Che l’Italia sia un paese di coglioni, senza morale né dignità, lo dimostra come la stragrande maggioranza della popolazione di fronte ai tanti casi di corruzione, frodi fiscali, scandali politici e giudiziari, malasanità, ecc. ecc., non abbia mai alcun moto di ribellione: guarda e gira la testa.
Non parliamo poi dell’aumento scandaloso delle bollette della luce, del gas, dell’acqua. L’italiano medio si lamenta, ma poi mette la coda tra le gambe e paga. In Toscana i cittadini pagano le tariffe dell’acqua più alte d’Italia e nessuno osa contestarle. A Firenze la spesa media annua nel 2018 per famiglia è stata di 710 euro (fonte: Cittadinanzattiva – Osservatorio prezzi e tariffe, 2019).
Certo con un uso più consapevole e razionale dell’acqua si spenderebbe meno, ma il problema è: a fronte di che cosa i cittadini pagano sempre più caro l’uso dell’acqua?
Forse a fronte di un servizio migliore rispetto al passato? Direi di no, l’acqua che esce dal rubinetto di casa è la stessa degli anni in cui le tariffe erano decisamente più basse. Forse a fronte degli investimenti per migliorare le reti acquedottistiche in Toscana, peraltro realizzate in cemento-amianto? Direi di no, la rete idrica a Firenze registra una dispersione idrica superiore al 40 per cento, più alta dunque della già pessima media nazionale.
Dei fiorentini, chi non ricorda, nel maggio del 2016, l’enorme voragine apertasi sul Lungarno di Firenze per la rottura di un grosso tubo dell'acqua? Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, parlò di “Una ferita grave”, perché “Un danno di quella natura non si crea nel giro di due ore … Qualcuno dovrà assumersi la responsabilità”. Quindi chiese che Publiacqua, la società che gestisce l’acquedotto di Firenze e di altri 46 comuni della Toscana, gli fornisse una relazione dettagliata nel giro di 24 ore.
Come andò a finire? Andò a finire come vanno a finire tutte le cose in Italia: Publiacqua si autoassolse e non se ne parlò più.
Ora, passiamo pure sul fatto che nessuna testa è rotolata giù, ma almeno ci si sarebbe atteso che Publiacqua, dopo il fatto, si affannasse almeno a rinnovare i tubi e spendesse fino all’ultimo centesimo possibile per la manutenzione degli impianti, non foss’altro per scongiurare il ripetersi di un tale disastro.
Sebbene Publiacqua nel 2016 avesse incassato con le bollette 216 milioni di euro, il 12,4% in più rispetto al precedente anno, neppure un centesimo è finito in investimenti per la manutenzione degli impianti. E dunque dove sono finiti i soldi?
La gran parte del maxiutile di quasi 30 milioni di euro è andato nelle tasche dei soci sotto forma di dividendi. E, poiché il 40% delle azioni di Publiacqua appartiene ad una società privata, Acque Blu Fiorentine, di cui fanno parte anche Caltagirone, tramite l’Acea, e la multinazionale Suez, possiamo ben dire che tutti noi – coglioni – paghiamo tariffe più alte non per migliorare i servizi e le reti acquedottistiche, ma per ingrossare le tasche di Caltagirone e di una multinazionale.
Ma, il referendum sull’acqua del 2011, che registrò un vero record di partecipazione, non doveva sancire la fine del sistema privatistico dell’acqua? Se il 54% dei cittadini si è espresso in favore dell’acqua come bene pubblico, come mai i cittadini, pagando la bolletta dell’acqua, continuano a foraggiare i profitti dei privati?