Oggi gli standard obiettivi condivisi per la verità sono
scomparsi. Da ciò ne consegue che i fatti oggettivi passano in secondo piano rispetto
ai fatti emotivi. Questo è tanto più vero in politica: mancano i fatti e la comunicazione
politica fa presa soprattutto sul lato emotivo delle persone nel formare l’opinione
pubblica.
I dittatori della storia hanno sempre avuto un gran da fare per
sopprimere la verità. Con l’avvento dei mass media questo non è più necessario.
Mentre la verità può essere svuotata di qualsiasi significato, la menzogna parimenti
può essere rivestita di qualsiasi verità pronta a soddisfare chiunque la tiri
dalla sua parte. La manipolazione dell’opinione pubblica ha raggiunto una potenza
di fuoco che non ha precedenti nella storia dell’umanità: falsi profili sui
social network per manipolare scelte e comportamenti; un esercito di algoritmi opportunamente
escogitati per prevedere i nostri bisogni e le nostre prossime mosse meglio di
noi; foto e video contraffatti che possono farci scambiare comuni cimiteri con
campi di sterminio; ecc. ecc.
L’opinione pubblica sempre più confusa, frammentata e
mutevole, si chiude allora in una sorta di “autarchia culturale”, che finisce
per abbracciare una concezione del bene e del male che cede ai personali pregiudizi
e assai difficilmente si mostra disponibile a confrontarsi con altre concezioni
del bene e del male.
Dato il pluralismo irriducibile delle loro concezioni del
bene e del male che via via si stanno formando nelle società, su quale stabile società
potranno contare le generazioni future, dal momento che ciascuno si sente portatore
di un senso di giustizia e di una propria idea del bene?
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