giovedì 13 agosto 2020

COMMENTO AL PANEGIRICO DI GIUSEPPE CONTE

 Di seguito il panegirico di Giuseppe Conte:

https://www.facebook.com/383458618802776/posts/1013097712505527/?sfnsn=scwspmo&extid=Gxsiu13WwFLqEPFd

COMMENTO:

Egr. Sig. Presidente del Consiglio, vedo che ha una nutrita claque. E quando questa è così nutrita e a senso unico si corre il rischio di essere messi alla pubblica gogna, al dileggio della sua “tifoseria”. 

Già, perché di tifoseria si tratta: nessun commento, nessuna osservazione critica; solo ovazione “acefala” tesa a “magnificare” la sua grande capacità di timoniere nel guidare la nave, con abile maestria e padronanza, nell’oceano del Covid. 

Mi sembra di vedere in Lei l’immagine incarnata de “I muscoli del Capitano” di Francesco De Gregori: “Il capitano non tiene mai paura, Dritto sul cassero …”.

Ma, quando parla di "tutela della vita e della salute dei cittadini" a cosa fa riferimento? Solo a quella biologica, che anche un batterio, un’ameba, un verme, possiedono? O, invece, alla vita dell’Uomo, che non è fatta solo di carne, muscoli e sangue, ma anche di dignità. E che, in base ai racconti che mi sono stati forniti, è stata affatto trascurata, quando non umiliata e mortificata. 

Se si ha la sfortuna di finire in ospedale è bene che ci si vada almeno “con” Covid per sperare di essere almeno preso in considerazione e “forse” curato. 

Immagino che Lei non sia mai stato costretto ad andare in un Pronto Soccorso da normale cittadino; i potenti hanno sempre una corsia e un trattamento preferenziale; non conoscono la pena, l’umiliazione, la mortificazione che si è costretti a subire per le interminabili lunghe ore di paziente attesa e, talvolta, l’arroganza del personale sanitario che non tengono alcun conto della sofferenza psichica e fisica di chi viene trattato come un “manico di scopa” gettato lì, in un angolo.

Lei parla pure delle misure messe in campo per una “ripresa più rapida possibile della vita sociale ed economica” a seguito del lockdown. Credo non facciano parte della sua claque quei tanti che aspettano ancora l’erogazione della cassa integrazione. 

Con riferimento alla “tutela della vita e della salute dei cittadini”, credo che Lei abbia pensato che potessero – nell’attesa che i soldi arrivassero – rivolgersi a parenti, amici, monte dei pegni, usurai. Per tutti gli altri, avrà creduto che fosse il momento di sperimentare la nuova dieta del “digiuno intermittente”. 

Non vedo modo migliore per tutelare la vita e la salute dei cittadini italiani. 

Bravo, sig. Presidente!

Dice, ancora, di aver lavorato sulla base di raccomandazioni scientifiche e dati epidemiologici. Ma, mentre ha preso alla lettera le raccomandazioni nell’uso delle mascherine, dei guanti, del distanziamento, ecc., ha ritenuto – in modo del tutto arbitrario – che il lockdown dovesse essere totale e non differenziale, come suggerito dal suo CTS, condannando di fatto l’intera popolazione agli “arresti domiciliari”.

Dice, infine, che l’azione del suo governo si è ispirata ai principi di precauzione e trasparenza e ai criteri di adeguatezza e proporzionalità. 

Sui principi di precauzione ci sarebbe molto da dire sul fatto che le misure restrittive sono intervenute quando ormai i buoi erano scappati dalla stalla; ma lasciamo perdere. 

Sui “criteri di adeguatezza e proporzionalità”, mi dice cosa ci sia di adeguato e proporzionale nell’aver impedito l’uscita di casa se non accompagnati dal proprio cane, ma non oltre 250 o 300 metri dalla propria abitazione?

mercoledì 12 agosto 2020

FISIOLOGIA E PATOLOGIA DEL POTERE

 Il potere, secondo il filosofo sloveno Zizek, abita l'inconscio e struttura i comportamenti umani attraverso forme e dispositivi “osceni”, ovvero forme che restano fuori dalla scena ma agiscono in profondità, modellando la realtà e l'ordine simbolico.

La storia ci insegna che non esiste un “Potere” che presto o tardi non degeneri in follia. Il potere esalta chi lo detiene ed è la più potente delle droghe esistenti. L'essenza del potere si manifesta nell’imporre ad altri la propria volontà secondo il proprio bisogno e capriccio. Non è un caso che, pur criticandolo in molti, quasi tutti lo cercano e lo attuano o in strutture d’azione collettiva “funzionalmente analoghe” all’esercizio di potere (la scuola, la caserma, l’ospedale, l’impresa, ecc.) o reti di relazioni di potere interconnesse (il padre o la madre nei confronti del proprio figlio, l’amante nei confronti dell’amato in una relazione asimmetrica, quando lui o lei ama di più, il creditore nei confronti del debitore, ecc.).

