domenica 22 marzo 2020

PERCHÉ NON SI PUÒ PARAGONARE L’ATTUALE EPIDEMIA ALLA “SPAGNOLA”


L’epidemiologo di fama mondiale, Pierluigi Lopalco, afferma che senza le misure restrittive in atto il Covid-19 avrebbe fatto milioni di morti. Una tale asserzione è priva di fondamento scientifico: nessuno può fare una simile affermazione, tanto meno un epidemiologo di fama mondiale, che da uomo di scienza dovrebbe attenersi ai fatti. Per poter dire che in assenza di misure restrittive il numero dei decessi sarebbe stato di milioni di morti, dovremmo disporre di un secondo campione in tutto simile a quello attuale sul quale però le misure restrittive non sono state applicate. Se dal confronto dei dati risulta che nel campione con misure restrittive i decessi sono risultati inferiori a quello senza misure restrittive, potremmo ragionevolmente concludere che sì, i provvedimenti restrittivi hanno funzionato. In assenza di un campione di comparazione è ragionare sul nulla.

Il Giappone – per esempio – non ha adottato alcun provvedimento restrittivo, eppure su una popolazione di circa 127 milioni di abitanti (più di due volte quella italiana), con un’età media molto elevata sovrapponibile a quella italiana, il numero dei contagiati al 22/03/2020 è di appena 1055 casi, con 232 ricoveri e 35 decessi dall’inizio dell’epidemia (20 gennaio 2020).

Come lo spiega il professor Lopalco?

Allo stato attuale delle cose, sempreché i dati messi a disposizione dall’ISS su Internet siano affidabili, nulla fa pensare che ci sarebbe stato lo scenario di milioni di morti da Covid-19.
Vero è che il numero delle vittime in Italia è altissimo, ma al momento l'identikit delle persone decedute a causa dell'epidemia ha un’età compresa tra gli 80 e gli 89 anni, la maggioranza dei quali con una o più patologie preesistenti. I morti con meno di cinquant’anni erano tutti soggetti con diabete grave, ipertensione e altre importanti patologie.

Peraltro paragonare la nuova epidemia da coronavirus alla “spagnola” è, a mio modesto avviso, come voler paragonare la minaccia di un gatto a quella di un giaguaro: il Covid-19 aggredisce soggetti defedati in età avanzata, la spagnola colpiva soprattutto vigorosi giovani tra i 18 e i 30 anni, che la mattina accusavano sintomi influenzali, dopo breve tempo diventavano cianotici e tossendo espettoravano muco venato di sangue. Dopo 24 ore dalla comparsa dei sintomi erano già cadaveri ammonticchiati nell’obitorio.

Nel nostro paese, l’epidemia “spagnola” dopo 10-11 mesi di flagello causò la morte di 600.000 persone; uno dei tassi di mortalità più alti d’Europa. Ma a quel tempo – in pieno conflitto bellico – si pensò bene di praticare un’attenta censura per evitare di distrarre troppo i soldati dall’ammazzare altri soldati. Tutto il contrario di oggi.

Il tasso di letalità nel caso di COVID-19 si aggira intorno al 2,3%; ma potrebbe essere sovrastimato perché generalmente riferito solo ai casi con comorbilità (quindi con altre patologie in atto, in cui il virus potrebbe solo aver avuto effetto additivo e non causale). Se si escludono, pertanto, i casi con patologie concomitanti, il tasso di letalità si attesterebbe in un range compreso tra lo 0,3% e l’1% (dato ISS). Il tasso di letalità della spagnola era maggiore del 2,5%, aggravato dal fatto che nel 1918 non si disponeva ancora di antibiotici per contrastare le sovrainfezioni batteriche.

Ecco perché non è appropriato paragonare l’attuale epidemia con quella che tra il 1918 e il 1920 fece 500 milioni di ammalati e 50-100 milioni di morti.

Infine, una postilla.

