Una delle lezioni meno equivoche che l’eclissi della politica ci sta offrendo è l’uso del linguaggio pubblicitario per influire sull’opinione pubblica e orientarla verso determinate scelte. Se gli spot pubblicitari si mostrano in grado, attraverso sofisticatissime tecniche di persuasione, di convincere il consumatore ad acquistare anche un bene di cui non ha affatto bisogno, perché non adottarli anche per attrarre attorno a un leader, un’opinione, un’ideologia la fiducia delle masse?
Le tecniche pubblicitarie, è noto, non si rivolgono tanto alla ragione del consumatore, quanto al suo inconscio, alla sua parte irrazionale, e al suo servizio sono perciò psicologia, sociologia, psicologia delle masse ecc., che elaborano opportunamente strategie, tattiche, metodi per attirare la sua attenzione e quindi manipolare i suoi comportamenti. A un primo sguardo, disattento e superficiale, il messaggio pubblicitario potrà apparire innocuo, innocente. In realtà è un veicolo di manipolazione che, utilizzando un linguaggio razionale, cattura l'attenzione dello spettatore e lo coinvolge soprattutto sul piano emotivo, al fine di abbatterne le resistenze e ottenere la sua completa adesione.
Un soggetto che osserva la pubblicità di un’acqua minerale che afferma non contenere sodio, felicemente bevuta da una donna perfettamente in forma, si convince che il sodio fa male e acquista solo acqua minerale priva di sodio o a bassissima concentrazione. Eppure è noto che il sodio non è così "infame" come la pubblicità vuole far credere. Ogni persona che sia stata in ospedale a trovare parenti o amici, sa che il sodio è contenuto nelle soluzioni fisiologiche usate frequentemente per terapie intravenose in soggetti che non possono assumere fluidi oralmente e sono affetti da una disidratazione acuta. Se a quel soggetto mostrassimo, con tanto di evidenza scientifica, che un po’ di sodio è altrettanto importante per l’organismo quanto altri sali minerali, egli continuerà a privilegiare l’acqua povera di sodio, in quando il messaggio pubblicitario, rispetto al linguaggio scientifico, si basa su un processo di pensiero semplificato, e pertanto più comprensibile. Ma va da sé che non si può rendere semplice ciò che per sua natura è complesso e richiede impegno.
Credere che ci si possa disinteressare della dimensione pubblica senza pagare pegno è quanto di più stolto possa esservi. Ripiegarsi nel proprio privato, piuttosto che promuovere la partecipazione attiva, in mancanza di un ritorno pratico evidente ed immediato, significa essere complici di un sistema che moltiplica l'ingiustizia e la profonda immoralità derivante dalle contraddizioni di questo modello economico, che vuole togliere ai cittadini anche quel poco che resta della possibilità influenzare le decisioni politiche e sociali, che, nell'interesse di pochi, governano e addomesticano il consenso senza alcun riguardo per le conseguenze disastrose di una simile politica.
Renzi, da grande furbacchione che è, vede gli italiani come consumatori, e in tale ottica si situa il suo linguaggio politico teso a instaurare e mantenere un rapporto fiduciario intenso e interattivo con il suo uditorio. Il destinatario del messaggio viene considerato alla stregua di un vero e proprio consumatore. Con l’apparente franchezza e trasparenza ne esplora il livello, le preferenze, le aspettative. Si fa garante della verità delle proprie parole, a prescindere dall’effettiva validità e verificabilità dei contenuti, per orientarlo nel modo più efficace dalla sua parte. Sarebbe stato un ottimo venditore di macchine usate.
La comunicazione persuasiva di Renzi non poteva fare difetto nella formulazione del quesito referendario, adeguandone la complessità al linguaggio semplice del destinatario, proprio come fa la pubblicità. Speculando sulla presunta credulità dei cittadini, veicola nell’opinione pubblica un messaggio tendenzioso e demagogico, politicamente scorretto, al solo scopo di vellicarne le pulsioni populistiche che si aggirano nel Paese.
Tralasciando il primo punto sul superamento del bicameralismo paritario, del quale vi sarebbe molto da dire, chi non vorrebbe la riduzione del numero dei parlamentari e il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni?