Il “Potere” è comunque una perversione della natura umana; come un vampiro si nutre del sangue della propria vittima per trarre la propria vitalità. Non apre scenari di salvezza propri ed altrui; il suo unico obiettivo è quello di espandere il proprio potere riducendo quello degli altri.

Ma il “Potere” non ha soltanto un’accezione negativa: ci sono casi in cui l’attribuzione di potere ad un individuo o ad un gruppo è imprescindibile per dare avvio a quella catena di eventi che favoriscono proprio l’interesse del soggetto o della collettività sui quali la volontà del potere eserciterà i suoi effetti.

Il padre che costringe il proprio figlio a studiare e smettere di continuare a giocare con la sua playstation, esercita il suo potere di padre in vista di un interesse futuro maggiore rispetto a quello immediato – ma minore – di compiacerlo.

A livello più esteso di nazione, di stato, come possiamo distinguere tra fisiologia e patologia del potere?

Un sistema politico-economico che nella pratica cerca di redistribuire diritti e opportunità sottraendoli a un segmento della classe dominante, che si sforza di rendere più efficienti i servizi sociali e assicuri la dignità del lavoro in luogo dello sfruttamento, che mira a conseguire una società egualitaria, è un chiaro indizio di potere fisiologico, sano.

Nelle forme di governo che si basano sulla sovranità popolare, la persistenza invece delle oligarchie, del divario crescente fra ricchi e poveri, della disoccupazione, di servizi sociali sempre più insufficienti e insoddisfacenti, sono un chiaro indice, una cartina al tornasole, che i rappresentanti, chiamati dagli elettori a rappresentare gli interessi della nazione, sono in realtà espressione di interessi particolari. Sono, “dietro il sepolcro imbiancato”, regimi controllati alla base dalle élite. La democrazia non è riuscita di fatto a realizzarsi; essa è solo il guscio dell’uovo, al cui interno cresce il serpente del peggior totalitarismo mai conosciuto.

La democrazia si realizza nella pratica democratica di cittadini attivi; l’apatia di cittadini sempre più passivi di fronte ai problemi sociali, politici ed economici, sono il chiaro segnale di un potere che, sotto le spoglie di principi democratici e libertari, persegue l’unico vero scopo di asservire l’intera umanità alla propria volontà di potenza, rendendola schiava nel corpo e nella mente.

La società odierna è infatti molto più complessa di un tempo. Rispetto al passato, l’uso di tecnologie avanzate e sofisticati mezzi di persuasione di massa rendono la lotta impari tra chi ne detiene il possesso, e può praticamente da ogni angolo del mondo diffondere la sua verità menzognera, e chi cerca di svelarne l’inganno a coscienze già assai rattrappite, plasmate e manipolate di fatto dalla pervasività dei mass media dominanti. Gente lobotomizzata, priva di alcuna coscienza critica. Alla quale se indichi la Luna guardano rapiti e soddisfatti il loro smartphone, utile per insediare la prossima dittatura: quella degli schiavi felici di esserli.

martedì 11 agosto 2020

PER FAVORE, NON CHIAMATELA DEMOCRAZIA!

Guardando la società in cui viviamo possiamo onestamente affermare di vivere in un regime democratico o, al contrario, ciò che ci spacciano come democrazia altro non è che un’illusione, un inganno sagacemente perpetrato da un’oligarchia di potere che – trascendendo i singoli individui (papi e re) – sopravvive nel tempo?

L’esperienza storica ci dice che cambiano gli interpreti, ma non cambia lo spartito: da sempre un gruppo ristretto di persone opprime chi sta sotto.

Se il popolo attraverso libere elezioni stabilisce pure chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive, questo poi non vuol dire che quelle decisioni siano prese nell’interesse generale della popolazione. 

Sovente accade, infatti, che a raccogliere i frutti migliori dell’azione politica siano sempre i gruppi oligarchici di potere.

E, come il giorno segue alla notte, se questo succede è perché i governanti non sono i rappresentanti del popolo, ma gli “emissari” di quel gruppo ristretto di persone che detengono di fatto il potere economico e finanziario, dal quale – in ragione del maggiore o minore successo ottenuto nel far accettare alla massa quello che, se fosse savia, non accetterebbe – riceverà prebende e ricompense con incarichi di prestigio.