Il governo ha emanato provvedimenti che limitano fortemente i diritti garantiti dalla nostra Costituzione, perché mai non ha ritenuto egualmente opportuno emanare un decreto che obbliga le cliniche private dislocate su tutto il territorio nazionale a mettere a disposizione tutti i posti letti, il personale medico e paramedico per far fronte all’emergenza sanitaria da Covid-19? Pur non disponendo di centri di terapia intensiva, potrebbero servire almeno per dislocare i pazienti in via di guarigione dalle strutture ospedaliere pubbliche, che sono al collasso.

martedì 17 marzo 2020

NON SONO UN COMPLOTTISTA, MA ...


Non sono un complottista. Non credo che dietro certi fatti si nascondino necessariamente cospirazioni o trame occulte, ma non mi esimo neppure dal riflettere che certe spiegazioni, fornite dagli organi ufficiali di informazione, non sono sempre del tutto esaustive.

Si prenda per esempio l’attacco alle Twin Towers, non accolgo la tesi dei complottisti che sostengono che gli attentati dell'11 settembre 2001 siano da imputare ai servizi segreti americani e/o israeliani. 
Ma sono dell’avviso che la versione fornita dalle fonti ufficiali non sia del tutto convincente. Salvo ammettere che – chissà per quale arcano motivo – le leggi della fisica cessarono di esistere quell’11 settembre del 2001 a New York. Così dovendo scegliere tra una dogmatica accettazione della verità ufficiale e l’appello alla ragione, preferisco quest’ultima.

Ora, di contro a quei complottisti che considerano il coronavirus COVID-19 un’arma biologica messa a punto dagli apparati militari americani per ostacolare l’irresistibile ascesa commerciale dei cinesi, sostengo sommessamente che, secondo la logica del cui prodest, il COVID-19 è caduto a fagiolo nella guerra commerciale USA–CINA, a tutto vantaggio del primo.

L’unica mossa possibile da parte degli Stati Uniti dopo la guerra dei dazi doganali, considerando che gli Stati Uniti non possono battere la Cina con le armi convenzionali e non sono in grado di vincere una guerra nucleare contro di essa, poteva essere quella di usare un’arma biologica, per vedere l’effetto che fa.

Non c’è dubbio, infatti, che il coronavirus sia stato una manna dal cielo per gli interessi americani: con il minimo investimento, rafforzato da un’offensiva propagandistica senza limiti e senza sosta, gli obiettivi della massima potenza globale, gli Stati Uniti, sono stati raggiunti; mentre la Cina si ritrova relativamente isolata e con un’economia semi paralizzata.

Tragica coincidenza?

Tragica coincidenza se non fosse per la dichiarazione del portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, che ha affermato che a portare l’epidemia in Cina è stato l’esercito USA, in occasione della competizione sportiva per militari di tutto il mondo che si è tenuta lo scorso ottobre a Wuhan. 

A conferma della dichiarazione del portavoce del governo cinese vi è un video in cui si vede (l’11 marzo scorso) Robert Redfield, direttore dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), ammettere  candidamente al comitato del Congresso degli USA che durante la stagione influenzale 2018-2019 molti cittadini statunitensi, apparentemente morti di influenza, sono poi risultati positivi al coronavirus.

Potrebbe essere la trama di un romanzo di fantapolitica.

domenica 15 marzo 2020

QUANDO IL BUON SENSO E LA RAZIONALITÀ VENGONO BANDITI


Vero è che, nell’Italia del coronavirus, la razionalità e il buon senso sembrano banditi. E c’è un vero clima da inquisizione spagnola, in cui chi osa esprimere un parere diverso da quello ufficiale e perciò stesso un eretico, degno d’essere messo al rogo. Vorrei sommessamente ricordare che non si muore solo da COVID-19, e che la polmonite non è soltanto causata da coronavirus. Per esempio, v’è una strage sottovalutata dai mezzi di comunicazione di massa (chissà perché!), rappresentata dalle morti per infezioni ospedaliere da batteri antibiotico-resistenti, il cui numero dei decessi nell’arco di pochi anni è passato dai 18.668 decessi del 2003 ai 49.301 del 2016.



