Mi consta che nell’ordinamento giuridico italiano un decreto
legge è un atto normativo, avente forza di legge, la cui adozione da parte del
Governo è giustificata solo quando ricorrono casi straordinari di necessità e
urgenza. Nonostante che gli articoli 72 e 77 della Costituzione siano assai
chiari in materia di emanazione dei decreti leggi, la prassi ormai invalsa dal
1996 è quella di bypassare i tempi parlamentari ricorrendo allo strumento del
decreto legge. Voluto dai Padri costituenti per affrontare situazioni di
emergenza e urgenza, l’uso sempre più frequente di tale strumento configura un
abuso nei confronti dell’ufficio parlamentare. Dai primi anni ’90 a oggi, il
numero dei decreti legge si è così esponenzialmente accresciuto, tanto da
superare quello delle leggi approvate dal Parlamento.
Una prima sentenza, la n. 360 del 1996, della Corte
costituzionale ha tentato di arginare tale fenomeno, ribadendo che l'abuso dello
strumento normativo del decreto legge, impiegato fuori dei presupposti di
necessità e di urgenza, è incostituzionale in quanto vizio in procedendo.
Quindi le due recenti sentenze della Corte costituzionale (220 del 2013 e 22
del 2012) in tema di limiti all'utilizzo dei decreti leggi da parte del Governo
(soprattutto quando si tratti di riforme ordinamentali). Ma a quanto pare anche
le pronunce della Corte costituzionale sono divenute “grida manzoniane”: tanto altisonanti,
quanto inefficaci!
Qualche giorno fa il Consiglio dei ministri, su proposta del
Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra della salute Beatrice Lorenzin, ha
approvato un decreto legge contenente misure urgenti in materia di prevenzione
vaccinale. Il decreto reintroduce l'obbligatorietà delle vaccinazioni a scuola.
I bambini da 0 a sei anni che non siano stati vaccinati non
potranno accedere ad asili nido e scuole materne; per quelli dai 6 ai 16 anni,
i genitori dovranno presentare alla scuola il certificato di vaccinazione, in
mancanza del quale il dirigente scolastico ha l’obbligo di segnalazione alla
Asl, la quale contatterà la famiglia e darà un arco di tempo entro il quale
effettuare la vaccinazione al proprio figlio. Se non lo farà andrà incontro a
multe pesanti, fino a 7.500 euro e non solo: chi continuerà a violare l'obbligo
sarà segnalato dalla ASL al Tribunale dei Minorenni per la sospensione della
potestà genitoriale. Tali misure entreranno in vigore dal prossimo anno
scolastico.
Dunque, se partiamo dal presupposto che l’adozione di un
decreto legge è solo giustificata dall’urgenza e dalla necessità di un
provvedimento per fronteggiare un’emergenza; se consideriamo il conto salato
delle sanzioni da una parte e la sospensione della patria potestà dall’altra.
Dobbiamo concludere allora che in Italia è in atto un’epidemia di proporzioni
bibliche e nessuno ce l’ha ancora detto?
Nel linguaggio medico scientifico si parla di epidemia
quando ci troviamo in presenza di una malattia che colpisce un numero di
individui (casi) significativamente superiore a quanto ci si sarebbe atteso in
quella zona e in quel periodo di tempo. Per esempio, sebbene si parli di
epidemia influenzale, tutti sanno che ogni anno, durante i mesi invernali, si
verificano casi di influenza nell'uomo. Pertanto, in base alla definizione sopra
riportata (“in quella zona e in quel periodo di tempo”), non è esatto parlare
di epidemia: l’influenza si ripete in maniera simile ogni anno, e quindi non è
affatto inaspettata.
Per quanto riguarda il morbillo, siamo davvero in presenza
di un’epidemia in Italia?
Secondo un comunicato del Ministero della Salute pubblicato
il 16 marzo scorso, dall’inizio dell’anno nel nostro Paese si sono registrati oltre
700 casi di morbillo; nello stesso periodo dello scorso anno i casi erano stati
220: l’aumento è stato quindi di «oltre il 230 per cento»! È dunque in corso
un’epidemia?
Per la definizione data di epidemia, dovremmo concludere che
sì, è in atto un’epidemia di morbillo. Ma proseguendo nella lettura del
comunicato del Ministero della Salute si legge che: la maggior parte dei casi è
concentrata in sole quattro regioni (Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana); più
della metà dei casi rientra nella fascia d’età 15-39 anni.
Secondo alcuni autori, quando un evento morboso si verifica
in una area geografica molto limitata e colpisce una particolare fascia di età,
è più esatto parlare di “focolaio”; così, nonostante l’aumento del numero dei casi,
il termine “epidemia” non è corretto.
In Italia il virus è sempre circolato; in
passato, quando nessuno si vaccinava, era usuale contrarlo da bambini, quando
la malattia è molto meno pericolosa. Se consideriamo che gli anticorpi indotti dalla vaccinazione diminuiscono
con il passare del tempo, fino a diventare non più dosabili e facendo perdere
la protezione. È stato calcolato infatti che il declino degli anticorpi
antimorbillo dopo vaccinazione sia del 5,6% ogni anno, con un tempo di
dimezzamento (emivita) di 12 anni. Ne consegue che l’aumento nella fascia d’età
compresa tra i 15 e i 39 anni ricalca quanto si registra in Paesi con programmi
vaccinali non obbligatori.
Peraltro, il sistema nazionale di sorveglianza del morbillo, istituito
a partire dal gennaio 2014, dimostra come l’andamento dei casi sia piuttosto
variabile. Dal 2013 al 2015 il trend era decrescente: ci sono stati infatti
2.258 casi nel 2013, 1.696 nel 2014 e soli 258 nel 2015; quindi la curva è
salita nel 2016, con 862 casi segnalati. Sino a giungere all’aumento del 2017, quando confrontato con i dati dello stesso periodo del 2016. Se l’andamento dovesse conservare la stessa variabilità, potremmo ragionevolmente attenderci nei prossimi anni una flessione dei casi, che per l’introduzione
del decreto legge sarebbe attribuito falsamente al programma di vaccinazione obbligatoria.
Per concludere, sull’opportunità delle coperture vaccinali
in età pediatrica non voglio esprimere alcun parere definitivo: vi sono alcuni
eminenti scienziati che insistono sull’importanza di vaccinare, ma ve ne sono
altri – altrettanto autorevoli – che sollevano da tempo numerosi dubbi e
fondate perplessità sulle vaccinazioni pediatriche.
Poiché la questione a
quanto pare non è ancora chiusa, ritengo che una revisione delle conoscenze si
imponga; un confronto aperto e chiaro, che vada oltre i dogmi e i pregiudizi, sia
necessario. Soprattutto per diradare il sospetto che certe prese di posizione
inamovibili possano essere guidate, più che dalla tutela della salute dei cittadini, da interessi economici molto potenti.
Quello che voglio dire è che il morbillo non è la peste e il diritto alla libertà di
scelta individuale sul tema delle vaccinazioni non può essere calpestato in
nome di un’emergenza che emergenza non è! Una maggiore scientificità e
trasparenza, una migliore informazione e chiarezza, credo siano il modo
migliore per ottenere consenso. Credo che i genitori, prima del governo, siano i primi responsabili della
salute dei loro figli. E nessun metodo coercitivo può tagliare il nodo gordiano, decidendo d'imperio sulla reale necessità e beneficio di ciascun vaccino
pediatrico. Questo nel rispetto della Costituzione Italiana, per garantire la
vera tutela della salute.
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