Il problema di molti italiani – che rappresentano la
maggioranza – è che non riescono a superare l’angusta mentalità
individualistica e amorale nemmeno quando la crisi morde, quando la corruzione
dilaga, quando diritti faticosamente conquistati in anni di lotta vengono erosi
quotidianamente e sistematicamente in nome del rigore dei conti pubblici.
Strapparli dal loro piccolo guscio di benessere materiale è
compito assai arduo e difficile. Essi sembrano non rendersi conto che solo
un’azione sociale e collettiva potrà scongiurare il peggio che si profila
all'orizzonte. Il “filo rosso” che accomuna questi italiani è “grazie a Dio,
non è capitato a me”! Se poi attorno a loro tutto frana, la cosa non li
riguarda affatto. Essi non perseguono altri scopi che non siano quelli del
proprio interesse materiale ed immediato o quelli del proprio nucleo familiare.
Possono vivere anche in una cloaca a condizione che il loro giardino e la loro
casa siano puliti; se poi i miasmi che esalano dalla cloaca feriscono le loro
narici, nessun problema: indossano mascherine profumate!
Tutto il resto dell’umanità per costoro è “accessorio
inutile”; l’importante è che a loro non manchi nulla. Nessuno di loro è
disposto a sacrificare una briciola del proprio tempo e delle proprie risorse
se non ha in vista un ritorno personale. Per esempio, un soggetto che presta la
sua attività di volontario presso un’associazione umanitaria è solo un
“cretino” che non sa come occupare altrimenti il suo tempo; un altro che
impegna parte del suo tempo per scrivere su un blog con l’intento di
risvegliare qualche coscienza intorpidita è soltanto uno “sfigato” che si fa le
“seghe mentali”.
La filosofia di vita di costoro è molto semplice. Dal momento
che la vita è una sola, vale la regola del «carpe diem». Che non è quella più sapiente
e riflessiva del poeta latino Quinto Orazio Flacco,
che invitava a vivere la vita secondo i precetti della morale epicurea, ma
quella della ricerca affannosa dell’affermazione di sé stessi a tutti i costi.
Dai cosmetici ai tatuaggi e alla chirurgia estetica, niente è mai abbastanza
per dare un’immagine di sé superiore. L’identità del sé è limitata al solo
corpo e agli oggetti che lo adornano, che, per il vuoto interiore scavato dalla
mancanza di riflessione e di pensiero, sono divenuti gli unici strumenti per
comunicare con gli altri. Con la conseguenza che, proprio per possedere tutti
questi simboli con i quali possono unicamente esorcizzare la loro solitudine,
devono prostituirsi a quel sistema di potere che quei simboli possiede e mette
in vendita, e attraverso i quali li plasma secondo il proprio vantaggio e la
propria convenienza. Una volta divenuti perfetti consumatori, essi, perdendo
quel brandello di umanità che ancora li ancorava a un’etica pubblica, fatta di
relazioni e di rapporti corretti gli uni con gli altri, scadono in
quell'individualismo amorale fatto di diffidenza e paura verso il prossimo,
percepito più come minaccia che come opportunità. È la guerra di tutti contro
tutti, l’uno contrapposto all'altro in una logica di doppiezza morale da
“grande fratello”, perché quello che conta non è la relazione umana ma arrivare
al gran finale, eliminando tutti gli altri.
Quello che emerge non è il quadro di una società appagata e
appagante, piuttosto quello desolante di una società stanca, apatica e
indifferente verso tutto ciò che può apparire serio o impegnativo; fatta di esseri
umani il cui unico scopo è quello di soddisfare i propri desideri, ottusi, livellati;
incapaci di pensare con la propria testa e senza alcun desiderio di interrogare
la propria coscienza. Perché pensare, perché riflettere sulla condizione di noi
esseri umani, quando è più facile rilassarsi, perdere il controllo, stare come
ebeti davanti alla televisione?
Il potere li vuole così: non vuole che gli uomini pensino ma
che si divertano; li vuole ammansiti, pacificati, non turbati o scossi dall'idea
che i loro figli domani potrebbero maledire il giorno che vennero al mondo. Non
li vuole associati nella pretesa di maggiori diritti, ma divisi per non
infastidire il “manovratore”.
Nel nostro tempo, ciò che manca è l’UOMO! Con un tale materiale umano nessuna
evoluzione in meglio sarà mai possibile.
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