C’è dunque un’altra strage in corso, ma poiché il fenomeno non assurge agli onori della cronaca, e non è declamata dal tam tam dei mass media, ci spaventiamo davanti al numero dei decessi “con” coronavirus (e non solo “da” coronavirus) e trascuriamo, invece, del tutto quelli provocati da infezioni ospedaliere, mettendoli nel computo di un fatto ineluttabile. Forse perché morire di polmonite da batteri antibiotico-resistenti è meno grave che morire da COVID-19?



Ho abbastanza anni per ricordare l’epidemia di poliomielite in Italia. E la polio colpiva soprattutto bambini. Al tempo in cui frequentavo le scuole elementari non era raro vedere un bambino che si assentava per qualche mese, e vederlo rientrare a scuola su una sedia a rotelle o – nei casi più fortunati – con le stampelle. I meno fortunati avrebbero terminato la loro esistenza nel polmone d’acciaio.



Eppure non ricordo di aver assistito ad un panico così sparso e sguaiato come nei giorni del coronavirus, che sembra essere diventato la peste nera, che nella prima metà del Trecento ridusse al 20% la popolazione europea. La gente continuava la sua vita di sempre e i bambini continuavano a giocare e a stare insieme.

Se è vero quanto afferma l’organo superiore della sanità, è cioè che l’80% è asintomatico, il 20% sviluppa sintomi e, di questi, solo il 5% sviluppa affezioni respiratorie che richiedono assistenza e monitoraggio, in questa epidemia c’è – con tutto il rispetto sulla serietà degli intenti da parte degli organi istituzionali e dei virologi – qualcosa di abnorme, di esagerato, di sospetto. 



sabato 14 marzo 2020

E SE LA REALTÀ FOSSE STATA SCACCIATA DALLA REALTÀ?


Dall’avvento di quel primo potente mezzo di diffusione dell’informazione di massa, che è la televisione, la realtà non è il reale, ma ciò che le persone percepiscono come realtà. 

E questa realtà alternativa, grazie all’amplificazione selettiva di alcune notizie a scapito di altre, può essere artatamente costruita per fini ignoti alla maggior parte delle persone. 

Il reale può essere così inghiottito dalla sua immagine riprodotta, come fosse un buco nero; clonato da parte del suo doppio, che può assumere i caratteri di una realtà più reale della realtà stessa. 

L’esperienza così ridefinita dalla comunicazione dei mass media e dei social compie il “delitto perfetto”: l’uccisione del reale da parte del suo doppio.

Immaginiamo per un momento di essere nella trama di un film tipo “Sesso & potere”, in cui per distogliere l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica statunitense da uno scandalo sessuale che vede coinvolto il presidente, un abile spin doctor (Robert De Niro) e un regista di Hollywood (Dustin Hoffman) mettono in scena una finta guerra contro l’Albania, per manipolare l’opinione pubblica al fine di riconfermarne la presidenza.

E se l’epidemia di coronavirus fosse stata abilmente orchestrata dagli Stati Uniti per frenare l’ascesa commerciale della Cina, in modo non molto dissimile da quella orchestrata per giustificare la seconda guerra del golfo?

Anche allora si disse che quella guerra doveva farsi: il mondo era in pericolo a causa delle armi di distruzioni di massa (testate nucleari e armi batteriologiche) di Saddam Hussein.

Centinaia di migliaia di vittime civili per scoprire che le tanto temute armi di distruzione di massa non c'erano.

mercoledì 11 marzo 2020

CONGIUNTURA O SAPIENTE REGIA?


Non credo abbiate ancora dubbi sul fatto che, durante il secondo conflitto mondiale, le forze armate italiane fossero ausiliarie a quelle tedesche; come parimenti non credo abbiate dubbi sul fatto che l’Europa ancorché perseguire i propri interessi, come sarebbe lecito attendersi, è ancella di quelli americani. 

A dimostrarlo – per l’ennesima volta, e ove ve ne fosse bisogno – è l’operazione Defender Europe 20, che si annuncia come l’esercitazione militare americana più imponente dell’ultimo ventennio.

