mercoledì 6 gennaio 2021

MA NON SAREBBE STATO PIÙ GIUSTO PARLARE DI DISTANZA FISICA?

Uno dei concetti che resterà indissolubilmente legato a questa lunga, estenuante lotta contro il CoVid19 sarà quello di “distanza sociale”.

Sarebbe stato più appropriato parlare di “distanza fisica”. E questa sorta di metonimia tradisce – a mio parere – il vero fine che si prefiggono le misure restrittive sin qui adottate.

L'obiettivo dichiarato di questa sorta di distanziamento è quello di ridurre la probabilità di contatto tra le persone per ridurre al minimo la trasmissione della malattia, ma io credo – probabilmente a torto, e voglio sperarlo – che rientri nelle strategie delle teorie liberiste elaborate da Milton Friedman e dalla sua Scuola di Chicago: approfitta di uno shock causato da un evento contingente per attuare poi quelle trasformazioni che con il consenso popolare sarebbe stato assai difficile realizzare; crea nella popolazione un senso continuo d’insicurezza e di stress psicologico, e vedrai che qualsiasi decisione politica ed economica inaccettabile diventerà – come per magia – accettabile.

Questa pandemia non è più pericolosa delle altre che l’hanno preceduta: influenza asiatica del 1957; influenza di Hong Kong del 1968; influenza suina del 2009.

L’unica differenza, rispetto a quella attuale da Covid-19, è che sono arrivate e passate senza il clamore mediatico riservato invece a quest’ultima.

Insomma, il virus c’è: ma senza la fanfara mediatica, la propaganda da cinegiornali Luce, la scenografia ridicola delle mascherine anche all’aperto, i lockdown, le reclusioni in casa, avremmo vissuto questa pandemia né più né meno come abbiamo vissuto le precedenti.

Il panico, con la formula del nemico invisibile, ha innescato la proliferazione del virus e non viceversa.

È stato quindi facile convincere milioni, miliardi di persone ad accettare un insieme di strategie, destinate non a passare, come molti credono, ma ahimè a divenire il nuovo modo stabile di unire gli individui tra loro nella società che si sta allestendo per accogliere l’avvento della quarta rivoluzione industriale.

Fedele al motto gramsciano (“pessimismo dell'intelligenza e ottimismo della volontà”), dico in conclusione che la mia unica speranza (“solo la Provvidenza a questo punto potrà salvarci”) è che la tempesta che ha distrutto i fiori non abbia anche distrutto i semi. E che si reimpari “ad avere fiducia negli altri”.

Ma questo non accadrà senza una presa di consapevolezza della popolazione. E, soprattutto, con la conquista da parte delle masse del coraggio sulla paura.

La paura è da sempre l’arma più potente nelle mani degli “oppressori”!

 

lunedì 4 gennaio 2021

SIAMO PROPRIO IN PRESENZA DI UN’EMERGENZA TALE DA IMPORRE L’OBBLIGO VACCINALE?

L’art. 32 della Costituzione recita:
«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge».

La Costituzione dunque declina la salute come un diritto che ha una duplice natura: da una parte la  libertà del singolo su scelte che riguardano il proprio corpo, secondo la regola generale del divieto di trattamenti sanitari obbligatori (contra voluntatem); dall’altra, l’interesse a tutelare la salute altrui a non subire le conseguenze dei contagi.

La domanda che ci si deve porre è pertanto: la situazione epidemiologica in atto e la minaccia che ne promana per la salute individuale e collettiva è veramente tale da giustificare l’imposizione obbligatoria del vaccino o, piuttosto, siamo in presenza di una vera e propria invadenza dei poteri pubblici nella sfera di determinazione del singolo individuo?

Non c’è dubbio che l’indefettibile interesse della collettività prevalga su quello dell’individuo, secondo il principio che la salvezza di molti giustifica pure il sacrificio di pochi. Ma poiché di scelta tragica del diritto si tratta (sacrificio di pochi per la salvezza di molti), la legge deve rispondere almeno ad un criterio di proporzionalità rispetto alla condizione di pericolo esterno.

Allo stato dell’arte, cosa sappiamo della veloce diffusione del virus SARS-CoV-2?

