È questo il famoso “paradosso di Epimenide” teso a dimostrare che esistono enunciati che sono né veri né falsi e quindi contraddittori. Il paradosso è dunque un ragionamento corretto che porta però a una contraddizione insanabile: siamo davanti a una situazione paradossale che conduce all’impossibilità di escludere uno dei due ragionamenti.
Per estensione la comunicazione paradossale è quella nella quale una persona asserisca qualcosa, quindi asserisca qualcos’altro sulla propria asserzione e le due asserzioni si escludano a vicenda. I nostri governanti ci offrono quotidianamente esempi di comunicazione paradossale. L’attuale Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non fa eccezione.
Solo due anni fa, nel 2013, Pier Carlo Padoan da capo economista dell’Ocse sosteneva la necessità di tassare la prima casa, sostenendo che “Le tasse che danneggiano di meno la crescita sono quelle sulla proprietà” e che “Se le priorità sono crescita e occupazione la prima cosa da tagliare sono le tasse sul lavoro”. Oggi invece, da Ministro dell’Economia del governo Renzi, dopo solo due anni, sostiene convinto il taglio della tassa sulla prima casa.
Dunque cosa è più giusto fare: tagliare le tasse sulla prima casa o ridurre le tasse sul lavoro per stimolare crescita e occupazione? Le due asserzioni come si vede si escludono a vicenda. Quando diceva il vero? Quando sosteneva la necessità di tagliare le tasse sul lavoro o ora che afferma che eliminare la tassa sulla prima casa avrà un sicuro effetto positivo su crescita e occupazione?
E veniamo all’uso del contante. Poco meno di un anno fa non aveva dubbi sull’opportunità di abbassare la soglia dell’uso del contante: “La scelta di limitare la circolazione del contante e di procedere a un progressivo abbassamento della soglia, è motivata dall’esigenza di fare emergere le economie sommerse (…) e dalla necessità di aumentare la tracciabilità delle movimentazioni finanziarie per contrastare il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita, l’evasione e l’elusione fiscale”. Oggi – dopo la decisione di Renzi di innalzare il limite al contante a 3000 euro – non ha più dubbi e si accorge che non c’è alcuna relazione tra limite al contante ed economia sommersa. E apoditticamente afferma che se gli “si chiede se all’aumento del limite per l’uso dei contanti segue l’aumento dell’evasione, dico che non è vero”.
Se seguiamo quest’ultima asserzione, troviamo che è vera solo se è falsa la prima. Ma se è falsa la prima vuol dire che Padoan è un mentitore. Se Padoan è un mentitore allora anche la seconda asserzione è falsa, perché un mentitore non dice la verità! Se infine ammettessimo che l’ultimo ragionamento è corretto – in quanto egli rivendica il diritto di cambiare idea – dobbiamo comunque concludere che egli è un uomo pieno di contraddizioni. Dunque chi ci assicura che non avesse ragione prima e torto ora o viceversa? Con questo dubbio ostinato nella mente è difficile dargli fiducia.
Sulle pensioni infine, a fine 2011 promuoveva la riforma Fornero, asserendo che andava “nella direzione giusta”, in quanto “l’allungamento dell’età pensionabile non è solo favorevole alla sostenibilità dei conti pubblici, ma può aiutare la crescita (…) più posti di lavoro e anche un effetto positivo sui consumi”. Oggi invece è favorevole a forme di flessibilità in uscita, che potrebbero anche “facilitare l’ingresso per le giovani generazioni”.
Non c'è che dire, Padoan è un campione di coerenza.
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