Paolo Gentiloni, per esempio, succeduto al dimissionario Renzi dopo lo scivolone del referendum costituzionale del 2016, per aver imposto l’obbligo di vaccinazione per l’accesso a scuola dei bambini dagli 0 ai 16 anni, che prevede, oltre all’impossibilità d’iscrizione a scuola per il bambino, anche pesanti sanzioni amministrative per i genitori che disattendano l’obbligo vaccinale (degno della più autentica tradizione fascista), è stato nominato dal Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, Commissario europeo per l'economia.

Giova ricordare che a non prevedere alcun obbligo vaccinale sono: Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito.

L’Italia ritiene invece che l’uso del “bastone” sia, rispetto all’informazione e alla persuasione (tipiche dei regimi democratici), il sistema migliore per piegare i riottosi e quelli che ritengono che l’uso esteso e massiccio dei vaccini (che contengono sostanze tossiche e pericolose come mercurio, formaldeide, alluminio) non sia proprio quanto di meglio possa esservi in tema di tutela della salute pubblica, tanto cara ai nostri governanti.

Ho la sensazione che i nostri governanti non abbiano affatto a cuore le procedure democratiche. Con l'uso dei decreti e dei vari DPCM, agitati a mo' di manganello, non sono assai dissimili dai loro storici colleghi fascisti che, con l’uso abbondante dell’olio di ricino, intendevano purgare quanti proprio si ostinavano a non comprendere la bontà del fascismo.

 

lunedì 3 agosto 2020

IL GOVERNO HA GESTITO BENE L’EMERGENZA SANITARIA?

C’è la convinzione, largamente diffusa, che Conte e il suo Governo – tenendo conto delle circostanze concrete in cui si sono trovati ad operare – abbiano affrontato l’emergenza sanitaria nel migliore dei modi possibili. Eppure, se si passano in rassegna le varie omissioni, i ritardi, la mancanza di un piano per affrontare l’emergenza, emerge una catena di errori che – a mio parere – ha contribuito alla diffusione dell’epidemia, e non certo al suo contenimento.

La cronologia dei fatti.

Il 30 dicembre 2019 la Repubblica Popolare Cinese segnala all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) casi di polmonite ad eziologia ignota. L’agente patogeno verrà poi identificato come un nuovo coronavirus (2019- nCoV), apparso nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei.

Il 5 gennaio, come riporta il Fatto Quotidiano, il Ministero della salute invia alle Regioni e ad altri enti interessati (Istituto Superiore di Sanità, ospedale Spallanzani di Roma, Sacco di Milano ed altre principali strutture potenzialmente coinvolte) una nota di tre pagine, con oggetto “polmonite da eziologia sconosciuta”. L’OMS non raccomanda alcuna misura specifica; il Governo ci crede, e si prosegue come se nulla fosse.  

Più tardi, invece, si scoprirà che il coronavirus, a Milano, circolava già da gennaio. Nella sola Lombardia si contavano già 1.200 persone contagiate, ossia un mese prima del Paziente 1 a Codogno. All'inizio i sintomi della Covid-19 furono scambiati per la coda dell'influenza stagionale. Insomma, il virus arrivato dalla Cina era presente in Italia già diverse settimane prima che fosse evidenziato il primo caso, quello di Codogno del 21 febbraio, classificato erroneamente come paziente uno.

La macchina organizzativa dell’emergenza Covid-19 non solo non parte, ma non viene neppure accesa. 

Le abitudini degli italiani – fino al fatidico giorno del lockdown (12 marzo) – non cambiano: la vita notturna nei locali affollati prosegue imperturbata; si frequentano le palestre; capita che molti, incontrandosi, si abbraccino e si bacino sulle guance; nei centri commerciali si va senza alcuna precauzione e restrizione. Insomma, gli italiani nulla immaginano e nulla sanno della tegola che di lì a poco cadrà sulle loro teste. 

Se ai vertici sanitari sono state trasmesse le informazioni sulla potenziale epidemia che sta per scatenarsi, ai medici di base e agli operatori sanitari che stanno sul territorio e in prima linea non arrivano ordini dall’alto sui rischi collegati al nuovo coronavirus, responsabile della malattia respiratoria denominata COVID-19. Dal Ministero non viene diramato alcun protocollo sulle precauzioni che il personale sanitario deve adottare in caso di pazienti con sintomi ascrivibili a quelli del Coronavirus, che fino al 23 febbraio vengono trattati e curati come casi di influenza stagionale; i sintomi da virus influenzale e da coronavirus sono infatti assai simili. 

Nei pronto soccorso gli eventuali pazienti Covid non vengono isolati e rimangono stipati nei corridoi anche per ore, in una situazione di pericolosa promiscuità. 

Il contagio galoppa silenzioso. Infermieri e medici diventano, a loro insaputa, vettori di contagio, quando si recano presso altri pazienti, quando in ambulatorio effettuano le visite, quando frequentano parenti ed amici.