Dai dati epidemiologici emerge incontrovertibilmente che l’infezione nell’81% dei casi è asintomatica o paucisintomatica (sintomi di lieve entità), nel 14% di casi si manifesta con sintomi simili a quelli dell'influenza (febbre, tosse, mal di gola, mal di testa, naso che cola, debolezza, affaticamento e dolore muscolare), nel restante 5% si presenta in maniera seria e grave (con polmonite, insufficienza respiratoria, sepsi e shock settico, che possono portare anche alla morte).

Ad oggi, le caratteristiche dei 63.573 pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 in Italia sono: nel 66,1% soggetti con tre o più patologie gravi in atto; nel 18,4% soggetti con almeno due patologie gravi in atto; nel 12,4% soggetti con una concomitante patologia grave in atto; solo nel 3,1% dei casi ci sono stati decessi francamente associati alla Covid-19.

L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è di 80 anni, pressappoco nella fascia di età corrispondente all’aspettativa di vita in Italia. 

I pazienti deceduti positivi al SARS-CoV-2 di età inferiore ai 50 anni rappresentano l’1,2% del totale; nella maggioranza dei casi presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità).

Ad oggi, il tasso di mortalità della Covid-19 è dello 0,11%; quello dell’influenza stagionale dello 0,10%.

Nella fascia di età compresa tra 0 e 39 anni, non si è registrato alcun decesso da SARS-CoV-2 ; a causa dell’influenza stagionale del 2018 11 bambini sotto i 14 anni sono morti. 

In generale, l’influenza colpisce maggiormente le età pediatriche più di quanto faccia la Covid-19.

Domando: è questa un’emergenza tale da imporre il via alla vaccinazione di massa?


domenica 3 gennaio 2021

CRISANTI, CAMPIONE DI COERENZA

Il noto virologo Crisanti che aveva lanciato l’allarme sulla rapidità con la quale i vaccini anti-Covid erano stati prodotti –“Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni perché un vaccino sia opportunamente testato e soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia” – ha cambiato idea.

Ecco dunque un altro campione di coerenza: “Non sono mai stato contrario … aspettavo il conforto di avere informazioni scientifiche”.

Come San Paolo folgorato sulla via di Damasco, Crisanti è stato improvvisamente illuminato sulla sicurezza dei vaccini. E, come San Paolo, vuole testimoniare Urbi et Orbi questa sua ritrovata consapevolezza e fiducia, con la benedizione dei colossi di Big Pharma.

Così Crisanti, come il Duce che trebbia il grano, si fa riprendere in diretta Facebook nell’Azienda Ospedaliera di Padova mentre si sottopone all’iniezione del vaccino.

Se non è propaganda da Istituto Nazionale Luce durante il ventennio fascista, mi si dica cos’è?

Da quando è iniziata questa storia del Covid la demagogia fascio-populista è roba da far venire la nausea.

BEATI I POPOLI CHE NON HANNO BISOGNO DI EROI

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sempre più nei panni di un monarca che di un presidente di una Repubblica parlamentare, tranquillizza per il momento quanti, questo vaccino anti-Covid, non vogliono farlo.

Si vedrà: se il riscontro – in termini di numero dei vaccinati su base facoltativa – corrisponderà ad una buona percentuale della popolazione, allora niente obbligo; in caso contrario, si valuterà l’obbligo vaccinale.

Intanto, non si esclude il “patentino sanitario”, un patentino di immunità per chi si è già vaccinato e chi si vaccinerà; una “patente di libertà” per poter andare al bar, al ristorante, al cinema, al teatro; per poter praticare sport, viaggiare, partecipare ai convegni, ecc. ecc.

Insomma, coloro che dimostreranno, attraverso il “patentino”, di essersi vaccinati, potranno avere accesso a tutte quelle attività che saranno invece precluse a tutti gli altri.

È il concetto di libertà di questo governo: “sei libero di non mangiare la minestra, ma allora devi saltare dalla finestra!”.

Siamo all’introduzione del “ricatto” quale possibilità di libertà.

