giovedì 20 agosto 2020

ADESSO BASTA!

Nell’antica Roma, la dittatura era l’eccezionale concessione da parte del Senato dei sommi poteri a una singola persona (il console) per fronteggiare una situazione altrettanto eccezionale. Tali straordinari poteri erano dati per un tempo determinato, mai più di sei mesi, e a condizione che tutti i mezzi offerti servissero a risolvere il problema.

L’autocrate Giuseppe Conte, proclamatosi dittatore per fronteggiare l’emergenza da Covid-19, è andato ben al di là dei sei mesi.

Arrogandosi meriti che non ha, non solo ha gestito male l’emergenza sanitaria, decidendo di chiudere le stalle quando i buoi erano già scappati, ma è anche responsabile dell’enorme danno erariale per aver imposto un lockdown totale in luogo di uno differenziale, come suggerito dal Comitato Tecnico Scientifico.

È responsabile poi di aver lasciato milioni di lavoratori italiani privi di risorse economiche per il ritardo ingiustificato nell’erogazione della cassa integrazione; molti hanno ricevuto il pagamento del sussidio a cominciare dallo scorso luglio, peraltro non per intero ma per le sole quote di marzo e aprile. Il resto, si vedrà come, quando e quanto.

È ancora responsabile di aver abbandonato milioni di lavoratori nelle fauci di spietati di creditori e fornitori di utenze domestiche, che sembrano non essersi resi conto dell’emergenza coronavirus ed esigono i loro crediti come se nulla fosse accaduto.  

Ed ora che non esista una sola vera ragione per prolungare ulteriormente lo stato di emergenza, nessuna delle figure istituzionali – in primis il Presidente della Repubblica, garante della Costituzione – interviene per porre fine a questa grottesca democratura?

Quello delle mascherine, dei continui allarmi della stampa e delle televisioni di regime – che arrivano perfino a creare fake news su giovani in terapia intensiva, allo scopo di smontare quegli infettivologi che sostengono che il virus oggi è meno aggressivo e un nuovo lockdown inutile – è diventato un rituale insopportabile.

BASTA CON QUESTA BECERA PROPAGANDA MISTIFICATORIA E INTIMIDATORIA!

E tu, popolo italiano, svegliati!

Metti in funzione i tuoi neuroni e le tue sinapsi. Sono il frutto di milioni di anni di evoluzione che hanno consentito all’uomo di uscire dal giogo della natura. Usali per uscire dal giogo in cui una minoranza di uomini ti trattiene per estrarre valore dal tuo sudore e dalla tua fatica. Diffida di coloro che con false promesse ti allettano per poi menarti nella disperazione e nella miseria. Reclama i tuoi diritti costituzionali, dopo aver adempiuto ai tuoi doveri, perché questi non siano la mancia che il signore lascia al servo. Rifiuta la carità e l’assistenzialismo, che umiliano la tua dignità. Non farti comprare con un pacco di pasta o un paio di scarpe. Ascolta, prima di osannare. Quanti esultavano ai discorsi del Duce preparavano senza saperlo la loro rovina e quella dei loro figli.

In una parola: LEGGI, STUDIA E, SOPRATTUTTO, PENSA!

La ragione è l’unico vero rimedio alla tirannia e allo sfruttamento.

martedì 18 agosto 2020

SE L’ECONOMIA MONDIALE CROLLA CHE VANTAGGIO NE TRARREBBE IL SISTEMA CAPITALISTICO?

Molti pensano – a torto – che dobbiamo fidarci di quanti ci governano e dei tanti in giacca e cravatta che, mostrando grafici, enormità del debito pubblico, andamenti della borsa e dei mercati, richiamano il popolo all’austerità. In definitiva, pensano: che vantaggio ne trarrebbero i capitalisti se l’economia mondiale andasse a gambe all’aria?

Lo sfruttamento del lavoro che caratterizza sempre di più il mondo globalizzato, l’erosione dei salari e l’aumento generalizzato della disoccupazione, sono un fatto. E dunque quando non ci saranno più persone in grado di acquistare i beni prodotti, cosa ne sarà del capitalismo? Quali vantaggi trarrebbero gli stessi capitalisti se l’economia mondiale dovesse arrestarsi per progressiva riduzione della domanda aggregata?