Il dicastero di Roberto Speranza dirà più tardi che il silenzio era doveroso per non scatenare il panico tra la popolazione: “La linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio”. 

Scelta comprensibile se almeno si fossero messe in atto fin da subito procedure interne per evitare che il focolaio diventasse un incendio, trasformando la Lombardia nel lazzaretto d’Italia.

Quando i buoi, almeno in Lombardia, sono già scappati dalla stalla, la sera del 9 marzo, Giuseppe Conte annuncia agli italiani che di “tempo non ce n’è”. Il 10 marzo il Paese, tranne i servizi essenziali,  si chiude e si ferma. 

Le misure dettate dal Governo, sotto forma di DPCM, vanno dall’obbligo di permanenza nelle proprie abitazioni per tutti, alla limitazione della libera circolazione delle persone, alla chiusura della quasi totalità delle attività lavorative, per 69 giorni. 

L’uso della forza della polizia per applicare le misure anti-lockdown non ha precedenti nella storia d’Italia; un tale spiegamento di mezzi (droni, elicotteri, pattuglie) non s’era visto neppure negli anni di piombo e delle stragi di mafia. Amnesty International denuncia addirittura casi in cui l'uso della forza contro persone, che non costituiscono minaccia per gli agenti, sembra essere del tutto sproporzionato allo scopo legittimo di protezione della salute pubblica.  

Sul versante giuridico, molti costituzionalisti giudicano il lockdown incostituzionale per eccesso di delega legislativa. 

Inizia quindi una campagna d’informazione pro-pandemia; contro coloro che osano pensare con la propria testa e non accettano supinamente la verità ufficiale di regime, si scaglia una vera e propria censura. 

Da più parti si avverte l’inquietante sopravanzare di una società simile a quella descritta da George Orwell in 1984: una società fatta di essere umani spersonalizzati, costretti ad obbedire agli ordini del Grande Fratello. 

Riflettiamo: se la comparsa di questo virus imponeva misure così straordinarie per contrastarne la minaccia, perché mai solo il 30 gennaio (25 giorni dopo la nota informativa diramata dal Ministero della Salute), il premier Conte, con uno dei suoi tanti decreti, decide di chiudere gli aeroporti ai voli da e per la Cina? 

Perché si trascura il fatto non trascurabile di sottoporre ai controlli anche quei viaggiatori che continuano a provenire dalla Cina facendo scalo a Monaco? 

Perché il Governo non ha provveduto a istituire immediatamente le zone rosse nei territori maggiormente colpiti dal Covid-19 (Val Seriana, Comuni di Nembro e Alzano Lombardo)? 

Perché mai non si è pensato di allertare fin da subito tutto il personale sanitario della probabile diffusione di un’epidemia, invitandoli ad adottare tutte le precauzioni volte ad evitare il rischio di diffusione del contagio? 

Molti medici, molti infermieri, tornando a casa hanno continuato ad abbracciare i loro cari; molti di loro hanno continuato a mantenere normali relazioni sociali, del tutto ignari di essere forse i principali veicoli di diffusione del virus. 

Perché – ancora – non sono state predisposte, fin dai primi di gennaio, adeguate misure di isolamento per tutti quei soggetti che arrivavano in ospedale o al pronto soccorso con sintomi respiratori e febbre? 

Non occorre essere un esperto di virologia per capire che la tempestiva messa in atto di tali misure avrebbe evitato, forse in maniera più significativa del lockdown, l’esplosione dell’epidemia in marzo e il conseguente collasso sanitario. È solo una questione di buon senso: le misure di contenimento dell'epidemia avrebbero avuto maggiori probabilità di successo se adottate nelle fasi iniziali piuttosto che in quelle conclamate di marzo. 

Insomma, è proprio insensato dire che se le misure di contenimento del contagio fossero state prese all'esordio, e cioè ai primi di gennaio, forse si sarebbero evitati i tanti morti, la deriva anticostituzionale dei DPCM, il lockdown e l’incalcolabile danno economico ad esso correlato?

Se poi si aggiunge che il Governo era pienamente a conoscenza del fatto che la Sanità italiana, per effetto dei tanti tagli (circa 37 miliardi di euro negli ultimi 10 anni), era già in una situazione critica, allora la sua inerzia nel far fronte ad un’emergenza imprevista e sicuramente straordinaria è stata – a dir poco – colpevole.

La diffusione esponenziale del contagio imponeva tempi d’intervento assai più rapidi: il virus non attende le decisioni del Governo o delle Regioni. 

La Protezione Civile e l’ISS hanno fornito ai media i dati quotidiani relativi all’epidemia trascurando però di dire che i portatori sani del virus avrebbero potuto essere mille volte più alti del numero ufficiale. 

