domenica 1 novembre 2015

LEGGE DI STABILITA', UN REGALO A IMPRESE E RICCHI

A sentire Renzi e i suoi accoliti, questo è il governo che per la prima volta riduce le tasse agli italiani. Ma frugando tra le pieghe della legge di stabilità si scopre che gli sgravi fiscali vanno tutti a imprese e ricchi, briciole agli statali, tagli a servizi e pensionati. Renzi non si smentisce: nell’arte del bluff e dell’illusionismo è un vero maestro. Doti più congeniali a un giocatore di poker o ad un uomo di spettacolo piuttosto che ad uno statista.

Come Mussolini, ha capito bene la mentalità della maggior parte degli italiani, il cui peccato originale italiano sta nella sua naturale tendenza a spogliarsi del proprio senso critico, della propria libertà personale in favore del potente di turno. Più incline ad eleggere l’uomo che incontri al bar, quello un po’ spaccone, che fa divertire con le sue battute piuttosto che governanti. Sempre lesti a scendere dal carro del perdente per saltare su quello del vincitore. L’umorismo sferzante, autenticamente british, e l’acume politico di Winston Churchill, commentando i fatti susseguenti alla caduta del fascismo, gli fecero dire: «Bizzarro popolo, gli italiani. Un giorno, 45 milioni di fascisti. Il giorno dopo, 45 milioni di antifascisti e di partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano, dai censimenti». 

I miei connazionali sono per me un vero mistero. Per esempio – con riferimento al recente fatto accaduto a Vaprio d’Adda, dove un 65enne ha fatto fuoco su un ladro 22enne, stroncandone la vita –,  stupisce la solidarietà e la simpatia sia del Presidente della Regione Lombardia, Umberto Maroni, sia di quello della Regione Liguria, Toti, unita al coro di tanti italiani che vedono nell’atto consumato dal pensionato Francesco Sicignano il gesto eroico di un giustiziere, ma sono affatto indifferenti e insensibili nei riguardi dei “veri ladri” in doppiopetto che affamano la nazione e rubano il nostro futuro e quello dei nostri figli. 

Infatti, non passa giorno che la cronaca non registri un caso di corruzione perpetrato da uomini delle istituzioni a danno della collettività. E dinanzi a questo malcostume che ammorba l’aria nessuno reclama parimenti con la stessa foga il diritto a vivere in un Paese pulito. Quanti scippi, quanti furti, quante rapine vale la corruzione che sì funesta la prosperità dell’Italia? Se riteniamo che il furto di una collanina, due fedi e 120 euro valgono la vita di un uomo, quale pena dovrebbe essere inflitta ad un uomo come Callisto Tanzi – patron di Parmalat – che in un sol botto ha messo sul lastrico 145mila piccoli risparmiatori, che da un giorno all’altro si sono visti portar via i risparmi di una vita? A conti fatti quale pena per Giancarlo Galan che ha intascato mazzette per 10 milioni 831mila e 200 euro sull’affare Mose, sottratti alla collettività e che potevano invece essere destinati alla costruzione di case popolari o asili o centri di assistenza per gli anziani della regione veneta? 

Come si possa essere così stupidi da inorridirsi per la pagliuzza e tollerare invece la trave è per me davvero un arcano insondabile.

Ma torniamo al bluff della manovra della “legge di stabilità” e ai tanto decantati sgravi fiscali. 

Nel 2016 i fondi per ridurre la pressione fiscale saranno solo di 1,3miliardi di euro, e non i tanto vantati 24miliardi, e il congelamento delle clausole di salvaguardia durerà solo un anno.

Procediamo con ordine, poiché la manovra è tesa a tagliare le tasse, Renzi deve trovare coperture per la sua legge di stabilità. Il valore di queste coperture per il 2016 in termini di indebitamento netto, ovvero l’eccedenza della spesa delle amministrazioni pubbliche rispetto alle entrate, è pari a 28,7miliardi di euro netti. 