Poniamoci allora un’altra domanda: quale vantaggio hanno le cellule cancerogene a distruggere l’organismo che le ospita? 

Risposta: nessun vantaggio! 

Ma questo è quello che accade, purtroppo. E se si vuole mantenere in vita l’organismo occorre identificarle e distruggerle.

Credo che sia sotto gli occhi di tutti il fatto che a fronte di enormi ricchezze che il nostro Pianeta è in grado di offrire, molti uomini soffrono ancora la povertà, la miseria, la fame.

Secondo un rapporto Oxfam, otto uomini possiedono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone nel mondo.

È giusto? Io penso di no. Com’è potuto accadere?

Certamente non secondo leggi naturali.

Questo è accaduto perché l’attuale sistema politico ed economico è congegnato per favorire l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri. E l’Italia non fa eccezione se, stando ai dati del 2016, l’1% più facoltoso della popolazione aveva nelle mani il 25% della ricchezza nazionale netta. Nel frattempo suppongo che quel 25% sia diventato abbondantemente un 27-28%.

Di questo passo non c’è dubbio che, tutti quelli che non appartengono al club, sono destinati prima o poi a cadere nella fascia dei poveri. Come quando si sta in apnea è solo questione di tempo e di scorta di ossigeno a disposizione.

Ha senso tutto questo? No, non l’ha. Se non nell’ingordigia, nell’avidità e nell’egoismo dell’uomo.

Per spiegare quello che sta accadendo nel mondo una favola fa all'uopo. Le favole hanno al fondo un significato ben più solido di tante parole, ed hanno il vantaggio di rimanere vive e operanti nella mente del lettore.

Bene.

Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda”.

La rana gli rispose: “Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!”.

“E per quale motivo dovrei farlo? – incalzò lo scorpione – Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!”.

La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione.

Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto.

“Perché sono uno scorpione – rispose lui – È la mia natura!”.

Morale: nonostante lo scorpione sia consapevole che pungendo la rana annegherà anche lui, non riesce proprio a trattenersi perché è proprio nella sua natura pungere gli altri.

Ecco nello scorpione possiamo scorgere l’attuale modo di operare del finanzcapitalismo nel mondo. 

La ragione, il pensiero critico, l’intelligenza di ciascuno di noi sono i requisiti essenziali per salvarci da un potere, quello attuale, che ci trascinerà alla perdizione, nel baratro della miseria e della disperazione, se non impareremo a riconoscere lo scorpione che è in noi e negli altri.

lunedì 17 agosto 2020

PERCHÉ L’OBBLIGO DELLA MASCHERINA NASCONDE QUALCOS’ALTRO

 La questione non è se l’uso delle mascherine sia una pratica civile da adottare per evitare il diffondersi dell’epidemia. La questione è la loro “imposizione” in assenza di prove scientifiche incontrovertibili sulla loro efficacia nel ridurre la trasmissione del virus in assenza di altre contromisure.

Ora, poiché questo è noto nella letteratura medico scientifica (non è un’opinione personale, ciascuno può prenderne visione consultando testi specialistici), è ragionevole pensare che il Comitato Tecnico Scientifico (CTS), lautamente pagato dai cittadini contribuenti, ne sia a conoscenza. Prova ne è che lo stesso sito del Ministero della Salute, facendo riferimento al rapporto ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), lo confermi: “Non è noto quanto l'uso delle mascherine facciali nella comunità possa contribuire a una riduzione della trasmissione oltre alle altre contromisure.”

Allora, se le cose stanno così – assenza di prove certe sulla loro efficacia –, vuol dire che la loro imposizione assume un connotato simbolico non dissimile dall’obbligo d’indossare la “camicia nera” al tempo del fascismo in Italia, e il cui significato subliminale è: io so che il comando che t’impongo è assurdo, ma nella misura in cui tu lo adempi mostro quanto è grande il mio potere su di te.

Attenzione, dunque, a non farci deviare dall’intento salvifico di chi ci “comanda”, il cui vero intento potrebbe essere invece quello di traghettarci verso prospettive istituzionali che, a lungo termine, potrebbero rivelarsi dannose o pericolose per il diritto di ciascuno di noi alla libertà, che nella nostra Costituzione rientra tra i diritti inviolabili.

