Posti dinanzi al male compiuto da altri non abbiamo difficoltà alcuna ad esecrarlo: siamo consci del male. Chi non condanna i tanti genocidi e stermini perpetrati nella storia? Sulla Shoah sappiamo tutti quanto basta; celebriamo il giorno della memoria per commemorare le vittime dell'Olocausto. Sul genocidio degli armeni sappiamo meno, anche se non fu meno grave della Shoah per ferocia e dimensioni. E stando alle notizie di cronaca, un progetto simile la Turchia ha intenzione di ripeterlo nei confronti della popolazione curda, con l’obiettivo dichiarato di creare una zona cuscinetto nel nordest della Siria che allontani dal confine turco le milizie curde, e con esse il popolo curdo; mettendoci al loro posto i 2 milioni di rifugiati siriani che attualmente si trovano in Turchia.
Insomma, il Novecento è stato un secolo di “genocidi e stermini di massa” che continuano ancora oggi nel totale disinteresse di quanti, pur commuovendosi alla visione del film “Schindler's List”, non fanno assolutamente nulla per fermare gli innumerevoli orrori che sulla Terra possano perpetuarsi in modi così insopportabili.
Eppure, a giudicare dai tanti che accorrono alle presentazioni di Pepe Mujica, ex Presidente dell’Uruguay, che ci mostra un nuovo modo di fare società e che esorta a non farsi ingannare dall’egoismo e dall’odio, si stenta poi a comprendere l’inerzia di fronte al male e all’orrore che quotidianamente si compie.
Se non fosse che costoro smessi i panni dell’impegno civico, non dissimili da quei cattolici che si battono il petto la domenica mattina a messa per poi tornare con rinnovata lena a trasgredire i dettami dei vangeli, il giorno dopo, imboccano le vecchie e rassicuranti scorciatoie che legittimano – in modi diretti o indiretti – ogni sorta di interessi egoistici, sui quali in definitiva si fonda la nostra esistenza, svuotata di senso, perché appiattita in un consumismo velleitario senza gioia e senza scopo.
Senza alcuna pretesa di giudicare, mi limito a constatare che se la paralisi mentale di cui un numero sempre maggiore di individui sembra affetto e che si accompagna ad una passiva accettazione dell’esistente e che rappresenta il brodo della subcultura della mentalità comune, sarà assai illusorio credere che in un tale contesto possa trovarsi poi una ragionevole quantità di individui disposta a rischiare la propria “confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà” per degli sconosciuti.
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