Il 50,52% di detto importo, pari a 14,5miliardi di euro, è rappresentato da maggiore deficit, ed è come se il governo per mettere in atto i suoi piani firmasse cambiali da pagare a scadenza o eventualmente rinnovare. Questo vuol dire che la manovra prevista dalla legge di Stabilità lascia in eredità un aumento del debito, con clausole di salvaguardia solo spostate in avanti di un anno; prestandosi peraltro alle obiezioni della Ue per il rientro dal deficit. È dunque una scommessa azzardata e speriamo che Renzi sappia bene il fatto suo!

Lo spostamento di un anno dell’aumento automatico di Iva e accise vale 16,8miliardi di euro, la differenza tra 28,7miliardi e 16,8miliardi fa 12miliardi di euro, che rappresentano pertanto il valore netto della manovra. 

Il premier Matteo Renzi ha promesso tagli di tasse per 23,8miliardi di euro. Defalcando da detto importo i 16,8miliardi di euro destinati a sterilizzare per l’anno 2016 l’aumento automatico di Iva e accise, avremo che le minori entrate (cioè i tagli di tasse veri) ammontano a 7miliardi di euro netti, dai quali occorre sottrarre le nuove tasse previste per il 2016, per complessive 5,7miliardi euro.

Pertanto la riduzione della pressione fiscale è soltanto di 1,3miliardi di euro. 

Chi avvantaggia la manovra?

La parte del leone la fa – come al solito – Confindustria, ed è questo il motivo per il quale Renzi piace molto a Squinzi. Dopo il jobs act – scritto praticamente da Confindustria – il sodalizio Renzi-Squinzi esce più che rafforzato. A Confindustria vanno: 1)  il “super-ammortamento” al 140% della quota deducibile di un nuovo investimento, abbassando conseguentemente il peso fiscale, e il cui valore è stimato in 2,5miliardi nei primi tre anni; 2) la proroga degli sgravi sulle assunzioni, sia pure ridotti al 40% rispetto al regalo del 2015; 3) defiscalizzazione della retribuzione legata alla produttività e sgravi fiscali per la contrattazione di secondo livello, altri 2,5miliardi in tre anni; 4) l’abolizione dell’Imu sui macchinari “imbullonati”, che vale 530 milioni l’anno, Imu e Irap agricole (600 milioni l’anno); 5) il taglio dell’Ires(imposta sui redditi d’impresa) già messo a bilancio per il 2017 e 2018 per complessivi 7 miliardi e dispari. Insomma, circa 20miliardi di sgravi fiscali nel prossimo triennio concessi al mondo delle imprese nella manovra di Renzi.

L’altra categoria che accoglie con favore la manovra è quella dei ricchi. L’l’abolizione dell’Imu/Tasi sulla prima casa, il cui costo è stimato in 3,5miliardi di euro l’anno, è evidente che favorirà soprattutto i redditi più alti. Poi, l’elevamento dell’aumento del tetto al contante da 1000 a 3000 euro, sarà una sorpresa gradita per quanti temevano la tracciabilità. Ringraziano sentitamente soprattutto albergatori, gioiellieri e liberi professionisti.

La categoria più penalizzata è quella dei lavoratori e dei ceti meno abbienti, da indurci a considerare la legge di Stabilità del governo Renzi un regalo ai capitalisti pagato da lavoratori e malati, e sì perché le risorse destinate al Fondo Sanitario Nazionale diminuiscono, anche se quelli del governo continuano a ripeterci che, più che di tagli, si tratta di un contenimento della spesa. I contratti dei dipendenti statali, bloccati dal 2009 e che la Consulta ha costretto il governo a rinnovarli, vedranno un aumento medio in busta paga di 4 euro netti al mese. Il governo ha previsto infatti uno stanziamento di 300milioni di euro lordi, che al netto delle tasse fanno 154,5milioni. 

Sconcerta la posizione ambivalente del governo sul fronte delle assunzioni. Largo di manica nei riguardi delle imprese private con decontribuzioni e defiscalizzazioni; stretto di manica per le nuove assunzioni nel settore pubblico: blocco del turnover al 25% e niente assunzioni per sostituire i pensionati, nonostante il calo di organico che nella P.A. ha superato le 300 mila unità di personale in poche anni.

