mercoledì 3 marzo 2021

IL BELLO DELLA DEMOCRATURA: “UNO VALE UNO”.

Possibile che tanta gente creda che le grandi aziende farmaceutiche (Johnson & Johnson, Roche Holding, Pfizer, Merck & Co., Sanofi, AstraZeneca), con un fatturato stimato in migliaia di miliardi di dollari, antepongano la salute delle persone al bieco profitto?

Occorre essere irrimediabilmente ingenui per crederlo. E laddove ci sono gli ingenui, ci sono anche i truffatori pronti a sfruttarne la dabbenaggine.

D’altronde l’epidemia da coronavirus (COVID-19) ci ha mostrato quanto siano assai più numerosi – almeno qui, in Italia – di quanto credessimo. Bardati di mascherina e guanti, convinti di proteggersi dalla morte certa, scivolano veloci lungo la strada, schivando come anguille le poche persone che trovano lungo il percorso, e inveendo contro coloro che la mascherina non la indossano. Responsabili, a lor giudizio, di disseminare il morbo. Se il virus è ancora tra noi, non è per colpa di tamponi farlocchi o di un governo incapace di gestirla secondo scienza e coscienza o, ancora, di un bombardamento mediatico che ne amplifica la portata al fine di proporci come unica alternativa per uscirne il vaccino.

Se fossero meglio informati, se non si assoggettassero al quotidiano lavaggio di cervello garantito dalla televisione, si accorgerebbero che vengono presi letteralmente “per il culo” da tutti coloro che continuano a sostenere che da questa pandemia si esce solo ed esclusivamente mediante i lockdown e i vaccini. Scoprirebbero, con sorpresa, che esistono già abbastanza “rimedi” per guarire dalla Covid, senza necessariamente ricorrere alla pratica vaccinale, i cui effetti a medio lungo termini sono ignoti agli stessi produttori, che non sono neppure in grado di garantire che i vaccinati siano esenti dal contagiare o dall’essere contagiati.

Se fossero meglio informati, scoprirebbero che la salute, man mano che viene lasciata ai privati, diventa sempre meno un diritto, e sempre più una merce da lasciare alle dinamiche del libero mercato. E ancora, se fossero meglio informati, capirebbero che non le future pandemie ma l’intreccio medicina-capitale è deleterio per la salute pubblica.

Quando si stima che, causa pandemia, l’intero mercato farmaceutico mondiale ha raggiunto e superato i 1200 miliardi di dollari, con un valore aggiunto intorno ai 500 miliardi, non è difficile immaginare che, con così tanti soldi, possono influenzare in modo del tutto indebito le politiche sanitarie delle nazioni, perché rispondano alle esigenze degli azionisti piuttosto che ai bisogni degli ammalati.

Per ora la salute è solo un mercato appetibile, una vena d’oro per svuotare le tasche dei cittadini. Presto, e non ci vuole neppure tanta immaginazione per capirlo – perché una società che dà sempre più credito e in definitiva più potere alle élites professionali orientate al profitto non può che avere tale esito –, la maggioranza degli uomini sarà ridotta a plebaglia sottomessa ai capricci dei super-ricchi e sfruttata, senza alcuna voce in capitolo. I lockdown forzati non vanno forse in questa direzione? I vaccini attuali, in grado di manipolare il genoma umano e che vogliono imporci, non sono forse esperimenti in campo per testare il grado di affinamento dell’editing genetico, per creare una nuova società in cui il benessere di pochi privilegiati potrà essere mantenuto e conservato con l’uso di tecnologie sofisticate, che andranno dal controllo delle nascite all’indottrinamento psicologico fino alla selezione, per via eugenetica, della razza umana?

Sia ben chiaro, le mie sono soltanto ipotesi. Una distopia però fondata dal modo, direi scandaloso, di censurare qualsiasi argomentazione scientifica non sia in linea con la narrazione del pensiero unico dominante. Una censura pesante e palpabile portata avanti e sostenuta da un mondo scientifico miseramente asservito alle ragioni irragionevoli di un Potere che con i suoi «trucchi» scientifici vuol farci credere l’incredibile.

La scienza – quando gli scienziati sono onesti – va avanti per processi fondati sul dubbio, sul mettere sempre in discussione quello che si sapeva prima, sull’infrangere dogmi, sempre disponibili a ricredersi e a ripartire da capo se altri scienziati portano prove che mettono in discussione le proprie. Ma gli scienziati della domenica sera di “Che tempo che fa” o quelli dei talk show sembrano avere certezze granitiche, che non si piegano neppure dinanzi ai dati che li smentiscono.

Non serve aver studiato per anni voluminosi testi di fisiologia o anatomia per individuare le enormi “cazzate che dicono”: di solito bastano il buon senso, poche nozioni e una dose di spirito di osservazione.

Ci prendono per scemi? Sì, in fondo è così, perché sanno che in una “democratura” una testa di cazzo disinformata vale quanto una testa ben informata. E che la testa di cazzo disinformata si incaricherà che la testa ben informata segua anch’egli le norme “cretine” imposte dal Potere.

Sì, al punto in cui siamo non ha più senso parlare di democrazia, di libertà e di diritti costituzionalmente garantiti. Il presidente della Repubblica fa quel che cazzo gli pare, ignorando l’ABC del nostro ordinamento repubblicano parlamentare; il presidente del Consiglio ci dice che non siamo più uno stato sovrano, perché il suo “Governo nasce nel solco di appartenenza all’Unione Europea”, e quindi del popolo sovrano non resta che una riga scritta nella Carta costituzionale, che tra poco non servirà neppure a pulircisi il culo. Quindi come un monarca, in continuità con il precedente governo Conte, distribuisce i suoi DPCM e, nominando commissario all’emergenza Covid il generale Figliuolo, prepara il Paese alla militarizzazione.

Tutto questo possono farlo, perché il popolo dorme. Quando si sveglierà, ci troveremo in un totalitarismo al cui confronto il nazismo apparirà come un “teatrino di provincia”.

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