Giordano Bruno e Galileo Galilei sperimentarono, con esiti diversi, questa forma di libertà basata sul ricatto. Il primo venne arso sul rogo nel 1600 per non aver abiurato le sue tesi; il secondo abiurò ed ebbe salva la vita. Ad entrambi, come si vede, fu concessa la libertà di decidere!

Così posti di fronte all’obbligo vaccinale potremo scegliere di farlo o non farlo.

Nel primo caso saremo inclusi nella lista dei buoni e responsabili cittadini; nel secondo, in quella dei cattivi e irresponsabili cittadini. Nel primo caso potremo tornare ad una piena vita sociale, nel secondo saremo condannati all’esclusione sociale che anticipa e accelera la morte civile.

D’altronde che libertà sarebbe mai quella che non implicasse coraggio e determinazione da parte di chi intenda scegliere una cosa invece di un’altra?

Sicuramente è molto più semplice in tali circostanze “mangiare la minestra, piuttosto che saltare la finestra”, se non fosse che tale atteggiamento, chiaramente in malafede, potrà poi essere assunto da chi ci “opprime” come “consenso” e “senso di responsabilità”.

Brecht disse: “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. 

Bene, date le circostanze, possiamo dire di aver perso quella beatitudine: per non rinnegare quanto la nostra intelligenza e la nostra coscienza ci indicano come sbagliato e ingiusto, abbiamo nuovamente bisogno di eroi che, con abnegazione e straordinario coraggio, si facciano carico della massa di codardi ipocondriaci, incapaci di valutazioni critiche anche davanti ai dati oggettivi, e si sacrifichino per affermare una libertà scevra dal ricatto.

In effetti disperata è la nostra condizione se per riaffermare quella dignità umana, consacrata dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla nostra Carta costituzionale, sarà necessario salire di nuovo sul patibolo di Giordano Bruno.

mercoledì 30 dicembre 2020

A QUESTO PUNTO, SOLO UN DIO POTRÀ SALVARCI!

La mia tesi è molto semplice: poiché tutte le precedenti rivoluzioni industriali sono state sempre caratterizzate da profonde trasformazioni della struttura sociale preesistente, così il passaggio dalla terza alla quarta rivoluzione industriale – successiva all'avvento di internet e correlata all'intuizione che qualsiasi dispositivo può essere programmato per interagire o essere parte di sistemi, anche complessi, raggiungibili da remoto – dovrà essere contrassegnato da nuove interazioni sociali più compatibili con le innovazioni introdotte dalle nuove tecnologie (intelligenza artificiale, robotica, Internet delle Cose, stampa 3D, ingegneria genetica, computer quantistici e altre tecnologie).

Senza la paura indotta dalla pandemia, esagerandone di proposito i dati, drammatizzandone il pericolo e facendone la fonte di legittimazione del proprio potere repressivo e punitivo, la transizione dalla terza alla quarta rivoluzione industriale – a livello planetario – sarebbe stata molto più lenta, e a rischio di non concretizzarsi compiutamente per il sorgere di una massa critica che avrebbe preso, nel frattempo, coscienza del danno ad essa derivante (aumento delle disuguaglianze, perdita massiccia di posti di lavoro, povertà, smantellamento dello stato sociale).

La Covid-19 sta spianando, a un ritmo vorticoso mai visto prima, la strada ai cambiamenti imposti dal nuovo assetto economico e sociale. 

Mentre la maggior parte delle persone pensa che il distanziamento fisico e l’isolamento domestico di miliardi di persone in contemporanea siano il rimedio per contrastare la diffusione del terribile morbo, non si accorge dell’esperimento sociale su scala globale teso a guidarla – come una mandria di vacche – non a verdi pascoli ma al loro più congeniale destino, il macello.

I governanti al potere, mentre si fingono paladini della salute pubblica, con il concorso di giornali ed emittenze televisive, il cui obiettivo è mantenere e diffondere la paura, s’incaricano di guidare il consenso popolare. 

Una vera e propria “macchina della paura” subliminale col fine di far accettare alle masse l’inaccettabile.

