martedì 17 marzo 2020

NON SONO UN COMPLOTTISTA, MA ...


Non sono un complottista. Non credo che dietro certi fatti si nascondino necessariamente cospirazioni o trame occulte, ma non mi esimo neppure dal riflettere che certe spiegazioni, fornite dagli organi ufficiali di informazione, non sono sempre del tutto esaustive.

Si prenda per esempio l’attacco alle Twin Towers, non accolgo la tesi dei complottisti che sostengono che gli attentati dell'11 settembre 2001 siano da imputare ai servizi segreti americani e/o israeliani. 
Ma sono dell’avviso che la versione fornita dalle fonti ufficiali non sia del tutto convincente. Salvo ammettere che – chissà per quale arcano motivo – le leggi della fisica cessarono di esistere quell’11 settembre del 2001 a New York. Così dovendo scegliere tra una dogmatica accettazione della verità ufficiale e l’appello alla ragione, preferisco quest’ultima.

Ora, di contro a quei complottisti che considerano il coronavirus COVID-19 un’arma biologica messa a punto dagli apparati militari americani per ostacolare l’irresistibile ascesa commerciale dei cinesi, sostengo sommessamente che, secondo la logica del cui prodest, il COVID-19 è caduto a fagiolo nella guerra commerciale USA–CINA, a tutto vantaggio del primo.

L’unica mossa possibile da parte degli Stati Uniti dopo la guerra dei dazi doganali, considerando che gli Stati Uniti non possono battere la Cina con le armi convenzionali e non sono in grado di vincere una guerra nucleare contro di essa, poteva essere quella di usare un’arma biologica, per vedere l’effetto che fa.

Non c’è dubbio, infatti, che il coronavirus sia stato una manna dal cielo per gli interessi americani: con il minimo investimento, rafforzato da un’offensiva propagandistica senza limiti e senza sosta, gli obiettivi della massima potenza globale, gli Stati Uniti, sono stati raggiunti; mentre la Cina si ritrova relativamente isolata e con un’economia semi paralizzata.

Tragica coincidenza?

Tragica coincidenza se non fosse per la dichiarazione del portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, che ha affermato che a portare l’epidemia in Cina è stato l’esercito USA, in occasione della competizione sportiva per militari di tutto il mondo che si è tenuta lo scorso ottobre a Wuhan. 

A conferma della dichiarazione del portavoce del governo cinese vi è un video in cui si vede (l’11 marzo scorso) Robert Redfield, direttore dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), ammettere  candidamente al comitato del Congresso degli USA che durante la stagione influenzale 2018-2019 molti cittadini statunitensi, apparentemente morti di influenza, sono poi risultati positivi al coronavirus.

Potrebbe essere la trama di un romanzo di fantapolitica.

domenica 15 marzo 2020

QUANDO IL BUON SENSO E LA RAZIONALITÀ VENGONO BANDITI


Vero è che, nell’Italia del coronavirus, la razionalità e il buon senso sembrano banditi. E c’è un vero clima da inquisizione spagnola, in cui chi osa esprimere un parere diverso da quello ufficiale e perciò stesso un eretico, degno d’essere messo al rogo. Vorrei sommessamente ricordare che non si muore solo da COVID-19, e che la polmonite non è soltanto causata da coronavirus. Per esempio, v’è una strage sottovalutata dai mezzi di comunicazione di massa (chissà perché!), rappresentata dalle morti per infezioni ospedaliere da batteri antibiotico-resistenti, il cui numero dei decessi nell’arco di pochi anni è passato dai 18.668 decessi del 2003 ai 49.301 del 2016.



C’è dunque un’altra strage in corso, ma poiché il fenomeno non assurge agli onori della cronaca, e non è declamata dal tam tam dei mass media, ci spaventiamo davanti al numero dei decessi “con” coronavirus (e non solo “da” coronavirus) e trascuriamo, invece, del tutto quelli provocati da infezioni ospedaliere, mettendoli nel computo di un fatto ineluttabile. Forse perché morire di polmonite da batteri antibiotico-resistenti è meno grave che morire da COVID-19?



Ho abbastanza anni per ricordare l’epidemia di poliomielite in Italia. E la polio colpiva soprattutto bambini. Al tempo in cui frequentavo le scuole elementari non era raro vedere un bambino che si assentava per qualche mese, e vederlo rientrare a scuola su una sedia a rotelle o – nei casi più fortunati – con le stampelle. I meno fortunati avrebbero terminato la loro esistenza nel polmone d’acciaio.