Se il nuovo studio dell’Istituto superiore di sanità, fatto sulle acque di scarico a Milano e Torino, dice che il coronavirus era presente già a dicembre 2019, allora possiamo ragionevolmente affermare che, nel marzo, i positivi entrati a contatto col virus rappresentavano senz’altro la maggioranza della popolazione. E pertanto il lockdown imposto così tardivamente non ha raggiunto lo scopo per il quale era stato adottato: contenere il sovraffollamento delle strutture sanitarie.

C’è poi la questione delle autopsie che rende ancora più opaca la gestione dell’emergenza Coronavirus da parte del Governo. 

Se è vero che la circolare del Ministero della Salute non le vietava, è pur vero che le sconsigliava “nei casi conclamati di COVID-19”. Non è trascurabile il fatto che questo “invito” (data la fonte: Ministero della Salute) a non effettuarle caricava di non poca responsabilità quei medici che avessero deciso di procedere comunque all’autopsia. Possiamo dunque immaginare che quell’invito, per molti medici, sia suonato come un divieto.

Perché non sottoporre ad autopsia i morti Covid? 

L’autopsia da sempre rappresenta l’esame cardine per accertare la causa e le circostanze della morte. Effettuarla, pertanto, nei casi di decessi da Covid-19, un agente patogeno del tutto sconosciuto, non era solo raccomandabile, ma anche necessaria proprio per far luce sulle cause dei decessi, al fine di individuare i trattamenti più utili ad evitare l’aggravarsi delle condizioni cliniche dei soggetti ammalati. 

Se si fossero fatte fin da subito le autopsie si sarebbe scoperto che la tendenza alla tromboembolia era la causa più frequente di decesso, e che l’utilizzo dell’eparina e del cortisone avrebbero modificato in senso più favorevole l'esito dell'infezione da coronavirus. 

Questo non vuol dire che il solo uso dell’eparina nei pazienti con COVID-19 avrebbe evitato quello della ventilazione assistita controllata, ma sono portato a credere che avrebbe contribuito a ridurre l’intasamento dei posti in terapia intensiva.

C’è infine l'ultima questione. Di fronte alla sentenza del Tar del Lazio di rendere pubblici i dossier sull'emergenza coronavirus, la decisione del Governo di tener segreti gli atti del Comitato tecnico scientifico getta un'ulteriore ombra sinistra.  

Il segreto di Stato che il Governo ha di fatto messo sugli atti del Comitato tecnico scientifico, negando la richiesta di pubblicazione, è a dir poco inquietante, facendo sorgere spontanea la domanda: se la gestione dell’emergenza sanitaria è stata davvero ineccepibile, perché Conte non vuole che gli italiani sappiano cosa c’è scritto in quei verbali?

martedì 21 luglio 2020

LA GRANDE VITTORIA DI CAPORETTO!


Dopo oltre 90 ore di maratona negoziale, Conte si dice soddisfatto dell’esito dell’accordo sul Recovery Fund al Consiglio Ue: “Siamo soddisfatti – il plurale maiestatis è d’obbligo –, abbiamo la possibilità di far ripartire il Paese … e spero contribuisca a distrarre l’attenzione morbosa attorno al Mes”.

Detta così sembra proprio una “vittoria”! A condizione però di celebrare non la disfatta di Caporetto, ma la sua vittoria. Le parole hanno questa magica proprietà di negare la realtà dei fatti, omettendone una parte, minimizzando o mentendo. Sarebbe l’innocente esercizio di un mentecatto, se dietro la narrazione dei fatti, palesemente in contrasto con il dato di realtà, non seguissero i corifei delle grandi testate giornalistiche e televisive a tessere le lodi  di Conte per il grande risultato ottenuto.

Così quella che dovrebbe essere l’informazione da “bollino blu”, ossia quella che dovrebbe garantire la qualità dell’informazione al vasto pubblico attraverso la valutazione rigorosa dei fatti, diventa la forma più sottile e subdola di rattrappimento delle facoltà intellettuali del cittadino/suddito, svelandosi per quella che è: uno strumento del potere per ammansire i lavoratori, i disoccupati, i giovani che cercano lavoro senza trovarlo, i vecchi con una pensione indecente, i malati senza un’adeguata assistenza, ecc. ecc. Quelli che sono stanchi e disillusi di sperare di vedere la luce in fondo al tunnel.

Ma per fortuna che c’è Conte e l’enorme ricchezza che ci giungerà dal Recovery Fund. Il piano europeo da 750 miliardi, che non ci sono ancora, prevede che all’Italia vadano 209 miliardi, di cui 82 sotto forma di sussidi e 127 di prestiti.