Peraltro, nulla vieta a ciascuno di noi d’indossarla, se riteniamo di sentirci più protetti.

Se l’uso della mascherina dovesse rivelarsi davvero efficacie come sostengono, sembra chiaro che impedirà – a me che la indosso – che inali le goccioline di Flugge emesse dal mio “incivile” vicino che non l’indossa.

IL VERO NEMICO È LA PAURA E NON IL VIRUS

Non bastavano già i DPCM, le ordinanze dei governatori di regione, talvolta anche quelle dei sindaci, in palese violazione degli stessi DPCM, a rendere il clima di questo Paese pesante ed intollerabile. 

No, dulcis in fundo, una nuova ordinanza: quella del Ministro della Salute, Roberto Speranza, che impone l’obbligo della mascherina anche all’aperto dalle 18 alle 6.

Questa pandemia sta diventando un vero incubo di follia!

Indipendentemente dal fatto che il numero dei decessi è risibile rispetto a quello dello scorso marzo, l’incremento dei positivi non significa necessariamente aumento degli ammalati, i reparti ospedalieri dedicati alla Covid sono stati chiusi, perché nessuno necessita di ricovero, i centri di terapia intensiva sono vuoti, si continuano a dare notizie che diffondono panico tra la popolazione.

Un branco di ignoranti ed avvoltoi, con la scusa di preservare la vita umana, sta di fatto confondendo le persone agitando lo spettro della paura. È sconcertante che a farlo siano uomini delle istituzioni, il cui compito – proprio sulla base dei dati oggi a disposizione – dovrebbe essere semmai quello di tranquillizzare e condurre tutti verso la normalità.

Molti pensano, infatti, che in questo momento il nemico sia il virus. Io penso, al contrario, che il vero nemico sia la paura che si sta seminando e che non tarderà a mostrare i suoi frutti avvelenati: fascismo e stato di polizia.

sabato 15 agosto 2020

DELIRI DI GRANDEZZA

Con cadenza regolare, quasi fosse l’ora del rosario, il Ministero della Salute ci mostra la situazione Covid-19 in Italia, raccomandandoci di non abbassare la guardia: “TACI, IL NEMICO TI ASCOLTA!”. 

Nonostante, già nel passato, le Autorità Sanitarie abbiano fatto previsioni di flagelli imminenti come quello della pandemia aviaria e poi di quella suina, e che puntualmente non si sono materializzati, pure dovremmo prestar fede – ancora una volta – alla loro discutibile ipotesi di una seconda ondata di contagi che richiederà un nuovo lockdown (magari questa volta in modalità “differenziale”).

Di solito, utilizzando solo un criterio di “buon senso”, quando uno fa una o più previsioni che poi non si avverano, siamo portati a definire quel qualcuno un “cazzaro”, cioè uno che spara cazzate. E, sempre secondo buon senso, non prestiamo più fede alle sue presunte capacità predittive.

Tuttavia, ancora una volta, l’allarmismo messo in moto dai mass media è riuscito a convincere una larga fetta di popolazione che sì, ci troviamo nel bel mezzo di un flagello epidemico e che il peggio deve ancora venire, se non verrà presto messo a punto un vaccino efficace.

Al momento non esiste un vaccino specifico contro il Coronavirus. Fare un vaccino contro il Coronavirus non è facile, semplicemente perché, come tutti i virus di tipo RNA, è particolarmente predisposto alle mutazioni. Questo è il motivo per il quale non è stato ancora possibile realizzare, nonostante l’ingente sforzo di ricerca scientifica, un vaccino contro l'HIV, un altro virus con genoma di tipo RNA.

Chissà, forse questa volta la scienza, grazie allo sforzo congiunto di tutti i paesi del mondo, ci riuscirà. Per il momento ogni tentativo è fallito clamorosamente, malgrado i titoloni dei media mainstream (quelli da “bollino blu” per intenderci) che non passa giorno senza l’annuncio che finalmente è stato trovato il vaccino e che presto sarà disponibile.