Eppure non ricordo di aver assistito ad un panico così sparso e sguaiato come nei giorni del coronavirus, che sembra essere diventato la peste nera, che nella prima metà del Trecento ridusse al 20% la popolazione europea. La gente continuava la sua vita di sempre e i bambini continuavano a giocare e a stare insieme.

Se è vero quanto afferma l’organo superiore della sanità, è cioè che l’80% è asintomatico, il 20% sviluppa sintomi e, di questi, solo il 5% sviluppa affezioni respiratorie che richiedono assistenza e monitoraggio, in questa epidemia c’è – con tutto il rispetto sulla serietà degli intenti da parte degli organi istituzionali e dei virologi – qualcosa di abnorme, di esagerato, di sospetto. 



sabato 14 marzo 2020

E SE LA REALTÀ FOSSE STATA SCACCIATA DALLA REALTÀ?


Dall’avvento di quel primo potente mezzo di diffusione dell’informazione di massa, che è la televisione, la realtà non è il reale, ma ciò che le persone percepiscono come realtà. 

E questa realtà alternativa, grazie all’amplificazione selettiva di alcune notizie a scapito di altre, può essere artatamente costruita per fini ignoti alla maggior parte delle persone. 

Il reale può essere così inghiottito dalla sua immagine riprodotta, come fosse un buco nero; clonato da parte del suo doppio, che può assumere i caratteri di una realtà più reale della realtà stessa. 

L’esperienza così ridefinita dalla comunicazione dei mass media e dei social compie il “delitto perfetto”: l’uccisione del reale da parte del suo doppio.

Immaginiamo per un momento di essere nella trama di un film tipo “Sesso & potere”, in cui per distogliere l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica statunitense da uno scandalo sessuale che vede coinvolto il presidente, un abile spin doctor (Robert De Niro) e un regista di Hollywood (Dustin Hoffman) mettono in scena una finta guerra contro l’Albania, per manipolare l’opinione pubblica al fine di riconfermarne la presidenza.

E se l’epidemia di coronavirus fosse stata abilmente orchestrata dagli Stati Uniti per frenare l’ascesa commerciale della Cina, in modo non molto dissimile da quella orchestrata per giustificare la seconda guerra del golfo?

Anche allora si disse che quella guerra doveva farsi: il mondo era in pericolo a causa delle armi di distruzioni di massa (testate nucleari e armi batteriologiche) di Saddam Hussein.

Centinaia di migliaia di vittime civili per scoprire che le tanto temute armi di distruzione di massa non c'erano.

mercoledì 11 marzo 2020

CONGIUNTURA O SAPIENTE REGIA?


Non credo abbiate ancora dubbi sul fatto che, durante il secondo conflitto mondiale, le forze armate italiane fossero ausiliarie a quelle tedesche; come parimenti non credo abbiate dubbi sul fatto che l’Europa ancorché perseguire i propri interessi, come sarebbe lecito attendersi, è ancella di quelli americani. 

A dimostrarlo – per l’ennesima volta, e ove ve ne fosse bisogno – è l’operazione Defender Europe 20, che si annuncia come l’esercitazione militare americana più imponente dell’ultimo ventennio.

Lo scopo? Scoraggiare un’eventuale possibile invasione dell’Unione Europea da parte della Russia. Ma consta a qualcuno che abbiamo ricevuto minacce di guerra da Putin?

Allora mentre gli USA fanno quadrato per evitare il diffondersi dell’epidemia da coronavirus, bloccando i voli da e per l’Europa – e in particolare da e per l’Italia –, la circostanza che 37 mila uomini se ne vadano in giro senza protezione alcuna, in barba alle restrizioni imposte a tutti gli altri cittadini, non preoccupa minimamente i capi di stato europei.

C’è qualcosa che non torna. Una persona mediamente intelligente si porrebbe questa domanda.

Quando nello scorso blog (“Verso la società della sorveglianza”) ho parlato di prove generali di dittatura, intendevo non che l’attuale governo sia in procinto di varare norme liberticide di stampo fascista: non ne ha la patente.

Il nostro governo si è limitato ad applicare le direttive impartite dall’OMS. E se una colpa possiamo muovergli è quella di aver preso per “oro colato” quelle direttive, senza preoccuparsi minimamente dell’impatto che avrebbero avuto sulla psiche della gente e sull’economia del Paese. A mio parere, effetti assai più devastanti di quelli provocati dal nuovo virus.

