Agli abitanti di Goro e Gorino, dico: bravi! La vostra
protesta è la perfetta illustrazione di quel delitto ignobile che io chiamo guerra
di poveri contro i più inermi tra i poveri; bravi! Avete fornito a tutti noi un
chiaro esempio di inciviltà e di egoismo umano.
Con la miserabile immagine delle barricate alzate contro le
dodici povere donne, scampate all’orrore della tratta di esseri umani, vi siete
mostrati non meno crudeli di coloro che a quel destino infame le hanno
consegnate.
Mi sono documentato sulla storia del vostro Paese e ho
appreso che la storia di Goro è caratterizzata dalla continua lotta dell'uomo
contro le acque del mare e del fiume. Il 12 novembre del 1958, all’una e venti,
l’argine della marina davanti a Ca’ Romanina cedette, invadendo il Bonello
appena bonificato e al mattino tutto il paese si trovò sommerso dall’acqua.
Quando i goranti chiesero rifugio, trovarono tutte le porte aperte. Cosa
avrebbero sentito nel loro cuore, i vostri nonni, se dopo essere stati già così
duramente provati dalla calamità, avessero trovato anche lo sbarramento di inumani
dementi a ostacolarli?
E dunque proprio voi che nella vostra storia avete scolpito
la sofferenza della lotta contro le avversità, vi siete mostrati incapaci di un
atto di umanità, di pietà verso chi è stato spogliato di tutto e non ha da
offrire che la propria martoriata fragile esistenza? E voi, quel dono prezioso
e unico, l’avete gettato via come si getta via un panno sporco!
Chi, se non
voi, poteva capire meglio di chiunque altro cosa vuol dire vivere da sfollati,
da reietti? Chi, se non voi, poteva conoscere l’importanza di una parola di
conforto, di un atto di accoglienza verso coloro che, essendo stati privati di
tutto dalla vita, si affidavano a voi in tutta la propria disarmante fragilità?
Ma voi avete eretto una barricata e voltato lo sguardo da un’altra parte per
non vedere la paura e la sofferenza nei loro occhi, perché non vi contagiasse.
Eppure, accogliere quelle donne sarebbe stato solo un gesto umano, niente di
straordinario. Non si chiedeva che le ospitaste in casa vostra; non avreste
dovuto dividere il vostro cibo e il vostro letto con loro. Si trattava solo di ordinaria
ospitalità, nulla di eccezionale!
Poteva essere una festa, un’occasione per dare un poco di
calore a gente che ha tanto sofferto, ma l’avete trasformata nella giornata
della vergogna, elevando una barricata!
Le avete scacciate via come cani rognosi, fregandovene dell’immane
tragedia che ogni giorno si consuma fuori dagli angusti confini del vostro
paesello.
È
possibile che siate così stupidi e disinformati da non porvi la più semplice
delle domande: cosa può indurre una massa di uomini a scavalcare le frontiere,
mettendo a repentaglio la propria vita e quella dei propri cari, se non la
spinta della violenza e della guerra che sono costretti a subire, senza averle
provocate, se non la spinta della miseria e la legittima speranza di un’esistenza
più sopportabile?
Ma, secondo voi, essi non hanno alcun diritto di arrivare sotto
le finestre delle vostre casa e turbare la vostra tranquillità fatta di casette
pulite e ben curate, di serie televisive, di elettrodomestici al loro posto, di
auto lucidate la domenica mattina, ecc. ecc.
Chiusi nel ristretto e angusto orizzonte del vostro borgo, vi
siete mobilitati perché preoccupati che l’unico bar del posto “non possono
togliervelo” per dare posto a 12 donne scappate dalla fame.
Pensare che questa
possa essere una ragione, non fa onore né alla vostra sensibilità né alla
vostra intelligenza. Dite che il razzismo non c'entra, ma una signora intervistata
ha dichiarato: “Qui no, perché dietro a quelle donne ci sono i loro uomini. Noi
qui passiamo intere giornate senza i nostri mariti in casa e con quello che si
sente dire in giro abbiamo paura”. Quindi, un giovane ha fatto eco irritato: “Il
razzismo non c’entra, ma le piazze insegnano che dove c'è immigrazione ci sono
problemi. E a noi bastano i nostri”.