Tra una scarica e l’altra di elettroshock di solito c’è un tempo di recupero, utile per non friggere il cervello del paziente. Così dopo una breve pausa, che sembrava riportarci gradualmente alla normalità, ecco di nuovo entrare in azione la retorica catastrofista dell’informazione da bollino blu: “CONTINUANO AD AUMENTARE I CONTAGI, CI SONO QUASI MILLE FOCOLAI IN TUTTA ITALIA”.

Ora, al di là dei numeri al lotto forniti dai mainstream, sarebbe opportuno cercare di capire se conoscono la distinzione tra “contagiati” e “positivi”: ho la sensazione che usino i due termini come sinonimi, e non lo sono.

L'incremento più alto dei positivi non significa necessariamente persone malate destinate a sviluppare i sintomi letali dell’infezione; molti di loro sono asintomatici o paucisintomatici (naso che cola, mal di gola, ecc.); un’esigua parte manifesta sintomi similinfluenzali.

Dunque, le cifre fornite al pubblico non corrispondono ad una recrudescenza del Covid. Dicono semplicemente che il virus c’è ancora, ma non è così letale come una certa propaganda pubblicitaria vorrebbe farci credere.

È un dato di fatto che in molti ospedali i reparti Covid-19 hanno chiuso, a causa del calo del numero dei pazienti ricoverati. Oggi solo 56 sono in cura presso le terapie intensive.

Peraltro, qualora fosse ancora mordace, è un altro dato di fatto che gli attuali protocolli di trattamento hanno ridotto significativamente la mortalità dei malati.

Come inquadrare allora questa vera e propria propaganda pubblicitaria in chiave allarmista del Covid? Quale reale fine si pone? Come giustificare ancora certe ordinanze, dal sapore tanto grottesco quanto demenziale, emesse da taluni presidenti delle Regioni sull’uso obbligatorio della mascherina anche all’aperto?

Forse a soddisfare certi tratti schizofrenici, tipici delle persone al potere, che traggono intimo piacere e godimento nel piegare tutti gli altri alla propria volontà per vedere l’effetto che fa?

venerdì 14 agosto 2020

ESSI VIVONO, NOI DORMIAMO

Ricordate il film diretto da John Carpenter, “Essi vivono”?

A chi non l’avesse visto, raccomando caldamente di vederlo.

Il protagonista un operaio disoccupato, abituato a lavorare duramente nei cantieri, rimasto vittima di una grave crisi economica, trova alloggio in un campo di baracche alla periferia della città. Vicino c’è una chiesa, dove vive una piccola comunità di poveri ed emarginati. E – nella chiesa – un predicatore religioso, affetto da cecità, che esorta la gente a “svegliarsi” dal torpore che l’avvolge.

Il protagonista nota un susseguirsi di strani eventi: programmi televisivi che si interrompono da strane apparizioni di un uomo che parla di un’invasione aliena, e un elicottero della polizia che sorvola continuamente sul sito.

Un giorno la polizia irrompe nella baraccopoli con una violenza inaudita, attaccando chiunque provi a scappare e manganellando ferocemente i gestori della comunità.

Il giorno dopo il protagonista decide di capire le ragioni dell’irruzione della polizia. Entra nella chiesa, e qui trova una misteriosa scatola, sopravvissuta indenne all’incursione della notte precedente. Sulla scatola c’è scritto: “ESSI VIVONO, NOI DORMIAMO”. Apre la scatola e, con suo stupore, trova all’interno solo dei banalissimi occhiali da sole. Ne indossa un paio e scopre con sgomento che il mondo che lo circonda non è quello che sembra: i cartelloni pubblicitari nascondono comandi subliminali sull'obbedire e conformarsi; le persone benestanti e la polizia sono in realtà alieni dall’aspetto a zombie.

Il protagonista realizza allora che il mondo, come lui l’aveva inteso fino a un momento prima di indossare gli occhiali, è una truffa: la realtà è dominata da una disgustosa razza di alieni ricchissimi, che hanno sottomesso la razza umana grazie al capitalismo e al consumismo.

È chiaro che si tratta di una metafora, ma il rischio è reale.

