Nel film “Fortapasc” il regista Marco Risi racconta la storia del giornalista Giancarlo Siani, ucciso sotto casa a soli 26 anni, nel 1985, da dieci colpi di pistola.
Giancarlo Siani lavorava per il quotidiano “Il Mattino”. Fu ammazzato dalla camorra a causa delle sue inchieste, che mettevano in luce i perversi rapporti tra politica e camorra negli appalti per la ricostruzione post-terremoto dell’Irpinia del 1980.
Il film analizza gli ultimi quattro mesi della sua vita.
Quando il giovane giornalista, che lavora nella redazione
locale de “Il Mattino” a Torre Annunziata, comincia ad occuparsi degli omicidi
di camorra, il caporedattore Sasà, infastidito dai suoi articoli, gli fa
presente che esistono due categorie di giornalisti: i giornalisti “giornalisti”
e i giornalisti “impiegati” e «Questo non è un paese per i giornalisti “giornalisti”,
ma per i giornalisti “impiegati”».
Bene, l’articolo che segnalo è un tipico esempio di informazione addomesticata, utile al potere ma poco utile al cittadino.
Giornalisti “impiegati”
che rinunciano all’importante ruolo civico di denuncia e di garanti della
libertà e della democrazia, nell’interesse dei cittadini e del loro diritto ad
essere informati.
Per Laura Cuppini, “Tutto va ben, Madama la Marchesa … va
tutto ben, va tutto ben”:
Il vaccino Pfizer e i lotti con minor quantità di mRna «integro»