E dite di non essere razzisti? Ma, vi
sareste comportati nello stesso modo se quell’ostello fosse stato destinato dal
prefetto ad accogliere i terremotati di Amatrice? Suppongo di no.
Chiunque si occupi di razzismo vi dimostrerà che quando si
giudichi “a priori” qualcuno in base alla religione o al coloro della sua pelle,
si è razzisti senza se e senza ma. Il razzismo nelle sue varie forme fa sempre
riferimento al presupposto che, nell’insieme degli esseri umani, in base al
colore della pelle o all’etnia di appartenenza è possibile stabilire chi sia
malvagio e stupratore da chi non lo sia. E questo a prescindere da qualunque
dato scientifico contrario.
L’uso di stereotipi e in genere le pregiudizievoli concezioni
sulla superiorità e inferiorità delle razze sono alla base del razzismo e
spesso lo precedono. L’olocausto non avrebbe potuto essere realizzato senza l’appoggio
di “brava gente” come voi!
Dunque bene ha fatto Vauro a commentare a modo suo la
vicenda che vi riguarda. E lo ha fatto con una vignetta che mostra un uomo che
cerca la strada per Gorino. Nella didascalia che introduce la “vignetta” v’è
scritto: “Migranti, Gorino chiusa”. In basso è riportata l'indicazione stradale
per Gorino. Quindi il passante esclama: “Chiudetela meglio che arriva ancora
puzza di merda”.
Lo so, è una frase forte che di certo non farà piacere a chi di
voi è sceso in strada per dire no all'arrivo dei migranti, ma in modo chiaro ed
efficace dice di quale sostanza siete fatti.
Il netto giudizio assolutorio della
Lega e di alcuni giornali di destra lo trovo poi di un cinismo e di un
opportunismo indecente. Sul piano umano e su quello politico – mi dispiace – la
vostra contestazione non trova giustificazione alcuna.
Le barricate nel mio immaginario si associano sempre a
rivolte contro gli oppressori e i despoti, alle lotte per nobili ideali e
conquiste sociali. Ma a Gorino il quadro si è invertito come nella poesia di
Pasolini: i giusti, gli umiliati, erano dalla parte sbagliata delle barricate.
Avrei preferito che ad innalzare quelle barricate per
fermare il convoglio delle donne africane fossero stati skin-heads o teppisti o
black-block. Il sadismo, la necrofilia, la guerra tanto connaturati a questa
teppaglia avrebbe almeno dato ragione di un gesto così vile e ignobile. No,
solo gente comune!
Gente che la mattina si alza presto per condurre i figli a
scuola e che poi va a lavoro. Gente che incontri al bar e con la quale scambi
volentieri quattro chiacchiere. Padri e madri che si addolorano se il loro
figlio ha un banale mal di pancia. Eppure senza cuore nei confronti di tutti
gli altri che non appartengono alla stretta cerchia dei propri affetti; incapace
di solidarietà e altruismo, quando non sono i propri cari o le proprie cose a
essere in pericolo; egoista e aggrappata al loro piccolo possesso; sicura di
poter fare a meno degli altri, di bastare a se stessa e di non dovere perciò nulla
a nessuno.
A voi dico che ciò che ci rende umani è la solidarietà, la
speranza, l'amicizia. Senza siamo solo carne umana travolta dalla nuda
necessità di sopravvivere, in cui vale l’unica regola ferrea: solo i forti ce
la fanno! Chi non ce la fa resta annientato sul campo.
A questo
futuro preparate i vostri figli? Un mondo nel quale gli uomini, soggiogati
dall’egoismo, si combattono l’un l’altro per sopravvivere. In cui tutto è
degradazione e brutalità, sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano. Un
mondo in cui, pur testimoni di atrocità e orrori, non si faccia nulla per
impedirli? Un mondo all’insegna del motto “mors tua vita mea”? E nel quale il
fallimento di uno costituisce requisito indispensabile per il successo di un
altro?
E tutto questo per che cosa?
Per il godimento e il possesso di beni
tanto ingannevoli quanto effimeri: la casa, l’auto, il motorino, il cellulare,
il televisore 65 pollici, l’impianto Hi Fi, il computer?
Se questo è ciò in cui credete, se questa è la normalità del
vostro mondo, valga per voi il monito di Primo Levi: “I vostri nati torcano il
viso da voi”. Perché sappiatelo: è da gente come voi che sono state lastricate
le strade che portano ai lager.