L’art.1 della Costituzione della Repubblica Italiana
afferma: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La
sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
È proprio per il valore evocativo di detto articolo, che
diventa più amaro e indigeribile l’ennesimo oltraggio fatto da questo governo
alla nostra Carta costituzionale. I lavori degli Stati generali dell’economia, appena
conclusi, si sono svolti e conclusi a “porte chiuse”, senza che il “popolo
sovrano” (su cui poi quelle decisioni saranno calate) sia stato messo a
conoscenza di quanto è stato detto e fatto. Certo, il presidente del Consiglio
Giuseppe Conte ci illustrerà, per sommi capi e grazie alla sua magnanima
benevolenza, i principali temi affrontati a Villa Pamphilj che, chissà perché,
mi fa venire alla mente la corte di Versailles in cui il Re Sole, Luigi XIV di
Borbone, decideva “a porte chiuse” le sorti del popolo francese.
Il parlamento, ormai svilito e ridotto ad inutile orpello,
ratificherà poi le decisioni dei sovrani che altrove - Villa Pamphilj – hanno deliberato
per noi popolo, ottuso e incompetente per decidere del nostro futuro e di
quello dei nostri figli. Il potere, come un dispotico padre, sa meglio di noi
che cosa è giusto per noi e cosa non lo è. A noi tocca solo obbedire ciecamente
agli ordini che ci vengono impartiti dall’alto della loro infinita sapienza.
Già l’emergenza sanitaria, con la pletora di Dpcm, ci ha
mostrato quanto fragile siano la democrazia e i diritti costituzionali; ora, il
conclave ci mostra la piena restaurazione della monarchia, con tutto ciò che ne
seguirà. E, ironia del destino, colui che si era proclamato “avvocato dei
cittadini”, si è ora fatto re!
Domando: ha ancora senso parlare di Costituzione, di
Repubblica, di Democrazia? E, soprattutto, ha ancora senso parlare di SOVRANITÀ
POPOLARE?
Chi ancora si ostina a considerare questo Paese un paese
democratico e repubblicano, o ha gli occhi foderati di prosciutto o è tanto
miserabile da prolungare questa farsa a danno del popolo e della nazione, per
inconfessabili personali interessi.
Miserabili che, servilmente quanto spudoratamente, accettano
e alimentano, con abile propaganda e nell’esclusivo interesse dei nuovi padroni
del mondo, crimini e menzogne presentati come atti finalizzati alla sicurezza e
alla salute della collettività.
Ci avevano annunciato un’era di benessere e prosperità
globale e invece, con il sapiente uso del terrorismo e delle epidemie virali,
ci stanno confinando in un individualismo senza precedenti fatto di terrore,
paura e sospetto dell’uno verso l’altro.
Ci avevano promesso che i processi di globalizzazione e
liberalizzazione avrebbero portato vantaggi per tutti, ma gli unici a trarne
vantaggio sono stati i ricchi (già smisuratamente ricchi), mentre per la
maggioranza dei cittadini i benefici sperati non si sono mai materializzati. La
disoccupazione aumenta, mentre chi ha la fortuna di avere un lavoro non riesce
neppure a vivere decorosamente. Così la forbice tra ricchi e poveri aumenta
drammaticamente. Lo stato sociale, per via delle politiche di austerity, è
ridotto a brandelli ed è incapace di rispondere al crescente bisogno di aiuto.
Ma le élite, con cinismo e disprezzo, continuano ad ignorare le sofferenze di
troppi cittadini, ridotti ormai all’apatia dalla frustrante impossibilità di
ottenere risposte ai loro bisogni da politicanti che promettono … promettono …
e non mantengono mai.
Così, nell’attesa di un Godot che non arriva mai, quello spirito
trionfante che portò alla Costituzione, quale premessa per costruire una
società più giusta e libera, si è spento. E si fa sempre più chiara la
consapevolezza che i nuovi protagonisti di questa grande trasformazione sono
gruppi economici e finanziari, il cui potere economico e tecnologico è così
grande da rendere vano ogni tentativo di ricondurli al rispetto delle regole
democratiche ed etiche contenute nella nostra Costituzione.
Questi psicopatici, che ambiscono soltanto ad arricchirsi
sfruttando gli altri e malati di potere, non appartengono ad alcuna nazione. La
loro unica fede è riposta nel DIO DENARO, in nome del quale ogni nefandezza,
ogni crimine è ammesso pur di conseguire il chimerico sogno di dominare l’intera
umanità, soggiogandola al loro capriccio.
È talmente delirante la loro brama di potere che, negli
Stati in cui sopravvive ancora qualche scampolo di Diritto, camuffano il loro
malsano istinto predatorio acquisendo i mass media, con i quali indottrinare e manipolare
la maggioranza del popolo, tanto da indurli a non riconoscerli quali in realtà essi sono: famelici lupi travestiti da
agnelli.
Ma nei paesi in cui il Diritto non ha ancora posto radici, la loro indole
predatoria emerge – incontrastata – in tutto il suo splendore.
Nel Congo – per esempio – un Kapò, al soldo di grandi corporation, con l’uso di un bastone,
costringe i bambini a lavorare, per 14 ore al giorno e a mani nude, per
estrarre il coltan, materiale indispensabile per produrre le batterie dei
nostri cellulari e dei nostri tablet. La ragione per la quale si usano i
bambini sta nel fatto che i loro corpicini passano meglio nei tunnel stretti e
angusti sotto terra, dove si trova il minerale.
Accade che nelle miniere legali, una giornata di lavoro è
retribuita con un dollaro; se il bambino è particolarmente efficiente, può
ottenere anche due dollari. Da questa già magra paga va decurtata poi la
tangente che i bambini sono costretti a versare ai militari che sorvegliano la
miniera, che dovrebbero invece garantire il rispetto della legalità.
Nelle miniere
illegali, invece, è l’inferno: la paga scende a mezzo dollaro e i turni di
lavoro assai più massacranti.
Tutto questo non può non essere noto ai destinatari finali
del prezioso minerale (Apple, Samsung, Tesla, Bmw, HP, Huawei, Lenovo, Microsoft,
ecc. ecc.).
Ma, come si dice, gli affari … sono affari!
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