Nel corso della notte del 15 luglio, una parte delle forze
armate turche ha messo in atto un colpo di Stato per destituire il presidente
Erdogan, democraticamente eletto. Il tentativo di rovesciamento del potere, che
ha portato alla morte di 290 persone, al ferimento di altre 1440, all’arresto
di 2893 golpisti e alla rimozione di 2745 giudici, è stato però sventato in
poche ore.
Che cosa si nasconde dietro a un «golpe» durato appena
quattro ore?
Quello cui abbiamo assistito in diretta sembra essere stato
più uno scherzo, una tragica commedia, piuttosto che un golpe. Una cosa è certa,
al di là delle valutazioni etiche, Erdogan è ora più forte di prima. In nome
dell’emergenza e della sicurezza potrà ora fare piazza pulita di tutti i suoi
oppositori, impadronendosi così di tutte le leve di comando.
Tutto ciò significa che in nome della democrazia e con la
messa fuori gioco, con qualsiasi mezzo, di ogni forma non solo di opposizione,
ma anche di dissenso, Erdogan diverrà in breve il “satrapo” di un governo
rigido e centralizzato, con tutto il potere accentrato nelle sue mani e in
quelle dei suoi familiari.
Ma chi è veramente Erdogan?
Sebbene sia stato eletto, il 10 agosto 2014, con il 52% dei voti, Erdogan non brilla certo
per “democraticità”. La vocazione a infierire su chi gli si oppone ha dato
prova di se stessa contro i magistrati che hanno osato indagare sui traffici di
famiglia di Erdogan.
In particolare, il figlio del presidente, Bilal Erdogan è stato
accusato dai parlamentari del partito socialista turco, all’opposizione, di
smerciare petrolio acquistato dallo Stato Islamico, attraverso la Bmz Limited,
compagnia marittima di import export di sua proprietà.
Per non parlare delle
incarcerazioni di giornalisti condannati a lunghe pene detentive. La Turchia detiene,
infatti, il record mondiale di cronisti in galera: sono ben 76 quelli dietro le
sbarre, più che in Cina, Iran ed
Eritrea, da sempre considerati stati molto repressivi verso la libertà di
stampa.
Che dire poi della misteriosa morte della giornalista
britannica Jacky Sutton, trovata impiccata nella toilette dell’aeroporto di
Istanbul?
Secondo le fonti ufficiali
turche, la giornalista si sarebbe uccisa per lo stress e la disperazione per
aver perso la coincidenza che doveva portarla a Erbil, in Kurdistan, e per non
essere riuscita a comprare un nuovo biglietto aereo. Ma molti colleghi e amici
hanno messo in dubbio tale versione: non si può credere che un'inviata di
guerra, con pluridecennale esperienza nella gestione di situazioni traumatiche,
si tolga la vita per aver perso un volo.
L’ipotesi più convincente sembra essere invece che la
giornalista sia stata fatta fuori dal governo di Erdogan per le indagini che
stava conducendo sui possibili legami tra governo e Isis.
Se poi riflettiamo
sul fatto che il tentativo di golpe è stato motivato in parte dal forte
malessere dell’esercito turco per la gestione, poco incisiva e lineare da parte
di Erdogan, della guerra contro l’Isis in Siria, l’ipotesi diventa una quasi certezza.
Non dimentichiamo infine l’arroganza e l’irresponsabilità con
cui Erdogan ha ordinato di colpire con un missile un aereo russo, nel tentativo,
per fortuna non riuscito, di far schierare tutto l’Occidente al suo fianco
contro la Russia, col rischio di trascinare il mondo in una
terza guerra mondiale.
Questo è Erdogan.
Un uomo affetto da delirio di onnipotenza,
manie di grandezza, spregiudicato, paranoico forse sino al punto di suscitare un
tentativo di golpe, che gli fornisse infine la giustificazione per fare tabula rasa dei suoi
nemici.