Il British Medical
Journal, in un articolo a firma Peter Doshi, ritenuto una delle voci più
influenti a livello mondiale per il New York Times, mette in dubbio l’efficacia
dei vaccini contro la Covid-19 prodotti dalla Pfizer e Moderna.
Questa non sarebbe del
95% come dichiarato dalle due aziende farmaceutiche, ma si collocherebbe in un
più modesto range compreso tra il 19 e il 29%. Dunque, molto al di sotto della
soglia di efficacia del 50% per l'autorizzazione fissata dalle autorità di
regolamentazione.
Peraltro, sempre
secondo il British Medical Journal, non ci sono prove sperimentali sufficienti
per affermare che funzionino davvero, e non si sa neppure se una persona
vaccinata, oltre a non sviluppare i sintomi del Covid, possa o meno contagiare
altre persone.
C’è poi un altro
problema, e consiste nel reclutamento delle persone scelte per testare il
vaccino: la maggior parte di essi erano adulti sani; erano del tutto assenti
proprio i soggetti più a rischio.
Così se gli anziani
fragili, che rappresentano i soggetti più a rischio e che si dice muoiano in
numero sproporzionato a causa della Covid-19, non figurano tra i soggetti
scelti per testare l’efficacia dei vaccini, come si può affermare che proprio
questa categoria trarrà i maggiori vantaggi dalla loro somministrazione?
Siamo dunque ad un
colossale paradosso: proprio coloro che più di altre categorie di soggetti
avrebbero bisogno di immunizzarsi, sono anche quelli più esposti agli effetti
nocivi del vaccino. In Norvegia, infatti, sono stati segnalati 23 decessi a
seguito del vaccino Pfizer-Biontech. Tutti i casi mortali hanno
coinvolto persone di età superiore agli 80 anni e in condizioni di salute
precarie.
E allora, se la somministrazione del vaccino è sconsigliato
sulle persone anziane con gravi patologie (che sono proprio quelle che muoiono
per aver contratto il virus), considerato che i soggetti sani, senza altre
patologie, guariscono spontaneamente nel 99,99% dei casi, a cosa serve questo
vaccino?
Non serve per farci tornare alla normalità, non serve per presumere benefici in termini di minori
ricoveri ospedalieri e/o mortalità, non serve ai vecchi con gravi patologie in
atto, non serve ai minori di 16 anni perché controindicato.
A chi serve? Senz’altro
alle aziende farmaceutiche che lo producono.
Perché i mass media mainstream, che alimentano e moltiplicano il panico tra le persone, non hanno fatto parola dell’articolo apparso sul British Medical Journal, considerato una delle quattro riviste mediche più autorevoli nel campo della ricerca medica avanzata?
Perché nonostante gli scarsi dati sull’efficacia dei
vaccini, continuano a sostenere la necessità dei vaccini per garantire alti
tassi di immunizzazione (la cosiddetta “immunità di gregge”)?
Stando all’evidenza dei fatti, si può ancora considerare un dovere sociale del singolo nei confronti della comunità assumere un vaccino la cui efficacia è dubbia e i cui rischi a medio e lungo termine sono del tutto ignoti?