Peccato che le cose non stiano proprio così, ma il messaggio non è solo sbagliato nel merito, ma porta con sé l’aggravante di una presentazione sotto mentite spoglie del superamento del bicameralismo paritario che è solo parzialmente vero. E, per quanto riguarda il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, non si dice che è irrisorio (circa 40 mln. dalla riduzione del numero dei senatori, e circa 9 ml. dall’abolizione del CNEL).
Enfatizzare il testo della scheda referendaria, come fa Renzi, dicendo che lo stesso è passato in parlamento senza che le opposizioni facessero una piega, non farebbe onore ad una persona onesta. Come dire che è onesto quel venditore cui riporto la macchina usata appena acquistata, perché scopro che il motore ha un difetto, che non mi era stato fatto presente, e si rifiutasse di sostituirmela, opponendo la ragione che avrei dovuto stare più attento al momento della conclusione dell'affare: "chi ha avuto, ha avuto; chi ha dato, ha dato ... scurdámmoce 'o passat ...". Tutti concorderebbero nel dire che un tale venditore è un uomo disonesto e niente affatto affidabile: il suo agire è fondato sull'inganno verso il prossimo per il proprio tornaconto.
Comunque quello che è grave e stupisce è che il quesito sia stato ammesso dalla Cassazione così come formulato. E' possibile che la Cassazione non abbia fatto la distinzione necessaria tra richiesta referendaria, normata dall'art 4 della legge 352 del 1970, e scheda referendaria, normata invece dall'art. 16 della stessa legge 352-1970?
Se per la richiesta referendaria basta “l’indicazione della legge di revisione”, la scheda referendaria deve invece contenere l’elencazione “degli articoli” revisionati e di ciò che essi “concernono”, vale a dire della materia effettivamente revisionata.
Che la la nostra Costituzione, a quasi settant’anni dalla sua entrata in vigore, necessiti di aggiornamento, non è in discussione. Ma dire che la riforma Boschi-Renzi rappresenta un'occasione difficilmente ripetibile di emancipazione del Paese, è come dire che il mostro generato dal dottor Frankestein è simile al discobolo di Mirone per grazia e armonia delle forme. E se queste sono le uniche riforme che è capace di fare, dovremmo dirgli di cambiare mestiere, confidando che gli italiani non siano tanto fessi come lui invece crede siano. Ma che siano invece capaci di esprimere un sonoro “NO”!
Le tecniche pubblicitarie, è noto, non si rivolgono tanto alla ragione del consumatore, quanto al suo inconscio, alla sua parte irrazionale, e al suo servizio sono perciò psicologia, sociologia, psicologia delle masse ecc., che elaborano opportunamente strategie, tattiche, metodi per attirare la sua attenzione e quindi manipolare i suoi comportamenti. A un primo sguardo, disattento e superficiale, il messaggio pubblicitario potrà apparire innocuo, innocente. In realtà è un veicolo di manipolazione che, utilizzando un linguaggio razionale, cattura l'attenzione dello spettatore e lo coinvolge soprattutto sul piano emotivo, al fine di abbatterne le resistenze e ottenere la sua completa adesione.
Un soggetto che osserva la pubblicità di un’acqua minerale che afferma non contenere sodio, felicemente bevuta da una donna perfettamente in forma, si convince che il sodio fa male e acquista solo acqua minerale priva di sodio o a bassissima concentrazione. Eppure è noto che il sodio non è così "infame" come la pubblicità vuole far credere. Ogni persona che sia stata in ospedale a trovare parenti o amici, sa che il sodio è contenuto nelle soluzioni fisiologiche usate frequentemente per terapie intravenose in soggetti che non possono assumere fluidi oralmente e sono affetti da una disidratazione acuta. Se a quel soggetto mostrassimo, con tanto di evidenza scientifica, che un po’ di sodio è altrettanto importante per l’organismo quanto altri sali minerali, egli continuerà a privilegiare l’acqua povera di sodio, in quando il messaggio pubblicitario, rispetto al linguaggio scientifico, si basa su un processo di pensiero semplificato, e pertanto più comprensibile. Ma va da sé che non si può rendere semplice ciò che per sua natura è complesso e richiede impegno.
