Qualcuno sostiene che la sospensione della prescrizione sarà
un cappio al collo soprattutto per i poveracci; i ricchi, che hanno mezzi e
denari, la faranno sempre franca.
Che la giustizia sia “roba da ricchi” è un fatto facilmente
verificabile consultando i dati statistici della popolazione carceraria, che
impietosamente mostrano la realtà del meccanismo repressivo: la maggioranza è
costituita prevalentemente da ladruncoli, piccoli spacciatori, immigrati
irregolari; la minoranza da qualche omicida; quindi, fanalino di coda, stupratori,
mafiosi o camorristi. Di colletti bianchi la percentuale è tanto esigua da
trascurarne il dato; con le patrie galere costoro hanno poco a che fare. E se
dovessimo partire dalle statistiche giudiziarie dovremmo concludere che l’Italia
è un paese felice in materia di corruzione, evasione fiscale e criminalità
organizzata.
Ma noi sappiamo che le cose non stanno affatto così! E
dunque, perché questo accade? Una spiegazione potrebbe essere che le leggi che i
magistrati devono applicare sono improntate ad una scala di valori distorta,
che porta ad infierire sui più deboli, lasciando impuniti bancarottieri,
evasori fiscali, corrotti e corruttori.
Cosa sappiamo della prescrizione? Sappiamo che la prescrizione
è un istituto giuridico che prevede l'estinzione di un diritto, di una pena, di
un reato, quando sia trascorso un determinato lasso di tempo senza che il titolare
di un diritto o lo Stato si siano attivati per esercitare le prerogative che la
legge gli conferisce. Sappiamo anche che la prescrizione ha una diversa valenza
in campo civile e in quello penale.
In campo civile, se il titolare di un credito compie un atto
di esercizio del diritto (ad es. messa in mora del debitore), la prescrizione s’interrompe
e inizia daccapo a decorrere dal giorno della notifica della messa in mora. Lo
sanno i malcapitati destinatari di cartelle esattoriali emesse dall’Agenzia
delle Entrate, che hanno omesso di pagare l’imposta del bollo auto. Questa imposta
si prescrive al terzo anno successivo a quello di scadenza del pagamento. Ma se
l’agente di riscossione, il giorno precedente lo spirare del periodo di
prescrizione, invia un atto di notifica il termine si interrompe e inizia a
decorrere dal giorno successivo per altri tre anni, facendo di noi eterni
debitori nei confronti dello Stato.
In campo penale le cose invece stanno diversamente: con l’ultima modifica strutturale del 2005, la prescrizione, fatte salve proroghe e casi particolari, è pari al massimo della pena che il giudice può infliggere. Così, per esempio, il reato di corruzione, sanzionato al massimo con 6 anni di carcere, si prescrive, per l’appunto, in 6 anni. Ma il fatto più sconcertante è che se il reato è stato consumato, la prescrizione si inizia a contare dal giorno della sua consumazione e non dal giorno del rinvio a giudizio, con la conseguenza che la stragrande maggioranza delle prescrizioni si verifica nella fase delle indagini preliminari. E nel caso si giunga al processo, questo è celebrato a vuoto: il responsabile di fatti illeciti può dormire tra due guanciali, tanto sa di non doverne rispondere. L’azione penale che in Italia è obbligatoria avrà costretto giudici, cancellieri, avvocati di parte civile a celebrare una pantomima, sapendo che la vittima del reato, dopo avere coltivato aspettative, resterà senza soddisfazione.
Ora, se rapine, furti e fatti analoghi sono prontamente
segnalati e quindi parte immediatamente la ricerca del colpevole, i reati dei colletti
bianchi sono complessi da scovare, perché la condotta è più sofisticata e
spesso manca la persona offesa che sporga denuncia.
Peraltro, per i primi sussiste il rito accelerato: si può arrestare
in flagranza. Per esempio, il pensionato affamato che ruba una bistecca al
supermercato viene arrestato in poche ore e portato dai carabinieri o dalla
polizia davanti al giudice, che procede immediatamente per direttissima. In
questo caso la sentenza viene emessa, se non subito, entro qualche mese. E il
pensionato sconterà il suo anno di carcere. Per i reati dei colletti bianchi le
cose vanno diversamente. Per esempio, gli illeciti fiscali vengono generalmente
segnalati alla giustizia dall’Agenzia delle entrate, che però non riesce a
controllare le dichiarazioni dei contribuenti in tempo reale, con la
conseguenza che i fatti vengono a conoscenza del pubblico ministero solo a
distanza di anni. E quando l’azione penale viene finalmente esercitata, seguono
le ulteriori indagini per reperire prove a carico dell’imputato – e pare che le
banche non sono sempre solerti nel trasmettere la documentazione richiesta; se
poi ci sono fondi neri all’estero le cose si complicano esponenzialmente –, con
la conseguenza che il tempo a disposizione per concludere il processo senza che
i termini di prescrizioni lo brucino è veramente una manciata di ore!
Dunque qual è la ratio di questa doppia valenza della
prescrizione in ambito civile e in quello penale? Perché un rinvio a giudizio
non dovrebbe almeno riazzerare i tempi di prescrizione, come succede invece in
ambito civile? Forse per lasciare che la
prescrizione resti uno strumento ad uso dei potenti per sfuggire alla giustizia?