Dall’esordio della pandemia da Covid-19 ad oggi – in modo del tutto inedito – molte cose sono accadute e altrettante sono cambiate; ritengo irreversibilmente. Dal porsi il problema di non avvicinarsi agli altri a quello di accettare docilmente future limitazioni della libertà personale e trattamenti sanitari obbligatori, secondo il capriccio e l’arbitrio del comandante di turno, la possibilità che il futuro possa assomigliare al film di Carpenter non è poi tanto remota.

Ricordate: mentre essi preparano il nostro futuro, noi dormiamo.

Buone vacanze a tutti gli italiani.

giovedì 13 agosto 2020

COMMENTO AL PANEGIRICO DI GIUSEPPE CONTE

 Di seguito il panegirico di Giuseppe Conte:

https://www.facebook.com/383458618802776/posts/1013097712505527/?sfnsn=scwspmo&extid=Gxsiu13WwFLqEPFd

COMMENTO:

Egr. Sig. Presidente del Consiglio, vedo che ha una nutrita claque. E quando questa è così nutrita e a senso unico si corre il rischio di essere messi alla pubblica gogna, al dileggio della sua “tifoseria”. 

Già, perché di tifoseria si tratta: nessun commento, nessuna osservazione critica; solo ovazione “acefala” tesa a “magnificare” la sua grande capacità di timoniere nel guidare la nave, con abile maestria e padronanza, nell’oceano del Covid. 

Mi sembra di vedere in Lei l’immagine incarnata de “I muscoli del Capitano” di Francesco De Gregori: “Il capitano non tiene mai paura, Dritto sul cassero …”.

Ma, quando parla di "tutela della vita e della salute dei cittadini" a cosa fa riferimento? Solo a quella biologica, che anche un batterio, un’ameba, un verme, possiedono? O, invece, alla vita dell’Uomo, che non è fatta solo di carne, muscoli e sangue, ma anche di dignità. E che, in base ai racconti che mi sono stati forniti, è stata affatto trascurata, quando non umiliata e mortificata. 

Se si ha la sfortuna di finire in ospedale è bene che ci si vada almeno “con” Covid per sperare di essere almeno preso in considerazione e “forse” curato. 

Immagino che Lei non sia mai stato costretto ad andare in un Pronto Soccorso da normale cittadino; i potenti hanno sempre una corsia e un trattamento preferenziale; non conoscono la pena, l’umiliazione, la mortificazione che si è costretti a subire per le interminabili lunghe ore di paziente attesa e, talvolta, l’arroganza del personale sanitario che non tengono alcun conto della sofferenza psichica e fisica di chi viene trattato come un “manico di scopa” gettato lì, in un angolo.

Lei parla pure delle misure messe in campo per una “ripresa più rapida possibile della vita sociale ed economica” a seguito del lockdown. Credo non facciano parte della sua claque quei tanti che aspettano ancora l’erogazione della cassa integrazione. 

Con riferimento alla “tutela della vita e della salute dei cittadini”, credo che Lei abbia pensato che potessero – nell’attesa che i soldi arrivassero – rivolgersi a parenti, amici, monte dei pegni, usurai. Per tutti gli altri, avrà creduto che fosse il momento di sperimentare la nuova dieta del “digiuno intermittente”. 

Non vedo modo migliore per tutelare la vita e la salute dei cittadini italiani. 

Bravo, sig. Presidente!

Dice, ancora, di aver lavorato sulla base di raccomandazioni scientifiche e dati epidemiologici. Ma, mentre ha preso alla lettera le raccomandazioni nell’uso delle mascherine, dei guanti, del distanziamento, ecc., ha ritenuto – in modo del tutto arbitrario – che il lockdown dovesse essere totale e non differenziale, come suggerito dal suo CTS, condannando di fatto l’intera popolazione agli “arresti domiciliari”.

Dice, infine, che l’azione del suo governo si è ispirata ai principi di precauzione e trasparenza e ai criteri di adeguatezza e proporzionalità. 

Sui principi di precauzione ci sarebbe molto da dire sul fatto che le misure restrittive sono intervenute quando ormai i buoi erano scappati dalla stalla; ma lasciamo perdere. 

Sui “criteri di adeguatezza e proporzionalità”, mi dice cosa ci sia di adeguato e proporzionale nell’aver impedito l’uscita di casa se non accompagnati dal proprio cane, ma non oltre 250 o 300 metri dalla propria abitazione?