Sulle prime l’OMS ha minimizzato, e il Governo ha minimizzato; quindi ha elevato il livello di allarme, e il Governo ha pedissequamente elevato il livello di allarme sino a giungere alle attuali misure restrittive, senza valutare i contraccolpi economici che rischiano nel breve tempo di rivelarsi assai più esiziali della SARS-CoV-2.

Come un organismo, il Paese di giorno in giorno si spegne; si spengono le attività commerciali, aumenteranno la disoccupazione, la depressione, l’angoscia. Col risultato che sì usciremo dall’attuale epidemia di coronavirus, ma ci ritroveremo un Paese in ginocchio, in preda agli appetiti smisurati degli speculatori, che compreranno a prezzo di svendita i nostri ultimi asset economici, e  agli usurai di Bruxelles che ci attendono al varco col MES, che distruggerà completamente i risparmi privati degli italiani, che saranno costretti a versare le proprie liquidità per non ricevere assolutamente nulla in cambio.

Domanda: l’operazione militare Defender Europe 20, il tonfo della borsa di Milano, che ha lasciato sul terreno l’11,17%, senza che il Governo alzasse un dito, almeno per evitare le vendite allo scoperto, le misure restrittive in funzione anti epidemica, che stanno soffocando la nostra economia, il MES e, infine, il Covid19 sono in relazione tra loro, o questa congiuntura di circostanze, che sembra preludere ad una tempesta perfetta, è solo casuale?

Resta il fatto che l’Europa tace; il nostro Governo tace. L’imperativo categorico è fermare lo spettro del virus che si aggira per l’Europa.


martedì 10 marzo 2020

VERSO LA SOCIETÀ DELLA SORVEGLIANZA

Questo scenario di società della sorveglianza, in nome del contenimento dell’epidemia da nuovo coronavirus, non so perché ma mi mette in uno stato di profondo disagio esistenziale, più di quanto faccia il timore di contrarre l’infezione. 

I giorni che stiamo vivendo sembrano più ispirati a prove generali di dittatura, in vero stile fascista, che ad azioni atte a scongiurare un morbo che non regge il confronto con la pandemia influenzale causata dal virus H1N1, quella che imperversò fra l’aprile 2009 e l’agosto 2010. 

Quest’ultima avrebbe causato su scala mondiale un numero di decessi enormemente più grande (575 mila) rispetto a quelli da nuovo coronavirus (4 mila). 

Peraltro se la mortalità del coronavirus riguarda soggetti di età media di 81 anni, la pandemia del 2009 colpì fasce di popolazioni mediamente più giovani. 

Questo è quanto emerge dallo studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati dal Dr Fatimah S. Dawood, che ha pubblicato i suoi dati sulla rivista “The Lancet” del settembre 2012. 

Nel corso della pandemia del 2009-2010, il numero di morti in Europa riportati ufficialmente al Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC) fu di 2.900, ma dopo qualche anno, quello stesso dato, pubblicato su Lancet, fu rettificato a 16.400. 

Non ricordo che in quegli anni furono adottate misure sanitarie così restrittive come quelle invece adottate oggi per il coronavirus, benché i numeri dell’epidemia siano assai più contenuti rispetto a quelli dell’influenza A. 

Ragionando sui numeri, è assai difficile comprendere e condividere le misure restrittive adottate. Il clamore suscitato intorno a questa epidemia assume perciò connotati francamente grotteschi e assurdi. 

Ammettiamo pure che il coronavirus sia un virus davvero pericoloso, come sostiene l’OMS, perché mai  allora l’Italia non ha adottato fin da subito quei provvedimenti restrittivi che, se assunti dopo i primi contagi, registrati in Lombardia e in Emilia Romagna, avrebbero senz’altro confinato e arginato l’epidemia? 

Che senso ha oggi chiudere le stalle quando i buoi sono ormai scappati, se non aumentare il panico (già montante) e il disagio degli “arresti domiciliari”? 

Perché mai il governo si è perso dapprima in messaggi contraddittori riguardo a gravità e contagiosità del virus, e oggi mette in scena uno spettacolo da “virus letale” con provvedimenti restrittivi calati dall'alto, che hanno l’unico effetto di montare lo stato di disagio e confusione della gente, che prende d’assalto i supermercati nel timore di una loro prossima chiusura?