Lo scopo? Scoraggiare un’eventuale possibile invasione dell’Unione Europea da parte della Russia. Ma consta a qualcuno che abbiamo ricevuto minacce di guerra da Putin?

Allora mentre gli USA fanno quadrato per evitare il diffondersi dell’epidemia da coronavirus, bloccando i voli da e per l’Europa – e in particolare da e per l’Italia –, la circostanza che 37 mila uomini se ne vadano in giro senza protezione alcuna, in barba alle restrizioni imposte a tutti gli altri cittadini, non preoccupa minimamente i capi di stato europei.

C’è qualcosa che non torna. Una persona mediamente intelligente si porrebbe questa domanda.

Quando nello scorso blog (“Verso la società della sorveglianza”) ho parlato di prove generali di dittatura, intendevo non che l’attuale governo sia in procinto di varare norme liberticide di stampo fascista: non ne ha la patente.

Il nostro governo si è limitato ad applicare le direttive impartite dall’OMS. E se una colpa possiamo muovergli è quella di aver preso per “oro colato” quelle direttive, senza preoccuparsi minimamente dell’impatto che avrebbero avuto sulla psiche della gente e sull’economia del Paese. A mio parere, effetti assai più devastanti di quelli provocati dal nuovo virus.

Sulle prime l’OMS ha minimizzato, e il Governo ha minimizzato; quindi ha elevato il livello di allarme, e il Governo ha pedissequamente elevato il livello di allarme sino a giungere alle attuali misure restrittive, senza valutare i contraccolpi economici che rischiano nel breve tempo di rivelarsi assai più esiziali della SARS-CoV-2.

Come un organismo, il Paese di giorno in giorno si spegne; si spengono le attività commerciali, aumenteranno la disoccupazione, la depressione, l’angoscia. Col risultato che sì usciremo dall’attuale epidemia di coronavirus, ma ci ritroveremo un Paese in ginocchio, in preda agli appetiti smisurati degli speculatori, che compreranno a prezzo di svendita i nostri ultimi asset economici, e  agli usurai di Bruxelles che ci attendono al varco col MES, che distruggerà completamente i risparmi privati degli italiani, che saranno costretti a versare le proprie liquidità per non ricevere assolutamente nulla in cambio.

Domanda: l’operazione militare Defender Europe 20, il tonfo della borsa di Milano, che ha lasciato sul terreno l’11,17%, senza che il Governo alzasse un dito, almeno per evitare le vendite allo scoperto, le misure restrittive in funzione anti epidemica, che stanno soffocando la nostra economia, il MES e, infine, il Covid19 sono in relazione tra loro, o questa congiuntura di circostanze, che sembra preludere ad una tempesta perfetta, è solo casuale?

Resta il fatto che l’Europa tace; il nostro Governo tace. L’imperativo categorico è fermare lo spettro del virus che si aggira per l’Europa.


martedì 10 marzo 2020

VERSO LA SOCIETÀ DELLA SORVEGLIANZA

Questo scenario di società della sorveglianza, in nome del contenimento dell’epidemia da nuovo coronavirus, non so perché ma mi mette in uno stato di profondo disagio esistenziale, più di quanto faccia il timore di contrarre l’infezione. 

I giorni che stiamo vivendo sembrano più ispirati a prove generali di dittatura, in vero stile fascista, che ad azioni atte a scongiurare un morbo che non regge il confronto con la pandemia influenzale causata dal virus H1N1, quella che imperversò fra l’aprile 2009 e l’agosto 2010. 

Quest’ultima avrebbe causato su scala mondiale un numero di decessi enormemente più grande (575 mila) rispetto a quelli da nuovo coronavirus (4 mila). 

Peraltro se la mortalità del coronavirus riguarda soggetti di età media di 81 anni, la pandemia del 2009 colpì fasce di popolazioni mediamente più giovani. 

Questo è quanto emerge dallo studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati dal Dr Fatimah S. Dawood, che ha pubblicato i suoi dati sulla rivista “The Lancet” del settembre 2012. 

