia e agli altri suoi simili. In tale contesto separare manicheisticamente i buoni dai cattivi, i vecchi dai moderni, gli ottimisti dai gufi, i fedeli dagli infedeli è segno di una “arroganza intellettuale” tesa a mascherare la miseria delle proprie idee rispetto a quelle dell’avversario.


Uno statista, degno di questo nome, è colui che crea sintesi nel rispetto di tutte le opinioni, fiducia per le sue elevate qualità morali, consenso per la forza logica delle sue argomentazioni. Solo così si apre il grande spazio della verità e della libertà. 

Ecco perché Renzi non è uno “statista”!

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