lunedì 22 giugno 2020

LA RESTAURAZIONE DELLA MONARCHIA


L’art.1 della Costituzione della Repubblica Italiana afferma: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

È proprio per il valore evocativo di detto articolo, che diventa più amaro e indigeribile l’ennesimo oltraggio fatto da questo governo alla nostra Carta costituzionale. I lavori degli Stati generali dell’economia, appena conclusi, si sono svolti e conclusi a “porte chiuse”, senza che il “popolo sovrano” (su cui poi quelle decisioni saranno calate) sia stato messo a conoscenza di quanto è stato detto e fatto. Certo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ci illustrerà, per sommi capi e grazie alla sua magnanima benevolenza, i principali temi affrontati a Villa Pamphilj che, chissà perché, mi fa venire alla mente la corte di Versailles in cui il Re Sole, Luigi XIV di Borbone, decideva “a porte chiuse” le sorti del popolo francese.

Il parlamento, ormai svilito e ridotto ad inutile orpello, ratificherà poi le decisioni dei sovrani che altrove - Villa Pamphilj – hanno deliberato per noi popolo, ottuso e incompetente per decidere del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Il potere, come un dispotico padre, sa meglio di noi che cosa è giusto per noi e cosa non lo è. A noi tocca solo obbedire ciecamente agli ordini che ci vengono impartiti dall’alto della loro infinita sapienza.

Già l’emergenza sanitaria, con la pletora di Dpcm, ci ha mostrato quanto fragile siano la democrazia e i diritti costituzionali; ora, il conclave ci mostra la piena restaurazione della monarchia, con tutto ciò che ne seguirà. E, ironia del destino, colui che si era proclamato “avvocato dei cittadini”, si è ora fatto re!  

Domando: ha ancora senso parlare di Costituzione, di Repubblica, di Democrazia? E, soprattutto, ha ancora senso parlare di SOVRANITÀ POPOLARE?

Chi ancora si ostina a considerare questo Paese un paese democratico e repubblicano, o ha gli occhi foderati di prosciutto o è tanto miserabile da prolungare questa farsa a danno del popolo e della nazione, per inconfessabili personali interessi.

Miserabili che, servilmente quanto spudoratamente, accettano e alimentano, con abile propaganda e nell’esclusivo interesse dei nuovi padroni del mondo, crimini e menzogne presentati come atti finalizzati alla sicurezza e alla salute della collettività.

Ci avevano annunciato un’era di benessere e prosperità globale e invece, con il sapiente uso del terrorismo e delle epidemie virali, ci stanno confinando in un individualismo senza precedenti fatto di terrore, paura e sospetto dell’uno verso l’altro.

Ci avevano promesso che i processi di globalizzazione e liberalizzazione avrebbero portato vantaggi per tutti, ma gli unici a trarne vantaggio sono stati i ricchi (già smisuratamente ricchi), mentre per la maggioranza dei cittadini i benefici sperati non si sono mai materializzati. La disoccupazione aumenta, mentre chi ha la fortuna di avere un lavoro non riesce neppure a vivere decorosamente. Così la forbice tra ricchi e poveri aumenta drammaticamente. Lo stato sociale, per via delle politiche di austerity, è ridotto a brandelli ed è incapace di rispondere al crescente bisogno di aiuto. Ma le élite, con cinismo e disprezzo, continuano ad ignorare le sofferenze di troppi cittadini, ridotti ormai all’apatia dalla frustrante impossibilità di ottenere risposte ai loro bisogni da politicanti che promettono … promettono … e non mantengono mai.

Così, nell’attesa di un Godot che non arriva mai, quello spirito trionfante che portò alla Costituzione, quale premessa per costruire una società più giusta e libera, si è spento. E si fa sempre più chiara la consapevolezza che i nuovi protagonisti di questa grande trasformazione sono gruppi economici e finanziari, il cui potere economico e tecnologico è così grande da rendere vano ogni tentativo di ricondurli al rispetto delle regole democratiche ed etiche contenute nella nostra Costituzione.

Questi psicopatici, che ambiscono soltanto ad arricchirsi sfruttando gli altri e malati di potere, non appartengono ad alcuna nazione. La loro unica fede è riposta nel DIO DENARO, in nome del quale ogni nefandezza, ogni crimine è ammesso pur di conseguire il chimerico sogno di dominare l’intera umanità, soggiogandola al loro capriccio.

È talmente delirante la loro brama di potere che, negli Stati in cui sopravvive ancora qualche scampolo di Diritto, camuffano il loro malsano istinto predatorio acquisendo i mass media, con i quali indottrinare e manipolare la maggioranza del popolo, tanto da indurli a non riconoscerli quali in realtà essi sono: famelici lupi travestiti da agnelli. 

Ma nei paesi in cui il Diritto non ha ancora posto radici, la loro indole predatoria emerge – incontrastata – in tutto il suo splendore.

Nel Congo – per esempio – un Kapò, al soldo di grandi corporation, con l’uso di un bastone, costringe i bambini a lavorare, per 14 ore al giorno e a mani nude, per estrarre il coltan, materiale indispensabile per produrre le batterie dei nostri cellulari e dei nostri tablet. La ragione per la quale si usano i bambini sta nel fatto che i loro corpicini passano meglio nei tunnel stretti e angusti sotto terra, dove si trova il minerale.

Accade che nelle miniere legali, una giornata di lavoro è retribuita con un dollaro; se il bambino è particolarmente efficiente, può ottenere anche due dollari. Da questa già magra paga va decurtata poi la tangente che i bambini sono costretti a versare ai militari che sorvegliano la miniera, che dovrebbero invece garantire il rispetto della legalità. 

Nelle miniere illegali, invece, è l’inferno: la paga scende a mezzo dollaro e i turni di lavoro assai più massacranti.

Tutto questo non può non essere noto ai destinatari finali del prezioso minerale (Apple, Samsung, Tesla, Bmw, HP, Huawei, Lenovo, Microsoft, ecc. ecc.). 

Ma, come si dice, gli affari … sono affari!
 

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