Gli 82 miliardi di sussidi saranno erogati nell’arco di dieci anni. Dunque: 8,2 miliardi l’anno, circa lo 0,5% del Pil nazionale. Ora, se qualcuno pensa che con una tale manciata di euro si possa  far ripartire l’Italia dopo il lockdown imposto dal Covid-19, con una previsione del Pil reale in calo dell’11,25%, deve essere davvero “suonato”. Questo è tipico di una “classe dirigente” che ci è o ci fa (tertium non datur)! Ed è assai simile a quel medico che pretende di correggere la grave disidratazione del suo paziente somministrandogli appena 50 ml di acqua al giorno.

Le risorse del Recovery Fund saranno distribuite tra il 2021 e il 2023. Sorge allora spontanea la domanda: da qui al prossimo 2021 come faremo ad andare avanti? 

È previsto che il rimborso del denaro preso a prestito cominci dal 2027, e allora potrebbero sorgere le sorprese, di cui Conte e il suo staff non fanno alcun cenno, per godersi ora il serto di allora offerto dall'informazione di regime.

Premesso che i fondi erogati saranno fortemente condizionali nella destinazione (sarà la Commissione a decidere dove e come potranno essere spesi i soldi dati a prestito), cosa accadrà se il nostro Paese decidesse di utilizzarli per fini pure importanti per la nostra economia, ma che non incontrano il placet della Commissione? E, ancora, cosa accadrà se i cosiddetti paesi frugali (Olanda in testa) dovessero vedere che il nostro Paese non ha ancora fatto le riforme tanto attese (aumento delle tasse e tagli a pensioni e servizi sociali) per contenere l’enorme debito pubblico, che alla fine dell’anno – secondo la previsione del Fmi – dovrebbe attestarsi a quota 166%? 

È verosimile che la Commissione decida di bloccare i fondi come arma di ricatto per esigere l’attuazione immediata delle riforme.

Se passare sotto le forche caudine del ricatto della Consiglio Ue, che farà aumentare il peso delle decisioni non democratiche di Bruxelles, a scapito di quelle democratiche prese da nostri governi in materia di bilancio, viene celebrato come una vittoria storica di Conte, allora pure la disfatta di Caporetto può da questo momento in poi essere celebrata come una grande vittoria del Regio Esercito italiano contro le forze congiunte degli eserciti austro-ungarico e tedesco.

lunedì 22 giugno 2020

LA RESTAURAZIONE DELLA MONARCHIA


L’art.1 della Costituzione della Repubblica Italiana afferma: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

È proprio per il valore evocativo di detto articolo, che diventa più amaro e indigeribile l’ennesimo oltraggio fatto da questo governo alla nostra Carta costituzionale. I lavori degli Stati generali dell’economia, appena conclusi, si sono svolti e conclusi a “porte chiuse”, senza che il “popolo sovrano” (su cui poi quelle decisioni saranno calate) sia stato messo a conoscenza di quanto è stato detto e fatto. Certo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ci illustrerà, per sommi capi e grazie alla sua magnanima benevolenza, i principali temi affrontati a Villa Pamphilj che, chissà perché, mi fa venire alla mente la corte di Versailles in cui il Re Sole, Luigi XIV di Borbone, decideva “a porte chiuse” le sorti del popolo francese.

Il parlamento, ormai svilito e ridotto ad inutile orpello, ratificherà poi le decisioni dei sovrani che altrove - Villa Pamphilj – hanno deliberato per noi popolo, ottuso e incompetente per decidere del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Il potere, come un dispotico padre, sa meglio di noi che cosa è giusto per noi e cosa non lo è. A noi tocca solo obbedire ciecamente agli ordini che ci vengono impartiti dall’alto della loro infinita sapienza.

Già l’emergenza sanitaria, con la pletora di Dpcm, ci ha mostrato quanto fragile siano la democrazia e i diritti costituzionali; ora, il conclave ci mostra la piena restaurazione della monarchia, con tutto ciò che ne seguirà. E, ironia del destino, colui che si era proclamato “avvocato dei cittadini”, si è ora fatto re!  

Domando: ha ancora senso parlare di Costituzione, di Repubblica, di Democrazia? E, soprattutto, ha ancora senso parlare di SOVRANITÀ POPOLARE?

Chi ancora si ostina a considerare questo Paese un paese democratico e repubblicano, o ha gli occhi foderati di prosciutto o è tanto miserabile da prolungare questa farsa a danno del popolo e della nazione, per inconfessabili personali interessi.

Miserabili che, servilmente quanto spudoratamente, accettano e alimentano, con abile propaganda e nell’esclusivo interesse dei nuovi padroni del mondo, crimini e menzogne presentati come atti finalizzati alla sicurezza e alla salute della collettività.