Sulle pensioni la legge di Stabilità proroga al 2018 il blocco delle indicizzazioni, bocciato dalla Consulta, con una minor spesa dello Stato quantificabile in 514milioni nel 2017 e 1,14miliardi nel 2018. 

Per quanto riguarda gli esodati, dalla "settima salvaguardia", contro gli effetti retroattivi della Riforma Pensioni del 2011, restano fuori ancora 23mila esodati. Questo perché una parte dei soldi già stanziati per questi saranno usati per la cosiddetta "Opzione donna", che concede alle lavoratrici dipendenti di 57 anni e 3 mesi e quelle autonome di 58 anni e 3 mesi di andare in pensione, a condizione che abbiano maturato 35 anni di contributi e con la penalizzazione che l’assegno sarà calcolato con il sistema interamente contributivo. La tragedia degli esodati fu creata dal governo, quando presidente del Consiglio era Monti e ministro del Lavoro Fornero. L’accusa pesante all’esecutivo è che avrebbe dovuto farsene carico fino a completa soluzione e non utilizzare le risorse già stanziate per gli esodati ad altro scopo.

Sul comparto sanità, al Servizio sanitario nazionale vengono tagliati (efficientamento) 2,3miliardi di euro. Le Regioni dovranno assicurare un contributo alla finanza pubblica pari a 1,8miliardi di euro per il 2016, 3,98miliardi di euro per il 2017 e 5,48miliardi per ciascuno degli anni 2018 e 2019. Peraltro, le stesse Regioni oltre a rinunciare per il 2016 ai già citati 1,8miliardi per la sanità, dovranno risparmiare altrettanto attraverso il rispetto del pareggio di bilancio. Starà dunque ad ogni governatore decidere poi se risparmiare in uffici, sedi e consulenze, oppure se tagliare ancora la sanità. In ogni caso si può comunque prevedere che i tagli alle Regioni si tradurranno presto in aumento dei ticket e del costo dei servizi (mense scolastiche, trasporto), addizionali Irpef dove si potrà. Tutte cose che pesano di più sui redditi bassi.

Infine, il taglio della spesa per investimenti per 3,5miliardi nel prossimo triennio. Esiste un rapporto diretto tra Ict (Information and Communication Technology) ed innovazione nei processi produttivi ed organizzativi. L'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato ampiamente come l’utilizzo intelligente e diffuso della tecnologia digitale, sia nel settore pubblico sia nel settore privato, ha contribuito ad incrementare la produttività e l’efficienza, rendendo più competitivi proprio quei paesi ad alta informatizzazione. Ebbene, l’articolo 29 del disegno di legge prevede una riduzione del 50% delle uscite per computer, software e traffico dati rispetto alla spesa annua media del triennio 2013-2015. 

L'età media dei pc in dotazione della PA è di 5,5 anni; il 45% degli enti locali acceda ancora a internet con il doppino di rame. A molti appare incomprensibile tale scelta, perché è in contrasto con le politiche di crescita e sviluppo dell’occupazione e perché tagliare la spesa nelle nuove tecnologie significa tagliare proprio lo strumento principale per operare una spending review strutturale e mettere in efficienza la PA. 

Tra tutte le spese pubbliche, quella degli investimenti in Ict  è infatti quella che ha registrato effetti più benefici sulla crescita e sull’occupazione. Insomma, la scelta di tagliare il 50% della spesa nel settore dell'Information Technology, sembra contraddire l’azione dell’esecutivo: da un lato il premier e i ministri presentano agli italiani il libro dei sogni sulla PA del futuro, dall’altro s’impone ai dirigenti statali di dimezzare le spese in Ict, se non vogliono essere chiamati a rispondere per danno erariale. 

Non occorre essere “gufi” per concludere che la ricetta è sbagliata e cha la manovra avrà conseguenze distributive inique e ulteriormente depressive sulla crescita. Renzi fa scelte economiche e sociali favorevoli a una parte del Paese – imprese e ricchi – con l’obiettivo di acquisire un elettorato tipico di centrodestra. La politica economica dell’illusionismo praticata dal governo Renzi fin dal suo insediamento viene confermata e accentuata dalla sua legge di Stabilità.

Nessun commento:

Posta un commento