Credere che ci si possa disinteressare della dimensione pubblica senza pagare pegno è quanto di più stolto possa esservi. Ripiegarsi nel proprio privato, piuttosto che promuovere la partecipazione attiva, in mancanza di un ritorno pratico evidente ed immediato, significa essere complici di un sistema che moltiplica l'ingiustizia e la profonda immoralità derivante dalle contraddizioni di questo modello economico, che vuole togliere ai cittadini anche quel poco che resta della possibilità influenzare le decisioni politiche e sociali, che, nell'interesse di pochi, governano e addomesticano il consenso senza alcun riguardo per le conseguenze disastrose di una simile politica.
Renzi, da grande furbacchione che è, vede gli italiani come consumatori, e in tale ottica si situa il suo linguaggio politico teso a instaurare e mantenere un rapporto fiduciario intenso e interattivo con il suo uditorio. Il destinatario del messaggio viene considerato alla stregua di un vero e proprio consumatore. Con l’apparente franchezza e trasparenza ne esplora il livello, le preferenze, le aspettative. Si fa garante della verità delle proprie parole, a prescindere dall’effettiva validità e verificabilità dei contenuti, per orientarlo nel modo più efficace dalla sua parte. Sarebbe stato un ottimo venditore di macchine usate.
La comunicazione persuasiva di Renzi non poteva fare difetto nella formulazione del quesito referendario, adeguandone la complessità al linguaggio semplice del destinatario, proprio come fa la pubblicità. Speculando sulla presunta credulità dei cittadini, veicola nell’opinione pubblica un messaggio tendenzioso e demagogico, politicamente scorretto, al solo scopo di vellicarne le pulsioni populistiche che si aggirano nel Paese.
Tralasciando il primo punto sul superamento del bicameralismo paritario, del quale vi sarebbe molto da dire, chi non vorrebbe la riduzione del numero dei parlamentari e il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni?
Peccato che le cose non stiano proprio così, ma il messaggio non è solo sbagliato nel merito, ma porta con sé l’aggravante di una presentazione sotto mentite spoglie del superamento del bicameralismo paritario che è solo parzialmente vero. E, per quanto riguarda il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, non si dice che è irrisorio (circa 40 mln. dalla riduzione del numero dei senatori, e circa 9 ml. dall’abolizione del CNEL).
Enfatizzare il testo della scheda referendaria, come fa Renzi, dicendo che lo stesso è passato in parlamento senza che le opposizioni facessero una piega, non farebbe onore ad una persona onesta. Come dire che è onesto quel venditore cui riporto la macchina usata appena acquistata, perché scopro che il motore ha un difetto, che non mi era stato fatto presente, e si rifiutasse di sostituirmela, opponendo la ragione che avrei dovuto stare più attento al momento della conclusione dell'affare: "chi ha avuto, ha avuto; chi ha dato, ha dato ... scurdámmoce 'o passat ...". Tutti concorderebbero nel dire che un tale venditore è un uomo disonesto e niente affatto affidabile: il suo agire è fondato sull'inganno verso il prossimo per il proprio tornaconto.
Comunque quello che è grave e stupisce è che il quesito sia stato ammesso dalla Cassazione così come formulato. E' possibile che la Cassazione non abbia fatto la distinzione necessaria tra richiesta referendaria, normata dall'art 4 della legge 352 del 1970, e scheda referendaria, normata invece dall'art. 16 della stessa legge 352-1970?
Se per la richiesta referendaria basta “l’indicazione della legge di revisione”, la scheda referendaria deve invece contenere l’elencazione “degli articoli” revisionati e di ciò che essi “concernono”, vale a dire della materia effettivamente revisionata.
Che la la nostra Costituzione, a quasi settant’anni dalla sua entrata in vigore, necessiti di aggiornamento, non è in discussione. Ma dire che la riforma Boschi-Renzi rappresenta un'occasione difficilmente ripetibile di emancipazione del Paese, è come dire che il mostro generato dal dottor Frankestein è simile al discobolo di Mirone per grazia e armonia delle forme. E se queste sono le uniche riforme che è capace di fare, dovremmo dirgli di cambiare mestiere, confidando che gli italiani non siano tanto fessi come lui invece crede siano. Ma che siano invece capaci di esprimere un sonoro “NO”!
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