Da questo nuovo totalitarismo, solo la Provvidenza potrà salvarci.

domenica 27 dicembre 2020

FASCISTA È CHI IL FASCISTA FA

Il problema dei fascisti, da sempre, non è tanto quello d’essere fascisti: ci sono tanti modi diversi di pensare, di amare, di odiare, di parlare, di pregare o non pregare Dio. Insomma, esistono tanti modi diversi di vivere e stare insieme agli altri.

Per una parte di umanità, i tanti assetti possibile di vivere non costituiscono un problema, se non confliggono con la personale libertà e non limitano il diritto di ciascuno di avere diritti. Questa parte di umanità è consapevole che nessuno può dirsi depositario di verità assolute, e che la coesistenza pacifica tra gli uomini è il massimo bene, che può realizzarsi a condizione che nessuno rechi danno all’altro.

Il problema dei fascisti è invece l’opposto: essi ritengono che esistano forme universalmente valide di pensiero, di comportamento, di forme politiche. Per chi si pone al di fuori di quel cerchio di credenze e di passioni, che fanno apparire le cose che devono essere pensate e fatte come necessarie, viene di fatto ostracizzato perché rappresenta un pericolo per l’intera comunità.

Così per i fascisti chi non indossa la mascherina, anche all’aperto, è “messo all’indice” perché considerato responsabile, con il suo comportamento sconsiderato, di arrecare danno alla salute di tutti gli altri. E se cerchi di spiegare loro, con tanto di prove scientifiche, che non esiste alcuna relazione tra l’uso delle mascherine e la diffusione del contagio, sei tacciato di “negazionismo”. E con tale epiteto consegnato al silenzio senza ulteriore appello.

E come se già non bastassero la mascherina, la reclusione in casa, il coprifuoco, i lockdown, il dover giustificare ogni spostamento con l’autocertificazione, siamo ora al vaccino.

Ecco cosa dice Enrico Mentana, autorevole giornalista e conduttore televisivo di dichiarata fede antifascista:

“Leggo da una bella inchiesta di Repubblica che una porzione molto ampia del personale delle Rsa non vorrebbe vaccinarsi. Ecco, quando sarà finita la roboante campagna per l'arrivo del vaccino in Italia chiediamoci come mai, dopo settimane di annunci che mettevano ospiti e lavoratori delle case anziani in cima alla lista insieme a tutto il personale medico sanitario, possa sussistere nel silenzio ufficiale una sacca così ampia di dissenso. Che può essere contrastata solo con l'obbligo vaccinale per le categorie più esposte, senza eccezione. L'obiezione di incoscienza dei No Vax dentro le Rsa non è accettabile mentre si corre una sfida a cronometro contro la morte”.

All’ampia sacca di dissenso bisognerà rispondere con l’obbligo vaccinale! Ossia: se i No Vax non capiranno con le buone, si passi pure alle vie di fatto, con l’imposizione.

Durante gli anni dello squadrismo fascista, l’olio di ricino era impiegato contro dissidenti e oppositori politici che venivano obbligati con la forza ad ingerirne una bottiglia da 75 ml. E per impedire al “sovversivo” di sfilare i pantaloni durante gli attacchi evacuativi, li si legavano all’addome e alle caviglie per costringerli, al termine del trattamento, a tornare a casa immersi nella propria merda.

Chiedo a Mentana: se così stanno le cose dove sta la differenza tra la cura dell’olio di ricino di fascistica memoria e l’obbligo vaccinale? Obbligare qualcuno a fare qualcosa che la propria ragione gli dice essere cosa inutile, quando non dannosa, è di fatto esporlo ad una condizione di grave umiliazione.

Se Mentana vorrà spiegarci, con cognizione di causa, perché mai un vaccino di nuova concezione, che richiederebbe almeno 8 – 10 anni di sperimentazione, debba essere imposto ad una larga fascia di popolazione senza adottare alcun principio di precauzione, saremo ben lieti di pendere dalle sue labbra.

Nessun immunologo – salvo quelli a libro paga delle aziende farmaceutiche – può con certezza affermare che un vaccino genetico sia esente da rischi anche gravi nel medio o lungo periodo. Ma davvero possiamo credere che inserire dell’mRna estraneo in cellule di muscolo di un organismo umano sia esente da rischi?