Nel corso della pandemia del 2009-2010, il numero di morti in Europa riportati ufficialmente al Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC) fu di 2.900, ma dopo qualche anno, quello stesso dato, pubblicato su Lancet, fu rettificato a 16.400. 

Non ricordo che in quegli anni furono adottate misure sanitarie così restrittive come quelle invece adottate oggi per il coronavirus, benché i numeri dell’epidemia siano assai più contenuti rispetto a quelli dell’influenza A. 

Ragionando sui numeri, è assai difficile comprendere e condividere le misure restrittive adottate. Il clamore suscitato intorno a questa epidemia assume perciò connotati francamente grotteschi e assurdi. 

Ammettiamo pure che il coronavirus sia un virus davvero pericoloso, come sostiene l’OMS, perché mai  allora l’Italia non ha adottato fin da subito quei provvedimenti restrittivi che, se assunti dopo i primi contagi, registrati in Lombardia e in Emilia Romagna, avrebbero senz’altro confinato e arginato l’epidemia? 

Che senso ha oggi chiudere le stalle quando i buoi sono ormai scappati, se non aumentare il panico (già montante) e il disagio degli “arresti domiciliari”? 

Perché mai il governo si è perso dapprima in messaggi contraddittori riguardo a gravità e contagiosità del virus, e oggi mette in scena uno spettacolo da “virus letale” con provvedimenti restrittivi calati dall'alto, che hanno l’unico effetto di montare lo stato di disagio e confusione della gente, che prende d’assalto i supermercati nel timore di una loro prossima chiusura?

Anziché governare l’incubo per condurci alla fine del tunnel, il governo ha scelto la strada difficile, in parte ancora sconosciuta, della diffidenza tra le persone, che senza rendercene conto ci farà sprofondare nella società della sorveglianza di sapore orwelliano.

domenica 8 marzo 2020

ANCORA NON IDENTIFICATO IL VIRUS DELLA STUPIDITÀ


Io non so se preoccuparmi di più del coronavirus o della nuova specie di virus che sta provocando un’epidemia ben più grave. 

Se il primo è stato riconosciuto, e sappiamo appartenere alla stessa specie del virus della Sars; del secondo non sappiamo assolutamente nulla. 

A differenza del primo non è ancora stato identificato. 

Del primo, la sequenza del genoma è stata resa immediatamente disponibile; del secondo non è nota né la sequenza né la modalità di contagio né la trasmissione. 

Si sa soltanto che è responsabile dell’ondata di panico che tracima dappertutto. 

I sintomi più evidenti sono: psicosi, alterazione mentale, stato confusionale. 

Le persone si riversano in massa nei supermercati per fare scorta di cibo e beni di prima necessità, nel timore di restare chiusi in casa in quarantena. 

Strade, bar e ristoranti deserti. 

E se qualcuno si accascia per terra, in preda ad un malore improvviso, gli si fa il vuoto intorno: nessuno interviene per timore del contagio da Covid-19. Così pure viene guardato con sospetto chi starnutisce o ha un colpo di tosse; visti come “untori”, suscitano lo sdegno delle persone.

La paura per il contagio ha indotto il governo ad approvare (“per ragioni di igiene e di sicurezza pubblica”) decreti leggi che hanno il sapore di un vero e proprio stato di militarizzazione: divieto di entrare ed uscire dalle zone identificate come “zone rosse”; scuole chiuse fino al 3 aprile; chiuse palestre e piscine; chiusi anche cinema e teatri; niente matrimoni e funerali fino a nuovo ordine.

Bar e ristoranti possono restare aperti ma a condizione che i clienti siano distanziati di almeno un metro tra loro. I gestori di attività di bar e ristorazione hanno l’obbligo di munirsi di righello per garantire che tale distanza di sicurezza interpersonale sia rispettata, in caso contrario scattano sanzioni.

Ogni forma di riunione in un luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, è vietata.

Speriamo che sia ancora consentita la libertà di espressione.