Ci avevano annunciato un’era di benessere e prosperità globale e invece, con il sapiente uso del terrorismo e delle epidemie virali, ci stanno confinando in un individualismo senza precedenti fatto di terrore, paura e sospetto dell’uno verso l’altro.

Ci avevano promesso che i processi di globalizzazione e liberalizzazione avrebbero portato vantaggi per tutti, ma gli unici a trarne vantaggio sono stati i ricchi (già smisuratamente ricchi), mentre per la maggioranza dei cittadini i benefici sperati non si sono mai materializzati. La disoccupazione aumenta, mentre chi ha la fortuna di avere un lavoro non riesce neppure a vivere decorosamente. Così la forbice tra ricchi e poveri aumenta drammaticamente. Lo stato sociale, per via delle politiche di austerity, è ridotto a brandelli ed è incapace di rispondere al crescente bisogno di aiuto. Ma le élite, con cinismo e disprezzo, continuano ad ignorare le sofferenze di troppi cittadini, ridotti ormai all’apatia dalla frustrante impossibilità di ottenere risposte ai loro bisogni da politicanti che promettono … promettono … e non mantengono mai.

Così, nell’attesa di un Godot che non arriva mai, quello spirito trionfante che portò alla Costituzione, quale premessa per costruire una società più giusta e libera, si è spento. E si fa sempre più chiara la consapevolezza che i nuovi protagonisti di questa grande trasformazione sono gruppi economici e finanziari, il cui potere economico e tecnologico è così grande da rendere vano ogni tentativo di ricondurli al rispetto delle regole democratiche ed etiche contenute nella nostra Costituzione.

Questi psicopatici, che ambiscono soltanto ad arricchirsi sfruttando gli altri e malati di potere, non appartengono ad alcuna nazione. La loro unica fede è riposta nel DIO DENARO, in nome del quale ogni nefandezza, ogni crimine è ammesso pur di conseguire il chimerico sogno di dominare l’intera umanità, soggiogandola al loro capriccio.

È talmente delirante la loro brama di potere che, negli Stati in cui sopravvive ancora qualche scampolo di Diritto, camuffano il loro malsano istinto predatorio acquisendo i mass media, con i quali indottrinare e manipolare la maggioranza del popolo, tanto da indurli a non riconoscerli quali in realtà essi sono: famelici lupi travestiti da agnelli. 

Ma nei paesi in cui il Diritto non ha ancora posto radici, la loro indole predatoria emerge – incontrastata – in tutto il suo splendore.

Nel Congo – per esempio – un Kapò, al soldo di grandi corporation, con l’uso di un bastone, costringe i bambini a lavorare, per 14 ore al giorno e a mani nude, per estrarre il coltan, materiale indispensabile per produrre le batterie dei nostri cellulari e dei nostri tablet. La ragione per la quale si usano i bambini sta nel fatto che i loro corpicini passano meglio nei tunnel stretti e angusti sotto terra, dove si trova il minerale.

Accade che nelle miniere legali, una giornata di lavoro è retribuita con un dollaro; se il bambino è particolarmente efficiente, può ottenere anche due dollari. Da questa già magra paga va decurtata poi la tangente che i bambini sono costretti a versare ai militari che sorvegliano la miniera, che dovrebbero invece garantire il rispetto della legalità. 

Nelle miniere illegali, invece, è l’inferno: la paga scende a mezzo dollaro e i turni di lavoro assai più massacranti.

Tutto questo non può non essere noto ai destinatari finali del prezioso minerale (Apple, Samsung, Tesla, Bmw, HP, Huawei, Lenovo, Microsoft, ecc. ecc.). 

Ma, come si dice, gli affari … sono affari!
 

sabato 13 giugno 2020

RIPRENDIAMOCI L'ANIMA


Nasciamo per vivere; per rispondere al “desiderio che la vita ha di sé stessa”. E cos’è la vita, se non respiro? Comincia con il primo respiro e finisce con l’ultimo. I Greci individuavano nell’aria che penetra nei nostri polmoni – lo pneuma – lo spirito divino che anima il mondo ordinandolo e dirigendolo.

Tutti respiriamo: non potremmo dirci vivi senza respirare. Ma pochi riescono a sentire la libertà del proprio respiro; ad ascoltare il proprio respiro e quello di chi ci circonda. Quando questo accade – quelle rare volte in cui ci abbandoniamo totalmente al fluire lento e tranquillo della vita, che non vuole nulla se non sciogliersi nella vastità dell’immenso – il ritmo del respiro muta sino ad assumere l’immagine di un corpo che danza; con gesti ampi fluttua nell’oceano dell’universo e riempie lo sguardo d’ogni meraviglia.