Enrico Mentana è la chiara dimostrazione che si può pure postulare la fede antifascista senza per questo non esserlo. Ecco il problema essenziale del fascismo di oggi: il metodo fascista ha il potere della trasmutazione alchemica; trasforma in fascista anche quelli che fino a ieri erano convinti democratici. Non importa che uno si dichiari fascista o meno: fascista è chi il fascista fa, come direbbe Forrest Gump. Chiunque lo faccia proprio, è fascista.

giovedì 17 dicembre 2020

DOBBIAMO DAVVERO AVER FIDUCIA?

I mass media mainstream e gli esperti di regime ci dicono “in coro” che la paura degli italiani nei confronti del nuovo vaccino contro il Covid è del tutto ingiustificata. "L’Rna dei vaccini non entra in contatto con il Dna e si autodistrugge, come in Mission Impossible" – rassicurano i genetisti. E poi è un’autentica bufala che questo vaccino ci renda OGM!

Poiché ce lo dicono proprio quelli che censurano ogni voce fuori dal coro, per proteggerci dalle insidie delle fake news, dobbiamo fidarci.

Essi sono gli unici e autentici depositari della verità. Ma la lista delle fake news attribuibili ai cosiddetti depositari della verità incontrovertibile è assai più lunga e dannosa delle tante bufale presenti su internet.

Queste sono come le bugie dalle gambe corte di collodiana memoria: sono stupide e, in quanto tali, hanno vita breve, non si reggono in piedi. Quelle più sofisticate dei mass media mainstream invece non le scopri mai: occorre certosina pazienza, capacità investigativa, intelligenza, professionalità e tanto tanto coraggio, considerati i tempi. Mino Pecorelli, giornalista d’inchiesta, ce lo confermerebbe se non fosse stato assassinato da un sicario la sera del 20 marzo 1979. 

Quando si mettono le mani sui fili dell’alta tensione, si rischia di restare fulminati.

I terrapiattisti sono un classico esempio di bufale dalle gambe corte: chi può mai credere oggi – con tutte le evidenze scientifiche – che il pianeta Terra sia piatto? Solo i tonti che abboccano all’amo dei finti tonti, che escogitano sempre qualche diavoleria per attirare l’attenzione e fare soldi con internet. 

Quale danno possono mai fare queste bufale o fake news? Un mentalmente ottuso che si farà convincere non rappresenterà mai una minaccia seria per la collettività.

I mass media, quelli in mano ai potenti, che – per indurre in errore l’opinione pubblica e giustificare una qualche carneficina in qualche parte del mondo – ci mostrano un falso costruito ad arte, fanno invece danni incalcolabili all’umanità, proprio in termini di vite umane distrutte.

Chi non ricorda l’intervento militare internazionale in Libia del 2011? La tesi ufficiale fu: per tutelare l'incolumità della popolazione civile. Dunque un intervento umanitario!

Televisioni, radio, giornali diffusero video e notizie di fosse comuni improvvisate sulle spiagge del paese, in cui migliaia di cadaveri di uomini donne e bambini venivano sommariamente ammassati per essere seppelliti. 

Si scoprì poi – dopo che la frittata era già stata fatta (l’attacco aereo) – che le coordinate geografiche del luogo dove secondo i mass media mainstream erano state allestite le fosse comuni, in realtà si riferivano ad un cimitero già in funzione sette mesi prima, ossia dall’agosto 2010.

Questo è un tipico esempio di disinformazione. 

Bombarda ventiquattrore su ventiquattro, in ogni luogo pubblico o privato, la gente con una notizia, un fatto che s’accampa su tutti gli altri. E presto o tardi questo martellamento otterrà l’effetto atteso: fabbricare il consenso di massa, con il quale giustificare poi qualsiasi ignominia.

Puoi infiammare d’odio il bianco contro il nero, chi indossa la mascherina contro chi non l’indossa, chi è a favore del vaccino contro chi non lo è, ecc. ecc. 

Insomma, mettere uomo contro uomo, perché facciano quello che proprio a loro non conviene fare.

È a questa (dis)informazione che dobbiamo dare la nostra fiducia?