Anziché governare l’incubo per condurci alla fine del tunnel, il governo ha scelto la strada difficile, in parte ancora sconosciuta, della diffidenza tra le persone, che senza rendercene conto ci farà sprofondare nella società della sorveglianza di sapore orwelliano.

domenica 8 marzo 2020

ANCORA NON IDENTIFICATO IL VIRUS DELLA STUPIDITÀ


Io non so se preoccuparmi di più del coronavirus o della nuova specie di virus che sta provocando un’epidemia ben più grave. 

Se il primo è stato riconosciuto, e sappiamo appartenere alla stessa specie del virus della Sars; del secondo non sappiamo assolutamente nulla. 

A differenza del primo non è ancora stato identificato. 

Del primo, la sequenza del genoma è stata resa immediatamente disponibile; del secondo non è nota né la sequenza né la modalità di contagio né la trasmissione. 

Si sa soltanto che è responsabile dell’ondata di panico che tracima dappertutto. 

I sintomi più evidenti sono: psicosi, alterazione mentale, stato confusionale. 

Le persone si riversano in massa nei supermercati per fare scorta di cibo e beni di prima necessità, nel timore di restare chiusi in casa in quarantena. 

Strade, bar e ristoranti deserti. 

E se qualcuno si accascia per terra, in preda ad un malore improvviso, gli si fa il vuoto intorno: nessuno interviene per timore del contagio da Covid-19. Così pure viene guardato con sospetto chi starnutisce o ha un colpo di tosse; visti come “untori”, suscitano lo sdegno delle persone.

La paura per il contagio ha indotto il governo ad approvare (“per ragioni di igiene e di sicurezza pubblica”) decreti leggi che hanno il sapore di un vero e proprio stato di militarizzazione: divieto di entrare ed uscire dalle zone identificate come “zone rosse”; scuole chiuse fino al 3 aprile; chiuse palestre e piscine; chiusi anche cinema e teatri; niente matrimoni e funerali fino a nuovo ordine.

Bar e ristoranti possono restare aperti ma a condizione che i clienti siano distanziati di almeno un metro tra loro. I gestori di attività di bar e ristorazione hanno l’obbligo di munirsi di righello per garantire che tale distanza di sicurezza interpersonale sia rispettata, in caso contrario scattano sanzioni.

Ogni forma di riunione in un luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, è vietata.

Speriamo che sia ancora consentita la libertà di espressione.

lunedì 24 febbraio 2020

L'EMERGENZA CORONAVIRUS


Vengo subito al tema, e cioè all’emergenza “coronavirus”, e se l’allarmismo posto in essere dai mass media trova una sua qualche giustificazione. La risposta è no: è la classica tempesta in un bicchier d’acqua, di cui dovrebbero rispondere con senso di responsabilità quei giornalisti, che pur di fare notizia non si rendono pienamente conto del danno che non il virus ma essi stanno facendo.


Quel che vedo è “follia”; vere e proprie scene di isteria collettiva, in cui è assai difficile stabilire la linea di confine tra la psicosi (volontariamente o involontariamente) indotta e il reale pericolo rappresentato da questo virus. È dall’isteria collettiva che dovremmo, prima ancora che dal virus, difenderci. Perché se per i virus, grazie al progresso tecnologico, si potranno approntare validi rimedi, contro l’imbecillità umana non mi consta sia stato ancora inventato un rimedio altrettanto efficace.

L’imbecillità è una cosa seria; non dovremmo sottovalutarla. Specie quando gli imbecilli sono in posizioni apicali dell’organizzazione sociale, e ce ne accorgiamo perché i conti non tornano nell’economia, nella società e nella storia. Senza una fuga consapevole dall’imbecillità anche coloro che resistono sono destinati, prima o poi, ad essere risucchiati dal suo vortice. Un esempio di imbecillità è, per esempio, il divieto di fumo, disposto dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, sotto le pensiline in prossimità delle fermate degli autobus. Con tutti i problemi di inquinamento che ha la città di Milano vuoi vedere che bisogna cominciare proprio dal fumo di sigarette per contenerli? La crociata anti-fumo è diventata talmente una religione che chiunque s’azzardi a chiedere ragione di una tale demenziale imbecillità è bollato come eretico dai fanatici salutisti. Il grande attore comico Redd Foxx avrebbe così sentenziato: “I fanatici salutisti si sentiranno stupidi un giorno, mentre giacciono in ospedale morendo di niente”.