La vita, come il respiro, non la puoi imbrigliare: essa vuole consumarsi per rispondere alla chiamata della libertà, che ci invita a uscire dalle gabbie mentali in cui altri uomini mediocri vogliono rinchiuderci, con la fallace promessa di una vita più lunga e sicura.

Così gli “esperti” pretendono dettarci le linee guida per una vita al riparo dalle malattie. Lo abbiamo visto recentemente nella lotta al coronavirus: virologi, epidemiologi, biologi, medici, ci hanno costretti alla reclusione in casa, all’uso delle mascherine, dei guanti, al rispetto della distanza di sicurezza per evitare il contagio.

Anche il Papa ha accolto il “distanziamento sociale”: cedendo la scena agli scienziati, nuovi sacerdoti della nuova religione, ha fatto benedizioni e messe televisive a chiese chiuse, invitando pure i fedeli a sgranellare i rosari nelle più rassicuranti mura domestiche e a non attingere acqua dalla fonte di Lourdes per non diffondere il virus.

Se qualcosa ho imparato dall’attuale epidemia virale è che proprio la vita, che si voleva salvare, ne esce umiliata e sconfitta: ridotta a pura conservazione del corpo. Sepolta dalla minaccia sproporzionata delle politiche di contenimento che si sono attuate nel nostro Paese: chiusura delle scuole e dei luoghi di lavoro, della possibilità di spostarsi da un comune all’altro se non per comprovati motivi di necessità o di urgenza.

Altro fattore, non meno inquietante, è l’aver visto milioni di individui, in preda al panico, adattarsi prontamente alla limitazione della libertà imposta dal governo. Accettata pronamente in nome di un desiderio di sicurezza. Un popolo schiavo che in nome della semplice esistenza biologica è disposto ad accettare qualsiasi violazione della propria libertà e della propria dignità; altro che senso di responsabilità civica degli italiani. La resistenza al tiranno, la disobbedienza civile, è un dovere del cittadino. Non confondiamo, per favore, il servilismo con il senso civico. Di fronte ad una legge ingiusta, la ribellione è sacrosanta.

Il virus ha svelato tutta la fragilità e il vuoto interiore dell’uomo nell’epoca del capitalismo avanzato e globalizzato. Corpi senz’anima che si muovono solo spinti dal bisogno impellente di comprare, consumare, divertirsi senza gioia.

Sì, senza gioia. Perché il divertimento è inteso soprattutto come perdita di sé stessi, ricorrendo magari anche all’uso di droga e alcol, che consentano almeno un attimo di tregua dal tormento opaco e confuso del proprio vuoto interiore, fatto di perdita della propria identità personale, della propria unicità e irripetibilità. 

È il trionfo del corpo sull’anima. E, senza più anima ci attacchiamo, come naufraghi, alle cose materiali, che almeno ci danno la parvenza, la falsa illusione, di ciò che siamo. Nella cura del corpo c’è qualcosa di eccessivo e maniacale: palestre e centri sportivi, non come un’abitudine per divertirsi, scaricarsi o mantenersi, semplicemente, sani e “in forma”. Non basta! Occorre apparire ad ogni costo magri, tonici, giovani. Il segno di un qualunque cedimento fisico è vissuto con insoddisfazione, malessere, terrore.

Così di fronte alla minaccia di perdere la propria vita, il proprio corpo, ci siamo segregati in casa. Ci siamo messi, con guanti e mascherine, in fila, in paziente attesa, per approvvigionarci nei supermercati, mentre il personale, prima di farci entrare, provvedeva alla rilevazione sistematica della nostra temperatura corporea. In ogni comportamento anomalo – l’eccessiva prossimità, un colpo di tosse – si è visto un potenziale pericolo per la nostra incolumità.

In cosa eravamo diversi da quelle strane creature, al confine tra la vita e la morte, che Romero ha rappresentato cinematograficamente nel ciclo dedicato agli zombi? Come loro – dopo aver soppresso razionalità, soggettività, sentimenti – siamo solo involucri vuoti di senso che chiedono solo di sopravvivere.

È questa la vita che il nostro governo ha inteso tutelare con i suoi provvedimenti deliranti e demenziali?

Signori governanti, che ambite ad avere il controllo totale dell’essere umano, la vita, quella vera, fiorisce dal suo imponderabile mistero e chiede di essere vissuta fino in fondo, perché ne riconosce il limite. La vita, quella vera, non sa che farsene delle vostre sciocche ordinanze. Vuole sfidare l’ignoto; approdare al senso del suo essere; non vuole lacci e laccioli. Perché la vita, nei suoi lati di sole e in quelli di ombra, vuole espandersi in ogni suo respiro.

E quando la morte sopraggiungerà, inchinarsi al suo mistero.