Allo stato attuale delle cose è più pericolosa l’epidemia di ignoranza e razzismo verso le persone di origine asiatica che quella da coronavirus. Sempre al momento, la diffusione e i rischi legati al contagio sono appena più seri di quelli legati ad una normale influenza. I morti per influenza sono decisamente più alti rispetto a quelli per coronavirus; all’ottava settimana della sorveglianza stagionale di influenza la mortalità per influenza è stata di 217 decessi, mentre quella provocata da coronavirus di 6 decessi, e le vittime sono tutti soggetti di oltre 80 anni. Possiamo quindi dire che l’influenza stagionale è più pericolosa del nuovo coronavirus (ora chiamato SARS-CoV-2, che causa la malattia ribattezzata dall’Oms COVID-19).

Al presente, la minaccia rappresentata dal coronavirus Sars-Cov-2 è più potenziale che reale, e interessa più gli epidemiologi che si aspettano una pandemia simile all’influenza spagnola, che imperversò dal 1918 al 1920, provocando il decesso di 50-100 milioni di persone. Sulle prime la “spagnola” si presentò come una forma influenzale che durava pochi giorni senza conseguenze di sorta. Venne, infatti, chiamata “influenza dei tre giorni” e indicata semplicemente come uno strano morbo. Quindi, nell’estate del 1918 l'influenza esplose in tutta la sua virulenza, accompagnandosi con gravissime complicazioni a livello polmonare che furono responsabili della maggior parte dei decessi.

Quello che rende temibile un virus è il “salto di specie”; virus che normalmente infettano altri animali e che di tanto in tanto effettuano il salto di specie infettando anche l’uomo. In questi casi, diversamente dalla normale influenza stagionale, dove l’infezione causa solo moderati sintomi respiratori nella maggior parte della popolazione, la malattia causata dal virus mutante segue invece un percorso clinico particolarmente aggressivo, con rapido deterioramento e alto tasso di mortalità.

I coronavirus sono in genere virus che colpiscono l’uomo provocando il comune raffreddore; il coronavirus denominato SARS-CoV-2 è invece un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell'uomo, prima di essere segnalato a Wuhan (Cina), lo scorso dicembre. Da qui le precauzioni che sono state giustamente prese per arginarne la diffusione.

Ma da queste valide considerazioni all’allarmismo generato c’è un abisso: allo stato attuale delle cose, su una popolazione di circa 60 milioni di individui, il numero di 229 contagiati è pari allo 0,00000382 dei casi; mentre il numero dei decessi è dello 0,000000117. In entrambi i casi si tratta di numeri tendenti allo zero. Se dinanzi a questi numeri si è creata una vera e propria psicosi collettiva, credo che qualcosa non funzioni nella comunicazione e, a giudicare dall’allarmismo suscitato, c’è da chiedersi: nel caso di una pandemia simile alla spagnola, saremo veramente in grado di fronteggiarla senza far collassare il nostro attuale sistema di vita?

Come se già non bastasse la scarsa consapevolezza tra le masse riguardo al virus, c’è pane anche per i complottisti. Secondo alcuni il coronavirus potrebbe avere collegamenti con il programma di guerra biologica cinese; il coronavirus sarebbe sfuggito da un laboratorio a causa di un qualche errore umano. La Cina ha ovviamente negato di avere armi biologiche offensive, ma un rapporto del Dipartimento di Stato dell'anno scorso ha rivelato sospetti di lavori segreti di guerra biologica. Secondo altri il nuovo virus fa parte di una cospirazione degli Stati Uniti per diffondere armi germinali finalizzate a destabilizzare il primato commerciale della Cina. Sia nel primo sia nel secondo caso è assai remota la possibilità che una delle due nazioni ci dica come stanno davvero le cose. Sono pertanto ipotesi che non possono essere al momento né confermate né smentite. La risposta invece alla domanda se l’uomo disponga oggi di una tecnologia in grado di fabbricare virus letali in laboratorio è affermativa: in laboratorio possono essere creati virus bioingegnerizzati in grado di infettare l’essere umano. E questo dovrebbe farci riflettere sull’importanza di far funzionare le meningi piuttosto che abbandonarci a comportamenti isterici.

Se tutti non ci sforzeremo di pensare bene, sarà crisi davvero.